BORIS
Pink
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Ieri ho tagliato l’erba del mio giardino. “Che cacchio ce ne frega a noi?” E la recensione potrebbe finire qui, se non fosse che per la prima volta ho messo in cuffia un disco che passava di gran lunga i decibel del mio fedele Sanor 56 VARrc (il taglia erbe dei sogni). “Dipende dal volume”, bella scoperta, questo si, ma in 55 minuti non sentire mai il suono del tuo trattore è una cosa quantomeno anomala.
“Chi ascoltavo” dite? Semplicemente quello che sarà uno dei 10 dischi indie dell’ anno: “Pink” dei Boris. I Boris per la cronaca sono i giovini Takeshi-san (voce e basso), Wata-san (echo e chitarra) e Atsuo-san (Batteria). Cresciuti a manga, tampuri, lamù ed inchini reverenziali fra mura di cartapesta, il trio proviene dall’ antichissimo impero Yamato, leggasi Giappone. Con estrema noncuranza e con non chalanches i Nostri hanno semplicemente inciso e prodotto ciò che sarà tramandato ai nostri figli come il nuovo “Loveness” (volendo colorire un po’). “Pink” è pura mistica indie-noise incisa su bibbia vinilica con unghie, sangue e amore; buona novella raccontata alla velocità dei Fugazi, predicata con l’intensità dei Sonic Youth e con tutti i crismi dei My Bloody Valentine più emotivi, trascinanti e maledettamente amabili. Ritmi da camera iperbarica, irrompono dallo stereo, nello stereo rimangono, niente è più come prima, tutto è come prima, solo più noioso. Una versione psichedelica dei Fu Manchu, i Liars incazzati, i Led Zeppelin di oggi in Giappone, sotto ectstasy. L’ho ascoltato l’altro giorno su National Geographic, faceva da colonna sonora ad un servizio: “Lotta per la vita fra un serpente a sonagli ed una mangusta”; ha vinto il serpente… ovviamente. Disco cattivissimo, prego astenersi cardiopatici, WWeffini e lupetti. Capolavoro.
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11 Agosto 2006 @ 13:33
Molto bella la recensione; e molto appropriato il paragone con il tagliaerbe dei sogni (mio padre ne ha uno che si rompe un giorno sì e l’altro pure). Tuttavia, riprendendo una frase tristemente famosa durante la mia adolescenza, questi generi musicali “non sono il mio tipo”…
PS Mi sembra di intravedere, tra tutti noi di indiefordummies ( me l’ha fatto notare giov), una certa tendenza verso il ricovero ospedaliero…
12 Agosto 2006 @ 14:18
a proposito dei belle & sebastian ieri un tipo ci ha trovato inserendo come parola chiave : ” quelli che ascoltano sebastian belle” !!!! incredibile, rimpiango quasi quelli che ci scovavano con : “lucignolo canzoni” .
13 Agosto 2006 @ 12:50
complimenti per la recensione ma preferisco partire per il mare piuttosto che prenotare una visita audiometrica!
13 Agosto 2006 @ 15:13
ehehehehe, magari dopo il mare! e anche jag ci lascia (dopo just) dove te ne vai? vieni a rimini?
13 Agosto 2006 @ 18:23
Rieccomi tra voi, sentivate la mia mancanza? Comunque sia il 17 riparto, per Stoccolma, ma in questi pochi giorni vedro’ di rimpervi discretamente i coglioni.Sono stato allo sziget festival di budapest, la sera dei Franz ferdinand. Festival strabiliante, che va molto oltre la musica, una vera festa globale totale.E devo pure dire che i Franz Ferdinand hanno fatto un gran bel concertone. Mi hanno sorpreso. A poi.
13 Agosto 2006 @ 19:54
Ciao Sachiel! Bentornato tra queste mura(?)…
15 Agosto 2006 @ 00:05
Bene, noto con piacere che qui anche sotto ferragosto si pubblicano recensioni.Intanto ne ho preparata una io, ma non la mandero’ prima del mio ritorno definitivo dalle vacanze. Intanto per i prossimi 2 giorni leggero’ e commentero’.