Sab 28 Ott 2006
![]() |
||||||
|
L’entusiasmo che ha posseduto un paio d’anni fa Erlend e Eirik nella composizione di “I’d Rather Dance With You” sembra non essere affatto sopito. Questi Whitest Boy Alive sembrano infatti lo spin off di quella idea danzereccia, già così estranea al classico repertorio dei Kings Of Convenience.
Esploso questo vaso di Pandora, che probabilmente aspettava solo sommessamente di essere scoperchiato, messe poi da parte le esperienze electrosperimentali, il nostro red-nerd Øye, al momento di stanza a Berlino, trova nuove ispirazioni e si propone con una band di conterranei nordici e un nuovo side project: il risultato è un compendio di contaminazioni (Notwist, Police, Blue Nile, Freddy Mercury) tutte sempre e comunque dominate da un sincopatissimo beat downtempo. Il basso è infatti vero protagonista delle 10 tracce, che rimarca costantemente come sia effettivamente lui la vera spina dorsale dell’album. Non vengono in ogni caso rotti definitivamente i legami con il repertorio coi Kings, tanti riferimenti brulicano, ma è la nuova rielaborazione che rende gradevole e delicata l’opera che scorre piacevolmente e invoglia quasi alla riproduzione in loop. Accelerazioni perfettamente centrate nel pentagramma non annoiano mai: niente di impegnativo e sofisticato, sia chiaro, ma ottimo sottofondo per la lettura o per un viaggetto notturno. Il progetto, probabilmente destinato a non avere un seguito, è intrigante e ben prodotto, sicuramente non originalissimo come già rimarcato, ma mai stucchevole. |
||||||
|






Ottobre 28th, 2006 at 19:04
sì, credo che le tre stelle e mezzo ci stiano tutte, anche se - personalmente - non mi hanno impressionato. se vogliamo, girano un po’troppo intorno a sentieri prevedibili, senza comunque risultare - mai - troppo pop. per quanto riguarda erlend, che ho avuto occasione di vedere dal vivo insieme all’altro componente (nb ho evitato intenzionalmente la parola “membro”—ouch! l’ho detta!) dei kings, lo preferisco di gran lunga in quest’ultima veste.
ps mo’ci siamo messi a pubblicare recensioni pure di sabato…bravi, bravi…però niente straordinari eh, mi raccomando…
Ottobre 28th, 2006 at 19:59
Infatti di sabato, non me l’aspettavo. Comunque il disco è carino, e sono sotanzialmente in sintonia con la recensione. Prefrisco pero’ i re della convenienza. Sono solo un languido poppettaro lo so.
Ottobre 29th, 2006 at 20:00
il disco è carino e concordo con le tre stelle e mezzo… però dal vivo li ho trovati irresistibili!
bella lì
g
Novembre 1st, 2006 at 14:16
Salve! Intanto, complimenti per il blog e le recensioni che fate. Questo disco credo anche io non sia affatto male. Mi ha colpito il tuo accostamento con i Blue Nile…Tra le contaminazioni segnalate aggiungerei i New Order. Mentre “Figures” mi fa pensare ai migliori Style Council. Sono assolutamente d’accordo con il fatto che questo progetto non rappresenta affatto una rottura rispetto al sentiero principale dei Kings.
Novembre 3rd, 2006 at 11:37
il peggior disco del 2006.
Maggio 19th, 2007 at 14:51
Tre stelle e mezzo ,si,quattro no…ed in questo sforzo di oggetività mi sono sprecata fin troppo, dal momento che Erlend Oye e compagni mi trasmettono fantastiche sensazioni,ogni volta che li ascolto.Secondo me non ha senso il paragone con i re della convenienza (ovviamente il progetto dei Whitest boy alive non costituisce un punto di rottura)…sono due tipi di sensibilità diverse, ma entrambe suggestivissime. Avrei troppo da dire ma concludo affermando che “Dreams” mi ha preso il cuore.lo ascolto da circa un anno e adorerei vedere il gruppo dal vivo (come già ebbi l’onore di vedere i kings of convenience)…hanno tutta l’aria di essere travolgenti e ps:la vena danzereccia (e danzerina) di Erlend Oye non è mai stata sopita…è sempre là, pronta ad uscire spavalda,anche solo ogni volta che Eirik giri lo sgurado da un’altra parte.
Giugno 11th, 2007 at 12:58
secondo me anche qualkosa in più del 3 e mezzo!
Giugno 11th, 2007 at 13:00
io adoro qst cd!!altro che 3 e mezzo!!
Ottobre 13th, 2007 at 22:42
sono d’accordo con l’ultimo commento.. anche io adoro questo cd e non solo su cd.. ho visto il gruppo dal vivo quest’estate e secondo m meritano!
Gennaio 6th, 2008 at 23:09
Questo è il mio disco preferito del 21esimo secolo.
Non amo i Kings of Convenience.
I Whitest Boy Alive sono estremamente essenziali, niente stona in “Dreams”.
Chitarra, basso e in particolare la batteria, sono registrate bene come raramente succede.
Non rimarrà un esperimento, quello dei Whitest Boy Alive: un grande disco, perchè non va a pretendere niente al di fuori di se stesso, nessuna stupida rivoluzione del suono, nessuna traccia inutile che faccia solo numero.
10 canzoni, 10 respiri musicali.