Ven 28 Lug 2006
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Quelle di Regina Spektor sono le storie che i libri non riportano; che la Bibbia non menziona, nemmeno una volta. Sono storie da street-mart, che si ascoltano per le strade di New York, fermandosi in qualche fumoso bar del Bronx; o alla fermata dell’autobus o seduti in metropolitana; oppure nel soggiorno di qualche amico, davanti ad una tazza di long black coffee; e rimembrano vecchie ferite, che ancora fanno male; e quel campo in cui si giocava da ragazzi, dove ora sorge un supermercato. Sono sogni di balene, orche e gufi, stipati nelle stanze polverose di vecchi hotel che puzzano di fumo; dove i pusher e le prostitute la fanno da padroni; e ci sono i letti che vibrano e le Bibbie nei cassetti dei comodini. Per raccontarle senza annoiare, sono necessari l’epica del coraggio e l’eccentricità di certo cantautorato, ingredienti entrambi di cui l’artista russo-americana, in questo terzo album che segna il suo passaggio ad una major, sembra ben fornita - senza per questo che la sua voce perda in sensualità. A volte i suoi umori richiamano i ghiacci di Bjorn ed Emiliana Torrini (”Après moi” e “20 Years of snow”); altre il beat degli Psapp (”On the radio”); altre ancora le atmosfere jazzy di Norah Jones (”Field below” e “Lady”); c’è perfino un passaggio per i ritmi più ruvidi dei Juliette and the Licks (”That time”). In definitiva, come concedersi una lunga passeggiata per le strade della Grande Mela, assaporandone i profumi e gustandone i suoni. Ma l’atmosfera da New York cafè di Begin To Hope potrebbe ingannare; o quantomeno lasciare interdetti - inizialmente - i puristi dell’indie.
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Luglio 28th, 2006 at 17:17
Figura indubbiamente mitologica quella della Spektor! Tra l’altro direi che rispetto a certi squilibri degli esordi in questo ultimo lavoro ha raggiunto una bella maturità compositiva.
Luglio 28th, 2006 at 18:24
Sì, concordo: anche se - confesso - non mi fa impazzire più di tanto. Mi ispira di più una Emiliana Torrini, piuttosto e anzichenò…
Luglio 28th, 2006 at 20:33
Figo, l’ho fatto scoprire ad un paio di amici e se ne sono innamorati.
Luglio 28th, 2006 at 23:01
non so perchè ho letto la review convinto che si parlasse di Ronnie Spector…
Luglio 29th, 2006 at 07:35
…i was here…
…i don’t like “spektors” in general…
Luglio 29th, 2006 at 09:30
Ma, le Pi(p)pettes???
PS Helmut: le hai ricevute le domande sui Non voglio Che Clara?
Luglio 29th, 2006 at 12:15
No, assolutamente…mandamele all’indirizzo antologiasurrealisra@libero.it..
Gennaio 2nd, 2007 at 12:36
[…] “BEGIN TO HOPE” review on INDIE FOR BUNNIES […]
Gennaio 4th, 2007 at 13:10
penso che la spektor sia una delle cantautrici più valide!!!!!!!!!!!!!!!!!
Gennaio 17th, 2007 at 17:47
[…] “DESTROYER’S RUBIES” review on INDIE FOR BUNNIES […]