NINA NASTASIA
On Leaving
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Questi artisti folk mi fanno incazzare non poco. Continuano a ricordarmi di come abbia imparato male ad arpeggiare la chitarra acustica. Lento e distratto io. Leggeri e “puliti” loro. Folletti maledetti col sorriso sulla bocca e grosse collane al collo: Devendri e Devendre dalle orecchie appuntite e dalle dita delle mani affusolate. “On Leaving”: da ascoltare immersi nel silenzio più profondo. Se si sporca il minimalismo col fango sonoro della realtà di tutti i giorni, i sensi poi non si attivano a dovere. Bene: mettete il quaderno e la penna sul banco e attivate tutti i sensi a dovere. Questo disco l’ha prodotto Steve Albini e sembra registrato in presa diretta da vostro cugino nella casetta degli attrezzi in giardino. Molto Johnny Cash e molta ispirazione poetica “agreste”. Prendere la chitarra, quel testo che è stato scritto ieri e che sembra la cosa migliore del mondo, il vino e registrare un disco piuttosto lucente. La voce assomiglia molto a una sorta di Cat Power rilassata e senza pensieri frenetici per la testa. Il parallelo con l’artista tedesca Miss Kenichi è d’obbligo considerando la somiglianza della struttura delle canzoni. Tutte molto brevi. Tutte molto minimali e piene di bassa fedeltà. C’è anche qualche linea di blues e un pianoforte, ogni tanto, giusto per far contenti i più diffidenti…quelli meno minimali. Per registrare un disco piuttosto lucente adesso ci vorrebbe proprio quel tramonto dell’altro giorno in riva al lago…ok, ce l’ho. La mente l’ha tenuto in caldo per oggi. L’acqua calma, quel cerbiatto che se ne sbatteva altamente che piangevi e tutti i responsabili della Fat Cat contenti e sorridenti anche loro come piccoli folletti folk. Stiamo diventando tutte creature dalle orecchie a punta.
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12 Novembre 2006 @ 11:17
Giov sei iperproduttivo. Ormai sei ovunque, aspetto solo di vederti come braccio destro di Pippo Baudo o come nuovo testimonial della Vodaphone. Non avrai le puppe richieste per il ruolo ma al momento mi sembri il volto più credibile per tramandare l’immortale frase “E’ tutto intorno a Te”.
Rigurado all’inarrestabile ondate neo-folk sono quasi spaventato. Sta cosa deve avere anche un significato sociologico. Mi sembra una forma di rifiuto, di rimozione del passato recente almeno quanto lo fù il rock (odio chiamarlo grunge) dei primi 90ies.
Con modi diversi ovviamente ma non meno determinata.
Mi sa che è pure una bella notizia..
12 Novembre 2006 @ 11:22
wow…quasi in contemporanea mio romano amico (cazzo devi essere più preciso quando illustri percorsi autostradali…tocca rimetterci mano…sennò settimana prossima finisco a firenze…). Il periodo di iperproduttività del sito fortunatamente non riguarda solo me (prova ne è che stanno scrivendo tutti moltissimo e bene e sono contento) e se non sbaglio anche tu ti stai dando tantissimo da fare con la nuova grafica! Il pezzo forte però arriva domani= interview+contest…ossia disco aggratissss.
12 Novembre 2006 @ 11:26
si è vero comunque st’ondata eno folk adesso comincia un po’ a rompere…nel 2007 spero di non dover ascoltare così tanto folk…quest’anno è andata così e ne sono contento….si rischia di inflazionare alla grandisisma un genere.
P.s.
io dentro roma in macchina non ci capisco mai un cazzo…speriamo bene….confido in un g.r.a. …..non dico sgombero ma almeno…”comprensivo”!!!!
12 Novembre 2006 @ 15:49
Massu Giov..tutte le strade portano a Roma..sta a vede che adesso ti perdi. Modestamente evito il Raccordo Anulare come la peste. Sono una persona troppo brillante per accettare il fatto che per risolvere le file nel centro di roma si sia costruita una strada piu lunga il cui scopo principale è creare una fila ANCHE intorno a roma.
Dio come amo il progredito uomo del 21esimo secolo…
Cmq io più che della salute del folk mi preoccupere di quella del rock. Lì siamo messi veramente molto ma molto male da qualche anno.
12 Novembre 2006 @ 16:18
Il folksta benissimo, certo leproposte sono troppeper essere seguite tutte a dovere, soprattutto da oggi che nella mia vita è entrata una fiammante xbox 360, per cui mi rincoglioniro’a dovere nel tempo libero. Il rock non è messo benissimo, sento il bisogno di un bel disco di guitar pop fresco e adrenalinico ma non so deove andare a sbattere.
12 Novembre 2006 @ 16:30
mah guarda proprio ieri ho scritto un paio di righe sul nuovo di hammond jr (yours to keep) e devo dire che l’ho trovato proprio un bel dischetto. 35 minuti che ruotano attorno alla chitarra e al pop (sempre sulla linea strokes, television, roba tardo seventies ecc). Certo è sempre il solito riciclo ma un ottimo riciclo devo ammettere (sicuramente meglio degli ultimi due episodi dell’intera band). prova fratello…prova.
12 Novembre 2006 @ 16:51
Leggevo con curiosità la recensione dell’album di A.Hammond Jr. su Blow Up…un bel 5 gli han dato..
Non sono un grande amante del folk ” classico ” (vedi Bonny Prince Billy et similae ), ma quest’album sembra buono…
In tal senso aspetto con ansia la review di Astar su Joanna Newmson…che personalmente - pur riconoscendole un’indubbia personalità, sicuramente sopra la media - mi ha annoiato non poco…
In conclusione vorrei dire che…insomma…Daje Roma Daje!!!!
12 Novembre 2006 @ 18:53
Ciao ragazzi, a proposito di folk, oggi sono stato al negozietto favorito di musica ed in effetti (come da segnalazione di just) c’era il nuovo di Riso Damien. Acquistato prontamente e devo dire che, ad un ascolto preliminare, mi pare (incipit apparte) che abbia dato una svolta piuttosto elettrica, con qualche distorsione. Che ne dite, sbaglio ?
12 Novembre 2006 @ 18:54
ahahahahhah ecco emergere il lupo giallorosso che è in helmut!!!
5 all’album di hammond è un eresia totale ma secondo me merita (boh io gli ho messo tre stellette e mezzo…): ci sono dei pezzi di melodie stra-rubati ad altre canzoni di altri artisti e spiattellati lì in modo troppo palese però lo sto ascoltando a ripetizione da un po’ di gironi e non arriva mai ad annoiarmi e poi dietro c’è gente che sa come costruire una bella pop song.
Joanna Newsom, non so, io non la reggo. punto.
12 Novembre 2006 @ 18:58
Fran, il disco di damie rice per buona parte è improntato come il precedente, in piu’ ha un piao di pezzi piu’ “cattivi” ed elettrici.Insomma un piccolo passo verso questa direzioe c’e’ stato.Gran disco comunque. Joanna Newsom..ne sento parlare molto, ma credo che il disco possa annoiarmi a morte viste che ci sono canzoni lunghissime, cosa che io non amo, soprattutto quando si tratta di sonorità abbastanza pacate.
12 Novembre 2006 @ 19:04
si ma mai quanto vashti bunian o j. foster (e qui sento l’alito sul collo di un feroce commento di astar nei mieie confronti improntato a difendere la foster a spada tratta)
parlando personalmente: rottura di palle acca ventiquattro (francesismo).
12 Novembre 2006 @ 19:05
capisco, sach, cmq con damien rice dobbiamo approfondire (io e lui). Joanna direi che chiunque ne sta sentendo parlare, visto la campagna che stanno facendo attorno a questa ragazza. anche lì dovrò dare un ascolto
12 Novembre 2006 @ 19:16
Secondo me il problema grave del rock contemporaneo è che non ha riferimenti. Si stava anche meglio qualche anno fà quando nel polpettone del new metal almeno qualcosa di divertente c’era.
E in buona parte è colpa anche del pubblico, la supponenza da grandi intenditori di musica che nell’ultimo ventennio ha accompagnato i metallari e compagnia bella, ha fatto sì che certa musica si sia autorinchiusa in una bolla dove tutti si autocompiacciono , ma fondamentalmente poi non succede mai niente di nuovo. Da questo punto di vista prospetticamente il new metal è stato l’unico rischio che il rock duro si è preso negli ultimi anni.
L’emo è fresco ma fà grandi giri concentrici e alla fine si ritrova paro paro dove stava l’hard rock 20 anni fà.
Garage e derivati sinceramente soffrono di una gravissima mancanza di longevità, e il motivo credo che sia in buona parte dovuto al fatto che si è andati a riciclare quel filone musicale che del rock anni 70 era proprio il meno consistente. Indispensabile e vitale all’epoca nell’urgenza del punk di uscire dalle cantine e raggiungere le strade.
Ma oggi onestamente rivive la posa, ma la sostanza manca completamente di aderire al quotidiano. Che poi era proprio il motivo per cui il rock si decostruì dagli astratti fasti psichedelici dei supergruppi dei 70ies nel garage/punk del ragazzo della porta di fronte.
Se si escludono progetti di frontiera e sperimentazioni laterali, il rock di larga diffusione è in Grossa Crisi da un pezzo specialmente in confronto ad altri generi che si sono dimostrati più vitali. E non è bello.
12 Novembre 2006 @ 19:22
Hai parlato dilongevità, ed è vero, molti disci di rock’n'roll che escono aessso all’inizio girano molto bene, poi alla lunga mi stancano.Forse è normale, ma non credo poi lo sia fino in fondo. Le idee sanno già di riciclato e non reggono all’impatto con i numerosi ascolti. Per sempio il primo degli strokes è uno dei pochi dischi che a distanza di anni mi piace ascoltare, già i successivi sono durati poco. E’ evidentemente una questione di qualità che manca.
12 Novembre 2006 @ 19:30
Non sono d’accordo per Vashti Bunyan…quell’album l’ho ascoltato moltissime volte..
12 Novembre 2006 @ 19:55
Sono daccordo con Just, il rock a “banda larga” è in pessime acque. Pensiamo al mainstream rock, cosa sarà rimasto fra 20 anni. 20 anni fa Cure, Smith, Joy Divisione, My Bloody etc etc….. vendevano parecchio e per label non solo ed esclusivamente indipendenti. Oggi questi gruppi sono dei cult. Chi pensate rimarrà fra 20 anni? I Muse !?!?!?!?!?!?!?!?!?!?!
Non so quale sia la verità, ma esistono gruppi assai minori che fanno ottime cose, ma un gradino sopra (in senso di vendite) i gruppi durano max 2 dischi. Penso sia una politica delle major , un esordiente “ti costa” di meno della star. E comunque la politica Major è :”scritturo 100 artisti, 2 fanno il botto, li pago in % sui diritti e mi ripago tutte le spese per gli altri 98″.
Questo va tutto, ovviamente, a discapito della qualità, che c’è, ma va scovata con il lanternino.
12 Novembre 2006 @ 20:15
In futuro dovremo pagare per un cd di silenzio puro. Non ci capiremo talmente più un cazzo che il vero silenzio sarà un’utopia. Ovviamente ci sarà ancora chi userà e mule per scaricarselo e chi lo andrà a cercare nel negozio di fiducia con tanto di carta velina sulla confezione e piccola boccata d’aria fresca allegata in un sacchetto. Just…sta stronzata era per portarmi a pari col fatto che l’emo è fresco. L’emo è cotto pure lui tanto quanto il garage delle band col “the”. Attualmente io vedo cose decenti in discrete quantità nel folk, poco nel pop, pochissimo nel rock (l’elettronica non so perchè non la ascolto…).
12 Novembre 2006 @ 20:25
In realtà il disco silenzioso è già stato concepito nel ‘52 da John Cahe, 4:33 . ciao
12 Novembre 2006 @ 20:26
Scusate, john cage.
12 Novembre 2006 @ 21:13
‘fanculo allora.
just allora non c’è rimasto più niente. Amen.
12 Novembre 2006 @ 23:42
Il garage 66\70 all’incirca è stato un filone molto vitale! Anzi direi che il punk degli anni ‘70 gli deve moltissimo..