Ottobre 2006


Non è più il tempo di Bach che percorre 250 miglia pur di ascoltare l’organista Dietrich Buxtehude. Isolamento e separazione sono i colori che contraddistinguono la vita metropolitana di ogni giorno come una gita in barca sul Lochness al tramonto.
Separati ed isolati geograficamente (Paul Fiocco si è trasferito a Stoccolma, mentre Kane Ikin è rimasto a Perth), i Solo Andata iniziano un processo di scambio di suoni/file da una parte all’altra dei continenti, intrecciando una fitta rete di fili invisibili che, attraverso la telematica, toccano gli stessi suoni e lo stesso sentire.
Il risultato è Fyris Swan, un album di debutto che diventa testamento da tramandare ai posteri; un trattato sul “ruolo del tempo, dello spazio e della tecnologia nella composizione musicale”; un libro da ri-prendere dallo scaffale abbandonato di certo post-rock elettro-acustico.
La loro musica si fa morbido vascello che esplora le varie latitudini, i vari climi e temperature geografico-musicali: il caldo suono dei campanelli e dei flauti bretoni cari a Yann Tiersen (”Old City Crowd”); gli ipnotici tappeti di solitudine alla Four Tet (”Her Face Soft As Sleep”) e la giocosità glitch-rumorista degli Psapp (”A Ballet Of Hands”), che si ritrovano nelle terre d’Albione; i loop impercettibili di “Among The Olive Trees” e “Beneath This Stone Wall”; i fumosi paesaggi free jazz di certi vecchi club americani, riscaldati da un pigro sassofono (”Together Apart”); e le colonne sonore di vecchi film ormai dmenticati (”Midnight”). Rimane infine segreta la contraddittoria alchimia tra la separazione fisica dei musicisti e il respiro di calorosa umanità del suono, che evoca silenti paesaggi boschivi, marine pervase dal vento, ma soprattutto scenari dell’anima.
Cover Album
Band Site
Fyris Swan [ Hefty Records - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Yann Tiersen, Four Tet, Psapp
Rating:
1. Her Face Soft As Sleep
2. Old City Crowd
3. The Echo’s Left Behind
4. A Ballet Of Hands
5. Among The Olive Trees
6. Beneath This Stone Wall
7. Coastal Road Thoughts
8. Dawn Chorus
9. Together Apart
10. Midnight
Se non detestassi il termine “delizioso”, di sicuro lo utilizzerei per descrivere la confezione di questo doppio EP: due mini cd, quelli piccoli, ed un box di cartone fatto su misura dalla grafica Naive a colori pastello. Piccolo capolavoro made in Myhoney records, etichetta italiana che si occupa di musica indie e produzione di miele. E dolce come quest’ ultimo ti piovono addosso i due piccoli affreschi pop dei Man avec les lunettes, band lombarda perfettamente in bilico tra sensibilità pop acustica e soluzioni melodiche che accennano ad una psichedelica soffusa. Due brani sicuramente immediati, vicini ai Beatles meno soggiogati all’ LSD, o meglio ancora dei Mercury Rev scevri dal peso di orpelli barocchi. Nell’altro supporto un paio brani del duo femminile svedese Rough Bunnies già in tour con i MALL la scorsa estate. Due piccole canzoni davvero perfette, che confermano l’attitudine degli artisti scandinavi a cimentarsi con il pop britannico artigianale. “Some girl i know” e “i fell in love with your best friend”, si muovono in territori assai noti a band come Sambassadeur o ad artisti come Hello saferide e Jens Lekman, penetrandoti in testa con dei ritornelli killer e melodie scanzonate, perfette per una bella passeggiata in bicicletta. Peccato soltanto che la passeggiata debba durare così poco, perché vista la qualità di questa canzoni se ne vorrebbe assaggiare qualcuna in più. E comunque in mancanza d’altro possiamo sempre ripiegare su dell’ottimo miele.
Cover Album
LMALL Site
Rough Bunnies Site
Love Is Not For Me (DOUBLE 3″ CD-SPLIT) [ My Honey - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Beatles, Mercury Rev, Hello Saferide, Sambassadeur
Rating:
Tracks CD1
1. For A Lover
2. Hallo
Tracks CD2
3. Some Girls I Know
4. I Fell In Love With Your Best Friend

Mp3
Agin Again - Le Man Avec Le Lunettes (from the EP “Saturate It, Than Reverse”)
Dance With Your Shadow - Rough Bunnies (from the album “Rough Bunnies Go Pirate”)
What A World - Rough Bunnies (from the album “Rough Bunnies Go Pirate”)
Modern Love - Rough Bunnies (from the album “Rough Bunnies Go Pirate”)

La modernità mi svuota. I ritmi frenetici mi divorano dal di dentro fino a che questo tunnel non arriva a riempirsi di eco fino all’orlo. Blood On The Tracks. Il sangue è il nostro. I binari di chi vi pare (anche dello stato se volete). Aleggia qualcosa sopra di noi? Qualcosa di trasparente? Si. Un velo d’aria sporcato dalle micro infiltrazioni di indifferenza che imperversano da nord. Spengo il cervello/accendo le casse. Andy Cabic è il riferimento. Lui, con quella voce d’angelo che può anche sussurrarvi “merda” ma tanto voi capirete sempre “splendore”. Noah Georgeson e Devendra Banhart alle chitarre, Guy Blakeslee conosciuto come Entrance (vi prego gente aiutate quest’uomo, acquistate i suoi dischi, non vedete come è magro?!? Deve mangiare!…i suoi dischi…”Wandering Stranger” soprattutto…vale la pena…credetemi) alle percussioni. Altra gente meno “risonante”, ma altrettanto capace di far innamorare, ai violini, ai violoncelli, al mandolino, alle tastiere. E’ questa la mia line-up ideale per la musica folk del nuovo millennio? Si, magari a ruoli alternati di volta in volta. E il disco che si dice del disco? Del disco si dice un gran bene fratelli. Pace, fratelli. Pace amore e Jack Daniels, fratelli e sorelle. Nel disco ci sono i Beatles e c’è quella polvere americana che facilmente si può immaginare vicino a un vecchio barbuto, dormiente, che riposa su una sedia a dondolo di legno chiaro e intrappolato dentro una salopette sdrucita. Tutto nei pressi di quegli stati americani più sprofondati nell’immobilità del tempo. …Intanto continuano a uscire gli orsetti dalle casse audio. Pieno di orsetti che escono in maniera disordinata. Animaletti fucsia. Gommosi ai frutti di bosco e dalle facce allegre. “Red Lantern Girls”: minuto cinque circa. Un assolo distorto e l’atmosfera celebrativa funerea mi convincono definitivamente. Sussurri e melodie che hanno già fatto di Devendra Banhart (lead singer nella conclusiva “Down In El Rio”) un mito e che qui diventano molto più malinconiche e dilatate. Tutto più intellettuale e meno fanciullesco. La maturità del Folk. Questo non me lo sarei mai aspettato. C’è il rischio che possa piacermi troppo?
Cover Album
Band Site
To Find Me Gone [ Fat Cat - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Devendra Banhart, Bob Dylan, Sufjan Stevens
Rating:
1. Been So Long
2. You May Be Blue
3. No One Word
4. Idle Ties
5. I Know No Pardon
6. Maureen
7. The Porter
8. Double
9. Red Lantern Girls
10. Won’t Be Me
11. Down At El Rio
L’entusiasmo che ha posseduto un paio d’anni fa Erlend e Eirik nella composizione di “I’d Rather Dance With You” sembra non essere affatto sopito. Questi Whitest Boy Alive sembrano infatti lo spin off di quella idea danzereccia, già così estranea al classico repertorio dei Kings Of Convenience.
Esploso questo vaso di Pandora, che probabilmente aspettava solo sommessamente di essere scoperchiato, messe poi da parte le esperienze electrosperimentali, il nostro red-nerd Øye, al momento di stanza a Berlino, trova nuove ispirazioni e si propone con una band di conterranei nordici e un nuovo side project: il risultato è un compendio di contaminazioni (Notwist, Police, Blue Nile, Freddy Mercury) tutte sempre e comunque dominate da un sincopatissimo beat downtempo.
Il basso è infatti vero protagonista delle 10 tracce, che rimarca costantemente come sia effettivamente lui la vera spina dorsale dell’album.
Non vengono in ogni caso rotti definitivamente i legami con il repertorio coi Kings, tanti riferimenti brulicano, ma è la nuova rielaborazione che rende gradevole e delicata l’opera che scorre piacevolmente e invoglia quasi alla riproduzione in loop.
Accelerazioni perfettamente centrate nel pentagramma non annoiano mai: niente di impegnativo e sofisticato, sia chiaro, ma ottimo sottofondo per la lettura o per un viaggetto notturno.
Il progetto, probabilmente destinato a non avere un seguito, è intrigante e ben prodotto, sicuramente non originalissimo come già rimarcato, ma mai stucchevole.
Cover Album
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Dreams [ Sleeping Star - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Police, Notwist, Death Cab For Cutie
Rating:
1. Burning
2. Golden Cage
3. Fireworks
4. Done With You
5. Don’t Give Up
6. Above You
7. Inflation
8. Figures
9. Borders
10. All Ears
N.D.Shineywater è un personaggio singolare.
N.D.Shineywater è la mente creatrice dei Brightblack Morning Light.
N.D.Shineywater è nato a Birmingham, in Alabama, uno stato di tipo prevalentemente rurale situato nella zona sud-orientale degli U.S.A.
In Alabama, il giovane N.D.Shineywater ha vissuto la sua prima esperienza psichedelica.
Quando?
Da bambino, nei tardi anni ottanta.
Come?
La cosa è avvenuta per caso.
Accompagnando il padre camionista nei suoi viaggi in giro per il paese, il giovane N.D.Shineywater aveva fatto sosta presso una piccola comunità agricola. Lì si era trovato davanti una congregazione di rustici fattori e vecchi contadini che, riuniti intorno ad uno scalcinato piano, intonavano solennemente pezzi tradizionali della loro terra. Il rito – per nulla inusuale a quelle latitudini – veniva vissuto con una tale partecipazione che al giovane N.D.Shineywater dava l’impressione di possedere qualcosa di trascendentale, come se la voce di ognuno di quei contadini fosse l’estensione necessaria per quella del vicino e come se tutte insieme celebrassero la forza archetipica di quelle foreste, di quei canyon, di quelle montagne, di quella terra dove la loro gente viveva da sempre. Di quella scena il giovane N.D.Shineywater coglie gli aspetti più profondi e visionari, ed in quell’atmosfera di surreale energia sceglie di vedere una specie di forza cosmica – sono parole sue – che nasceva e moriva tra quei boschi.
I bambini, si sa, hanno una grande immaginazione.
Poi il giovane N.D.Shineywater cresce, la madre se ne va di casa ed il padre non ha nulla da dirgli, perciò fa le valigie, prende il cd di “ Loveless “ dei MBV - di cui aveva pure iniziato a fare cover strumentali – e se ne va nella California del Nord. Qui abita in una tenda fuori dagli uffici di “ Transworld Skateboarding Magazine “ - rivista a cui collabora come artwork designer -, ma la cosa non lo soddisfa. Sta bene, ma gli manca qualcosa, qualcosa che l’olio di hascisch e l’erba e le manifestazioni per i diritti dei nativi americani e i nuovi amici Devendra Banhart e Will Oldham da soli non possono dargli. Ci vuole qualcosa che lo ricongiunga con la sua terra, con quella comunità.
La soluzione si chiama Mount Fiesta, una comune che sta in mezzo alle montagne a quattro ore di cammino a piedi dalla strada più vicina. Niente elettricità, poche comodità, una concezione della vita totalmente hippy.
N.D.Shineywater rimane lì per un pò, non moltissimo, siamo nell’arco dei mesi.
Qualche tempo dopo quell’esperienza, N.D.Shineywater prende una penna, un quaderno, la chitarra – ormai frequentata molto intimamente ¬– e aiutato dall’amica del cuore Rachael Huges compone i brani di “ Ala. Cali. Tucky. “, album di minimale bellezza e di difficile reperibilità che rappresenta l’acerbo esordio discografico dei Brightblack Morning Light.
Dopo aver suonato al festival All Tomorrow Parties ed essere stato in tour con Slint e Bonnie “ Prince “ Billy, a circa un anno di distanza dal debutto N.D.Shineywater firma un contratto con la Matador. Ad essa offre in dono i dieci pezzi che costituiscono l’omonimo “ Brightblack Morning Light “, ossia un peyote psichedelico di cui è da tempo sentivamo la necessità.
Nei cinquanta minuti dell’album c’è tutta l’America che aveva folgorato il giovane N.D.Shineywater; c’è il falò lisergico di “ Star Blanket River Child “, che ti trascina tra boschi di Fender Rhodes, tablas, wah wah, tromboni e soul rarefatto; ci sono i sussurri acidi del viaggio che avevi sognato di fare con Ry Cooder e Mazzy Star di “ All We Have A Broken Shine “ e “ Amber Canyon Magic “; c’è il blues morfinoso di “ Black Feather Whishes Rise “; c’è il ricordo di quella notte visionaria alla comune che è la lynchiana “ We Share Our Blanket With The Owl “.
Quando si sceglie di percorrere certi sentieri di lisergica psichedelia - si sa – bisogna fare molta attenzione, perché è estremamente facile che si incappi in un brutto viaggio.
Il magico trip che ci ha confezionato N.D.Shineywater è invece - con tutta probabilità - il migliore che si possa compiere in questo 2006.
Cover Album
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Brightblack Morning Light [ Matador - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Ry Cooder, Spain, Mazzy Star, Devendra Banhart, Galaxie 500
Rating:
1. Everybody Daylight
2. Friend Of Time
3. Fry Bread
4. Star Blanket River Child
5. All We Have Broken Shines
6. A River Could Be Loved
7. Amber Canyon Magik
8. Black Feather Wishes Rise
9. Come Another Rain Down
10. We Share Our Blanket With The Owl
Will Oldham ormai è una certezza, non è difficile immaginarsi ogni suo nuovo disco alla vigilia della pubblicazione, e in effetti la cosa toglie il gusto della sorpresa , per cui non è che mi trovassi a spasimare nell’attesa di questo ascolto. Però a volte si dimentica che quella certezza di cui sopra riguarda anche la qualità sempre molto alta di ogni suo lavoro, e “The letting go” non fa eccezione. Ad un ascolto approfondito ti rendi anche conto che c’è qualcosa di nuovo nelle bucoliche atmosfere di queste composizioni, e probabilmente le suggestioni di una terra come l’Islanda, dove si sono svolte le registrazioni, hanno fatto la loro parte. Quasi tutto il disco è giocato sull’intreccio di voci con la bravissima Dawn McCarthy dei Faun Fables che dona un tocco di delicatezza ed eleganza alle armonie di ogni singolo pezzo, a cominciare dall’iniziale “Love come sto me”, sicuramente il brano migliore di tutto il disco piazzato li come a dire “ecco, qui c’è tutto quello che troverai tra questi solchi”: chitarre acustiche, un’utilizzo massiccio degli archi e atmosfere di una monolitica delicatezza che possono davvero incantare. Non so se in futuro Oldham potrà più fare a meno della splendida voce della White , che talvolta sembra venir fuori da una festa tradizionale medievale, trascinando l’ascolto con un cantato ancestrale e ricco di suggestioni come nella title track e in “God’s small song”. Emozioni sospese sul vuoto, che talvolta hanno il sapore della polvere dei campi di cotone assolati del centro dell’America, mentre altrove sono bagnate dalla fredda e umida pioggia dei cieli nordeuropei. Non resta che afferrarle tutte, una volta inserito il disco nel vostro lettore, perché ancora una volta il “prevedibilissimo” Oldham ci ha sorpresi senza effetti speciali, ma con la classe e la sicurezza propria di chi, in un futuro nemmeno tanto lontano, potrebbe essere considerato un classico dei nostri tempi.
Cover Album
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The Letting Go [ Drag City - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Neil Young , Jason Molina, Lambchop
Rating:
1. Love Comes to Me
2. Strange Form Of Life
3. Wai
4. Cursed Sleep
5. No Bad News
6. Cold & Wet
7. Big Friday
8. Poor Georgia
9. (No Such Thing As)
10. Then The Letting Go
11. God’s Small Song
12. I Called You Back
Cosa c’è nel nel cervello di un bambino per anni continuamente tartassato da ore ed ore di tivù e videogiochi, da una sovrabbondanza di input stile Arancia Meccanica?
Nulla di buono? Confusione pura, pura spazzatura. Con l’accento da porre però sui due “pura”. La capacità di raccogliere anche se inconsciamente segni e simboli, elaborarli in logiche, fantasiose quanto volete ma pur sempre logiche, e di generare ed assegnare significati e motivazioni anche a ciò che ad occhi più “adulti” risulta insignificante ed immotivato o semplicemente non importante. Tutta questa “sostanza” negli anni successivi viene progressivamente ordinata, ricollocata e quindi abbandonata, buttata in un gigante cassonetto - Vaso di Pandora.
I Paper Rad scoperchiano questo vaso con risultati a dir poco disturbanti.
Eh sì, perchè nel frattempo a quella purezza si è aggiunta una pesante dose di adulto disincanto, moderno cinismo e tanta tanta noia. Quello che era divertente e stimolante appare ora solo demente, quello che era tenero diventa inquietante.
Eppure estremamente ipnotico ed affascinante nel suo essere stordente.
Il desiderio di un impossibile ritorno all’infanzia si fa psicotico fino all’allucinazione. E’ la vendetta del cassonetto che diventa stile! Dell’immaginario di serie Z, di alienanti saghe fantascientifiche popolate da aberranti e brutali mostruosità horror, del fantasy centrifugato col pop più spietato.
Scindendo la multimedialità dell’opera dei Paper Rad nel tentativo di capirci qualcosa (tentativo destinato al fallimento e comunque, data la natura dell’opera, completamente inutile) o solo per provare a raccontarla si dirà che quel che ne esce è:
A livello visivo: accecanti luci stroboscopiche in multicolor, colori fosforescenti negli accostamenti più improbabili, orrenda grafica digitale della preistoria, macropixel pulsanti. E ancora, in ordine sparso (non potrebbe essere altrimenti), videogiochi vintage, Garfield, Barbie e Ken, animali e mostri di peluches, sorridenti spot televisivi anni 80, stelline a profusione, pixellosi cuoricini parlanti, ortaggi antropomorfi, i muppet babies, dragoni cinesi, trolls ed extraterrestri in quelli che sembrano episodi di una cosa tra un cartone animato ed un videoclip.
A livello sonoro: scorie di suono, sigle da spot o telefilm, spazzatura digitale, loops, drones, inacapacità strumentale, gabber hard-core, voci e suoni saturi di distorsione.
In definitiva: Cacca e scoregge, un calcio nel culo ad ogni concetto di gusto, bello forte! Evidentemente non può essere che una questione di amore o di odio, in entrambi i casi, estremo! Un segno dei nostri tempi che prima o poi (temo) saremo costretti ad affrontare: un’estetica artistico-culturale che presto ci ritroveremo dove meno ce lo si aspetta.
Dimenticavo! Ovviamente i Paper Rad fanno parte di quella ferventissima scena di Providence (anche se nello specifico sono di Northampton - Masschussets) che fa capo alla Load Records. E con questo si è detto tutto (e niente).
Cover Album
Band Site
Trash Talking [ Load Records - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Lightning Bolt, Lesser, i Griffin, South Park, Blob
Rating: or 0
1. Alfe Pilot
2. Paper Rad Guide to DVD-ROM’s
3. Wizardzz video
4. other krazy krap you just have no idea how to describe!
WATCH THE TRAILER
Prova a ridere adesso che sei all’inferno. Ridi, ora che l’organetto suona e suona e suona. Che cosa accade se mischi i Blonde Redhead con Lou Reed o I My Bloody Valentine con i Vetiver? Che cosa spunta in testa se continui a innaffiarti i piedi col gin? Esce qualcosa di veramente psichedelico. Spostato. Traslato addirittura sull’altro lato del marciapiede…e del mondo. “White Liner” è la vostra ultima occasione di credere a queste parole o perdere un altro treno. Il primo? L’ennesimo? Di certo non l’ultimo. Tutto molto spettrale e cupo. Tutto troppo coinvolgente. Un lamento, una cadenza lenta e disperata. Lucente piccolo tesoro per un inverno ovattato, imbottito fino alla saturazione di bianco. C’è tutto un mondo che sta morendo appena fuori da quella porta. Esci per vedere come potresti dargli il colpo di grazia. Disco ribelle e contro tutto. Shoegazer semi-acustico e più educato se possibile? Probabile. Post qualche cosa? Forse, ma cosa? Questo non é più solo folk. Non è più blues né tanto meno rock. Questa roba lagnosa e affascinante potrebbe benissimo essere anche un pezzo di mela e lo sarebbe in maniera alternativa. E’ altro, in parte. Altro rispetto a quello che ora molto probabilmente il vostro compagno di banco delle elementari starà ascoltando, in piedi sul bus, dal suo i-Pod pieno di mtv. Pieno di….altro. Pausa epica: ti giri verso la camera da letto e per un istante rimani immobile ai bordi della palude di Acherusia a guardare inconsapevole un accigliato Ade che dopo un po’ sparisce, lasciandoti svuotato di ogni sensazione terrena. Prova a ridere adesso.
Cover Album
Band Site
Fire On The Bright Sky [ Monotreme Records - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Blonde Redhead, Velvet Underground, Mogwai
Rating:
1. Dear Flies Love Spider
2. White Liner
3. Velvet
4. St. Neil
5. Wolves Eat Dogs
6. Lane Fire
7. Poor Georgia
8. (No Such Thing As)
Sara Jane
9. Aquanaut
10. The Russian Ending
…poi mi sono deciso: ho preso quel vecchio avvitatore impolverato che riposava nel cassetto e mi sono infilato i guanti da lavoro. Ho soppalcato con un paio di tavole una parte della coscienza e sopra al legno ho disposto ordinatamente alcune sensazioni che appartengono a storie ormai logore e buie. Barattoli pieni di sugo compresso. Emozioni passate (in tutti i sensi). Poi il telefono si è messo a squillare. Ho sollevato la cornetta. Una voce dall’altro capo chiedeva se mi ero dimenticato di lei. Non ancora, gli ho risposto, ma non preoccuparti verrà il giorno. E ho messo giù. Ho immaginato di fumare e ho ascoltato il disco di questa band svedese. Se parli con Dio chiedigli se vuole che io faccia ritorno finalmente a casa. Chiediglielo, perché io ancora non sono sicuro di certe cose. Ancora non so come soffierà il vento da qui a domani. Chiedi a lui perché io non so più niente. Mi concentro: giri semplici. Romanticismo di base. Il fatto tangibile di aver pianto sangue e miele è piuttosto ricorrente dentro questo ep. Ogni accordo sembra avere dentro un’anima sofferente e malinconica. Cosa sta pensando adesso Danny McNamara? Si sente forse chiamato in causa perché ha un concorrente che scrive ballate al pianoforte belle quanto le sue… . Ok è pop. Non siamo qui per ingannare nessuno. Niente di particolarmente sconvolgente. Lo avrete sentito miliardi di volte forse, eppure è come se fosse la prima in assoluto, perché è il vostro cuore a dettare i battiti e le emozioni. Il cuore. Non il cervello. Vi ritorna in mente il romanticismo di Fran Healy (“Sparrow”) e tutti quei pomeriggi vissuti in slow-motion (con buona pace di Aldo Biscardi) mentre il sole tramonta e voi siete ancora lì, seduti fuori a pensare che la vita è proprio strana per questo o quell’altro motivo. Mettetevi i guanti da lavoro e soppalcate qualche angolo rimasto scoperto nei confronti dei ricordi.
Cover Album
Band Site
Waiting For The Light To Find Us [EP] [ Fat Cat - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Okkervil River, Antony And The Johnsons, David Gray
Rating:
1. Wake
2. All Hearts Fail
3. Lovers Trial
4. Sparrow
5. Union Falls
6. Between What
He’s Saying And
What He Regrets
Diffidate dalle etichette!!!
Il più delle volte confondono invece di semplificare, allontanano invece di indurre ad una più approfondita conoscenza…
Tempo fa qualcuno gettò i Cursive nel calderone del genere ‘emo’, personalmente non amando suoni ed emozioni proprie di questo stile avevo pensato bene di girare alla larga dalle produzioni di questa band.
Poi improvvisamente mi sbattono sotto il naso un lavoro come “Happy Hollow” ed è forte la sensazione che in tutti questi anni, senza una valida ragione, mi sia perso qualcosa.
Ripeto sono completamente all’oscuro di quanto i Cursive abbiano realizzato nella loro lunga carriera (senza contare raccolte ed EP vari questo è il sesto lavoro in studio), ma sono pronto a scommettere che questo “Happy Hollow” oltre a rappresentare il loro apice musicale risulterà essere uno dei migliori dischi dell’anno in corso.
Sgombriamo subito il campo da spiacevoli equivoci : ci troviamo al cospetto di 4 ragazzi profondamente complicati. Lo dimostrano quattoridici tracce nate con la tipica impostazione indie-rock, letteralmente sconvolte e rielaborate con piglio del tutto originale.
Repentini cambi di ritmo (complice questa volta anche un’intera sezione di fiati) in parentesi che raramente superano i 3 minuti, imponenti impennate rock ora dall’inclinazione punk ora dall’anima blues, e poi sparsi qua e là influenze musicali di varia e assolutamente controllata provenienza.
“Retreat!” è infilata da intromissioni di sax nelle quali finisce per sciogliersi in un tripudio jazzy, “Bad Science” è funk eretto a colpi di riff di chitarra, “The Sunks” è la new wave rivisitata da trentenni cresciuti a skateboard e punk-rock, così come l’incantevole “In The Fold” porta con sé i tratti inconfondibili del dream-pop di miglior fattura.
Ficcando il naso nella loro biografia, salta fuori che i nostri sono di Omaha (una delle scene musicali più vivaci degli ultimi anni), che sono uno dei gruppi di punta dell’ottima label Saddle Creek , nonché amici di vecchia data di un certo Conor Oberst a.k.a. Bright Eyes, con il quale condividono side-project ed ospitate varie. A questo punto il cerchio si chiude, gli elementi a nostra disposizione sono tutti….diffidate dalle etichette e da coloro i quali si ostinano ad affibbiarle ai talenti.
Cover Album
Band Site
Happy Hollow [ Saddle Creek - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Queens Of The Stone Age, Superchunk, Gomez, Cake
Rating:
1. Opening The Hymnal/Babies
2. Dorothy At Forty
3. Big Bang
4. Bad Sects
5. Flag And Family
6. Dorothy Dreams
Of Tornados
7. Retreat!
8. The Sunks
9. At Conception
10. So-So Gigolo
11. Bad Science
12. Into The Fold
13. Rise Up! Rise Up!
14. Hymns For The Heathen

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