Mar 6 Giu 2006
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L’immaginario collettivo è una gran fregatura si sa. Tipo se io penso a Bristol non posso proprio fare a meno di immaginare cieli plumbei, decadenti edifici industriali rovesciati nel riflesso di pozzanghere nere, suoni elettronici dilatati, la voce cavernosa di Horace Andy dei Massive Attack e tutto il resto. Questo per dire che il fatto che una band di Bristol come i The Heads suoni come la versione più allucinata e acidamente psichedelica dei californiani Kyuss di fatto mi causa dei discreti problemi di dislocazione spaziotemporale. Ma siccome alla fine sempre dalle parti di certo Stoner siamo, tra riff martellanti e collosamente impastati che sembrano suonati dentro un barattolo di nutella, distorsori acidi fuzzati all’inverosimile capaci di tenere una plettrata per un minuto e mezzo, intrecci con tastiere elettroniche psichedelicamente degne dei migliori Hawkwind …ecco insomma galleggio stordito tra la tracklist di “Under The Stress Of a Headlong Dive” e improvvisamente i disturbi di dislocazione spazio temporale mi sembrano l’ultimo dei miei problemi. Dunque la faccenda grossomodo fù questa: i Kyuss, ovvero i progenitori dei Queens of The Stone Age per i distrattoni, da qualche parte nell’anno di grazia 1992 uscirono con questo micidiale impasto di ruvido suono grunge (una vera primizia per quei tempi diciamolo), una rispolverata e rallentata a certi storici riff dei Black Sabbath, il tutto generosamente innaffiato con una salutare dose di psichedelia dei migliori 70 e una bella manata dell’irruenza sfacciata e sboccata del punk. In effetti un discreto terremoto nel rock underground di quei giorni se si considera che ancora oggi, complice sicuramente il successo ad ampio raggio dei Queens of The Stone Age, certe sonorità Stoner ancora imperversano allegramente anche nel rock mainstream e sono a ben vedere arrivate anche a sconfinare in certo metallone Drone addirittura di avanguardia. E insomma come tutte le storie famose mentre Kyuss e Monster Magnet finivano sui libri di storia c’è sempre chi la mossa giusta l’aveva fatta più o meno al momento giusto, ma le congiunzioni astrali o forse in questo caso soprattutto la dislocazione geografica di cui si diceva all’inizio li hanno relegati, si fà per dire, a band di culto tra gli appassionati senza mai raggiungere la gloria dei grandi nomi. E in molti casi si sa, è molto meglio così. I The Heads si conoscono all’inizio degli anni ‘90 come vuole la tradizione di quei bei tempi in un negozietto di dischi di periferia e iniziano a suonare, come la tradizione vuole un po’ meno mi sa, nel classico garage ma di un tizio momentaneamente finito in prigione per non si sa bene cosa. Per la serie certe occasioni vanno prese al volo eh. Arrivano oggi con questo se non erro settimo album, dopo una numerosa serie imprecisabile di EP che sono stati storicamente il loro formato di pubblicazione prediletto, con una purezza di intenti rispetto ai loro esordi quasi commovente tanto da sconfinare nell’anacronistico a voler essere prospettici. Questa band inglese ha sempre avuto ben presente cosa è il senso della misura, altrimenti non si spiegherebbe come sistematicamente riescano a ignorarlo in qualsiasi forma, contesto e modo. Forse per questo i The Heads non hanno mai fatto un disco globalmente imperdibile, tendono inesorabilmente a strafare ma d’altra parte questa è musica per fare casino, molto, e senza troppe paranoie. Resta il fatto che l’entusiasmo e la delirante dedizione con cui i nostri portano avanti la loro fede nello rock più psichedelico è come minimo una bella notizia nell’era delle mode da cinque minuti. Da bravi outsider dopotutto non si sono mai veramente inseriti neppure nella scena Stoner fosse solo per la stretta parentela con certo space rock come quello dei già citati Hawkwind che è parte fondamentale della loro musica: geneticamente rintracciabile soprattutto nelle lunghe e completamente folli jam come “Stodgy” o “Creating In The Eternal Now Is Always Heavy”. Due brani acidamente psichedelici come poche cose al mondo e che da soli totalizzano qualcosa come 35 minuti di suonato. O di distorto delirio Space Rock fate un po’ voi. In ogni caso in bocca al lupo. E non fatevi scoraggiare dalla cacofonia della seconda metà di “Earth/Sun”. Lì erano solo impazziti.
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Giugno 6th, 2006 at 16:12
ebbravo JUST! Bella rece come al solito, però a me lo stoner mi crea proprio disturbi di digestione…non posso farci niente, anzi già tanto che l’ho sopportato in minime dosi nei wolfmother!
p.s.
non ti si vede la faccia nella foto…qualcosa da nascondere alla sbirraglia??? ;D
Giugno 6th, 2006 at 17:10
Cazzo Just, bella bella rece, grande esordio in scuderia, bella la descrizione dell’ immaginario collettivo con le industrie e relativi riflessi pozzangherosi. Gustosa! Anche io con lo stoner ci vado cauto. Vedrò. Intanto segnalo a tutti The Year Of !!!! Grande sorpresa Morr Music Records !!!!
Giugno 6th, 2006 at 18:31
Grazie stimati colleghi!
Eh beh lo stoner…non è roba da fischiettare mentre apri il portone di casa indubbiamente…
In verità Giov volevo dare un tocco mistico al personaggio!
e soprattutto cercavo di non far cadere la mia ranocchia dalla visiera mi sa…
Giugno 6th, 2006 at 20:47
Bene, torno dalla mai incursione gotica in quel di Praga e vi ci trovo just al suo esordio.Bene, sono felice, buona recensione,ma io già ticonosco.
Giugno 6th, 2006 at 20:51
ok, vai col dibattito:
Situazioni in cui è bello fischiettare lo stoner !!!
Io dico la mia:
E’ bello fischiettare lo stoner mentre apro il ciddì comperato al mercatino dell’ usato e scopro che dentro invece c’è “Roxette- GreatesTITS” (che mi guarda sorridendo). Bello, bello, fischiettare lo stoner mentro spezzo in due il ciddì!
Ossequi Just.
Giugno 6th, 2006 at 21:53
ma dai…non è mica una storia realmente accaduta?
Giugno 6th, 2006 at 22:54
E invece si, lo so, sono stato uno sprovveduto a non controllare prima!!!
Giugno 6th, 2006 at 22:59
Io credo che in certi momenti sia lecito anche fischiettare i Sunn O)))
Se non sapete chi sono sappiate che non è un caso: ci sono cose che un uomo sano di mente non dovrebbe mai conoscere.
E poi sono stati proibiti dal patto di Varsavia insieme alle armi batteriologiche.
Giugno 6th, 2006 at 23:12
I Sunno))) ormai sono leggenda anche qui a napoli, grazeie a me.Non che io li ascolti, perchè solo un malato di mente potrebbe farlo davvero, ma ogni tanto faccia ascoltare a qualche amico degli stralci del loro ultimo disco.Sono esperienze ai limiti dell’umano.
Giugno 6th, 2006 at 23:27
Slow Days dei The Year Of è un grande album….
Giugno 7th, 2006 at 11:08
ahahahahahahah fantastico!!! W i Roxette!!!!!!
Giugno 7th, 2006 at 12:08
Grande Helmut, è un grandissimo disco, ne parlavo proprio per e-mail con Astar, un classico Morr Music.
Una volta all’ asilo sono andato di nascosto nel bagno e ho MANGIATO i dentifrici alla fragola dei miei compagni e la maestra per punizione mi ha fatto ascotare i Sunn O))) (3 ore di fila).
Ora capite perchè reputo Ariel Pink un mezzo fenomeno????
Ciap
Giugno 7th, 2006 at 16:10
azz!..diavolo di un Fran!!! e io che credevo che solo Chuck Norris potesse ascoltare i Sunn O))) per più di due ore…
Giugno 7th, 2006 at 19:03
uan volta i Sunn O))) facevano cover dei Beatles, poi chuck norris ha fatto visita ai loro studi di registrazione , il risultato è nelle orecchie di tutti.