HOGWASH
Half Untruths
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Dopo circa tre anni (AtomBombProofHeart, 2003), il petalo a forma di cuore degli Hogwash diventa, sulla mano di una ragazza, una farfalla che si vuole lasciare alle spalle le copertine bucoliche (in stile 4AD) e lo stoner degli esordi – pur portando impresso il passato sulle ali colorate e psichedeliche – per virare verso le colline più luminose e le acque più cristalline dell’indie-pop.
Seguiti dall’ombra dell’amico e compagno Alberto Ferrari (Verdena), i quattro artisti di Leffe iniziano questo percorso migratorio nell’assoluta mancanza di pressioni e nella consueta spontaneità del 2 pollici analogico. Pieni di sanguigna generosità e di un cuore di fattura monolitica tracciano, sulla loro cartina immaginaria, dei segni ancora acerbi e di non facile individuazione: ora si lanciano in cavalcate elettriche alla Kings Of Leon (“My Dear December” e “Weak Brother”); ora riposano nell’indolenza serale degli Yuppie Flu (“Crude”) o all’ombra dei vicini Satellite Inn (“Holes In My Maps” e “I See You”); fino ad echeggiare i Dinosaur Junior in “Fools Do Pay” e “Goodbye Letters”. La lingua inglese risulta però un bagaglio troppo ingombrante da portare dietro; e soltanto quando la farfalla si sarà liberata da tutto il superfluo – da tutte le influenze che non le appartengono – potrà lasciare il palmo protettivo della ragazza e librarsi leggera oltre le colline. |
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11 settembre 2006 @ 15:14
ebbravo il nostro Pamello: condivido appieno il giudizio. Ho ascoltato il disco proprio ieri. Hai reso bene il contenuto…ti sei meritato…un paio di pangoccioli!!!
11 settembre 2006 @ 15:24
aaah…pangocciolii…glaaaa…
11 settembre 2006 @ 22:27
da quello che scrivi sembrano buoni…ma…mi posso fidare di te PAM??
11 settembre 2006 @ 22:34
Ho ascoltato il disco, devo dire che è buono, e condivido la recensione in toto.
11 settembre 2006 @ 23:33
mai ascoltati seriamente, copertina da sballo!
metto i samples tra le “cose da fare” di domani!
12 settembre 2006 @ 06:46
helmut: certo che ti puoi fidare, brutto bastardo!
sachiel: sono contento che ti piaccia il disco e che condividi la recensione.
fran_pi_: ascolta, ascolta…ma, già tornato dalle marche???
ps ma bisogna davvero rimandare le foto per la sezione staff o è solo giov che mi piglia per il culo???
12 settembre 2006 @ 07:32
no no…è obbligatorio averne almeno una coi capelli di foto…sennò dai…che figura ci fa il sito con gli utenti?
12 settembre 2006 @ 08:30
per quella coi capelli, bisogna risalire alla mi-ti-ca fototessera della patente, in cui sono ritratto come il sosia calabrese di bjorn borg (senza fascia, però; e senza loredana bertè che mi rompe i coglioni – begyopaddon)…
12 settembre 2006 @ 09:48
ahahah, voi siete matti!!
12 settembre 2006 @ 11:35
Wow, stamattina, mi sveglio alle 07:15 per andare a lavoro, accendo il pc prima di andare perchè ho in coda alcune cose da scsaricare, e do uno sguardo al sito e vedo che Pam ha postato un commento alle 6:45, tutto cio’ è molto bello.Siete indie-mattinieri
12 settembre 2006 @ 12:25
E’ obbligatorio per Pam recapitare al mio indirizzo (elettronico) la sua foto versione tannenbaum. Per gli altri non è obbligatoria nessuna foto, ma stiamo elaborando una posa versione “coniglietti” !!!!
nelle marche sono stato solo un paio di giorni….non potevo lasciarvi soli…
12 settembre 2006 @ 12:47
Sachiel: in realtà, avrei potuto stupirvi con un commento più indie-mattiniero delle 6:45 (come giov sa bene)…
fran_pi: e invece ti becchi la foto (autografata) formato poster, al tuo indirizzo (non elettronico), dell’ex sosia di bjorn borg aka sosia di richie tenenbaum aka PaMeLlO, in una busta a forma di coniglietto (naturalmente, posta celere…).
ps la posa versione coniglietti mi suona come un pericoloso eufemismo…
12 settembre 2006 @ 15:39
Scusate se intervengo ma sono Edoardo chitarrista degli Hogwash ed almeno le somiglianze con i Kings of Leon ci tengo ad evitarle considerando che sono il frutto di un refuso sulla cartella di presentazione e si riferivano ai Kings of Convenience. Oltretutto se proprio devo dirla tutta anche i Kings of Convenience non c’entrano un cazzo ma semmai i Belle and Sebastian e solo per un pezzo che è “As a day”.
Poi alla fine ci consigli di cantare in Italiano, se non ho capito male, è questo che ci impedisce di liberarci dal superfluo?
Grazie per l’attenzione
12 settembre 2006 @ 16:41
quella nella foto è una farfalla morta.
12 settembre 2006 @ 18:16
Ciao Edoardo,
benvenuto innanzitutto su indie for bunnies (credo qui di parlare a nome di tutto lo staff). Fa molto piacere (e ci rende orgogliosi) riuscire ad interloquire con gli artisti che – di volta in volta – recensiamo (come per esempio con Fabio De Min dei Non Voglio Che Clara). Non ho citato il vocalist della band bellunese a caso. Vorrei infatti, nel rispondere al tuo post, sfruttando questi barlumi di lucidità in cui si riesce a fare un discorso serio) soffermarmi su alcune frasi che ha scritto nei commenti alla sua intervista. In particolare, questa:
“il fatto di trovare accostamenti e riferimenti avviene in maniera naturale quando si ascolta musica perchè il backgroung personale è l’unico strumento di decodifica che abbiamo quando ci poniamo con atteggiamento “analitico” verso un’opera. mentre avviene molto meno naturalmente in fase di realizzazione dell’opera dato che l’autore è solitamente abbastanza presuntuoso da credere di poter mirare all’unicità”.
Da questa citazione voglio prendere il discorso sul background personale che, fino a prova contraria, è il metro di giudizio con cui decido se un’opera mi piace o meno, la “analizzo” e la “critico” (soprattutto per quanto riguarda l’aspetto recensorio).
Come tu giustamente fai notare, non c’entrate un cazzo con i Kings Of Convenience (che infatti io mi guardo bene dal nominare); e nemmeno con i Belle And Sebastian (non voglio dire che loro sono “superiori” e voi “inferiori”: ma soltanto come tipo di musica).
La somiglianza con i Kings Of Leon invece – sempre secondo il sottoscritto – ci sta tutta: non so se conosci il gruppo di Nashville, ma alcuni riff di chitarra (e soprattutto il mood delle canzoni che ho citato) ricordano molto i KOL di Aha Shake Heartbreak.
Per quanto riguarda il cantare in italiano, il mio è soltanto un consiglio, nell’illusione di fare una recensione costruttiva del cazzo (è che questa è una parola va usata…è ormai diventata un intercalare, non se ne può fare a meno…scherzo, naturalmente…
): sulla base di una mia considerazione come ascoltatore/recensore di musica e come ex insegnante di inglese, credo che una lingua vada “sentita” e “vissuta”, nel senso più forte del termine; altrimenti può diventare un esercizio vuoto e senza senso – un’arma a doppio taglio. Prendi, per esempio, il caso degli Afterhours: iniziano a cantare in inglese, però poi si rendono conto che qualcosa non va, scelgono l’italiano e diventano quello che sono (salvo fare piccole iene, soprattutto per il mercato estero, anche in inglese).
(Comunque il superfluo a cui mi riferivo non era soltanto la lingua italiana).
ps . : dall’esame diagnostico, condotto con le più moderne tecniche che il laboratorio di indie for bunnies ci consente, risultava una farfalla nel pieno della sua attività (anche sessuale). comunque, visto che lo fai notare, consulterò il prof. giov e il prof. helmut per decidere ulteriori accertamenti…
12 settembre 2006 @ 18:46
Scusa ma temevo che i Kings of leon fossero una citazione dalla nostra cartella di presentazione che come ti ho già detto è errata, tutto qui. Se tu davvero ci senti quel gruppo sei chiaramente libero di pensarlo.
Il nostro problema è simile a quello di cui parlava Fabio, quando Paolo Naselli (il nostro discografico) ci ha chiesto a quali gruppi poterci accumunare siamo stati totalmente incapaci di dargli suggerimenti, e quindi lui li ha scelti liberamente (confondendo appunto I kings of leon con i Kings of convenience).
Sono ansioso di leggere recensioni per capire a chi possiamo somigliare per avere un’idea di area di appartenenza.
Per quanto riguarda l’italiano sono sicuramente d’accordo con te, parlando con la propria lingua si hanno altre capacità espressive, ma gli Hogwash hanno sempre cantato in inglese da prima che entrassi io nella formazione, ed il motivo credo stia da un lato sicuramente nell’incapacità di fare le stesse cose in italiano, ma dall’altro anche un tentativo di sentirsi parte del mondo più ampio.
E se fino a pochi anni fa ed anche ai tempi di Atombomb ero contrario a cantare in inglese (fai conto che ho portato il mio gruppo precedente i Bug dal cantare in inglese ai Gea che cantano in italiano e ti assicuro che gli ho rotto le palle per anni per convincerli), adesso i tempi sono cambiati, adesso veramente non vedo più confini, vedi myspace, vedi il fatto che i nostri pezzi sono in vendita su itunes e vari altri portali, perchè dovrei limitare i possibili ascoltatori quando so benissimo che per il tipo di musica che mi piace fare ci sono pochi estimatori in Italia.
A questo punto sommando i pochi estimatori della mia musica su un’area geografica più ampia ho più speranze di essere ascoltato.
E’ stato un flusso di pensieri rubando tempo al lavoro, mi rendo conto di avere usato periodi troppo lunghi ma non ho il tempo per correggere il tutto, spero di averti spiegato in modo chiaro comunque il mio punto di vista.
12 settembre 2006 @ 19:18
sei stato chiarissimo, gentilissimo e disponibilissimo nel volerti (e saperti) confrontare con chi il tuo lavoro l’ascolta e l’apprezza.
sono inoltre contento che riesci a capire il mio punto di vista sulle influenze e sull’italiano, in particolare. per quanto mi riguarda, non posso che comprendere anche il tuo, soprattutto quando parli di confini: l’inglese è senza dubbio una lingua più “commerciabile”, non solo in senso economico, ma anche e soprattutto in termini globali, nel senso di target di ascolto…
a te e alla band vanno comunque i miei (e di indie for bunnies) complimenti ed in bocca al lupo, per questo disco e per gli altri a venire.
ps nel caso veniate dalle mie parti (toscana, pisa), sarò ben lieto di promuovervi e venirvi ad ascoltare; e magari potrei scrivere un indie-live (e/o, con la vostra disponibilità, un indie-interview) molto rock, usando la parola cazzo per quanto in televisione si sente la parola bush…
12 settembre 2006 @ 19:32
suoniamo a prato il 20 ottobre, per il momento non ci sono altre date toscane e chiaramente siamo disponibili per voi sia per l’intervista, sia per qualsiasi fantasiosa proposta vogliate farci.
A presto
12 settembre 2006 @ 20:24
Pamello è parecchio fantasioso, occhio alle proposte…!!
Comunque il discorso di Edoardo non fa una piega…
12 settembre 2006 @ 21:04
il discorso di Edoardo non fa una piega ma aveva preso una brutta piega dall’inizio: chiarissimo si, disponibilissimo pure, gentilisismo un po’ meno rileggendo il suo primo post…anzi piuttosto irritante direi. Edoardo, quando dai un tuo lavoro alla stampa, alle radio agli amici o lo metti in vendita devi prenderti tutte le critiche (che in genere sono costruttive e mai distruttive: qui nessuno ha scritto “Oh ‘mazza che stronzo st’Edoardo, s’è fregato un riff ai Kings Of Leon e poi ha usato proprio effetti da serie B” ecc ecc) come ti prendi a buon viso anche i complimenti (e mi pare propri oche non manchino nell’ottima recensione di pamello). Io ho ascoltato l’album e concordo in pieno con il giudizio espresso: l’inglese lascia a desiderare, non tanto per la pronuncia o per chissà quale motico, semplicemente sembra una forzatura molto evidente, secondo me se provaste a cantare in italiano ne uscirebbe fuori qualcosa di più positivo (boh, va a finire pure che uscirebbe una merda colossale….non so…però è un idea, non certo una critica efferata rivolta a te). Io addirittura sarei stato più severo di pamello per quanto riguarda la musica (spunti melodici e idee musicali contenute nel disco per essere più precisi) e più generoso per quanto riguarda la produzione del disco che invece mi sembra eccellente. A ha Shake Heartbreak dei KOL in effetti ci sta ed ecco spiegato anche il nome di fianco (almeno credo Pamello…nun t’incazza eh…)cioè quello dei satellite inn che per atmosfere si avvicina.
Vabbèh….vado…
ciaxxx
12 settembre 2006 @ 21:41
mi riferivo al secondo intervento infatti….
12 settembre 2006 @ 21:45
Chiudo il discorso, il mio nervosismo non è rivolto alla recensione, anche se non riesco a togliermi dalla testa che essendo citati nella presentazione i Kings of leon e i Dinosaur jr. siano stati usati per facilità più che per scelta, ma col fatto che siamo stati presentati così dal nostro discografico sbagliando secondo me in pieno.
Per me i dinosaur jr. sono caratterizzati dall’indolenza di Mascis e non vedo dove gli hogwash siano indolenti, mentre i >Kings hanno un suono tipicamente da rocksudista che noi manco ci sogniamo. Comunque questa è la mia opinione e non penso di essere irrispettoso solo perchè partecipo al commento sul mio disco.
13 settembre 2006 @ 07:57
“Comunque questa è la mia opinione e non penso di essere irrispettoso solo perchè partecipo al commento sul mio disco”.
Edoardo misà che qua non ci capiamo proprio…forse è colpa mia che non riesco a scrivere in maniera adeguata. Adesso cercherò di essere chiaro il più possibile e poi basta non commento più perchè non posso monopolizzare i post.
Non è il fatto di partecipare alla discussione ma il “come” lo si fa.
Allora, nel tuo primo intervento se fossi entrato nella discussione dicendo il più classico degli “Ehi ragazzi, ciao dico la mia: secondo me il nostro suono è differente dal…perchè ecc ecc” nessuno si sarebbe infastidito e anzi sarebbe nata una bella discussione pacata. Tu invece entri così “ed almeno le somiglianze con i Kings of Leon ci tengo ad evitarle considerando che sono il frutto di un refuso sulla cartella di presentazione e si riferivano ai Kings of Convenience” Ci tieni ad evitarle…ma decidi tu??? Ti vuoi scrivere la recensione da solo? Oltretutto hai avuto la presunzione di credere che Pamello abbia rubato dalla cartella stampa la vostra somiglianza con quelle band solo perchè non sapeva a che artista accostarvi, concetto ribadito poi dopo (“anche se non riesco a togliermi dalla testa che essendo citati nella presentazione i Kings of leon e i Dinosaur jr. siano stati usati per facilità più che per scelta”). Ma secondo te siamo totalmente incapaci noi che recensiamo? Cioè uno scrive che assomigli a cristina d’avena e noi copiamo dalla cartella stampa senza ascoltare il disco? Ti ripeto, fossi stato in Pamello non sarei stato così gentile: ti ha risposto in maniera opposta alla tua e tu solo allora ti sei ingentilito un po’ e hai “portato” il discorso anche su un altro piano. Qui ogni recensore ha varie qualità: ci sono quelli che usano più il lato fantasioso nel descrivere un disco come Pamello, io Just e quelli che invece fanno un analisi precisa alla produzione non lasciando niente al caso, sacrificando magari qualcosa sul piano della creatività, vedi axel o Fran_P. Se il tuo disco capitava nelle mani di Axel saremmo stati qui a dibattere per secoli a questo punto perchè avrebbe tirato fuori una marea di nomi, influenze, cose positive e negative che ti sarebbe venuto un esaurimento nervoso credo.
L’ho detto già prima la rece di pamello rende giustizia al vostro buon disco. Cose positive sono state tralasciate per far spazio ad altro, così come altre cose negative (e guarda che ci sono…).
Avere un artista che partecipa alla discussione è un bene per il sito e un onore per noi: significa che stiamo lavorando bene. Credo che (e ribadisco…CREDO…) avere un artista che si presenta in modo presuntuoso non ci serve o per lo meno bisogna almeno farglielo notare.
In questo post ho parlato solo ed esclusivamente a nome mio.
haloa
13 settembre 2006 @ 16:31
Mi scuso fortissimamente della presunzione non voluta, se così l’hai avvertita.
E probabilmente hai ragione nel criticare il mio ingresso nella discussione fatto in modo polemico e non amichevole ed anche di questo mi scuso.
Il succedersi dei fatti mi ha portato a rivolgere la polemica verso di voi ingiustamente.
Però voglio almeno ricapitolare il tutto a mio interesse prima che vostro. Pochi giorni fa leggo per la prima volta il comunicato stampa che Paolo Urtovox ha mandato a tutti e scopro che ci ha paragonato a Neil Young? i Kings of Leon? i Dinosaur jr.? e i Silver jews?, chiamo Paolo per chidergli da dove li ha tirati fuori e così scopro che a parte gli accostamenti, per me comunque assolutamente fuori luogo, fatti da lui liberamente e va bene così, sui Kings of Leon si era confuso e voleva riferirsi ai Kings of convenience.
Questo è un nostro problema con Paolo, di cui siamo ampiamente responsabili perchè, come ho già detto , noi stessi non siamo in grado di essere consapevoli delle influenze maggiori su quello che suoniamo.
Pochi giorni dopo cominciano le prime recensioni, quelle del mucchio, di rumore, di rockerilla e poi mi arriva la segnalazione della prima recensione su una webzine: la vostra.
Leggendola, sul filo dei miei pensieri, non ho potuto fare a meno di pensare che il recensore si sia appoggiato alla cartella stampa, cosa che peraltro non ritengo disdicevole, e che abbia citato i Kings of Leon o per leggerezza o per pigrizia. Ho maledetto mentalmente Paolo e non ho potuto trattenermi dal fare l’intervento polemico sulla vostra webzine.
A questo appunto aggiungo che in un mondo di reality show, supermercati, e villaggi vacanze, chiunque dedichi il suo tempo a recensire un disco semisconosciuto di indierock è per me un fratello di sangue e fa parte di una comunità di cui anch’io mi sento parte e con cui sono disposto a dividere tutto anche i miei difetti peggiori senza maschere.
Il mio intervento è stato prima di tutto una cosa più forte di me e secondariamente un modo comunque per entrare in contatto con voi e cercare di capirci, e sarei felice se questa discussione terminasse solo quando avremo fatto un ulteriore passo avanti nella comprensione reciproca.
13 settembre 2006 @ 17:41
Edo sei un fenomeno!..e dentro ti brucia ancora un fuoco dannato.e sei un gentiluomo.e red heart shaped petal fa paura.brao
14 settembre 2006 @ 06:57
Okkkei Edo, perfetto.
Per me tutto chiarito…anzi, adesso DEVI continuare a venire sul sito (anche perchè abbiamo recensito anche Elle e Mersenne che appariranno a tempo debito in home page…)…e se fai il bravo forse potresti partecipare anche ad una delle nostre fantastiche discussioni su cacca, mal d’intestino e insonnia!! ;D
14 settembre 2006 @ 18:29
Ci tengo a sottilineare un’ulteriore cosa : nel nostro microcosmo Paolo ci mette una dedizione, una passione, una forza che da’ una gran botta di vita a questo mondo e non ho mai conosciuto nessun’altro degno come lui della mia massima ammirazione e di tutto il mio rispetto; il fatto che poi lui senta nelle nostre chitarre i crazy horse e io non capisca o che voi ci paragoniate ai Kings of Leon che a me non piacciono fa solo parte di un gioco che ancora ci piace giocare, basta che poi quando lo mettiamo via siamo amici come e più di prima.
20 settembre 2006 @ 23:40
Enrico tajati i baffi!
24 settembre 2008 @ 19:17
Di loro mi eran piaciuti molto i primi due lavori, li vidi anche dal vivo verso la fine dei ‘90…La loro svolta pop mi ha lasciato con l’amaro in bocca…Comunque ottima band, poi son gusti peresonali i miei……