Discography: The Doldrums (Paw Track - 2004), Worn Copy (Paw Track - 2005 ), Ariel Pink’s House Arrest (Paw Track - 2006).
ARIEL PINK’ HUNTED GRAFFITI, L’ ANIMAL (COLLECTIVE) CRESCIUTO IN CATTIVITA’

Ariel Pink arriva alla notorietà artistica nel 2004, accolto tra stupore e scetticismo, oggi risulta sminuente considerare il ragazzo più disadattato di Los Angeles come un gingillo degli Animal Collective, soprattutto alla luce di una creatività tanto prolifica e genialoide quanto sghemba, senza compromessi. In Italia, per snocciolare qualche cifra, siamo già alla terza uscita (House Arrets) in poco più di un anno. Il marchio pare sempre lo stesso: melodie pop sublimi celate da un ostico muro lo-fi. Il Tutto scritto, suonato, campionato e registrato da lui medesimo con un 8 piste Yamaha MT8. Le avvertenze di rito: Ariel Pink o si ama o si odia (radicalmente), vicinissimo ai classici che dice di amare, ma abissalmente distante da ogni convenzionalismo ed etichetta musicale.

Per prima cosa potresti raccontarci del tuo primo contatto con la Paw Track Records? E se conoscevi già gli Animal Collective (gruppo già sotto contratto con la Paw e che caldeggiò l’ingresso di Ariel in scuderia. n.d.a.)?
No, non conoscevo gli Animal Collective personalmente. Poi una volta li incontrai, e allora gli allungai qualche mio pezzo, loro mi cercarono qualche mese dopo, ma non ci conoscevamo inizialmente.

Cosa ne pensi della loro musica? Ritieni di avere delle analogie con la loro?
Si, penso di potermi collegare agli Animal Collective. Ritengo che possiamo condividere delle attitudini e degli approcci simili nel fare musica. Credo che ci sia una certa mancanza di razionalità nella musica di entrambi. Un senso di “liberazione” che confina con la catarsi, questo posso avvertirlo sia in me che negli Animal Collective. Ho notato poi anche il perseguimento di una musica “nuova”, che produca un sound che non abbiamo mai ascoltato prima, che sperimenti e realizzi quello che entrambi avremmo voluto ascoltare indipendentemente da ciò che già esiste.

Le tue melodie sono davvero semplici, ma allo stesso tempo così originali, chi sono le tue influenze del passato e cosa stai ascoltando in questo periodo?
Bè, io amo gli innovatori. Gli Originali. I Classici. E il Rock’ n Roll dal 1960 in su è semplicemente la mia dottrina. Per quanto riguarda i miei ascolti, ce ne sarebbero tanti da menzionare…in questi giorni sto ascoltando i Lifetones, Robert Rental, Harry Merry, sicuramente R. Stenie Moor, Song Poems, Rodd Kieth, The Left Banke, Bobby Brown, Xhol Caravan, Throbbing Gristle, Cabaret Voltaire, Sensations Fix, Sodom, The Sound, The Germs, Metallica, Tangerine Dream, Vasti, The Cure, e la lista andrebbe ancora avanti e avanti. Penso che tutte queste band e questi artisti, abbiano fatto qualcosa di nuovo, semplicemente per la capacità di esser stati se stessi, loro hanno creato e mantenuto una loro sincera identità.

La tua musica è terribilmente “sporca” e lo-fi, ma rimanda anche alla gioia della fanciullezza. In che modo queste qualità rimandano al tuo carattere?
Solo parzialmente lo fanno. La mia musica non è di regola necessariamente così “sporca” e lo-fi. Ad esempio ora ho una miglior padronanza della produzione, rispetto ad un anno fa, per non dire di cinque anni fa. In un certo senso è conveniente, perché non sono così esperto nel suonare strumenti, la produzione infondo per me è solo un strumento come gli altri e io non sono ancora tecnicamente in pieno possesso di questa. Perciò posso dire di suonare tanto bene quanto produco, sullo stesso livello qualitativo insomma. La mia crescita artistica è stata eguale dal punto di vista dell’ esecuzione, della registrazione e della scrittura, sviluppando in tandem questi aspetti. Ma t’immagini se le mie canzoni fossero prodotte da un professionista o “pulite” o Hi-Fi. Non funzionerebbero in un contesto così diverso. Così questa è una ragione per cui non provo ad essere più critico o razionale. E alla fine della giornata, c’è solo da divertirsi. E’ come giocare con i “LEGO”.

Hai registrato la gran parte dei tuoi pezzi a casa tua giusto? E’ stata una necessità o una scelta?
Sicuramente una scelta. E’ stata una mia scelta quella di cominciare a registrare a casa. Ma posso anche dire che è stata una scelta necessaria e una decisione che ho rifiutato di compromettere per anni, senza che questo mi causasse delle difficoltà. Stavo essenzialmente facendo quello che amavo fare e nient’altro. La musica che è stata realizzata così, anche quella più lontana nel tempo, rappresenta un periodo della mia vita in cui stavo attraversando la ruvida giovinezza e questa contribuì a definire la mia coscienza musicale allo stesso modo in cui lo fecero gruppi, artisti, canzoni e album per cui andavo pazzo.

E invece il prossimo disco dove lo registrerai?
Non lo so sinceramente.

A proposito, hai qualche idea per il prossimo Lp?
Certo. Solo che niente è sicuro finche non sarà registrato.

Ma è vero che le parti ritmiche di alcuni pezzi le campioni dalla tua voce? Come ti è venuta in mente questa idea?
Non ho dovuto pensarci troppo a dir la verità. E’ stato abbastanza naturale, ho elaborato la tecnica davvero casualmente, come un ragazzino. Ho sempre avuto una mente musicale davvero attiva, ma non la preparazione e l’esperienza per realizzarla, così cominciai a registrare con la voce suggerendo come suonava la musica nella mia testa. L’unica cosa era che dovevo continuare a tenermi a mente le canzoni che sviluppavo. Ma alla fine ero solito cambiare quello a cui avevo pensato in principio, durante il processo che mi portava a fare una musica in qualche modo accettabile e più accessibile. Io credo di essermi divertito nel sorprender me stesso, non sapendo cosa fosse quella musica e dove potesse andare.

A cosa si riferisce “The Doldrums” (l’esordio di Ariel, letteralmente: zona dei venti calmi equatoriali o figurativamente depressione, malinconia, tristezza n.d.a.)?
Bè, ad un periodo o probabilmente ad un posto.

Come nascono le tue canzoni? Come scrivi i testi e le melodie, in che modo la vita di tutti i giorni t’influenza?

Ormai procedo con poca difficoltà. Certo, la vita comune è un fattore che contribuisce, probabilmente più di quanto io stesso ne sia consapevole. Ma le mie fantasie sono presumibilmente qualcosa di più di una influenza diretta o più condizionanti di quella che è la “vita reale”, ma spesso non sono nemmeno in grado di separare le due cose.

Stai per partire per il tuo tour, verrai in Italia?
In realtà, il mio gruppo è stato in Italia lo scorso Febbraio. Certamente ci sono buone probabilità che ci torneremo.

Infatti Ariel Pink, tornerà in Italia la settimana prossima e sarà ospite Martedì 23 Maggio del Sant’ Indie Festival a Porto Sant’ Elpidio, organizzata dai ragazzi di Marquee Moon.

Link:
Indie For Dummies on Ariel Pink
Ariel’s Official Site 

Mp3:
Helen
For Kate I Wait