Mer 19 Apr 2006
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Carta abrasiva made in Italy. I Kessler debuttano sotto l’ala protettrice dell’Alternative Records con un disco prodotto in larga parte da Riccardo Tesio (Marlene Kuntz) fatta eccezione per un paio di tracce affidate alle abili mani di Madasky (Africa Unite). La musica contenuta in questo esordio d’impatto è un mini ibrido tra il rock grezzo dei Verdena e le sfumature (più dolci ma non meno amare) dei Subsonica. Riffs Ossessivi e un autocisterna di distorsioni. I testi però spesso lasciano molto a desiderare e danno l’impressione che ci si sia limitati al primo risultato accettabile raggiunto: “Così sensibile-Speciale?? Così sensibile-Volgare! Tensione al limite, uno spasmo Raggiunto il limite, L’orgasmo!!! […] Uh Uh Zitta mia cagnolina!!! Manda una cartolina!!! Uh Uh Fai ciao con la manina!!!” questa minima parte ripresa da “Bastogne” credo che sia l’esempio migliore di come, in Italia, siamo ancora spesso ancorati troppo alle sonorità e troppo poco al contenuto dei testi. Ultimamente l’unico esempio di testi accettabili italiani che è passato sotto il naso del sottoscritto è stato l’esordio di Pasquale De Fina, ma quella è un’altra storia. Tornando al disco si può concludere contrapponendo ai testi “un po’ così” una produzione a dir poco ineccepibile per il sound della band con interessanti atmosfere misteriose (”Come Mosche”) alternate a fangose irruzioni di rabbia distorte da un’idea giunge (il ritornello di “Strani Giorni” sembra suonato dentro un garage a Seattle nell’anno di grazia 1992). A fine disco tutto sembra leggermente monocorde seppur un enorme passo avanti rispetto alle decine di gruppi nostrani che si atteggiano a rockstar sui canali televisivi e nelle riviste non sapendo di essere vittima del loro ridicolo.
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