Gio 15 Giu 2006
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THE CHARLATANS suoneranno al FREQUENCY FESTIVAL 2008 Madchester, l’hacienda, gli abiti baggy, quelli sì che erano bei tempi! Purtroppo è durato poco, anche e soprattutto per demerito dei protagonisti di quell’epoca ci siamo velocemente ritrovati a ricordare quei primi entusiasmanti anni ’90 come periodo embrionale del più chiacchierato brit-pop. Gli Stone Roses si sciolsero quasi subito, gli Happy Mondays impasticcati come erano non sarebbero comunque durati più di un paio di decenti album, James, Inspiral Carpets, Carter USM così famosi da poter tenere in piedi un intero movimento da soli non lo sono mai stati. Ritrovare quindi oggi, anno di grazia 2006 (sono passati quasi 20 primavere !!!), i Charlatans ancora in grande forma suscita nei confronti di Tim Burgess e soci rispetto e profonda ammirazione. Non è da tutti passare indenni più di un genere musicale, rimanere sulla cresta dell’onda sempre e solo grazie alle proprie canzoni e mai per squallide operazioni, spesso pianificate ad arte, quali scioglimenti, reunion, progetti paralleli. Mai sconvolgente, per nulla rivoluzionaria, lontana anni luce da rimanere impressa nella memoria storica, la musica di questo gruppo realizza semplicemente le aspettative che genera, ovvero essere una volta ancora sincero ed appassionato manifesto di un sound che proprio i Charlatans hanno pesantemente contribuito a diffondere. Così è anche per “Simpatico”, album numero dodici, ennesimo concentrato di alternative rock dance-floor oriented, lavoro che finisce per colpire nel segno assecondando i gusti di quanti, al di là di un passione specifica nei confronti del quintetto di Manchester, ripongono nel rock inglese degli ultimi decenni gran parte delle loro attenzioni. Per gli ‘adepti’ di vecchia data, viceversa non sarà difficile ritrovare con immenso piacere certe intromissioni di tastiere (“Blackened Blue Eyes”, “Muddy Ground”), diventate famigerato tormentone fin dalla storica “The Only One I Know”, scoprendo al tempo stesso un’improvvisa infatuazione per ritmiche reggae (“City Of The Dead”, “Road To Paradise”). In tempi di musica ‘fast-food’, dove band vengono allestite e smontate con la stessa velocità delle bancarella a Porta Portese la domenica mattina, abbiamo un dannato bisogno di gente come i The Charlatans, di gruppi che salvano il rock ormai non se ne vedono più ma anche quelli in grado di suonarlo bene e farlo così a lungo non sono certo all’ordine del giorno.
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Giugno 16th, 2006 at 14:38
very intersting!…certe sonorità sono state inopinabilmente abusate nel decennio recente ma fà sempre piacere ritrovare le origini.
Giugno 16th, 2006 at 15:04
Niente male l’ mp3… sono molto meno critico con i raggazzini (che furono) british che esordirono a cavallo tra i 90 e gli 80. Mi lasciano molto più perplesso gli strascichi, a volte discutibili, che fecero seguito al binomio Blur-Oasis. A proposito, chi vinse alla fine ???? La butto lì ….
Io dico Blur …
Giugno 16th, 2006 at 15:30
Fa piacere eccome ritrovare i Charlatans in tale stato di grazia.
Giugno 16th, 2006 at 21:37
Blur anche per me mi sa.
Giugno 17th, 2006 at 17:42
Blur senza ombra di dubbio
Giugno 18th, 2006 at 00:49
Per me il vincitore non c’è. Apprezzo entrambi alla stessa maniera. Per questi Charlatans, mi sto procurando questo atteso ritorno. Ricordo How High con grande piacere, spero che questo disco sia su quell’onda…:)
Giugno 24th, 2006 at 09:20
Caro Axel, ho sempre amato la scena di Madchester e con essa i Charlies. Certo che la caduta di stile del Reggae proprio non ci voleva… Avessero fatto un bel disco tirato tipo “how high” o “one to another” mi sarei divertito di più.
Giugno 29th, 2006 at 23:23
Disco che mi piace. Ha ragione Rivo, un disco sull’inda di How High sarebbe stato una figata. Però City Of The Dead comincio a fischiettarla parecchio, il che significa che ormai mi è entrata in testa…;) Non sopporto il reggae, però la song appena citata mi piace abbastanza. Molto bella anche Blackened Blue Eyes.
Settembre 8th, 2006 at 18:53
Sono volato ad Edinburgo per vedere ed ascoltare gli amati Charlatans dal vivo.
Un’esplosione di energia, di passione, di forza da un gruppo che ha pochi eguali nella scena “pop” britannica.
2 ore e 10 minuti del meglio della loro lunga e “tormentata” carriera.