NATHAN FAKE
Drowning In A Sea Of Love
Genere: elettronica
| Tweet |
|

Lo stordimento del dormiveglia, un gradevole ottundimento da colpo di sole, da rapida emersione. Elettronica strumentale, distesa e sognante quella che ci presenta nel suo esordio questo ventiduenne inglese, già esperto di dancefloor ma in momentanea (?) vacanza da beats troppo ingombranti. Uno sbrilluccichio di sguardo, stasi estatica; quella di “Drowning In A Sea Of Love” è una danza mentale: un perdersi di pensieri e un ritrovarsi di ricordi, uno struggersi per niente e innamorarsi di tutto.
In questa indigestione di girandole melodiche, di battute più o meno presenti, di ambienterie varie e gloria psichedelica si possono ritrovare i ricordi dell’infanzia e i deja vù dei Boards of Canada, le brumose glitcherie di pulviscolo ardente e fluttuante di Dntel e dell’estate infinita di Fennesz, le sdolcinatezze e l’emozionalità dei crescendi dei Mogwai di “Young Team”, le stesse luci nella notte, la stessa giovinezza che grida per le strade.
Niente di troppo nuovo, perciò, ma il disco è bello e sembra essere arrivato anche al momento giusto. Un disco per chi attende l’Estate avendone già e sempre nostalgia, la coscienza presente di momenti meravigliosi che non torneranno.
2. Grandfathered
3. Charlie’s House
4. Bumblechord
5. Superpositions
6. Bawsey
7. Sky Was Pink
8. You Are Here
9. Falmer
10. Long Sunny
11. Fell
NATHAN FAKE su IndieForBunnies:
Articoli Correlati:






18 maggio 2006 @ 15:08
Cazzo, era proprio da un po’ che mi chiedevo di chi fosse quel ciddì sullo scaffale del mio negozio di fiducia. E gli ascolti preliminari promettono bene…..Bè, i Television P gli ho presi su tua segnalazione….bisso???
18 maggio 2006 @ 16:03
Non so se si capiva dalla recensione ma a me il disco è piaciuto molto…c’è stato un pomeriggio di sole che sembrava primavera (ora dove si è cacciata la bastarda?) in cui discman nelle orecchie mi sono fatto sbatacchiare per piazza maggiore e mercatini a Bologna e poi ancora in Piazza ed in testa un polverone…alti sentimenti, nostalgia letale, malinconia autorigenerantesi, sole e luminescenze ovunque, tutti sorridevano e si muovevano al ralenty…giuro non avevo preso niente (ero giustappunto uscito a cercare fragole, avocado e limone per una rinfrescante insalata depurante).
Non sarà stato proprio tutto merito di Nathan Fake ma questo è il ricordo che ne serbo e non vedo l’ora che torni il sole e la possibilità di non far niente per un pò, per riprovarci…chennesò magari in piazza Cavour!
Se ti interessa provare anche tu…bissa pure.
18 maggio 2006 @ 17:28
Ah, tu mi ricordi di spossati pomeriggi passati in bici (come i single) per il centro, fra negozi di libri e di dischi, con sempre le cuffie nelle orecchie. Che momenti di disadattato piacere; me le toglievo(le cuffie) dopo 2/3 ore e mi sembrava di essere dentro matrix, sentivo ogni singolo rumore scomposto, come se mi rendessi conto dei diversi suoni stratificati su più livelli. Ma questa per noi malati di musica è storia vecchia.
Salut
18 maggio 2006 @ 18:17
Bravibravi…tutto ciò mi ricorda certi esperimenti multimedialcibernetici che facevo lo scorso anno girando in metro, ipod e bucoliche playlist folk anni 70.
Era per vedere l’accostamento tra stridio dei binari e neon giallastri con le chitarre acustiche e i coretti che sanno di prati.
Abbastanza disorientante a livello emotivo-sensoriale.
Cmq siccome sono un fan dei Dntel & compagnia questo Mr Fake me lo cucco subito mi sa.
18 maggio 2006 @ 18:57
Minchia Just, davvero notevoli i tuoi esperimenti…..cazzo, sono commosso, ma quante cose può fare la musica!!! Cmq io al treno, i neon, le play sixties, ci avrei messo pure il buon vinello. Anche se in effetti il vino sul treno….non è proprio un immagine edificante!!! Salut
18 maggio 2006 @ 19:59
Ho ascoltato i due pezzi scaricabili e devo dire che mi hanno sortito dei risultati.Sono stato preso da malinconia cosmica, devo ascoltarlo tuttoquesto disco a questo punto.Mi sembra una gran cosa.
19 maggio 2006 @ 02:35
in cuffia in metro funzionano tanto i vari arcadefire, clapyourhands, architecture e tutti questi che fanno musica da barbapapà (sempre per il discorso sulle contrapposizioni e il folk anni ‘70). più naturalmente, son tornati fuori con i primi caldi.
fantastici i television personalities, recuperati.
bel disco half-handed cloud.
ora, per seguire quel trend-setter di astar, vediamo di ascoltarci anche questo nathan fake.
‘notte*
19 maggio 2006 @ 10:25
Astar mi hai fregato la review, la volevo fare pure io su Nathan!
Cmq sono d’accordo, gran bel disco!Molto sunny!
19 maggio 2006 @ 10:26
…sto tizio mi sembra proprio syd barrett da giovane nella foto…non appena avrò il disco magari ci provo pur’io a passeggiare per piazza maggiore con le cuffie e lui che suona….
20 maggio 2006 @ 15:01
mi piace, mi piace
6 gennaio 2007 @ 14:57
[...] “DROWING IN A SEA OF LOVE” review on INDIE FOR BUNNIES [...]