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The Only Thing I Ever Wanted
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Eleganza e predisposizione al gioco, praticamente un aggiornamento degli Aristogatti, solo con meno peli (Sarà un caso che sulla copertina del cd appaiano proprio dei gatti intorno ad un pianoforte?).
Vapori jazz e bossa, musiche da camera filtrate da una sensibilità da musica elettronica: strutture melodiche brevi e ripetitive come fossero campioni suonati con ogni strumento ed oggetto-giocattolo, carillon incantati (nel senso di inceppati), pattern ritmici da musica concreta per bambini. Sembra di assistere ad una glitchosa danza macabra (quella dei simpatici scheletrini che suonano le proprie ossa) che spaventa solo gli adulti o chi ha dimenticato come si fa a godere di una coperta, chiusi in casa mentre fuori piove. Calde acusticherie, corde appena pizzicate, un che di orientale qua e là, maracas e xilofoni rendono l’andamento dei brani avvolgente, ipnotico e piacevolmente ciondolante, un disco da ballare soli sotto le lenzuola. Coretti spensierati da primo giorno di scuola, zaino in spalla (”This way”). Una signora che esce di mattina presto per far la spesa, si mette a suonare il campanello della bici a tutto spiano rompendo il silenzio delle strade ancora deserte e poi se la ghigna (“New Rubbers”, “Tricycle”). “Make Up” è una ninna nanna perfetta: piano e voce da stramazzare al suolo e mentre chiudi gli occhi senti da fuori i passi sulla neve ghiacciata del taglialegna che fa il suo ritorno a casa (“Upstairs”). La voce di Galia Durant è suadente e talvolta riporta alla memoria quella di Nina Miranda degli Smoke City (se qualcuno se li ricorda e non si vergogna), altre volte quella di Skye Edwards dei Morcheeba (e non storcete il naso, suvvia!). Se dico Hanne Hukkelberg va meglio? In definitiva, melodie di gran classe, il giusto equilibrio tra caldo e freddo con risultati tutt’altro che tiepidi però. Poco più della metà dei brani sono ticchettanti e dal tiro discreto, i restanti sono splendide e morbide ballate che non tuffarcisi dentro ad occhi chiusi in quest’autunno e poi inverno sarebbe da matti! Chi non ha voglia di un abbraccio o una carezza? |
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4 novembre 2006 @ 11:59
bravo, astar! anche soltanto per il disco che hai scelto di recensire. non faccio mistero che questo è – nella mia classifica personale – tra i migliori album del 2006 (addirittura da 5 stelle…eh, eh, mo’lo voto subito…)
ps ho visto anche – sul forum – gli altri dischi che hai in programma di recensire: ottime scelte anche quelle!
non so niente della laurea (in che cosa? quando?): comunque in bocca al lupo, a te come a helmut…
4 novembre 2006 @ 12:16
Ciao Pam.
Felice che apprezzi le mie scelte e gusti.
Con Giov non riesco a trovare un disco uno che piaccia ad entrambi!!!Per quanto riguarda il voto purtroppo dovrò deluderti a questo punto perchè quel quattro stellette e mezzo in realtà è un errore del nostro super mega editor Axel. Io avevo messo 3 stellette e mezzo, cioè comunque un ottimo voto per un dischetto che mi è piaciuto parecchio ma non ritengo sia un vero capolavoro (quattro stelle e mezzo per me significa questo, cinque significherebbe cioè: cosa stai facendo lì? Se non corri a comprare questo disco non ti parlo più, giusto per intendersi su come personalmente interpreto i voti).
Un bel disco che consiglio insomma, tutto qui.
La laurea è andata, tutto bene.
La disciplina la puoi vedere nella sezione staff di fianco alla mia fotina. Il voto non si dice (nè infamia nè lode comunque)come l’età per le donne.
Baci.
4 novembre 2006 @ 12:33
ouch!
comunque, congratulations per la laurea.
ps la minaccia del “non ti parlo più” non la sentivo dalla terza elementare…
4 novembre 2006 @ 13:29
rinnovo le congratulazioeni già inviate in privata sede….per il disco sai che apprezzo sempre il tuo approccio letterario, ma nella “VOTAZIONE PUBBLICA” GLI HO DATO UN 3, non so mi sembra un “incompiuto michelangiolesco”. manca qualcosa, buona serata al covo !!!
4 novembre 2006 @ 13:52
Disco geniale che qualche tempo fà ho recensito anche io su Sullivan Street. Bella rece che cattura quella componente giocherellosa immediata alla’scolto ma difficile da catturare con le parole.
Mi vanto di ricordare quel gioiellino di debutto dei Smoke City, grosso disco che anzi di tanto in tanto riesumo insieme all’altro geniale debutto dei Bran Van 3000. Due dischi che all’epoca stavano avanti di 10 anni e pure con il pregio di non essere per questo indecifrabili..anzi il contrario.
4 novembre 2006 @ 20:01
mi piace assai ma anch’io non mi sento di andare oltre le tre stelle…
!g
6 novembre 2006 @ 12:22
bel pezzo as usual.
Sul disco non mi espongo; inoltre ho “buttato l’orecchio” anche agli altri dischi che mi hai passato e effettivamente tra me e te continuano ad esserci “dissonanze sui giudizi definitivi” chiamiamole così. Salvo solo un pochetto ma proprio un pochetto i mountain goats ma forse solo perchè mi avete riaccompagnato in macchina dopo il concerto l’altra sera… .
6 dicembre 2007 @ 16:09
[...] “PSAPP – THE ONLY THING I EVER WANTED” review on INDIE FOR BUNNIES [...]