Mar 31 Ott 2006
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Non è più il tempo di Bach che percorre 250 miglia pur di ascoltare l’organista Dietrich Buxtehude. Isolamento e separazione sono i colori che contraddistinguono la vita metropolitana di ogni giorno come una gita in barca sul Lochness al tramonto.
Separati ed isolati geograficamente (Paul Fiocco si è trasferito a Stoccolma, mentre Kane Ikin è rimasto a Perth), i Solo Andata iniziano un processo di scambio di suoni/file da una parte all’altra dei continenti, intrecciando una fitta rete di fili invisibili che, attraverso la telematica, toccano gli stessi suoni e lo stesso sentire. Il risultato è Fyris Swan, un album di debutto che diventa testamento da tramandare ai posteri; un trattato sul “ruolo del tempo, dello spazio e della tecnologia nella composizione musicale”; un libro da ri-prendere dallo scaffale abbandonato di certo post-rock elettro-acustico. La loro musica si fa morbido vascello che esplora le varie latitudini, i vari climi e temperature geografico-musicali: il caldo suono dei campanelli e dei flauti bretoni cari a Yann Tiersen (”Old City Crowd”); gli ipnotici tappeti di solitudine alla Four Tet (”Her Face Soft As Sleep”) e la giocosità glitch-rumorista degli Psapp (”A Ballet Of Hands”), che si ritrovano nelle terre d’Albione; i loop impercettibili di “Among The Olive Trees” e “Beneath This Stone Wall”; i fumosi paesaggi free jazz di certi vecchi club americani, riscaldati da un pigro sassofono (”Together Apart”); e le colonne sonore di vecchi film ormai dmenticati (”Midnight”). Rimane infine segreta la contraddittoria alchimia tra la separazione fisica dei musicisti e il respiro di calorosa umanità del suono, che evoca silenti paesaggi boschivi, marine pervase dal vento, ma soprattutto scenari dell’anima. |
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Ottobre 31st, 2006 at 09:07
Buoni gli assaggi, sembra un disco molto intimo. Bella anche la rece, un bell’ esempio di come immagini visive possano ben rendere paesaggi musicali.
Ottobre 31st, 2006 at 10:59
grazie fran. sì, paesaggi musicali è un termine adattissimo per descrivere la musica dei solo andata…che - in un certo senso - si inserisce nel filone degli yellow capra (sia per quanto riguarda le atmosfere sonore che la singolarità dei nomi…).
Ottobre 31st, 2006 at 11:17
Dalla ( otttima ) recensione cred0o mi piacciano moltissimo…Yann Tiersen è uno dei compositori che preferisco…e se l’immagino che si apre ai suoni four tet, la cosa si fa ancora più affascinante…me li scarico subbbbito!!
Ottobre 31st, 2006 at 15:38
grazie per l’ottima, helmut. yann tiersen, è sicuramente un ottimo compositore, la cui malinconia - mi sembra - si lega spesso ai paesaggi marini (quelli bretoni in particolare)…
anzi, sai che ti dico? mi è proprio venuta voglia di ascoltarlo (nonostante al momento sia alle prese con tutt’altro genere di musica, leggi arab strap)!
Ottobre 31st, 2006 at 15:53
Ho tutti i suoi cd originali…si apprezza un botto…
Ottobre 31st, 2006 at 22:14
…’cavacca questi ultimi 7 giorni non ho avuto neppure il tempo di esistere.
Infatti non l’ho fatto.
Avrei anche voluto tirare fuori una recensione oscura e tenebrosa su Sullivan Street Records per la sera di Halloween…ma è da cinque minuti che ho finito un lavoro che dovevo consegnare sabato scorso.
…comunque siete sempre i più fighi coniglietti!
Nel giorno dei morti io resuscito…sono o non sono un tipo troppo goth?…sbuah!ah!ah!…
Novembre 3rd, 2006 at 11:33
spacca.
Novembre 4th, 2006 at 08:20
sì, enver: è un bel disco. atmosfere davvero calde e coinvolgenti. con l’inverno alle porte, l’ideale per riscaldarsi l’anima (ecco un’altra delle mie perle quotidiane!)
ps complimenti per il tuo blog