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Nuovo Contest per IndieForBunnies !!!
In concomitanza con la recensione di “Queens Live In Caskets”, il vostro sito ‘conigliesco’ di fiducia, vi regala una copia dell’album di Aaron Stout.
Avremmo voluto indire un mega-concorso, con domande trabocchetto, risposte multiple, indovinelli degni del miglior “Codice Da Vinci”…. ma in realtà siamo conigli poco fantasiosi e terribilmente pigri.
Allora volete una copia di “Queens Live In Caskets” ???
Lasciate un commento a questa recensione, scrivete qualsiasi cosa, indicate ovviamente la vostra mail e noi ci limiteremo a sorteggiare il fortunato vincitore.
Questo contest scade Venerdì 1 Dicembre alle 20:00.

Aaron Stout sarà anche una cara persona ma qualche piccolissimo problema lo avrà di sicuro anche lui. Porterà magari sempre a spasso il cane a far pipì la mattina presto, aiuterà pure le vecchiette ad attraversare la strada ma sotto sotto una bella micro-sindrome dissociativa latente secondo me non gliela toglie nessuno. Ormai è accertato scientificamente che tutti gli artisti, seppur in proporzioni minime, soffrono di qualche “variazione” della percezione reale delle cose che li porta a vivere, in parte, solo nel loro mondo. C’è chi lo dà più a vedere e chi invece ne è affetto in proporzioni praticamente “impercettibili”. Questo singolare, assurdo, modo di interpretare la realtà si riflette poi nelle loro opere d’arte rappresentandone alla fine il vero valore aggiunto, rispetto magari a un opera “normale” di una persona “normale”. Che essi dipingano, girino con una videocamera in spalla o scrivano, non fa differenza. Stout se spogliato di un certo contorno sonoro e tendente alla follia della sperimentazione non si discosta molto rispetto alle sonorità di un Damien Rice, di un Nick Talbot o di un Ben Harper (versione docile acustico e mansueto). L’unica differenza di base sostanziale è che nelle sue canzoni l’epicentro sonoro proviene esclusivamente dal country anche se il buon Aaron cerca di mascherarlo in tutti i modi. Country e chitarra acustica: ecco qua Aaron Stout spogliato di tutto. Sembra in alcuni episodi di ascoltare le cose più lente dei Black Keys o qualcosa di molto minimale targato Conor Oberst. Poi però gli scatta qualcosa dentro (dettato forse da quel mondo latente di cui sopra…) e si mette a stravolgere in parte o a cambiare direttamente direzione sonora. Ecco quindi i vari rumori di sottofondo che sporcano, le sirene della polizia che ogni tanto tornano a riempire una canzone solo chitarra e voce o addirittura l’elettronica e le drum machines che chiudono questa ennesima buona produzione. Una produzione che parte in quinta con un riff elettrico acido e ruffiano allo stesso tempo e che poi si snoda lungo un percorso musicale differente. Canzoni intimiste spesso opportunamente lasciate a galleggiare nel loro mare amniotico, a volte invece riportate bruscamente a sbattere i denti sull’asfalto. Insomma, la Monotreme si conferma ancora una volta una stupenda piccola realtà capace di produrre insieme ai dischi tutto un mondo latente che, a prima vista, risulta invisibile.

Cover Album
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Queens Live In Caskets [ Monotreme - 2006 ] BUY HERE
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Rating:
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