Karin – I’ve Tried With Sport But It’s Not My Cup Of Tea [EP]
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Le cose durano molto più di te. Rassegnati perché è così e basta. Quella pietra sta lì da centinaia di anni e continuerà a rimanere ferma in quel posto mentre tu diventerai concime per le querce. Si, qualcuno te ne sarà grato ma non aspettarti riconoscimenti ufficiali. Rientri sconvolto da questa repentina presa di coscienza e fai alla tua amica…“che c’è per cena?” e lei ti dice “brodo di pollo!”. Allora te ne scappi in camera perché vaffanculo al pollo e sempre sto brodo di pollo maledetto. Apri il cassetto, tiri fuori il libretto satanico e ripassi la formula per trasformare la mela verde in rospo. Ecco qua, cuoci il rospo sul palmo delle mani e… finalmente rospo. Si mangia rospo stasera! Accendi lo stereo e sgranocchi quelle coscette rinsecchite e scricchiolanti mentre senti già i primi conati di vomito. Mmmmh, buono questo disco! Lo stereo ti ricorda che i Karin sono tre e vivono a Parma. Questo EP autoprodotto è stato registrato tra il Red Poison Studio e le case dei componenti del gruppo (con buona pace del vicinato raggrinzito) nell’arco di tre mesi. Ottima autoproduzione. Ad un primo ascolto potrebbe sembrare un lavoro su cui hanno messo le mani quelli della Fall Records di Baltimora, tanto è consistente il retrogusto acustico-emo-folk-“autunno incline” e invece è tutta farina proveniente dal sacco dei Karin. La line up del gruppo è composta da Giovanni Ferrari (basso, loops), Francesco Rabaglia (chitarra, piano, voce) e Filippo Alinovi (batteria). Uh guarda, cominci a diventare verde come il rospo! Ma allora l’effetto è garantito! “Start by Crash” è una sorta di racconto acustico romantico che guarda con la coda dell’occhio gli Okkervil River, mentre il lamento di “Fancee” sfama una rabbia e una malinconia affogandole nel miele di qualche ricordo (una ballata come quelle degli Smashing Pumpkins nel periodo “Siamese Dream” soprattutto). Poi ci sono i loop e la leggera tinta psichedelica di “Untitled” o l’ottima vena country-blues di “Cruel To Be Kind”. Il tutto condito da una pronuncia dell’inglese a dir poco perfetta. Tutto molto intonato, tutto molto incanalato. O quasi. C’è anche qualcosa che non quadra. Le canzoni contenute nel disco rimangono spesso “sullo stesso piano” dall’inizio alla fine, quando magari una maggiore intensità, un cambio repentino di ritmo e di “atmosfera”, una rabbia meno celata e sussurrata sarebbero state le chiavi giuste per sorprendere chi ascolta. A volte bisogna urlare e basta. La gola deve raschiare. Canzoni come “Lakeland Terrier Club” e “Happy Song” (qualche spunto Pavement qui dentro) avrebbero necessitato di un lavoro più approfondito e meno ancorato a una sola idea sonora. Comunque, in definitiva, il giudizio non può essere che positivo, anzi, ad averne di band che si autoproducono dischi del genere. Confortante la prova che qualche accordo ben suonato, una sala prove decente possano gettare le basi per un progetto valido come questo. Fine. Adesso che il disco dei Karin è terminato devi inventarti qualcosa per risolvere una questione rimasta in sospeso. Il rospo. Ora che gli occhi del rospo, la lingua del rospo e i pensieri del rospo ti circolano nel sangue dovresti cercare di vomitare (ma noi ti avevamo avvisato che i conigli sono sempre meglio…). Vuoi un aiuto per collassare tutto sul pavimento…una spinta…due dita in bocca…un favore da amico che ti faccia star meglio…ecco qua [http://www.youtube.com/watch?v=d8ARAUpcyh4], vai mitica Shakira balla come solo tu sai fare!
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9 dicembre 2006 @ 11:14
caro giov, che anche tu ti faccia contagiare dalla you tube mania, è – per me – una cosa alquanto preoccupante…nonostante il menu a base di rospo…
comunque, il gruppo – ed il disco – che recensisci non lo conosco. gli artisti che citi indubbiamente mi piacciono, ma finchè non ri-avrò la mia postazione informatica domestica (vi risparmio il nome latino…) non posso far altro che ripetere all’infinito la stessa frase…
ps niente minacce, please…tu sai che io so che tu sai che lo farò…
9 dicembre 2006 @ 11:44
Cazzo, io facevo colazione e mi leggevo la tua bella recensione e tu mi parli di sgranocchire cosce di rospo e robe del genere, creandomi una sensazione di disgusto notevole. Almeno il disco sembra figo.
9 dicembre 2006 @ 12:42
eh eh…sachiel guarda che le cosce fritte di anfibio inzuppate nel caffellatte hanno quel nonsochè di diabolicamente squisito…olio e zucchero…fantastico…il massimo per parite bene nauseato dal mondo .
cari rospazzi..oggi doppia publicazione per dare un minimo di visibilità a chi ha buona volontà ma nessuna etichetta dietro, a ripararlo dalle intemperie natalizie.
9 dicembre 2006 @ 15:01
Como se chiama? Bonita! Shakira shakira!
10 dicembre 2006 @ 00:06
Hey, just want to let you now that Risky Bizniz will contribute to your 2006 list!
11 dicembre 2006 @ 16:25
a me i karin piacciono molto.
ma molto.