REGINA SPEKTOR
Begin To Hope
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Quelle di Regina Spektor sono le storie che i libri non riportano; che la Bibbia non menziona, nemmeno una volta. Sono storie da street-mart, che si ascoltano per le strade di New York, fermandosi in qualche fumoso bar del Bronx; o alla fermata dell’autobus o seduti in metropolitana; oppure nel soggiorno di qualche amico, davanti ad una tazza di long black coffee; e rimembrano vecchie ferite, che ancora fanno male; e quel campo in cui si giocava da ragazzi, dove ora sorge un supermercato.
Sono sogni di balene, orche e gufi, stipati nelle stanze polverose di vecchi hotel che puzzano di fumo; dove i pusher e le prostitute la fanno da padroni; e ci sono i letti che vibrano e le Bibbie nei cassetti dei comodini. Per raccontarle senza annoiare, sono necessari l’epica del coraggio e l’eccentricità di certo cantautorato, ingredienti entrambi di cui l’artista russo-americana, in questo terzo album che segna il suo passaggio ad una major, sembra ben fornita – senza per questo che la sua voce perda in sensualità. A volte i suoi umori richiamano i ghiacci di Bjork ed Emiliana Torrini (“Après Moi” e “20 Years Of Snow”); altre il beat degli Psapp (“On The Radio”); altre ancora le atmosfere jazzy di Norah Jones (“Field Below” e “Lady”); c’è perfino un passaggio per i ritmi più ruvidi dei Juliette and the Licks (“That Time”).
In definitiva, come concedersi una lunga passeggiata per le strade della Grande Mela, assaporandone i profumi e gustandone i suoni. Ma l’atmosfera da New York cafè di Begin To Hope potrebbe ingannare; o quantomeno lasciare interdetti – inizialmente – i puristi dell’indie.
2. Better
3. Samson
4. On The Radio
5. Field Below
6. Hotel Song
7. Apres Moi
8. 20 Years Of Snow
9. That Time
10. Edit
11. Lady
12. Summer In The City
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28 luglio 2006 @ 17:17
Figura indubbiamente mitologica quella della Spektor! Tra l’altro direi che rispetto a certi squilibri degli esordi in questo ultimo lavoro ha raggiunto una bella maturità compositiva.
28 luglio 2006 @ 18:24
Sì, concordo: anche se – confesso – non mi fa impazzire più di tanto. Mi ispira di più una Emiliana Torrini, piuttosto e anzichenò…
28 luglio 2006 @ 20:33
Figo, l’ho fatto scoprire ad un paio di amici e se ne sono innamorati.
28 luglio 2006 @ 23:01
non so perchè ho letto la review convinto che si parlasse di Ronnie Spector…
29 luglio 2006 @ 07:35
…i was here…
…i don’t like “spektors” in general…
29 luglio 2006 @ 09:30
Ma, le Pi(p)pettes???
PS Helmut: le hai ricevute le domande sui Non voglio Che Clara?
29 luglio 2006 @ 12:15
No, assolutamente…mandamele all’indirizzo antologiasurrealisra@libero.it..
2 gennaio 2007 @ 12:36
[...] “BEGIN TO HOPE” review on INDIE FOR BUNNIES [...]
4 gennaio 2007 @ 13:10
penso che la spektor sia una delle cantautrici più valide!!!!!!!!!!!!!!!!!
17 gennaio 2007 @ 17:47
[...] “DESTROYER’S RUBIES” review on INDIE FOR BUNNIES [...]