Maggio 2006


E’ fin troppo semplice tracciare brevemente la storia di questo gruppo che rimane una promessa mai mantenuta appieno del pop storico inglese anni novanta. Gli Embrace, capitanati dai fratelli McNamara, esordiscono come ottima band di piagnoni nel 1998 con un album (”The Good Will Out”) veramente ben prodotto-suonato-cantato, proprio nel momento in cui il brit-pop stava esalando gli ultimi respiri. Ballate come “My Weakness Is None Of Your Business” o “That’s All Changed Forever” erano degne del miglior Noel Gallagher. Un approccio melodico ruffiano ma di qualità. Successo, soldi, donne, eccetera. Poi, in rapida successione, un disco leggermente sottotono, ma niente di peggio rispetto a quello che i Travis nel frattempo cercavano di vendere al resto del mondo (e qui io mi chiedevo “perché gli Oasis si e gli Embrace no?”) seguito da un terzo lavoro, vero e proprio bidone della spazzatura, pieno d’immondizia indie di serie B e scatole di fagioli avariati, dal titolo “If You’ve Never Been”. E proprio nel momento in cui io mi chiedevo “Ma perché i Coldplay si e gli Embrace no” non ti sbuca fuori Chris Martin e salva gli amici d’infanzia McNamara che nel frattempo stavano facendo la fila all’ufficio di collocamento con un piatto di broccoli in mano? Grazie a una canzone degna del miglior Chris Martin in persona (oh mica possono essere tutti Noel Gallagher edizione 1995…) “Gravity”, edita l’anno scorso, trascina “Out Of Nothing” fino a non so quanti dischi di platino, levando dalla fila all’ufficio di collocamento l’intera band e piazzandola all’interno di una vorticosa striscia di live performances sold out. Ecco che qui i proverbi ci vengono in soccorso: Battere il ferro finché è caldo. Bam!!! Subito un altro album in rapida successione. La differenza è che mentre “Out Of Nothing” era una sorta di ritorno alle origini sonore “da stadio” del gruppo questo “This New Day” è un lavoro che vuole svecchiarsi, levandosi di dosso la cosa che gli Embrace sanno fare meglio: piangere. Che detta così suona sarcastico ma è la cruda realtà dei fatti. Gli Embrace sono una band nata per le ballate al pianoforte, o con la chitarra acustica, sfruttando la voce dal timbro riconoscibilissimo di Danny non certo per il sound anni ottanta molto The Bravery e Duran Duran che si respira qui dentro e che pervade l’album già dalle prime tracce. Va detto però che il risultato in fin dei conti non è malvagio e la svolta new-wave della band è un primo (buon) segnale che forse si erano rotti “i cosiddetti” anche loro di lamentarsi dopo dieci anni. Emergono effetti robotici direttamente dal 1986 e un sound più compresso, meno arioso e soprattutto più diretto rispetto a quello oscuro e malinconico degli album precedenti. Arma a doppio taglio che premia nelle tracce più tirate ma penalizza in quelle che non si capisce bene dove si vada a parare (”Finisce a mo’ di ballata? No aspetta, forse questa c’ha la svolta incazzata…ah si ecco che…no…boh…”). Volendo citare l’NME dell’anno scorso “Danny McNamara mentre canta avrà anche la voce di un rinoceronte che si lamenta mentre caga un autobus ” ma il talento melodico di scrivere canzoni belle (seppur leggermente banalotte a volte) per cui molte band inglesi metterebbero la firma non glielo toglie sicuramente più nessuno. Non ora. Non più.
Cover Album
Band Site
This New Day [ Independiente UK - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Coldplay, Travis, Keane
Rating:
1. No Use Crying
2. Nature’s Law
3. Target
4. Sainted
5. I Can’t Come Down
6. Celebrate
7. Exploding Machines
8. Even Smaller Stones
9. End Is Near
10. This New Day
Astenersi diabetici e simpatizzanti del male di vivere, qui si parla dell’ultimo estratto da quella combriccola di “bravi ragazzi” che è la Danielson Family da cui uscì anche l’ormai beneamato Sufjan Stevens. Il buon John Ringhofer non possiede ancora il talento maturo e la scrittura del “fratello” Sufjan ma le coordinate sono simili e compresse in una ventina di gradevoli canzoncine tutte coretti e gingilli che quasi mai superano i due minuti e mezzo. Ci sono tutti i soliti ingredienti per glorificare il pop ed il creatore a dovere: falsetti, tastierine, ritmi da videogioco, fiati qua e là e tutte le percussioncine che vi vengono in mente. Se attendete impazienti un nuovo disco da amare dopo gli Architecture in Helsinki, l’ultimo Why e per l’appunto Sufjan Stevens magari non sarà questo ma di sicuro addolcirà l’attesa. E’ pur sempre primavera.
Cover Album
Band Site
Halos & Lassos [ Ashmatic Kitty - 2006 ]- BUY HERE
Similar Artist: Brian Wilson, Simon & Garfunkel, Casiotone for the Painfully Alone
Rating:
1. Earth Outside Of Ghost Will Only Be Quicksand
2. Tongues That Possess The Earth Instead
3. Foot On The Brake
4. A Suit Of Clouds To Ride The Skies
5. Praise Awaits You
6. Rise To The Heavens On Evaporation
7. A Picnic Few Want To Attend
8. In You Now, But Still Below
9. Eyes Peeled
10. You Wouldn’t Embarrass Me, Would You?
11. You’ve Been Faithful To Us Clouds
12. Skip The Rope
13. Celebrating Hearts Aligned
14. They’re Bad, But We’re Worse
15. A Bed That Breathes With Him
16. Feed Your Sheep A Burning Lamp
17. Rainbow=Warbow
18. A Tree Replanted Back In Eden
19. Place Your Wind Against My Sails
Avete deciso di rompere la schiena all’amore. Avete deciso che non mangerete più pastina e brodo di pollo per un mese e avete deciso anche che da oggi voi non volete più essere quello che gli altri hanno sempre voluto (o creduto) che voi foste. Le alternative per disintegrare i ponti con quel macrocosmo di sterco che si affaccia da fuori all’interno della vostra camera non sono poi molte. Il suicidio è troppo fuori moda e poi volete mettere, dover rinunciare per sempre alle melanzane alla parmigiana di vostra nonna? No, non se ne parla, o almeno finché non sarete stra ricchi/e famosi/e e biondi/e platinati/e. Vietato auto-schiattarsi quando non si è ancora una celebrità. Non è buona educazione. Allora ecco che vi veniamo incontro noi: il suggerimento è un diversivo di parecchi minuti dalle forti tinte violacee e dalla superficie scartavetrata. Mettetevi comodi e per una volta invece di accendere il vostro amato impianto Indie-FI accendete il lettore DVD e il televisore. Questa raccolta di video musicali targata Sub-Pop è ricca di suoni molto poco mainstream generati da componenti discreti (che pur avendo frequentato un istituto tecnico non ho mai capito a fondo cosa volesse dire; il fatto è che mi è sempre piaciuta l’idea che un circuito integrato potesse essere anche discreto…). Molteplici spunti per chi ama il mondo degli audiovisivi (si va dall’animazione curata nei dettagli al puro scazzo a bassa fedeltà con la macchina da presa, alla direzione di fotografia impeccabile fino alle immagini sgranate e riciclate da chissà quale epoca…). Un bell’impasto. Qualche dettaglio curioso? In New Slang degli Shins (presenti anche col video della stupenda Pink Bullets) per un frame si può osservare che cosa c’è in mezzo alle gambe della tizia che suona nella band, nuda dalla vita in giù, oppure si può passare direttamente al racconto in slow motion di Southern Anthem di Iron And Wine, oppure ancora appurare una volta per tutte quanto avete fatto bene in passato a dubitare delle qualità musicali degli Hot Hot Heat. Man mano che scorrono le immagini vi sentite già meno depressi che quasi quasi vi torna la voglia di riprendere la videocamera in mano. Sgranate gli occhi e vi interrogate di fronte alle immagini psichedeliche e fortemente anticommerciali di Nighttime/Anytime, video rosso e allucinato dei Constantines (idea di base molto interessante ma non vorrei svelare di più…). Ovviamente c’è anche il video dell’attuale “most sounding english band” di casa Sub Pop, ovvero i The Thermals, un trio fin troppo Libertines e The Rakes in tutto. Ricordi analogici dei Postal Service (We Will Become Silhouettes) e quelli ancora più datati e surreali, anzi espressionisti oserei dire (avete presente Murnau, Germania 1920 all’incirca?) dei Jennifer Gentle: qualche minuto di orgoglio italiano. Agresti e sudate le emozioni delle Sleater Kinney e assurdo, surreale al massimo nonché totalmente psichedelico il video pieno di molteplici teste volanti dei Wolf Parade (Shine a Light): lo-fi come stile di vita perenne, in pratica. Chiudono le distorsioni dei Mudhoney. Ok, adesso tocca a voi…cominciate col cercare una cassetta mini-DV vuota su cui imprimere la vostra genialità indie rock.
Cover Album
Band Site
AAVV - Acquired Taste DVD [ Sub Pop - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: -
Rating:
1. The Shins – New Slang
2. Ugly Casanova – Things I Don’t Remember
3. Iron and Wine – Southern Anthem
4. The Postal Service – Such Great Heights
5. Hot Hot Heat – No Not Now
6. Constantines – Nighttime/Anytime
7. Iron and Wine – Naked as We Came
8. The Thermals – How We Know
9. The Album Leaf – On Your Way
10. The Postal Service – We Will Become Silhouettes
11. The Shins – Pink Bullets
12. Low - Death of a Salesman
13. Jennifer Gentle – I Do Dream You
14. The Helio Sequence – Don’t Look Away
15. Kinski – Wives of Artie Shaw
16. Sleater-Kinney – Entertain
17. Sleater-Kinney – Jumpers
18. Rosie Thomas – Pretty Dress
19. Chad VanGaalen – Clinically Dead
20. Love as Laughter – Dirty Lives
21. Fruit Bats – Lives of Crime
22. Wolf Parade – Shine A Light
23. The Elected – Not Going Home
24. Rogue Wave – Publish My Love
25. Mudhoney – It Is Us
Dietro l’ uggiosa sigla Casiotone For The Painfully Alone c’è Owen Ashworth, giovane americano di 28 anni dedito al songwriting di matrice lo – fi con già tre album alle spalle. Il mondo in cui si muove Owen è distante mille miglia dallo showbiz contemporaneo, è fatto di piccole cose, di sentimenti adolescenziali, di storie mai raccontate, di suoni estremamente semplici eppure terribilmente commoventi, schizzi di realtà intime che appartengono ad ognuno di noi. Il nucleo di questa poetica a bassa fedeltà nasce con il debutto datato 1999 intitolato “ Answering Machine Music “, album acerbo, ambizioso e “ originale “ ( per usare un eufemismo… ), tanto da dare ad apparecchi come la segreteria telefonica un ruolo di rilievo nel suono del disco. In verità a modesto parere di chi scrive sia quest’ album che il successivo “ Pocket Symphonies For Lonesome Subways Cars “ ( 2001 ), pure con qualche spunto di maggiore valore rispetto al precedente, ci mostrano ancora un cantautore non in grado di modellare le sue canzoni con le grandi capacità che lascia intravedere. “ Twinkle Echo “ ( 2003 ) indica un piglio più sicuro ed è un ennesimo passo in avanti ma contemporaneamente mostra come CFTPA, alla fatidica terza prova, rischi di smarrirsi nel pantano indietronico del periodo. Insomma la sufficienza piena se l’è guadagnata da tempo lo schivo Owen, ma il salto di qualità decisivo stenta ad arrivare. Tutto questo finchè non compare nei negozi di dischi “ Etiquette”, summa ideale della creatività sonica di Casiotone For The Painfully Alone. Stavolta alla morigeratezza strumentale degli esordi si aggiungono pianoforte, archi, organi ed alcuni amici che collaborano a CFTPA con diversi ruoli. Il risultato è un Pop inteso come popular, intenso come certe minute esperienze quotidiane, fragile e deciso, malinconicamente inquieto e luminosamente emotivo. Nei 30 minuti abbondanti dell’album c’è il singolo “ Young Shields “, che pare uscito dal Maximilian Hecker più elettronicamente ispirato, c’è l’amara ballata intrisa di malinconia à la Tom Waits di “ Don’t The Have Payphones…” , c’è il divertente elettropop sghembo di “ Nashville Parthenons” e quello tutto drum machine di “ Scattered Pearls “, c’è la nenia fiabescha di “ Happy Mother’s Day” e la delicata leggerezza di “ Holly Hobby”, che potrebbe finire a pieno titolo in un cd dei Camera Oscura. E poi c’è “ Bobby Malone Moves Home “, struggente malinconia sorretta dalle note di un piano che commuove come solo Owen Ashworth riesce a fare…
Cover Album

Band Site

Etiquette [ Tomlab - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Joseph Arthur, Tom Waits, Maximilian Hecker, Bright Eyes
Rating:
1. Etiquette I.D.
2. New Year’s Kiss
3. Young Shields
4. I Love Creedence
5. Nashville Parthenon
6. Scattered Pearls
8. Holly Hobby (version)
9. Cold White Christmas
10. Bobby Malone Moves Home
11. Don’t They Have Payphones Wherever You Were Last Night
12. Love Connection
Museo. Visita guidata. Popolazioni celtiche. Di fronte a un antichissimo ossario biconico (un’anfora di coccio tutta scheggiata, dentro cui in genere vengono deposti i resti dei parenti di qualcuno…) concludo che si, l’album dei Les Fauves è proprio una bella sferzata di speed su per il cervello. La guida (una carismatica cicciona bionda che si crede decente e ammicca ai vecchietti) mi fissa perplessa, forse interdetta dalla mia espressione che apostrofare come strafottutamentemenefreghista sarebbe davvero troppo opportuno, seppure ancora ben lontano dalla realtà. Lei continua imperterrita a parlare di teschi e cimeli funebri, io mi ripasso il disco a mente. Una scossa che pizzica il collo e un basso distorto: ecco come il nuovissimo attrezzo musicale dei Les Fauves potrebbe allietarvi di piacere l’interno del vostro io più annodato. 5th Avenue sono i My Bloody Valentine che giocano a fare i ragazzi spensierati. Stop-and-go, batteria a metronomo di precisione e molta pulizia new wave tutt’intorno. Ma il fuzz tradisce. Cazzo se tradisce. Garage in a garage, ladies and gentlemen e se fate i bravi vi facciamo anche un assolo. Spank Me è intrippata, leggermente psichedelica e si avvale della facoltà di organettare (mi fermo un istante per ripetere dieci volte ad alta voce “Modern Lovers” e poi riparto…). E Adesso? Non c’è il dolce? February Lullaby è la ciliegina su una torta di ferraglia: una ballata elettrica agrodolce e bluastra che rimanda ai Placebo più malinconici. Stop. Il desiderio è funzione di una mancanza. Si desidera ciò che non si ha. La manque è una caratteristica propria a tutti. Dopo aver ascoltato l’MP3 in basso vi renderete conto che la vostra manque oggi potrebbe anche essere rappresentata da questo disco.
Cover Album
Band Site
Our Dildo Can Change Your Life [ Urtovox - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist:
Pixies, Psycho Sun
Rating:
1. Do Re Mi
2. How Our Dildo Can Change Your Life
3. 5th Avenue
4. Meteor Swing
5. Spank Me
6. February Lullaby
I Television Personalities sono la stramba creatura di Daniel Treacy, personaggio dal passato (e presente?) piuttosto problematico: la “classica” storia del tossicodipendente che ruba, passa di galera in galera per poi uscire, farsi ospitare da qualche parente e ricominciare. Leggo che già nei primi anni ottanta fecero qualcosa di buono, raggiungendo una discreta fama, per poi sparire e tornarsene fuori ora, con questo “My dark places”. E’ musica non facile: attitudinalmente punk, nel senso Velvet Underground del termine. Canzoni spigolose dalle strutture scardinate e discontinue ma inspiegabilmente irresistibili (All the young children on crack), musiche filmiche per horror ambientati nelle buie infinità dell’oltrespazio ( Ex-girlfriend Club), splendide indiepop song sciolte in distorsioni chitarristiche ed angelici cori femminili da desiderare solo di abbandonarvicisi gioiosamente(Dream the sweetest dreams, She can stop traffic, I hope you’re happy now), organi sacri ed odore di candele soul che ricordano le visioni notturne di David Thomas coi Two Pale Boys (You kept me waiting too long, Then a big boy came and knocked it all down), divertenti e spiazzanti idiozie ultra-kitch da karaoke ubriachi ( Velvet Underground, My Dark Places, They have to catch us first), toccanti ballate da tuffo al cuore per solo pianoforte e voce, che lo spirito di Daniel Johnston sembra quasi abitare un nuovo corpo (I’m not your tipical boy, Tell me about your day), l’inconsolabile e definitiva conclusione che è lo straziante capolavoro “There’s no beautiful way to say goodbye”. Sopra a tutto, il continuo senso di sfasamento, di malessere più o meno cosciente, la sensazione di spiare qualcosa di oscenamente intimo e privato fanno da collante per questa raccolta di bizzarrie, musiche d’ogni dove e citazioni ai generi più disparati altrimenti difficili da conciliare. Un disco scuro, intenso ma anche tenero, impacciato e commovente. In definitiva: un disco di rara autenticità e dal fascino duraturo.
Cover Album Band Site

My Dark Places [ Domino- 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Daniel Johnston, Velvet Underground, David Thomas and Two Pale Boys
Rating:
1. Special Chair
2. All The Young Children On Crack
3. Sick Again
4. Ex-Girlfriend Club
5. Distant Radio
6. Velvet Underground
7. My Dark Places
8. I’m Not Your Typical Boy
7. A Reptile, Cold Blood
9. You Kept Me Waiting Too Long
10. They’ll Have To Catch Us First
11. She Can Stop Traffic
12. Tell Me About Your Day
13. Then A Big Boy Came and Knocked It All Down
14. I Hope You’re Happy Now
15. No More I Hate You
16. There’s No Beautiful Way To Say Goodbye
Per ogni ’scimmia artica’ che in stato embrionale conquista il mondo a colpi di copertine, vendite, ritornelli fastidiosi, ci sono decine di interessanti band il cui non omologarsi al regnante hype musicale ne impedisce la meritata visibilità . Clinic, Brakes, Hood, sono solo i primi nomi che mi vengono in mente di una lista interminabile e a cui ora sento il dovere di aggiungere anche i Redjetson. Direttamente dal Southend londinese ai nostri non è bastata la pubblicazione nel 2005 di un ottimo debutto come “New General Catalogue” per ottenere un minimo di attenzione dentro ma soprattutto al di fuori dei confini nazionali. In questi mesi la francese Talitres ripropone il lavoro del sestetto sul mercato europeo, confidando nella maggiore attenzione del pubblico continentale. Partendo da territori dalla forte influenza post-rock i Redjetson realizzano una raccolta di canzoni in cui l’apparente glacialità delle strutture sonore si mescola ad una spiccata vena melodica. Ne emerge un affascinante gioco di contrasti che ultimamente meglio è riuscito solo a quel capolavoro di “The Lost Riots” degli Hope Of The States”. ”Divorce” (di sicuro la migliore dell’intero lotto), “Stay Comfortable”, “…The Sky Is Breaking”, riescono nel tentativo di far convivere un’ anima romantica ed un incisione epica e solenne, la carica emotiva rimane sempre alta facendo passare decisamente in secondo piano l’eccessiva lunghezza di alcune parentesi (ben sette canzoni superano abbondantemente i cinque minuti). Il rock riesce ancora ad emozionare profondamente, anche senza rinunciare ai suoni elettrici, anche senza ricorrere ad interferenze elettroniche, “New General Catalog” è l’ennesimo esempio di come il bistrattato e silente sottobosco britannico non smette di regalarci gioielli sonori da esibire con fierezza.
Cover Album Band Site
New General Catalogue [ Talitres - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist:
Hope Of The States, Mogwai, Explosions In The Sky
Rating:
1. Divorce
2.Stay Comfortable
3. This, Every Day, For The Rest Of Your Life
4. This City Moans
5. …. The Sky Is Breaking
6. New Europe
7. A Reptile, Cold Blood
8. Wednesday’s Rivals
9. Perseverance Works
10. America Is Its Only Friends
11. Pieces Go Missing
«….non ricominciare…non m’interessa!» «Ma dai, eppure tu e il garage rock nel 1970…» «Fottiti! Non mi frega niente della tua musica indie, o almeno…non ora!» «Ma questi qui sono fighi cavolo…assomigliano un pochetto anche ai White Stripes» «Come te lo devo dire?!? Non m’importa…e poi guarda che casino, c’è sangue dappertutto…avevi detto che la sapevi usare la cazzo di balestra!» «Si ma è di mio padre» «E allora?!?» «Allora che?» «Allora misà che sei proprio scemo…» «Cioè dai…credevo…insomma…diciamo che devo perfezionare alcune cose…» «La mira, come minimo…direi» «Dai, che t’importa?…alla fine è solo un gatto!» «Vaffanculo! E’ il gatto della vecchia del piano di sotto» «O dai, manco era il tuo di gatto…allora li metto su sti tizi così li senti un po’?» «Com’è che si chiamano?» «The Like Young. Sono in due, sono fratello e sorella e fanno casino» «Si si…ok…guarda che cazzo di storia però…la sedia IKEA da 39,99 euro preferita di mia cugina…tutta macchiata!!! Oddio mi viene da piangere…devo vomitare misà.» «Senti se non assomigliano ai gruppi surf rock elettrificati» «Si…carini dai…niente di più di un pop punk scemotto però…» «Ma lo sai che lui prima era una donna?» «Ah si?» «No scusa, quello è un altro gruppo…però io ce lo vedo lo stesso com…» «MA QUELLO SULLO SCHERMO DEL COMPUTER CHE COSA CAZZO E’ ?!?!» «Credo sia un pezzo polmone. Senti, ma tu ce li senti anche un po’ i Lit dentro?»
Cover Album Band Site
Last Secrets [ Polyvinil Records - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist:
The Kills, The White Stripes, Electric Soft Parade
Rating:
1. The Hell With This Whole Affair
2. For Money Or Love
3. Cold, Cold
4. Spell It Out
5. Some Closure
6. All The Wrong Reasons
7. Dead Eyes
8. Obviously Desperate
9. Writhe Like You Mean It
10. Something Fell Through
11. Almost Said Yes
12. Hard Stress, Soft Skin
13. Inner Fantasies

« Previous Page

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.