Luglio 2005


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Nelle poche foto reperite, Hanne Hukkelberg mostra sempre un sorriso innocente, fanciullesco, un espressione che difficilmente attribuiresti ad un personaggio in grado di lasciare a bocca aperta l’intero gotha della scena alternativa norvegese. In realtà quando si entra nella dimensione musicale di Hanne, ci si accorge di quanto sia ingannevole l’apparenza, di come basti poco per finire stregati da questa voce calda, coinvolgente, da un talento decisamente fuori dal comune. Provare per credere “Little Things”, album di debutto da lei interamente scritto e arrangiato, un viaggio sonoro sognante sospeso tra atmosfere jazz, arrangiamenti elettronici, esempi di cantautorato cristallino. Inevitabile la sequela di accostamenti, da Bjork a Goldfrapp passando per Cat Power fino a scomodare mostri sacri come Nina Simone e Billie Holiday, nomi che avvicinati alla giovane Hukkelberg non hanno mai avuto il minimo rischio di risultare fuori luogo. Impreziosito dalla collaborazione di ospiti come Jaga Jazzist, Kaada, Kiruna, Shining e Exploding Plastix, “Little Things” si impone tra le sorprese della recente stagione discografica, così come la sua autrice si inserisce di diritto nella lista “artisti da seguire a tutti i costi”.

Cover Album
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Rykestrasse 68 [ Leaf - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Bjork, Goldfrapp, Cat Power
Rating:
1. Hoist Anchor
2. Searching
3. Little Girl
4. Cast Anchor
5. Do Not As I Do
6. Balloon
7. Displaced
8. Ease
9. Conversion
10. True Love
11. Kæft
12. Words & A Piece Of Paper
13. Boble
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Sciolti i cLOUDDEAD in molti auspicavano per gli artefici di quel fortunato progetto un repentino ritorno sulle scene musicali. Nessuno però era così ottimista da prevedere per i tre artisti di casa Anticon un così veloce riciclo musicale.

Ad un anno di distanza dal fortunato “Ten” abbiamo assistito alla nascita dei Subtle e dei 13&God (nuovi progetti di Doseone), alla definitiva mutazione di Yoni Wolf nella creatura indie-rock Why?, e all’esordio solista di Odd Nosdam con “Burner”.

L’elemento che accomuna e arricchisce d’interesse ognuno di questi nuovi progetti è un graduale allontanamento da quell’hip-hop alternativo che tanto fece la fortuna dei cLOUDDEAD, e l’ossessiva ricerca di più vari e personali percorsi compositivi .
In realtà Philip Madson (vero nome di Odd Nosdam) che in quel gruppo era addetto alle ritmiche, accantona definitivamente la matrice hip-hop senza per questo abbandonare quell’approccio sperimentale che da sempre caratterizza le sue composizioni.

“Burner” è quasi interamente strumentale, è trip-hop diluito in acido, elettronica votata all’ambient, rumorismo lo-fi , e se a questo aggiungete una notevole parata di ospiti (Mike Patton, Jessica Bailiff, Mùm) eccovi servito uno dei migliori lavori uscito dalle ceneri dei cLOUDDEAD.

“ODD NOSDAM - LEVEL LIVE WIRES” review on INDIE FOR BUNNIES

Cover Album
Odd Nosdam on Anticon
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Burner [ Anticon - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Mùm, Third Eye Foundation, Hood
Rating:
1. Untitled One
2. Refreshing Beverage
3. Choke
4. Small Mr. Man Pants
5. Untitled Two
6. 11th Ave. Freakout Pt 1
7. 11th Ave. Freakout Pt 2
8. Clouded
9. Untitled Three
10. Gun
11. Upsetter
12. Flying Saucer Attack
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Ebbene si, lo confesso, sono un fan degli Animal Collective fin dai primi dischi. Spudorato sostenitore della loro sperimentazione neo-psichedelica non allineata, ho amato tutti i dischi nella loro disarmante e sghemba disomogeneità.

Li ho ascoltati cum magno gaudio anche quando più che un collettivo erano singoli animaletti spauriti nella giungla suburbana: ho amato il folk psichedelico di “Sung Tongs”, ho amato l’ uscita solista di Panda Bear nell’ estate 2005 e il minimalismo elettronico di “Here Comes The Indian”. Chi come me ha apprezzato questi dischi, quando il collettivo era incompleto, non potrà non impazzire per “Feels” che vede lo zoo finalmente riunito.

Tutto e di più è stato detto sul disco, ma la cosa impressionante è che l’album ha una compiutezza ed una densità tale, da riuscire ad evidenziare con ogni nota l’apporto creativo personale di ogni membro. Il risultato è un frappè zuccheroso e psichedelico che tocca tutte le sfumature esistenti fra Beach Boys e Sid Barret, impastando ogni nota, strofa e ritornello, con corettini Wilsoniani, acusticità nevrotiche ed elettronica acida. Candidato all’oscar di miglior album indie del 2005.

Cover Album
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Feels [ Fat Cat - 2005 ] - BUY HERE
Similar Artist: Beach Boys, Mùm, Flaming Lips
Rating:
1. Did You See The Words
2. Grass
3. Flesh Canoe
4. The Purple Bottle
5. Bees
6. Banshee Beat
7. Daffy Duck
8. Loch Raven
9. Turn Into Something
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Pur essendo nei negozi già da qualche mese, e pur avendone già trattato in altra sede, forse è il caso di tornare su questo disco, per diversi motivi. In primis perchè l’uscita di altri dischi allineabili a questo hanno delineato una nova scena nell’Indie Americano ed inoltre perché questo stesso disco è stato forse un po’ sottovalutato.

Gli Animal Collective sono un trio americano di nicchia, creatori di una musica sbilenca e sconnessa dominata da chitarre acustiche e da molta elettronica (soprattutto nei primi due dischi). L’ultimo capitolo della loro discografia ha visto l’allontanamento temporaneo di The Geologist, l’uomo del sintetizzatore. Questo cambiamento ha segnato una sensibile diminuzione dell’elemento elettronico a favore di sonorità più acustiche e convenzionali. Il risultato è l’avvicinamento del Collettivo ad una nuova ed innovativa (sicuramente hype) scena folk: la “Pre-War Folk”.

Accostati immediatamente a Devendra Banhart, portabandiera del genere, o ai Cocorosie, sono andati a collocarsi tra le schiere dei musicisti che riprendono le fila direttamente dal folk Americano dell’anteguerra. Questa attitudine Folk finora era rimasta celata sotto cospicui starti d’elettronica.

“Song Tung” è uscito solo poche settimane fa per la Fat Cat e parla gli accordi basilari della musica Folk (quella con la “F” maiuscola), usa quindi un’alfabeto universalmente conosciuto, ma sovente assembleto in costrutti di non facile interpretazione. Gli epiteti fissi del pop vengono letti e riscritti in chiavi diverse, scomposti e rimontati nella loro posizione inversa. Spesso accelerati o rallentati come nel caso della palpitante “We Tiger”. Da contorno fanno un incredibile mix di strumenti etnici da un lato e minimi impreziosimenti elettronici dall’altro.

L’elemento etnico non risulta relegato solo allo strumentario, ma sale prepotentemente all’attenzione anche grazie a certi cori e coretti molto vicini alla tradizione afro. Appare evidente questo nella allegra e scanzonata “Who Could Win A Rabbit” o in “College”.

Un disco estremamente bello e affascinante che propone in chiave estremamente attuale ed innovativa i nobilissimi ed antichissimi (pre-war) temi del Folk e della Psichedelia, affrontati con semplicità infantile e pura genialità.

Cover Album
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Sung Tongs [ Fat Cat - 2004 ] - BUY HERE
Similar Artist: Björk, The Flaming Lips, Mùm, Syd Barrett
Rating:
1. Leaf House
2. Who Could Win A Rabbit
3. The Softest Voice
4. Winters Love
5. Kids On Holiday
6. Sweet Road

7. Visiting Friends
8. College
9. We Tigers
10. Mouth Wooed Her
11. Good Lovin Outside
12. Whaddit I Done

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Prima un po’ di storia e poi qualche battuta sul disco.

I canadesi Broken Social Scene fanno la loro comparsa sulla scena indie nel vicino 1999, per iniziativa di Kevin Drew e Brendan Canning. I due erano ispettivamente membri di K.C. Accidental e dei By Divine Right. Le loro performances live e le loro idee musicali rendvano necessario l’apporto di molti amici musicisti. Da qui l’idea di istituzzionalizzare questo collettivo dandogli il nome di “Scena sociale aperta”, o qualcosa del genere.

L’esordio dei Broken Social Scene è “Feel Good Lost”, datato 2001. L’alto numero di artisti coinvolti e l’alta qualità del prodotto finale, li accomunarono ad altri enasmble connazionali, quali Hidden Cameras, New Pornographers o Godspeed You! Black Emperor. Tuttavia oltre a questi, non ci sono molti altri elementi comuni, i Broken Social Scene si distinsero immediatamente per una maggior asprità ed urgenza del suono.

“You Forgot It In People” raggiunge vertici elevati e riesce nel difficile compito di mantenere, per tutta la sua durata, un livello complessivo eccellente. Il disco si pone fin dalle prime tracce come un sunto dell’esperienza indie dell’ultimo decennio, non solo canadese. Una rivisitazione dei “classici” con cospiqui apporti personali.

Dopo una breve introduzione elettronica il disco si apre con la post-punk “KC Accidental”, una veloce cavalcata pompata da una batteria insistente e da una chitarra ululante, inframezzata da melodici vocalizzi. Importanti il garage-rock di “Almost Crimes” e il low-fi folk di “Anthems For A Seventeen Year Old”. In quest’ultima la voce di Emily Haines, distorta fin quasi all’androginia, è accompagnata da un elegante connubio tra piano e mandolino. Nel disco, oltre a Emily, canta anche Feist Leslie (più nota col il nome di Feist e basta).

In “You Forgot It In People” è facilmente avvertibile il riverbero dei primi Sonic Youth e quello degli ultimi Yo La Tengo. La presenza dei primi aleggia in tutto il disco, l’ alone dei secondi, invece, è più che altro palpabile nelle strumentali “Pacific Theme” e “Late Nineties Bedroom Rock For The Missionaries” e nell’ ossessività sognante di “Shampo Suicide”.

Questo è un disco che tratta svariati temi musicali pur non focalizzandosi su nessuno, un magnifico incompiuto che rende unici i Broken Social Scene. In questa loro urgente irrequietezza sta la modernità di un sound atemporale.

Recensione dei Broken Social Scene precedentemente pubblicata su IndieRiviera

Cover Album
BSS on Arts & Crafts
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You Forgot It In People [ Arts & Crafts - 2002 ] - BUY HERE
Similar Artist: Sonic Youth, Yo La Tengo, Pixies, Animal Collective
Rating:
1. Capture The Flag
2. KC Accidental
3. Stars And Sons
4. Almost Crimes ((Radio Kills Remix) / Broken Social Scene)
5. Looks Just Like The Sun
6. Pacific Theme
7. Anthems For A Seventeen Year Old Girl

8. Cause = Time
9. Late Nineties Bedroom Rock For The Missionaries
10. Shampoo Suicide
11. Lover’s Spit
12. I’m Still Your Fag
13. Pitter Patter Goes My Heart

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