Gio 26 Ott 2006
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Will Oldham ormai è una certezza, non è difficile immaginarsi ogni suo nuovo disco alla vigilia della pubblicazione, e in effetti la cosa toglie il gusto della sorpresa , per cui non è che mi trovassi a spasimare nell’attesa di questo ascolto. Però a volte si dimentica che quella certezza di cui sopra riguarda anche la qualità sempre molto alta di ogni suo lavoro, e “The letting go” non fa eccezione. Ad un ascolto approfondito ti rendi anche conto che c’è qualcosa di nuovo nelle bucoliche atmosfere di queste composizioni, e probabilmente le suggestioni di una terra come l’Islanda, dove si sono svolte le registrazioni, hanno fatto la loro parte. Quasi tutto il disco è giocato sull’intreccio di voci con la bravissima Dawn McCarthy dei Faun Fables che dona un tocco di delicatezza ed eleganza alle armonie di ogni singolo pezzo, a cominciare dall’iniziale “Love come sto me”, sicuramente il brano migliore di tutto il disco piazzato li come a dire “ecco, qui c’è tutto quello che troverai tra questi solchi”: chitarre acustiche, un’utilizzo massiccio degli archi e atmosfere di una monolitica delicatezza che possono davvero incantare. Non so se in futuro Oldham potrà più fare a meno della splendida voce della White , che talvolta sembra venir fuori da una festa tradizionale medievale, trascinando l’ascolto con un cantato ancestrale e ricco di suggestioni come nella title track e in “God’s small song”. Emozioni sospese sul vuoto, che talvolta hanno il sapore della polvere dei campi di cotone assolati del centro dell’America, mentre altrove sono bagnate dalla fredda e umida pioggia dei cieli nordeuropei. Non resta che afferrarle tutte, una volta inserito il disco nel vostro lettore, perché ancora una volta il “prevedibilissimo” Oldham ci ha sorpresi senza effetti speciali, ma con la classe e la sicurezza propria di chi, in un futuro nemmeno tanto lontano, potrebbe essere considerato un classico dei nostri tempi.
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Ottobre 26th, 2006 at 09:50
Ok questo è certo che non mi piace ma per ragioni e gusti del tutto personali. La recensione è la descrizione pura del disco e direi che riesce appieno a chiarire tutto!
Bravo sachiello.
p.s.
ma-glie-tte!
ma-glie-tte!
co-lo-ri nuo-vi!
co-lo-ri-nuo-vi!
p.p.s
ma “…mi trovassi a spasimare” che cosa cazzo significa? E’ un messaggio subliminale partenopeo per qualcuno che non ho colto?
Ottobre 26th, 2006 at 10:32
recensione giustissima (anch’io non avevo mai usato questo termine)! oldham sorprende senza effetti speciali: è nel suo stile! ti dirò inoltre che, nonostante non straveda per il tizio in questione (preferendogli altri cantautori), the letting go mi sembra un buon disco, che ancora però ho ascoltato solo superficialmente.
per quanto riguarda l’essere un classico dei nostri tempi, mi sembra che la cover di “i see a darkness” fatta da johnny cash sia un buon indizio…
ps giov: tu riesci a cogliere messaggi subliminali anche nel purè di patate…
pps tu-ta, tu-ta! bor-so-ne, bor-so-ne!
Ottobre 26th, 2006 at 10:44
Oldham aggiunge sempre un piccolo punto nella sua personale rincorsa… e anche questo disco non fa eccezione. Certamente non tra i suoi migliori, in una produzione ad altissimo livello, anche perchè sul finale perde un po’ di smalto.
Ottobre 26th, 2006 at 13:14
In effetti quella frase me la sono riletta piu’ volte e ho deciso di lasciarla li perchè fa molto folk. Fino ad oggi Bonnie prince Billy non era tra i miei favoriti, ed in effetti nemmeno ora, pero’ questo disco mi è piaciuto piu’ dei precedenti. Si si, mi aggrada considerevolmente.
Ottobre 26th, 2006 at 13:39
Si conceda al Sachiel la licenza poetica. Ci sono artisti che, ne convengo, meritano una stima quasi incondizionata. Sono dotati aldilà dei gusti personali.
Insomma il Principino è un co’ due palle così. Cioè si vede pure dalla foto non c’è bisogno neppure di essere dei geni della musica.
..marò..quante ne so…
Ottobre 26th, 2006 at 13:51
Sempre massimo rispetto x Will…amai maledettamente ” Arise Therefore “..ma prerisco Smog…” Red Apple Falls “…
Ottobre 26th, 2006 at 18:49
sono stato un amande di bonny (lo sono ancora !??!?!?) , ma tu dici bene, proprio questa sua diciamo prevedibilità mi tiene un po’ tiepido verso le nuove uscite. cmq le 4 stelle quasi politiche !!!
Ottobre 26th, 2006 at 19:58
Ma si, non me la sentivo di mettere meno di 4 stelle, questo disco mi piace molto, e a volte quando si scrive bisogna anche essere piuttosto oggettivi, e qui la qualità è molto alta. E ripeto, c’è quella voce femminile che mi ha particolarmente sorpreso, visto anche che master and everyone non mi aveva solleticato troppo gli appetiti. La stessa cosa stava capitando con il nuovo Badly drawn boy, poi mi sono addentrato nei testi e al terzo ascolto ne sono stato definitivamente conquistato.
Novembre 3rd, 2006 at 11:38
trattasi di dio.