Mer 29 Nov 2006
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Nuovo Contest per IndieForBunnies !!! Aaron Stout sarà anche una cara persona ma qualche piccolissimo problema lo avrà di sicuro anche lui. Porterà magari sempre a spasso il cane a far pipì la mattina presto, aiuterà pure le vecchiette ad attraversare la strada ma sotto sotto una bella micro-sindrome dissociativa latente secondo me non gliela toglie nessuno. Ormai è accertato scientificamente che tutti gli artisti, seppur in proporzioni minime, soffrono di qualche “variazione” della percezione reale delle cose che li porta a vivere, in parte, solo nel loro mondo. C’è chi lo dà più a vedere e chi invece ne è affetto in proporzioni praticamente “impercettibili”. Questo singolare, assurdo, modo di interpretare la realtà si riflette poi nelle loro opere d’arte rappresentandone alla fine il vero valore aggiunto, rispetto magari a un opera “normale” di una persona “normale”. Che essi dipingano, girino con una videocamera in spalla o scrivano, non fa differenza. Stout se spogliato di un certo contorno sonoro e tendente alla follia della sperimentazione non si discosta molto rispetto alle sonorità di un Damien Rice, di un Nick Talbot o di un Ben Harper (versione docile acustico e mansueto). L’unica differenza di base sostanziale è che nelle sue canzoni l’epicentro sonoro proviene esclusivamente dal country anche se il buon Aaron cerca di mascherarlo in tutti i modi. Country e chitarra acustica: ecco qua Aaron Stout spogliato di tutto. Sembra in alcuni episodi di ascoltare le cose più lente dei Black Keys o qualcosa di molto minimale targato Conor Oberst. Poi però gli scatta qualcosa dentro (dettato forse da quel mondo latente di cui sopra…) e si mette a stravolgere in parte o a cambiare direttamente direzione sonora. Ecco quindi i vari rumori di sottofondo che sporcano, le sirene della polizia che ogni tanto tornano a riempire una canzone solo chitarra e voce o addirittura l’elettronica e le drum machines che chiudono questa ennesima buona produzione. Una produzione che parte in quinta con un riff elettrico acido e ruffiano allo stesso tempo e che poi si snoda lungo un percorso musicale differente. Canzoni intimiste spesso opportunamente lasciate a galleggiare nel loro mare amniotico, a volte invece riportate bruscamente a sbattere i denti sull’asfalto. Insomma, la Monotreme si conferma ancora una volta una stupenda piccola realtà capace di produrre insieme ai dischi tutto un mondo latente che, a prima vista, risulta invisibile. |
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(3 votes, average: 3.67 out of 5)




Novembre 29th, 2006 at 12:06
Come sempre siete davvero avanti anni luce!
Ora al n° 1 dei miei preferiti
Novembre 29th, 2006 at 12:47
Commento “puttana” solo per partecipare al concorso…
Novembre 29th, 2006 at 15:47
vi ho scoperto da poche settimane ma devo dire che una capatina giornaliera sul sito la faccio volentieri…
ottimo lavoro ragazzi
Novembre 29th, 2006 at 23:38
Bravi ragazzi…Sachiel fammi vincere mi raccomando…
Novembre 30th, 2006 at 11:52
complimenti!
Novembre 30th, 2006 at 12:32
è il terzo contest che faccio…
e speriam che sia la volta bbuona!
;-)
Novembre 30th, 2006 at 12:57
qualsiasi cosa
Dicembre 1st, 2006 at 17:15
allora il contest lo vince subliminalpop in base a non so che cosa dato che non ha fatto proprio un cavolo per vincerlo. Mi spiace per gli altri partecipanti che ringrazio di cuore…fosse per me premierei tutti ma la copia in palio è una sola. Non disperate comunque (e anzi continuate a partecipare agli altri che verranno) perchè abbiamo deciso che i contest (e credo che qualcuno se ne sia già accorto…) dovranno essere parte integrante del sito e ce ne saranno sempre in numero se non maggiore almeno costante.
p.s.
lo so…il contest doveva terminare alle 20:00 ma più tardi ho da fare. Oh cazzo qua la cosa è flessibile…non siamo mica in fabbrica… .
statemi bene!