The Long Blondes Discography: Appropration [Single] (Angular - 2005), Separated By Motorways [Single] (Good And Evil - 2006), Weekend Without Makeup [Single] (Rough Trade - 2006)
Boy Kill Boy Discography: Civilian (Island - 2006)
Mystery Jets Discography: Making Dens (WEA - 2006)
L’Invasione Britannica continua sulle note di The Long Blondes, Boy Kill Boy e Mistery Jets. Partiamo dalle Long Blondes, band nata nel 2003 a Sheffield e da poco accasatasi presso la Rough Trade. Non ancora pienamente affermatosi in U.K., il quintetto (per tre quarti al femminile) guidato dalla sardonica lead singer Kate Jackson ha soprattutto un pregio, un grande pregio: è il gruppo giusto al momento giusto, nel look, nel sound, nell’attitudine. Non inventano nulla, non eccedono in nulla, ma suonano perfettamente quello che ogni avventore di qualunque dancefloor indie del globo vorrebbe sentire. Franz Ferdinand prima maniera, Pulp, Raveonettes, scorie di garage punk e art rock, Le Tigre, The Rakes, The Dogs, Yeah Yeah Yeahs, condito da un appeal tremendamente “cool & sexy” e una carica pop che accompagna segretamente ogni pezzo. Cinque i singoli che il gruppo ha all’attivo, ognuno dei quali dotato di almeno una killer-song pronta a stendere l’ascoltatore. Provate la sensuale “Giddy Stratospheres”, la waveggiante “Lust In Movies”, le schegge pop di “ Separated By Motorways” o l’ultimo debordante singolo “ Weekend Without Makeup”, che ha tutte le caratteristiche per finire ai primi posti delle classifiche inglesi e divenire il climax di ogni serata indie che si rispetti. Promosse a pieni voti.
Annunciato in pompa magna dalla stampa britannica, certo non insensibile ai mezzi di persuasione di cui dispone il settore marketing della Universal, “Civilian” è il titolo del debutto dei londinesi Boy Kill Boy. Ma se da quelle parti si grida al (solito) miracolo, alle nostre latitudini ci si trova descrivere un album che, sulla scia del (solito) revival new wave fatto di sintetizzatori e romanticismo eighties, pur nella sua godibilità difficilmente farà parlare di sé a lungo. La band si muove sulle coordinate di Maximo Park, Bravery e The Killers e, con la lezione di Morrissey, snocciola undici tracce di omogeneo pop contemporaneo, talvolta persino di buona fattura. Sono questi casi di “Suzie”, che fa dialogare le sincopate ritmiche dei su citati Maximo Park con i ritornelli appiccicosi dei Kaiser Chiefs, di una “Showdown” The Departure-oriented e di “ Ivy Parker”, ballata per synth e chitarre che rievoca le atmosfere dei disciolti Gene. Insomma le frecce di cui dispongono i Boy Kill Boy non sono moltissime, né sono indicate per i palati più fini ed esigenti, ma l’album scorre via tutto sommato assai piacevolmente e magari, complice l’estate e l’euforia che la accompagna, non escluderemmo che per qualche tempo il cd possa girare nel lettore di molti indierocker. I dubbi sulla longevità di simili bands restano, ma per ora è buona la prima, per il futuro…si vedrà.
La proposta più affascinante ci viene però dal terzo gruppo di questa British Invasion, i Mystery Jets. Citati dal cantante dei Kooks come uno dei gruppi che, insieme a loro, sarebbero in grado di allontanare definitivamente il fantasma del britpop, i Mystery Jets di “Making Dens” incidono uno dei compendi pop più riusciti dell’anno. E lo fanno senza seguire l’onda lunga degli hype del momento, senza attingere nel calderone post-punk-wave-electro di un paio di decenni fa. Semmai i riferimenti al passato vanno cercati nelle decadi precedenti, nelle cavalcate folk bucoliche dei 70’s e più indietro nell’attitudine ai suoni solari della psichedelia dei 60’s. Le motivazioni di questi richiami, vista la giovane età di quattro dei cinque membri del gruppo, è facile immaginare che provengano dal background musicale del chitarrista Henry Harrison, un cinquantacinquenne in splendida forma che è anche il padre del cantante Blaine. Nonostante appaia poco comprensibile come un ventenne possa tranquillamente dividere la sua vita da popstar a stretto contatto con il padre, il risultato di questa insolita unione è più che convincente. Il caleidoscopico suono dei Mystery Jets si apre con “You Can’t Fool Me Dennis”, che suona come i Supergrass cantati dagli Hefner, prosegue con i Razorlight meno taglienti di “Purple Prose” e continua con le folkedelie pop di “Soluble In The Air”e con le esplosioni di colori e hammond di “The Boy Who Ran Away”. Dopo l’intermezzo “Summertime Dens” si arriva alle atmosfere progressivamente 70’s di “Horse Drawn Cart”, che lasciano spazio ai collage sonori di Gorky’s Zygotic Mynci e Arcade Fire nell’acida “Zootime” e alle evocazione decembristiche della ballata “Little Bag Of Hair”. Chiudono il lotto la meravigliosa “ Diamond In The Dark “, che sa di pozioni di solare psichedelica britannica e schegge impazzite di Zutons d’annata, “Alas Agnes” e la titletrack “ Making Dens”, ricolma di aromi retrò ed improvvise impennate dissonanti.
Dopo che se n’era fatto un gran parlare in patria, i Mystery Jets sembrano essere stati accantonati dai media locali. Rimedieremo noi a quest’errore, acquistando uno dei migliori prodotti che la fertile Albione ci ha donato quest’anno.
Link:
The Long Blondes Official Site
Boy Kill Boy’s Official Site
Mystery Jets Official Site
Mp3:
The Long Blondes - Fullwood Babylon (from the Single “Weekend Without Makeup”)
The Long Blondes - Autonomy Boy (from the upcoming album)
Boy Kill Boy - Suzie (from the album “Civilian”)
Boy Kill Boy - It’s Different For Girls (Joe Jackson Cover from the Single “Suzie”)
Mystery Jets - The Tale (from the EP “Flotsam And Jetsam”)
Mystery Jets - You Can’t Fool Me Dennis (from the album “Making Dens”)