Gio 18 Mag 2006
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Lo stordimento del dormiveglia, un gradevole ottundimento da colpo di sole, da rapida emersione. Elettronica strumentale, distesa e sognante quella che ci presenta nel suo esordio questo ventiduenne inglese, già esperto di dancefloor ma in momentanea (?) vacanza da beats troppo ingombranti. Uno sbrilluccichio di sguardo, stasi estatica; quella di “Drowning in a sea of love” è una danza mentale: un perdersi di pensieri e un ritrovarsi di ricordi, uno struggersi per niente e innamorarsi di tutto. In questa indigestione di girandole melodiche, di battute più o meno presenti, di ambienterie varie e gloria psichedelica si possono ritrovare i ricordi dell’infanzia e i deja vù dei Boards of Canada, le brumose glitcherie di pulviscolo ardente e fluttuante di Dntel e dell’estate infinita di Fennesz, le sdolcinatezze e l’emozionalità dei crescendi dei Mogwai di Young Team, le stesse luci nella notte, la stessa giovinezza che grida per le strade. Niente di troppo nuovo, perciò, ma il disco è bello e sembra essere arrivato anche al momento giusto. Un disco per chi attende l’Estate avendone già e sempre nostalgia, la coscienza presente di momenti meravigliosi che non torneranno.
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Maggio 18th, 2006 at 15:08
Cazzo, era proprio da un po’ che mi chiedevo di chi fosse quel ciddì sullo scaffale del mio negozio di fiducia. E gli ascolti preliminari promettono bene…..Bè, i Television P gli ho presi su tua segnalazione….bisso???
Maggio 18th, 2006 at 16:03
Non so se si capiva dalla recensione ma a me il disco è piaciuto molto…c’è stato un pomeriggio di sole che sembrava primavera (ora dove si è cacciata la bastarda?) in cui discman nelle orecchie mi sono fatto sbatacchiare per piazza maggiore e mercatini a Bologna e poi ancora in Piazza ed in testa un polverone…alti sentimenti, nostalgia letale, malinconia autorigenerantesi, sole e luminescenze ovunque, tutti sorridevano e si muovevano al ralenty…giuro non avevo preso niente (ero giustappunto uscito a cercare fragole, avocado e limone per una rinfrescante insalata depurante).
Non sarà stato proprio tutto merito di Nathan Fake ma questo è il ricordo che ne serbo e non vedo l’ora che torni il sole e la possibilità di non far niente per un pò, per riprovarci…chennesò magari in piazza Cavour!
Se ti interessa provare anche tu…bissa pure.
Maggio 18th, 2006 at 17:28
Ah, tu mi ricordi di spossati pomeriggi passati in bici (come i single) per il centro, fra negozi di libri e di dischi, con sempre le cuffie nelle orecchie. Che momenti di disadattato piacere; me le toglievo(le cuffie) dopo 2/3 ore e mi sembrava di essere dentro matrix, sentivo ogni singolo rumore scomposto, come se mi rendessi conto dei diversi suoni stratificati su più livelli. Ma questa per noi malati di musica è storia vecchia.
Salut
Maggio 18th, 2006 at 18:17
Bravibravi…tutto ciò mi ricorda certi esperimenti multimedialcibernetici che facevo lo scorso anno girando in metro, ipod e bucoliche playlist folk anni 70.
Era per vedere l’accostamento tra stridio dei binari e neon giallastri con le chitarre acustiche e i coretti che sanno di prati.
Abbastanza disorientante a livello emotivo-sensoriale.
Cmq siccome sono un fan dei Dntel & compagnia questo Mr Fake me lo cucco subito mi sa.
Maggio 18th, 2006 at 18:57
Minchia Just, davvero notevoli i tuoi esperimenti…..cazzo, sono commosso, ma quante cose può fare la musica!!! Cmq io al treno, i neon, le play sixties, ci avrei messo pure il buon vinello. Anche se in effetti il vino sul treno….non è proprio un immagine edificante!!! Salut
Maggio 18th, 2006 at 19:59
Ho ascoltato i due pezzi scaricabili e devo dire che mi hanno sortito dei risultati.Sono stato preso da malinconia cosmica, devo ascoltarlo tuttoquesto disco a questo punto.Mi sembra una gran cosa.
Maggio 19th, 2006 at 02:35
in cuffia in metro funzionano tanto i vari arcadefire, clapyourhands, architecture e tutti questi che fanno musica da barbapapà (sempre per il discorso sulle contrapposizioni e il folk anni ‘70). più naturalmente, son tornati fuori con i primi caldi.
fantastici i television personalities, recuperati.
bel disco half-handed cloud.
ora, per seguire quel trend-setter di astar, vediamo di ascoltarci anche questo nathan fake.
‘notte*
Maggio 19th, 2006 at 10:25
Astar mi hai fregato la review, la volevo fare pure io su Nathan!
Cmq sono d’accordo, gran bel disco!Molto sunny!
Maggio 19th, 2006 at 10:26
…sto tizio mi sembra proprio syd barrett da giovane nella foto…non appena avrò il disco magari ci provo pur’io a passeggiare per piazza maggiore con le cuffie e lui che suona….
Maggio 20th, 2006 at 15:01
mi piace, mi piace
Gennaio 6th, 2007 at 14:57
[…] “DROWING IN A SEA OF LOVE” review on INDIE FOR BUNNIES […]