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All’insegna della migliore tradizione melodica britannica degli ultimi anni questo debutto dei Morning Runner. Il gruppo di stanza a Reading, cittadina distante qualche decina di miglia da Londra, nota ai più indie per ospitare annualmente uno straordinario festival, e ai più dandy per aver ispirato ad Oscar Wilde La ballata del carcere di R., scritta in seguito ad un periodo di detenzione nel carcere cittadino, arriva a quest’appuntamento forte dei tour di supporto agli U2(!) e ai Bloc Party, nonché dei ripetuti attestati di stima di Chris Martin. I Corridori Mattutini ringraziano e ripagano la fiducia ripostagli con un album che, seppur non proponga nulla di significativamente trascendentale, dà prova di come si possa fare della buona musica popular, godibile, piacevole e di facile presa, partendo dalla semplice ed onesta passione di un gruppo di ragazzi di provincia. Niente proclami quindi, né dimostrazioni di arroganze fuori luogo in questo Wilderness Is Paradise Now, ma “solo” tante ottime melodie dal sapore agrodolce. Coldplay, Keane, Embrace, The Veils, Starsailor ed un pizzico di Echo & The Bunnymen come il Chris Martin prima maniera insegna: è questa la linfa vitale degli 11 brani dell’album, che spaziano da toccanti e malinconiche ballate pianoforte \ voce ( Buning Benches, la splendida Hold Your Breath e Oceans ), a scanzonate fotografie in salsa pop\rock ( l’incedere sincopato di Gone Up In Flames, ma anche il delizioso singolo The Great Escape ), fino ad episodi che strizzano l’occhio alla wave più raggiante ( Have A Good Time, forse insieme la già citata Hold Your Breath il pezzo più convincente dell’intero lotto ). Il tutto reso poi inconfondibile dalla scintillante voce del frontman Matthew Greener. Non è qui che và cercato il futuro della musica, sia chiaro, però a volte ciò che si chiede ad un album non è cambiarti la vita o farti gridare al miracolo, ma solo tenerti compagnia per un pò del tuo tempo, magari quando sei in macchina in mezzo al traffico nell’ora di punta o quando ti godi i primi timidi soli primaverili sdraiato sull’erba di un parco cittadino. In questi casi un album come Wilderness Is A Paradise Now potrebbe essere quello che fa per voi.
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Giugno 2006
Monthly Archive
Ven 2 Giu 2006
Gio 1 Giu 2006
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Jeffrey Lewis, ventisettenne sfortunato disegnatore di fumetti e cantautore del giro Antifolk newyorchese, ingaggia il fratello per realizzare il terzo lavoro della sua sconosciuta carriera. La scaletta alterna sgangherati garage-punk, profumati di psichedelia elettrica e bassa fedeltà spesso troppo datati per non causare qualche fastidio, con più interessanti ballate fatte di semplici, quanto riusciti, giretti di acustica e poco altro ad accompagnare un profluvio di parole in caduta libera con lo stile di un rodato crooner ed il tono di chi sembra sapere che il suo disco non venderà molte copie. Per scrivere fumetti occorre avere voglia di raccontare e da questo punto di vista Jeffrey non si (ci) risparmia nulla: storie di incertezza sul futuro professionale e sentimentale, attacchi d’ansia per il tempo irrimediabilmente perso, angoscia per l’abbandono di luoghi in cui si è vissuti, dialoghi con Will Oldham sulla ricetta per diventare un’indie rock star. Sarà per affinità di esperienze ma è veramente difficile trovare antipatico Jeffrey e non farsi avvolgere o toccare anche solo per il tempo di una o due canzoni da tanta imbarazzante ed impacciata intimità. La sua musica è tutt’altro che necessaria ma vale la pena di conoscere il personaggio e volergli bene.
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