Agosto 2006


E’ vero che l’amore è cieco, in tutti i sensi. Per chi quando sboccia non lo fa necessariamente al chiaro di luna davanti al mare, al tramonto su una spiaggia o in una giornata di sole di primavera. Più probabilmente lo fa in una giornata qualsiasi, in un bar di periferia, su una strada secondaria, in un aeroporto, proprio come accade in queste dodici canzoni del duo Brett e Rennie Sparks, marito e moglie arrivati al settimo disco con questi Handsome Family. Di amore ci si ammala, o si guarisce dai propri mali interiori, per cui ben vengano i personaggi trasversali che popolano le storie raccontate in questo ”Last Days Of Wonder”, visionarie, fragili ed emotive, specchio delle debolezze umane di fronte ai sentimenti. E il modo in cui ci vengono raccontate h classico, antico: tipico country-folk di frontiera, elegante, raffinato, assolutamente fuori tempo eppure molto credibile. Perchi certi suoni e certe sfumature sono proprio come i sentimenti, se non eterni, sempre uguali a se stessi da qualsiasi angolatura li si voglia considerare. E quindi o si h dentro o si h fuori da questo disco, prendere o lasciare, non ch molto da immaginare e nulla di cui essere sorpresi. Per cui, se vi piacciono i mobili in legno scricchiolanti, sentimenti ricoperti di polvere e i ricordi nascosti in soffitta, accostatevi senza timore alcuno ad un lavoro dannatamente sincero come pochi. In caso contrario, lasciatevelo pure sfuggire, anche se un giorno di queste piccole storie di anime malate e bagnate damore potreste averne bisogno. Non dimenticatevene.
Cover Album
Band Site
Last Days Of Wonder [ Carrot Top Records - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Hank Williams, Johnny Cash, The Byrds
Rating:
1. Your Great Journey
2. Tesla’s Hotel Room
3. These Golden Jewels
4. After We Shot The Grizzly
5. Flapping Your Broken Wings
6. Beautiful William
7. All The Time In Airports
8. White Lights
9. Bowling Alley Bar
10. Hunter Green
11. Our Blue Sky
12. Somewhere Else To Be
“They’re too good to stay in the art-rock ghetto, too self-aware to be straightforwardly ‘cool’, too distinctive to be comfortably mainstream yet catchier than most of the pop out there, loud and soulful, complex and rocking… we could go on. Just one thing is for sure - they’re a much needed addition to any self-respecting record collection.”
Probabilmente non ci sono parole più adatte per definire una delle band più entusiasmanti dell’attuale scena alternative-rock statunitense.
Direttamente da Brooklyn, i TV On The Radio, a poche settimana dal loro atteso ritorno sulle scene (“Return To Cookie Mountain” è atteso per il 12 Settembre) calano in Italia per tre concerti che si preannunciano indimenticabili.
Milano, Roma ed infine Bologna si preparano per la rappresentazione dal vivo della formula di pop-moderno rivisitata e corretta da Dave Sitek (già produttore di Liars e Yeah Yeah Yeahs), Kyp Malone e Tunde Adebinmpe.
Dicono della loro musica “A volte partiamo dal chaos e dalla sperimentazione, ma cerchiamo anche i beat e la melodia che riesca a tenere insieme il tutto” , ribadiamo noi “…le loro canzoni sono un unico corpo rovente pronto a mostrarsi al mondo in tutta la sua visionaria ed apocalittica bellezza” (Astar Goodman dalla recensione apparsa su indiefordummies), per farla breve perderli in concerto potrebbe rappresentare il vostro più grande “rimpianto-indie”.
Per far sì che questo non accada IndieForDummies accorre in vostro aiuto. Con il presente contest diamo in regalo 2 biglietti per ogni data in programma nel tour italiano dei TV On The Radio.
Come fare per vincerli ?
Semplice…lasciate un qualsiasi commento a questo Post-Contest, noi ci limiteremo a sorteggiare i 6 fortunati.
Niente domande trabocchetto, niente questionari stile “Chi vuol essere Indie-Rocker”, commentate con la prima cosa che vi passa per la mente, vi chiediamo solo di indicare il vostro indirizzo mail e la data alla quale vi piacerebbe partecipare completamente a sbafo!
I vincitori verranno ricontattati via posta elettronica da noi perfetti Indie-Dummies !

…dimenticavo il CONTEST SCADE GIOVEDI’ 31 AGOSTO ALLE ORE 14:00 !!!
Date:
01 Settembre - Milano - Rolling Stone
02 Settembre - Roma - Circolo Degli Artisti
03 Settembre - Bologna - Estragon
powered by Indipendente
Mp3:
Staring At The Sun (Live @ Gate City Noise)
Young Liars(Live @ Gate City Noise)
Qualcosa si muove, nell’acqua e nell’aria: il vento è la prima cosa di cui noto il cambiamento; poi è l’acqua a cambiare: non ha più la stessa,serena, immobilità delle onde, su cui si posava leggero lo shearwater - una nuvola nera si è fermata su di essa. Vorrei che tutto questo non accadesse: come sarebbe bello se adesso cominciasse a nevicare; come sarebbe bello, anche se non è ancora venuto Natale. Ma invece del sole, invece della luna, c’è una luce terribile, accecante. Questa notte non è tempo per mettersi in viaggio; questa notte si rincorrono strane voci - è come se il mio cuore fosse stato rimosso. Sulle acque sta sospesa una dama (sei tu, Nico?) che recita un’amara preghiera. Ho salutato il mio amico e compagno Will ed ho imboccato il sentiero delle ombre e dei lamenti, per cercare l’albero della vita, Palo Santo, la pianta dai fiori azzurri. Nel cammino ho incontrato l’eco dei primi Radiohead (”La Dame Et Licorne”, “White Waves” e “Palo Santo”), la rabbia punk-folk dei Two Gallants (”Red Sea, Black Sea” e “Hail, Mary”), le marce funebri dei Beirut (”Johnny Viola”).
Mi manca il tempo per riposare - tutto questo non ha fatto altro che portarmi inquietudine: nelle mie orecchie rimbomba un suono frantumato e stanco, oscuro e disturbante; e anche il canto più melodioso mi sembra un frastuono metallico senza senso.
Cover Album
Band Site
Palo Santo [ Misra - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Okkervil River, Two Gallants, Beirut
Rating:
1. La Dame Et La Licorne
2. Red Sea, Black Sea
3. White Waves
4. Palo Santo
5. Seventy-Four, Seventy-Five
6. Nobody
7. Sing, Little Birdie
8. Johnny Viola
9. Failed Queen
10. Hail, Mary
11. Going Is Song
For Those Who Know Discography: For Those Who Know [EP](2005)
The Black Angels Discography: The Black Angels [EP] (Light In The Attic Records - 2005), Passover (Light In The Attic Records - 2006),
Oh No! Oh My! Discography: Oh No! Oh My! (2006)
South By Southwest, meglio conosciuto come SXSW, ovvero uno dei più grandi festival indie dei nostri tempi. Per quattro giorni, solitamente a Marzo, Austin, Texas diventa tappa imperdibile per tutti gli amanti di musica indipendente, ogni piazza, locale o bar della cittadina per ore e per tutta la durata del giorno ospita gruppi provenienti da tutto il mondo.
Regola fondamentale : “ nessuna restrizione di generi, influenze, sonorità”.
Ecco quindi presto spiegato come mai questa cittadina americana, immersa nel profondo sud statunitense e nei decenni passati autentica roccaforte country-blues, sia stata teatro, nel recente passato, di un invidiabile generazione di giovani indie-rocker.
Sono di Austin, tanto per citarne alcuni, gli American Analog Set, The Sword, gli ottimi I Love You But I’ve Chosen The Darkness, e tutt’ora la scena sembra più feconda che mai.
Ancora lontani dall’etichetta di “the next-big thing” i For Those Who Know sono a mio modesto avviso una delle realtà più interessanti provenienti dalla località texana.
Prova più che lampante è l’omonimo EP realizzato nell’ottobre dello scorso anno e colpevolmente passato inosservato agli addetti ai lavori. Queste splendide sette tracce dalle atmosfere malinconiche e al tempo stesso romantiche sono una sublime summa di shoegaze e new wave. My Bloody Valentine e Slowdive come Joy Division e New Order vengono a più riprese citati in composizioni rese affascinanti dalla perfetta simbiosi di voci sospirate (Stephen Hablinski ricorda Thom Yorke) e dilatazioni chitarristiche (per certi versi continua a fare scuola il post-rock più incisivo di Explosions In The Sky e GYBE!).
Diventa a questo punto d’obbligo almeno tastare il polso del quartetto, scaricando gratuitamente dal loro sito ufficiale l’intero EP, in attesa che le buone impressioni fino ad ora suscitate vengano al più presto tradotte in un mirabile album d’esordio.
Ben più affermati sulla scena cittadina e più vicini a sonorità di americana memoria, i Black Angels si dichiarano fieri esponenti del genere “Drone & Roll”. Una forte componente psichedelica unita ad altrettanto evidente influenza rock di chiara discendenza Velvet Underground inserisce di diritto i cinque (3 ragazzi 2 ragazze) nella schiera dei giovani musicisti dalle “inclinazioni chimiche” , leggasi Dead Meadow, Warlocks, Brian Jonestown Massacre, BRMC.
“Passover” realizzato per la Light In The Attic Records, fino ad ora etichetta dedita soprattutto ad elettronica e tribute-album, è un eccellente raccolta di cavalcate acide da consumarsi alla luce del falò in una “scampagnata” nel cuore del deserto texano, sostanze più o meno legali e spiriti di vecchi capi indiani sono ben accetti.
Più decisamente adatti a giornate di sole e road-trip in direzione mare (ok…da Austin all’oceano troppa strada bisogna percorrere….) sono gli Oh No! Oh My!.
Il loro self-titled di debutto (autoprodotto con l’aiuto dell’amico Ryland Bouchard aka “The Robot Ate Me”) non supera i trenta minuti, ma è capace di rendere più che lieto questo pur ristretto lasso di tempo.
“Walk In The Park”, “Jane Is Fat”, “I Have No Sister”, “Party Punch” sono deliziose composizioni di indie-pop, leggere come parentesi di Shins e Maritime e a volte al limite del demenziale come The Boy Least Likely To, mentre dal nulla la timida “Oh Be One” alza i toni malinconici avvicinandosi ad atmosfere acustiche rese indimenticabili da autentici pesi-massimi indie quali Bright Eyes e Page France.
Sul sito ufficiale del SXSW già si parla dell’edizione 2007, il consiglio, per chi volesse conciliare viaggi e musica, è ovviamente quello di cominciare a fare un pensierino ad una trasferta oltre oceano, Austin, oggi come non mai, è una delle capitali mondiali dell’indie-rock.
Link:
For Those Who Know Official Site
The Black Angels Official Site
Oh No! Oh My! Official Site
Mp3:
For Those Who Know - Competition (from the EP “For Those Who Know”)
For Those Who Know - Hello(from the EP “For Those Who Know”)
For Those Who Know - Grow Old Together & Die (from the EP “For Those Who Know”)
The Black Angels - The First Vietnamese War(from the album “Passover”)
Oh No! Oh My! - The Party Punch (from the album “Oh No! Oh My!”)
Oh No! Oh My! - Oh Be One (from the album “Oh No! Oh My!”)
Oh No! Oh My! - Pirate’s Anthem (from the album “Oh No! Oh My!”)
Rumoroso, granitico, imponente .
Francamente non trovo altri aggettivi per definire il ritorno sulle scene dei Comets On Fire. Più ascolto le sette tracce contenute in Avatar e più mi vengono in mente maestosi obelischi egizi. Innalzati fino a toccare il cielo questi mostri di pietra sono tutt’ora, in epoca di architetture avveniristiche, opere gigantesche e al tempo stesso massima espressione di assoluta devozione per le divinità dell’epoca.
Penso quindi ad Ethan Miller e soci mossi dallo stesso intento di quelle antiche popolazioni : realizzare qualcosa di mastodontico così che l’ omaggio per mitiche figure di riferimento che ne hanno forgiato il percorso musicale fosse indiscutibilmente sotto gli occhi di tutti. Il dio da venerare e onorare è essenzialmente quello del rock seventies, l’opera realizzata in intensi mesi di studio è appunto Avatar.
Per questi ragazzi di Santa Cruz, non deve essere stato difficile dare fondo alle proprie reminiscenze giovanili, recuperare ascolti ed influenze che ne hanno colorato i primi passi verso una ferrea consapevolezza rock.
Black Sabbath, Grateful Dead, Deep Purple rivivono in lunghe cavalcate rock-blues intrise d’acido, autentici mantra lisergici capaci di colpire anche gli ascoltatori dell’ultima generazione, pubblico che quegli anni li ha vissuti solo per sentito dire e che mostra poca propensione ad allontanarsi da certi suoni indie-melodici.
Nell’appassionato ricerca e recupero di determinate sonorità è facile imbattersi in percorsi non poi così distanti dalla strada madre.
Non stupisca quindi se i Comets On Fire immersi nel loro mistico deja-vù acido, finiscano per distendere sul tavolo una rosa di influenze ben più vasta.
Lo stoner più aggressivo, il progressive di scuola Fripp, ed un paio di ballate visionarie (“Lucifer’s Memory” e la conclusiva “Hatched Upon The Age” pagano forte dazio a Procol Horum e Pink Floyd), sono elementi del quale è difficile non accorgersi.
Nei pressi di Santa Cruz le comunità hippie esistevano trent’anni fa, sicuramente c’erano anche quando i Comets On Fire giovincelli si facevano le prime canne e probabilmente resistono ancora oggi. Questo non può che consolarmi, dopo tutto esiste qualcuno che ascoltando Avatar non considererà perfette idiozie gli accostamenti iniziali tra questa musica trascinante e obelischi, cultura egizia e divagazioni di carattere architettonico.
Cover Album
Band Site
Avatar [ Sub Pop - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Quicksilver Messenger Service, Procol Harum, Grateful Dead
Rating:
1. Dogwood Rust
2. Jaybird
3. Lucifer’s Memory
4. The Swallow’s Eye
5. Holy Teeth
6. Sour Smoke
7. Hatched Upon Tthe Age
Kula Shaker Discography: K (Columbia - 1996), Summer Sun [EP] (Columbia - 1997), Peasant, Pigs & Astronauts (Columbia - 1999), Kollected: Best Of Kula Shaker (Columbia - 2003), The revenge Of The King [EP] (2006)
Macaca Mulatta Discography: -
The Young Knives Discography: …Are Dead [EP] (Star Harbour - 2003), Rollerskater [EP] (Star Harbour - 2003), Voices Of Animals & Men (WEA - 2006)
Vi manca terribilmente il Brit-Pop ? Comprate settimanalmente NME sperando che uno dei gruppi dell’epoca squarci il silenzio oramai decennale, dando alle stampe anche semplicemente un singolo ? La malinconia vi assale ad ogni (diciamo con una media di una volta al mese) specialone su Oasis, Blur e compagnia bella, targato MTV ?
Non disperate, se si sono riformati i Kula Shaker, una piccola speranza di rivedere all’opera buona parte delle band dell’epoca, ancora esiste.
Apparsi sulle scene con K, da molti (me compreso) considerato uno dei migliori lavori del periodo brit-pop, e scomparsi in seguito a “Peasant, Pigs & Astronauts” , di gran lunga inferiore al precedente, i Kula Shaker lasciarono il segno soprattutto per la capacità di andare ben oltre il semplice compitino di “beatlesiana scuola”. Il sound, grazie al quale Mills e soci vengono ricordati, concilia a meraviglia influenze di musica orientale ed una forte passione per il british-rock degli anni ’70 (Led Zeppelin e Deep Purple su tutti), il tutto confezionato con un’ innata capacità melodica.
Finita la prima esperienza causa immancabili dissidi interni, Crispian Mills, autentica mente della band, tentò l’avventura con i Jeevas, dei quali in realtà ben pochi hanno memoria.
Il 2006 segna quindi la reunion del gruppo (all’appello manca il solo Jay Darlington) ed un EP prima distribuito solo tramite web e poi realizzato su vinile.
L’ascolto delle quattro tracce di “The Revenge Of The King” ci mostra ancora lontane anni luce le intuizioni di quel piccolo gioiello che fu K, insiste su un rock elettrico in bilico tra melodia ed accenni psichedelici, anche se francamente di influenze orientali, autentico marchio di fabbrica dei primi Kula, ed impennate degne di note, non se ne vede nemmeno l’ombra.
Chi non ci pensa assolutamente a tornare sui propri passi è Chris Chincilla. Abbandonanti gli Art Brut (di cui era lead-guitar) proprio quando questi stavano raccogliendo i frutti dell’ottimo “Bang Bang Rock & Roll”, dopo una piccola esperienza come blogger, si ripresenta ora dietro il nome Macaca Mulatta.
Chiamati a raccolta Jim Rhesus (basso) e Arran J Lovechild (batteria), disoccupati dopo la fine dei Rhesus, i tre londinesi ripartono dall’ insegnamento di Jam e Clash, finendo per arrangiare un sound che di certo farà la felicità di tutte le giovani “scimmie artiche”. Al momento abbiamo solo a disposizioni una manciata di canzoni versione demo, quanto basta per inserire i Mulatta nelle lista delle band da tenere sotto attenta osservazione.
Dopo una serie di singoli fulminati e video a dir poco spassosi (consigliato un salto su youtube.com) avevo invece da tempo perso le tracce dei The Young Knives. Con sommo piacere scopro quindi che il debutto sulla lunga distanza di questo terzetto di Oxford è previsto per la fine di agosto.
“Voices Of Animals And Men” arriva dopo una lunga serie di fortunati EP e Singles, nel momento in cui anche lo stesso NME sembra essersi scordato del trio. Eppure le 6 tracce targate 2003 (l’Ep si chiamava “… Are Dead”) aveva fatto gridare al miracolo la bibbia del rock inglese.
Alle prese con i “The Young Knives” il pensiero corre ai Blur di “Parklife” e “There’s No Other Way” e soprattutto ai Supergrass di “I Should Coco”, dopo la recente ondata di imperturbabili giovani rockers, si respira il ritorno di certo rock britannico non solo dotato di notevole ironia ma anche capace di non prendersi totalmente sul serio. Tra le influenze della band, oltre che una dose massiccia di melodico english punk-rock, non sarà difficile cogliere più di un ripetuto ascolto di Pixies e primi Pavement.
Link:
Kula Shaker’s Official Site
Macaca Mulatta’s Official Site
The Young Knives Official Site
Mp3:
Kula Shaker - Hush (Deep Purple Cover)
Kula Shaker - Ballad Of A Thin Man (Bob Dylan Cover - live version)
Kula Shaker - Revenge Of The King (from the EP “Revenge Of The King”)
Macaca Mulatta - Defeated (Demo Version)
Macaca Mulatta - Dancing On A Weeknight (Demo Version)
Macaca Mulatta - Change (Demo Version)
Macaca Mulatta - Welcome To The Real World (Demo Version)
The Young Knives - Here Comes The Rumour Mill (from the album “Voices Of Animals & Men”)
The Young Knives - Two Places (from the single “She’s Attracted To”)
Vorrei dedicare questo pezzo di scrittura implosiva (oltre che al mio amico Thom Yorke) a quel ragazzotto che un giorno mentre lavoravamo insieme discutendo di musica mi disse “Secondo me gli Aerosmith ròmpon’i'cul’a tutt’!”.
“Come con una cannuccia mi bevi l’anima” scriveva Anna in Russia e io già m’immaginavo infilzato all’altezza dello sterno da un grosso tubo alla cui estremità due labbra succhiavano con gusto. “Lo straniamento è la chiave di molte cose in letteratura” mi insegnavano, con il solo risultato che il più delle volte a stranirsi ero io: mi rifugiavo, per lo più, dentro la musica perforante di qualche indie band sconosciuta e arrabbiata con l’universo. Potevano benissimo essere i Cosmetic. Poteva benissimo essere questo album. Non è un uscita recente ma mi piaceva l’idea di recuperare qualche emozione di questa buona produzione indipendente per preparare il terreno ad un terzo album che tra poco vedrà la luce. Atmosfere romantiche, ipnotiche, alternate a un muro ruvido di rabbia che sembra provenire direttamente da Seattle. La soffice realtà scomposta per ricucire insieme tutti i pezzi dell’amore (Phon) o la semplice acquisizione delle immagini del quotidiano raccontate in modo veloce e distorto (Oggi nevica). Distorsione, pianto, contusione. Dolcezza, rimpianto, evoluzione. I Cosmetic se vogliono sanno graffiare. Buon segno. “Un filo di voce sottile e incapace” ma ben consapevole di covare ancora troppa rabbia per smettere di corrodere.
Cover Album
Band Site
‘3′ demo [ Il Pastranomifastrano Dischi - 2003 ]
Similar Artist: Verdena, My Vitriol, Pixies
Rating:
1. Diciassette
2. Oggi Nevica
3. Arda Poi Cri
4. L’Odore Dei Fiori
5. Phon
6. Il Mio Compleanno
Questa è una band giovane - Sacha Lucashenko e Martin B. Sleeman nascono a Melbourne, ma presto si trasferiscono a Sidney, dove incontrano Anton Jakovljevic, Scott Von Ryper e Aimee Nash, con cui formano l’attuale line-up dei Morning After Girls.
Psichedelia come stile di vita e attitudine di totale menefreghismo verso i problemi della società (quando tutti - e dico tutti - si sentono in dovere di fare canzoni anti-Bush) sono i tratti salienti del quintetto, che suona come se i Led Zeppelin si fossero formati ieri, su una spiaggia di Melbourne. Andategli a spiegare che la marijuana e la poligamia sono illegali; che i capelli in quel modo non vanno più di moda; che dagli Anni Settanta ad oggi, qualcuno è morto, mentre altri non hanno più voglia - perchè non c’è più niente da trasgredire; e che molte rockstar di quell’epoca passano il resto della loro vita a tagliare l’erba del giardino. Qualcuno gli spieghi - per favore - che il vinile (uscito, a distanza di un anno dall’Australia, nel Regno Unito) è stato sostituito dai cd. Canzoni di un’altra epoca per gente di un’altra epoca e per coloro che avrebbero voluto esserci: “Hi-Skies” è Zeppelin al cubo, chitarre che prendono fuoco e urla sparate come raggi laser - con buona pace dei Mars Volta; “Hidden Spaces” e “Always Mine” sono ballate di ieri che funzionano maledettamente oggi, riff di chitarra oziosi - ma mai banali - sulle orme dei Raconteurs di Jack White; “Fireworks” sembra il lato B degli ultimi Sonic Youth; “Straight Thru You” la miglior canzone di Howl dei Black Rebel Motorcycle Club; e “Slowdown” unisce le premonizioni dei Doors alla rilassatezza australiana - il miglior omaggio che poteva essere fatto a Morrison & C.
Un’ultima cosa: dopo aver sentito lo psycho-pop di questi signori - colonna sonora ideale mentre state devastando l’appartamento della vostra ragazza - buttate nel cesso tutti i vari Kooks, Double, Jets, Kasabian dei miei stivali e compagnia bella; tirate bene lo sciacquone e non stupitevi se, mentre lo fate, state inneggiando alla pace ed alla promiscuità sessuale.
Cover Album
Band Site
Shadows Evolve [ Best Before - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Led Zeppelin, Raconteurs, Black Rebel Motorcycle Club
Rating:
1. Introduction
2. Shadows Evolve
3. Run For Our Lives
4. Hidden Spaces
5. Always Mine
6. Lazy Greys
7. Straight Through You
8. Fireworks
9. Interlude
10. Fall Before Waking
11. Slowdonw
12. Hi-Skies
13. Chasing Us Under
Discography: SUSSIDIARIO ILLUSTRATO DELLA GIOVINEZZA (2000 - Baracca e Burattini/Edel), LA MODA DEL LENTO (2003 - Mimo/Venus, LA MALAVITA (2005 - Warner/Atlantic)
Da Montepulciano a Milano ci vogliono più o meno quattro ore: si imbocca l’autostrada dal casello Valdichiana e si continua dritto fermandosi, ogni tanto, a rubare negli autogrill, per sentirsi Alain Delon. Ma dai borghi della provincia senese ai palcoscenici della musica nazionale, il viaggio sembra essere molto più lungo e complicato. I Baustelle l’hanno percorso in tre tappe, in una sorta di viatico da predestinati, che li ha visti passare dalle feste di fine anno del Liceo A. Da Sangallo e dalla Festa della Birra di Acquaviva di Montepulciano, ai palchi dei vari Rolling Stone, Vox Club, ecc. in un estenuante quanto gratificante (e remunerativo) tour in giro per lo stivale.
La band si presenta pressochè puntuale davanti alla folla che si è radunata intorno al palco concerti di Effetto Venezia, manifestazione annuale dell’omonimo quartiere labronico. Francesco Bianconi sembra Neil Hannon dei Divine Comedy, con un vestito leggero grigio e una camicia scura. Rachele Bastreghi è più casual, con un top e i jeans che avrebbe indossato un sabato sera qualunque, per andare al vecchio Blues pub di Chianciano. Insieme agli altri membri della band (Claudio Brasini, Claudio Chiari), anche Ettore, il fratello del cantante. Poche parole, un “Ciao Livorno” prima di cominciare il concerto. Ma chi si aspettava una musica buona per guardare le stelle, inizia ben presto a stropicciarsi gli occhi e ad aguzzare le orecchie, davanti ad un attacco folgorante che, pur conservando la struttura delle canzoni originali, le dilata, le amplifica, con un’attitudine da “cane rabbioso” che sfiora quasi il noise. La “rivoluzione all’interno della forma canzone” dei Baustelle, dal vivo, è questo concentrato di chitarre elettriche e distorsioni, accompagnato dal suono ripetitivo ed ipnotico di basso e batteria, che fa ondeggiare persino chi ha i bambini sulle spalle; persino me che, in uno slancio di follia - io che sono piuttosto riservato e schivo - ho sentito l’irrefrenabile bisogno - fortunatamente represso - di lanciarmi oltre le transenne e salire sul palco, per chiedere l’autografo ad uno che è, praticamente, mio coetaneo (devo preoccuparmi?); ma, soprattutto il piccolo, ma rumoroso, gruppo di fan che, alzando al cielo le bottiglie di Chianti, invocavano ora “Gomma” de Il Sussidiario, ora lo “Ye-Ye” de La Moda del Lento. Unico contrappasso al movimento della folla, l’impassibilità del cantante che, in posizione leggermente obliqua, muove praticamente soltanto le bocca e, svogliatamente, pizzica le corde della sua chitarra.
Comunque, nell’ora e mezzo di concerto, i Baustelle riescono a far cantare e ballare praticamente tutti: i bambini che hanno occupato - solo per curiosità - le prime file; ma anche le coppiette in cerca d’ispirazione per il loro amore; così come gli adulti stempiati che non li conoscevano; e i vari turisti e marinai che avevano fatto scalo nel porto toscano. Nel fresco sabato sera livornese, “Detriti, frammenti, citazioni” vengono riassunti nella colonna sonora del “male di vivere” universale, una sorta di prigione da film gangster-noir degli anni ‘60-’70, dalla quale sembra impossibile uscire; un treno di canzonette per chi il suo lo ha già perduto: “Sergio” il matto del villaggio, il bandito donna di “Revolver”, il suicida de “I Provinciali”, l’illuso di “Un romantico a Milano”; ma anche chi ha visto deluse le speranze dell’adolescenza (”Le Vacanze dell’83″ e “Martina”).
Nel cielo nuvoloso di Livorno, per una sera, non c’è nessun gabbiano a fare alzare gli occhi al cielo; non ci sono stelle da guardare, ma soltanto il verso di un corvo che, intorno alla mezzanotte, scende sul palco a (mal)augurare il riposo.
Link:
Baustelle Official Site
Mp3:
Arriva Lo Ye-Ye (from the album “Sussidiario Illustrato della Giovinezza”)
Love Affair (from the album “Sussidiario Illustrato della Giovinezza”)
Non solo musica da destinare al circuito dei club modaioli di mezzo mondo.
La ESL, etichetta gestita dai Thievery Corporation, volge le proprie attenzioni anche in direzione di coloro che di “downtempo” e “chill-out” non conoscono nemmeno il significato. “El Nino Y El Sol” precedentemente pubblicato nel 2005 e in questi giorni riproposto dalla label di Washington è la colonna sonora di un fantomatico film, del quale neppure Internet, fonte inesauribile di qualsiasi tipo di informazione, è capace di fornirci indicazioni credibili (da qui il forte dubbio che la pellicola in questione sia mai stata prodotta).
Artefice di questa autentica girandola di stili ed influenze, ed unico depositario del progetto Ocote Soul Sounds è Martìn Perna, polistrumentista giramondo, già creatore di Antibalas e frequente collaboratore dei Tv On The Radio.
Nate a bordo di una Mercedes, durante un road-trip che ha portato Martin dai grattacieli di New York al traffico di Los Angeles allungando per l’estremo Messico (Michoacan), le composizioni di questa “particolare soundtrack” acquisiscono parte del loro entusiasmante melting-pot musicale anche grazie alla presenza di un’ orchestra di sette elementi ottimamente diretta da Adrian Quesada, personaggio non nuovo alla direzioni di big band.
Ritmi latini, afro, divagazioni funky e jazz, quel tocco di modernità che mai guasta (chill-out e downtempo appunto…), poco importa se il film “El Nino Y El Sol” non sia stato mai realizzato, il suono caleidoscopico di queste tredici tracce sarebbe perfetta come sottofondo per molte delle scene dei film che più abbiamo amato.
In molti punti quel capolavoro low-budget che fu il carioca “City Of God” avrebbe potuto avere come festoso sottofondo tracce come “Look Sharp” e “Divinorum” , mentre più ascolto “Dedication TV”e più penso ai mitici inseguimenti stile guardie e ladri per le strade di San Francisco o New York in pieni anni ‘70 (Starsky&Hutch o Shaft fate voi). E se poi collegato ci fosse qualche giovane cineasta, cresciuto con il culto di Sergio Leone e svezzato con le pellicole di Tarantino, interessato a partorire il remake del “Buono, il Brutto & Il Cattivo”, il consiglio per una colonna sonora che lasci il segno non può prescindere da brani come “Esto Ne Se Acaba Aquì” e “Learn To Let Go”.
Cover Album
Band Site
El Niño Y El Sol [ ESL - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: James Brown, Mano Negra, Thievery Corporation
Rating:
1. Tamarindio
2. Dedication T.V.
3. Esto Ne Se Acaba Aquì
4. Divinorum
5. Ora Como Rey, Mañana Come Güey
6. Justica
7. Vals De La Despedida
8. La Licha Sigue
9. Where Is The Love ?
10. Learn to Let Go
11. Greñudos
12. Look Sharp
13. Paz y Alegría

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