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Sempre notevoli le serate non danzanti che lo staff del Bronson riesce ad organizzare. Sforzi ben spesi soprattutto se accorre il pubblico delle grandi occasioni: nello specifico in grande quantità e di considerevole eterogeneità. Complimenti per l’impegno, ma l’acustica…vabbè, diciamo che ci si “accontenta” della possibilità di assistere al live di un artista talentuoso. Ma che vuoi farci, alla classe è difficile resistere.
Che il merito sia del maestro di cerimonia, l’enfant prodige noir Micah P.? Altamente probabile.
“… un ragazzo semplice, riservato, generoso, umile e rispettoso …“.
Il giovanotto di Memphis ha una voce sofferta, risultato di trascorsi tribolati e tumultuosi, che ti si inchiostra addosso tanto quanto il sound lavico e suadente.
Da buoni nemici della modernità, Mr. Hinson e la sua band, presentata proponendosi in attestati di stima sinceri nei confronti dei componenti già a pochi minuti dall’inizio, richiedono minimi sforzi all’addetto al service, utilizzando un‘attrezzatura assolutamente ridotta ai minimi termini. L’essenza del più classico country folk: chitarra, banjo, armonica e poco più.
Quel che conta è l’essenza,neanche a dirlo.
Le corde sono tirate e allentate continuamente grazie ad un alternarsi di low-fi e ferocia vocale, passando da momenti di spleen atavico, dei quali Micah è icona definitiva, a fuochi d’artificio di passioni burrascose. Tutto lo spettro acustico viene sondato e testato, lasciando il pubblico entusiasta e stupefatto.
Un altro aspetto che mi ha colpito molto è stato il profondo e sincero (se non lo era ci troviamo di fronte ad un attore di ottimo livello) ringraziamento profuso nei confronti dei presenti. Non il solito opaco “thank you. Era realmente riconoscente, del fatto, come ha tenuto a precisare, “di avergli dato i nostri soldi permettendo a lui alla band di fare questo lavoro che tanto amano”. In effetti se ci si pensa è così, questa è la realtà, ma, a differenza di tutti, ha avuto l’audacia di toccare questo aspetto pratico e basilare, considerato chissà perché sempre un tabù artisti. Si ha sempre paura di sporcare la cultura, in tutte le sue forme, parlando di money, ma volenti o nolenti senza si va poco lontani. Se riesci ad emergere è sicuramente grazie alla tua classe (vabbè, almeno così dovrebbe essere), ma se poi il pubblico pagante non l’apprezza la tua bravura c’è poco da fare.
Sarebbe come se ogni mattina il lattaio ci ringraziasse per aver scelto lui: vi è mai successo oltre al classico “grazie e arrivederci”. Mi sono fatto infinocchiare dal suo magnetismo?
Può darsi. Comunque, di niente Micah, prego, quando vuoi sarò qui ad attenderti, perché tu sei un uomo di valore.
Il risultato finale è che mi sono quasi sentito come se avessi passato un paio di incantevoli ore a bere della birra, con uno sconosciuto ad inizio serata diventato poi un amico alla fine della serata, grazie ad un legame creatosi meraviglioso e invisibile, ma ben presente.
Le vibrazioni rimangono sottopelle e la padana notte nebbiosetta che mi abbraccia all’uscita chiudono il cerchio.
Buona notte.
“Close your eyes”
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17 Ottobre 2006 @ 10:11
ciao brusco! sempre ai concerti!
per quanto riguarda micah, ripeto quello che già avevo scritto su sullivan street: possiedo the gospel of progress e l’ho giudicato - forse frettolosamente - come troppo lamentoso (”spleen atavico” rispecchia molto fedelmente la mia idea a proposito di quest’artista). a the opera circuit invece mi sono avvicinato timidamente, attraverso un paio di canzoni in streaming. non so che dire, anche se - sicuramente - non si può mettere in dubbio il valore di questo giovane - e “sfortunato” - artista.
per quanto riguarda il live - a quanto ho capito - è il tipo di concerto che piace a me: atmosfera “intima”, relativa vicinanza col palco, sensazione di essere al pub con gli amici, ecc. (l’ultimo mio concerto di questo tipo risale all’anno scorso, con i kings of convenience)
17 Ottobre 2006 @ 10:52
Io e just lo abbiamo visto insieme a roma un annetto e mezzo fa circa.Concerto triplo Entrance-jens lekman-Hinson.Insomma ce n’era per tutti i gusti. Quello che ci sorprese quella sera del giovane Micah che non conoscevamo ancora bene fu la grinta e la drammaticità delle sue schitarrate, violente, e la sua disperazione urlata. Un’atmosfera abbastanza diversa dal disco di esordio ma molto coinvolgente. Ora forse la cosa si è fatta piu’ intima, e quindi rosico ancora di piu’ per essermelo perso questa volta.
17 Ottobre 2006 @ 11:05
Eh quello si he fù un bel terno secco Sachiel!
Direi che Hinson è uno che sa fare dell’intimità un arma definitiva. E’ una qualità talmente potente nella sua musica che finisce per avvolgere, specialmente dal vivo.
17 Ottobre 2006 @ 12:54
Ricordo di quella sera l’inizio straniante e claustrofobico di entrance, personaggio assolutamente affascinante. Poi le melodie allegre di lekman e la nostra voglia irrefrenabile di andare a mangiare un gelato sorridendo felici come dei deficienti.e poi il baratro cosmico-esistenziale della performance di hinson. Seratona.
17 Ottobre 2006 @ 13:59
Anche io me lo sono visto un annetto fa al velvet. In coppia con Entrance (che tipo quel ragazzo!!!). Micah mi fece davvero una bella impressione e riuscì nell’ incredibile imoresa di metter daccordo me e consorte (che per inciso ha gusti molto meno pop e più avant gard di me). Cmq grandissima voce e grande impatto live, il bello che sembra un 15 enne ma ha la voce di Bocelli. L’ ultima coanzone del suo esordio è fantastica “quando il texas toccò il fondo dell’ oceano” o qualcosa del genere , non ricordo, splendida.
17 Ottobre 2006 @ 15:30
Lo vidi forse 2 anni fa … ho un buonissimo ricordo, molto bravo ! Aveva un buchino nella camicina ed un cappellino…
17 Ottobre 2006 @ 16:00
C’ero anche io al Velvet quella sera Fran!!!
Peccato che non ci si conosceva ancora.
A me il concerto è piaciuto a metà, mi aspettavo le splendide ed avvolgenti atmosfere dell’esordio.
Invce a parer mio dal vivo ci ha dato un pò troppo dentro con batteria e chitarroni…bello! Ma mi aspettavo altro.
Entrance era in-trance.
Bravo, bravo, bravo.
L’ho poi ribeccato anche con il buon Devendra (tra l’altro sono identici i due, ma questo giov lo sai già vero? hi hi hi!!!)
Saluti e baci a tutti.
17 Ottobre 2006 @ 16:22
Fondamentalemnte ricordo l’apparizione sul palco di Micah come un momento mistico-psichedelico…forse Sachiel ricorderà che lo definii “una specie di Milhouse (dei Simpsons) con la voce di Bruce Springsteen…deh!ih!eh!oh!oh!
17 Ottobre 2006 @ 17:01
è vero! la somiglianza con milhouse mi sembra evidente…just, come sei fisognomicistadf5453(/()…
argh! cough, cough! puah!
a sproposito: in una futura puntata dei simpson ci saranno gli white stripes (da tempo circola un video su io tubo, tu tubi, egli tuba, noi…)
17 Ottobre 2006 @ 17:05
Ragazzi comunicazione di servizio : Le IndieForBunnies NEWS hanno ripreso a funzionare correttamete e sono anche piuttosto aggiornate
17 Ottobre 2006 @ 18:22
astar fai poco lo spiritoso che quella figura di merda mi è costata un anno di prese per il culo dalla mia ragazza!!!
17 Ottobre 2006 @ 18:35
Fischi per i Simpson, THE GRIFFIN RULEZ!!!
17 Ottobre 2006 @ 19:20
ahahahahah, Milhause ….ahhahahaha i griffini, stupido bagarospo…..
P/S ragazzi per le news mi raccomando niente accenti, apostrofi o caratteri speciali…..per ora !!!
17 Ottobre 2006 @ 19:44
BARR-RA NUO-VA!
BARR-RA NUO-VA!
BARR-RA NUO-VA!
tutti in coro dai!!!
BARR-RA NUO-VA!
BARR-RA NUO-VA!
ecc ecc ecc ecc……
17 Ottobre 2006 @ 20:37
…bar-ra nuo-va…
18 Ottobre 2006 @ 10:27
Diggei Brusco, scrivi molto bene e sempre su nomi interessanti.

Ma perchè hai scelto questo nick orrendo però???
23 Settembre 2008 @ 10:10
[...] LIVE @ BRONSON (RAVENNA 10-10-2006) [...]