MICAH P. HINSON LIVE @ BRONSON (RAVENNA, 10/10/2006)

 
17 Ottobre 2006
 

Sempre notevoli le serate non danzanti che lo staff del Bronson riesce ad organizzare. Sforzi ben spesi soprattutto se accorre il pubblico delle grandi occasioni: nello specifico in grande quantità e di considerevole eterogeneità. Complimenti per l’impegno, ma l’acustica…vabbè, diciamo che ci si “accontenta” della possibilità di assistere al live di un artista talentuoso. Ma che vuoi farci, alla classe è difficile resistere.
Che il merito sia del maestro di cerimonia, l’enfant prodige noir Micah P.? Altamente probabile.

… un ragazzo semplice, riservato, generoso, umile e rispettoso ….
Il giovanotto di Memphis ha una voce sofferta, risultato di trascorsi tribolati e tumultuosi, che ti si inchiostra addosso tanto quanto il sound lavico e suadente.
Da buoni nemici della modernità, Mr. Hinson e la sua band, presentata proponendosi in attestati di stima sinceri nei confronti dei componenti già a pochi minuti dall’inizio, richiedono minimi sforzi all’addetto al service, utilizzando un‘attrezzatura assolutamente ridotta ai minimi termini. L’essenza del più classico country folk: chitarra, banjo, armonica e poco più.
Quel che conta è l’essenza,neanche a dirlo.

Le corde sono tirate e allentate continuamente grazie ad un alternarsi di low-fi e ferocia vocale, passando da momenti di spleen atavico, dei quali Micah è icona definitiva, a fuochi d’artificio di passioni burrascose. Tutto lo spettro acustico viene sondato e testato, lasciando il pubblico entusiasta e stupefatto.
Un altro aspetto che mi ha colpito molto è stato il profondo e sincero (se non lo era ci troviamo di fronte ad un attore di ottimo livello) ringraziamento profuso nei confronti dei presenti. Non il solito opaco “thank you. Era realmente riconoscente, del fatto, come ha tenuto a precisare, “di avergli dato i nostri soldi permettendo a lui alla band di fare questo lavoro che tanto amano”. In effetti se ci si pensa è così, questa è la realtà, ma, a differenza di tutti, ha avuto l’audacia di toccare questo aspetto pratico e basilare, considerato chissà perché sempre un tabù artisti. Si ha sempre paura di sporcare la cultura, in tutte le sue forme, parlando di money, ma volenti o nolenti senza si va poco lontani. Se riesci ad emergere è sicuramente grazie alla tua classe (vabbè, almeno così dovrebbe essere), ma se poi il pubblico pagante non l’apprezza la tua bravura c’è poco da fare.

Sarebbe come se ogni mattina il lattaio ci ringraziasse per aver scelto lui: vi è mai successo oltre al classico “grazie e arrivederci”. Mi sono fatto infinocchiare dal suo magnetismo?
Può darsi. Comunque, di niente Micah, prego, quando vuoi sarò qui ad attenderti, perché tu sei un uomo di valore.
Il risultato finale è che mi sono quasi sentito come se avessi passato un paio di incantevoli ore a bere della birra, con uno sconosciuto ad inizio serata diventato poi un amico alla fine della serata, grazie ad un legame creatosi meraviglioso e invisibile, ma ben presente.

Le vibrazioni rimangono sottopelle e la padana notte nebbiosetta che mi abbraccia all’uscita chiudono il cerchio.
Buona notte.
“Close your eyes”

 

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