Mar 1 Ago 2006
The Long Blondes ~ Boy Kill Boy ~ Mystery Jets
Posted by Helmut under RUBRICHE , Indie Faces: British Invasion
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| The Long Blondes Discography: Appropration [Single] (Angular - 2005), Separated By Motorways [Single] (Good And Evil - 2006), Weekend Without Makeup [Single] (Rough Trade - 2006) Boy Kill Boy Discography: Civilian (Island - 2006) Mystery Jets Discography: Making Dens (WEA - 2006) |
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L’Invasione Britannica continua sulle note di The Long Blondes, Boy Kill Boy e Mistery Jets. Partiamo dalle Long Blondes, band nata nel 2003 a Sheffield e da poco accasatasi presso la Rough Trade. Non ancora pienamente affermatosi in U.K., il quintetto (per tre quarti al femminile) guidato dalla sardonica lead singer Kate Jackson ha soprattutto un pregio, un grande pregio: è il gruppo giusto al momento giusto, nel look, nel sound, nell’attitudine. Non inventano nulla, non eccedono in nulla, ma suonano perfettamente quello che ogni avventore di qualunque dancefloor indie del globo vorrebbe sentire. Franz Ferdinand prima maniera, Pulp, Raveonettes, scorie di garage punk e art rock, Le Tigre, The Rakes, The Dogs, Yeah Yeah Yeahs, condito da un appeal tremendamente “cool & sexy” e una carica pop che accompagna segretamente ogni pezzo. Cinque i singoli che il gruppo ha all’attivo, ognuno dei quali dotato di almeno una killer-song pronta a stendere l’ascoltatore. Provate la sensuale “Giddy Stratospheres”, la waveggiante “Lust In Movies”, le schegge pop di “ Separated By Motorways” o l’ultimo debordante singolo “ Weekend Without Makeup”, che ha tutte le caratteristiche per finire ai primi posti delle classifiche inglesi e divenire il climax di ogni serata indie che si rispetti. Promosse a pieni voti.
Annunciato in pompa magna dalla stampa britannica, certo non insensibile ai mezzi di persuasione di cui dispone il settore marketing della Universal, “Civilian” è il titolo del debutto dei londinesi Boy Kill Boy. Ma se da quelle parti si grida al (solito) miracolo, alle nostre latitudini ci si trova descrivere un album che, sulla scia del (solito) revival new wave fatto di sintetizzatori e romanticismo eighties, pur nella sua godibilità difficilmente farà parlare di sé a lungo. La band si muove sulle coordinate di Maximo Park, Bravery e The Killers e, con la lezione di Morrissey, snocciola undici tracce di omogeneo pop contemporaneo, talvolta persino di buona fattura. Sono questi casi di “Suzie”, che fa dialogare le sincopate ritmiche dei su citati Maximo Park con i ritornelli appiccicosi dei Kaiser Chiefs, di una “Showdown” The Departure-oriented e di “ Ivy Parker”, ballata per synth e chitarre che rievoca le atmosfere dei disciolti Gene. Insomma le frecce di cui dispongono i Boy Kill Boy non sono moltissime, né sono indicate per i palati più fini ed esigenti, ma l’album scorre via tutto sommato assai piacevolmente e magari, complice l’estate e l’euforia che la accompagna, non escluderemmo che per qualche tempo il cd possa girare nel lettore di molti indierocker. I dubbi sulla longevità di simili bands restano, ma per ora è buona la prima, per il futuro…si vedrà. La proposta più affascinante ci viene però dal terzo gruppo di questa British Invasion, i Mystery Jets. Citati dal cantante dei Kooks come uno dei gruppi che, insieme a loro, sarebbero in grado di allontanare definitivamente il fantasma del britpop, i Mystery Jets di “Making Dens” incidono uno dei compendi pop più riusciti dell’anno. E lo fanno senza seguire l’onda lunga degli hype del momento, senza attingere nel calderone post-punk-wave-electro di un paio di decenni fa. Semmai i riferimenti al passato vanno cercati nelle decadi precedenti, nelle cavalcate folk bucoliche dei 70’s e più indietro nell’attitudine ai suoni solari della psichedelia dei 60’s. Le motivazioni di questi richiami, vista la giovane età di quattro dei cinque membri del gruppo, è facile immaginare che provengano dal background musicale del chitarrista Henry Harrison, un cinquantacinquenne in splendida forma che è anche il padre del cantante Blaine. Nonostante appaia poco comprensibile come un ventenne possa tranquillamente dividere la sua vita da popstar a stretto contatto con il padre, il risultato di questa insolita unione è più che convincente. Il caleidoscopico suono dei Mystery Jets si apre con “You Can’t Fool Me Dennis”, che suona come i Supergrass cantati dagli Hefner, prosegue con i Razorlight meno taglienti di “Purple Prose” e continua con le folkedelie pop di “Soluble In The Air”e con le esplosioni di colori e hammond di “The Boy Who Ran Away”. Dopo l’intermezzo “Summertime Dens” si arriva alle atmosfere progressivamente 70’s di “Horse Drawn Cart”, che lasciano spazio ai collage sonori di Gorky’s Zygotic Mynci e Arcade Fire nell’acida “Zootime” e alle evocazione decembristiche della ballata “Little Bag Of Hair”. Chiudono il lotto la meravigliosa “ Diamond In The Dark “, che sa di pozioni di solare psichedelica britannica e schegge impazzite di Zutons d’annata, “Alas Agnes” e la titletrack “ Making Dens”, ricolma di aromi retrò ed improvvise impennate dissonanti. Dopo che se n’era fatto un gran parlare in patria, i Mystery Jets sembrano essere stati accantonati dai media locali. Rimedieremo noi a quest’errore, acquistando uno dei migliori prodotti che la fertile Albione ci ha donato quest’anno. |
| Link: The Long Blondes Official Site Boy Kill Boy’s Official Site Mystery Jets Official Site Mp3: |



Agosto 1st, 2006 at 13:32
Bella segnalazione: le Long Blondes le conoscevo; sui Boy Kill Boy ho letto qualcosa recentemente; i Mystery Jets, invece, mi suonano nuovi ma, a quanto dici, mi sembrano il gruppo più interessante (e quello più vicino ai miei gusti musicali).
Agosto 1st, 2006 at 13:38
E invece io non conoscevo nessuno dei tre, per cui mi tocca approfondire direi.
Agosto 1st, 2006 at 14:03
Buoni i mistery jets ma sono sicuro che faranno ben presto la fine dei nine black alps.
buon buzz,
stay fuzz.
Agosto 1st, 2006 at 15:12
I Nine Black Alps facevano proprio schifo schifo dai Giov…questi so mejo……
Agosto 1st, 2006 at 17:30
i mystery jets li ho sentiti ma boh…non mi hanno convinto…infatti li ho cestinati…chissà che non mi verrà voglia di scaricarli di nuovo per riascoltarli. i boy kill boy mi piacciono ma non credo dureranno…bye!:)
Agosto 1st, 2006 at 20:53
vabbè…allora facciamo i 22-20’s…
o i the others… o sennò…
;D
Agosto 1st, 2006 at 20:59
22-20′S sono durati 22 minuti e 20 secondi nel mio hard disk…ma guarda me sa che te stai a confonde perchè i mystery non c’entrano nulla con quel tipo de musica…non so strokes\libertines\garage\indie\converse nere addict…so pop puro, nessun revival…
Ah, e poi the others li apprezzo pure ora, li ho visti anche dal vivo e so bravi…cioè bravi no, però so sguiatamente punky in modo spontaneo e non pedissequo come i gruppi che di cui se diceva..
Agosto 1st, 2006 at 22:48
ahahhahahaha …”sono durati 22 minuti e 20 secondi”… ma sei l’autore delle battute di Chendlers (Friends) ?!?!?!? Concordo al 100% con Helmut.
ho appena finito di vedere “The Cube 0″ qualcuno mi sa dire se il lobotomizzato della fine è l’ autistico che si salverà ne “The Cube” ???
ciap
Agosto 2nd, 2006 at 00:13
Io ho appena finito di vedere ” i misteri del giardino di compton house” e devo dire che mi sto incaastrando parecchio per trarne dei significati logici. Che probabilmente non ci sono,in effetti.
Agosto 2nd, 2006 at 07:47
Io sono ancora un po’allucinato da “Pi Greco”. Assomiglia un po’a The Machinist, l’uomo senza sonno (anche se quest’ultimo è più recente). Un film disturbato, direi.
Agosto 2nd, 2006 at 08:05
Helmut ma io non ho mica paragonato il genere musicale dei mistery jets con quello degli altri che ho citato; semplicemente ho l’impressione che finiranno per durare poco meno di una stagione come è successo per i departure (che pareva dovessero diventare i nuovi idoli incontrastati, salvo poi essere “rimpiazzati” dagli Editors nei cuori dei giovincelli indie europei, inglesi in testa, nell’arco di un pai odi mesi) o altri mille gruppetti ancora. Cioè se nell’arco di due anni solo due band “nuove” sono riuscite a coinvolgermi parecchio su forse qualche migliaio che sono uscite sul mercato debuttando credo significherà qualcosa no? Sono sicuro che il discorso valga anche per te (non è un discorso di genere: punk, revival-new wave-pop-ecc ecc) ma di qualità oggettiva di un prodotto che, sempre secondo me è ovvio, sta per scadere definitivamente. La saturazione è stata già raggiunta da un pezzo e già il primo genere musicale che l’ha raggiunta ne sta pagando lo scotto.
Agosto 2nd, 2006 at 09:42
Ah si, capisco che intendi Giov e sono d’accordo per gruppi come i Departure ad esempio, meno, ti ripeto, per questi mystery, perchè a mio sommesso avviso non facendo un genere usurato dalle mille copie ed essendo dotati di una creatività che non riscontro in chi prende gli anni 80 e li suona pari pari, non rischianop di infilarsi nel calderone strabordante del mercato musicale.
Guarda in tal senso li posso paragonare per farti capire cosa intendo, ai Gorky’s Zygotic Mynci, un gruppo “pop” certo, ma assolutamente non convenzionale. Con i Mistery non siamo a tali livelli di bellezza ed originalità, ma il ruolo che vedo in loro nel music biz è più o meno simile.
Poi il successo è un’altra cosa, ma qualitativamente mi danno quest’impressione di eterogeneità rispetto al 90% delle altre bands.
E questo non può che rendermeli più simpatici!
Agosto 2nd, 2006 at 10:55
stavo pensando,…. ma chi scrive queste cose, non e’ che per caso la notte ha degli incubi??
Agosto 2nd, 2006 at 13:58
Ok insomma ti piacciono proprio… .
I Gorkys come si chiamano non li ho mai sentiti neanche nominare ma considerando che i nostri gusti sono fortemente simili devo fidarmi per forza….se si decideranno un giorno ad attivarm ista cazzo di adsl forse cercherò anche di reperire qualcosa in giro.
haloa.
Olmert non si capisce a chi ti riferisci scusa, boh comunque per quanto mi riguarda io ho incubi almeno 3o 4 volte la settimana e mi sveglio quasi piangendo per quanto sono brutti e pieni di simboli che rimandano a cose non proprio rassicuranti. Sarà il caldo…boh…
Agosto 2nd, 2006 at 15:25
I GZM si sono, ahimè, sciolti. Facevano un pop psichedelico assai bucolico, spesso in gaelico, per certi versi simili all’incredible string band…vennero fuori se non ricordo male, lo stesso periodo in cui scoppiò il fenomeno Super Furry Animals, anch’essi gallesi…se ti capita scarica ” Barafundle” dei GZM…Olmert è elemento da me e da Axel conosciuto sotto altri nomi…lo plaudo perchè pur facendo parte della flux generation, ogni tanto tira fuori qualche gruppetto carino, tipo in questo caso le Long blondes…
Agosto 2nd, 2006 at 20:58
…voi de roma siete tutti matti…
…ora starò a pensare tutta la notte cosa cazzo è la flux generation…