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Tanto lo so che Gesù Cristo un giorno ci punirà tutti per le sonorità attillate, per i riff di chitarra veloci veloci e l’atmosfera pop-punk con le pareti scartavetrate “Avete esagerato! L’avete tirata troppo per le lunghe co ’sta roba!!!”; verrà castigato alla pari anche chi non ha mai creduto in quei segni di riconoscimento, chi si è sempre dichiarato fortemente contrario a questo revival mascherato da corrente originale e sovversiva. Nel frattempo cerchiamo di goderci tutto nel miglior modo possibile e aspettiamo consapevoli e mansueti come le vacche indù l’ira che si abbatterà su di noi. Qui è tutto molto asciutto, diretto e a volte filtrato da qualcos’altro come se la band fosse sotto casa e stesse cantando le canzoni al citofono. Gli Ashley sono un gruppo proveniente da Toronto. A galleggiare nelle loro vene, oltre alla foglia d’acero secondo una veloce stima personale, dovrebbe essere anche del buon Chianti, considerando che il cantante si chiama Gasper Barone, il chitarrista Pat Alessi, il bassista David Viva e il batterista Angelo Virginillo. La musica del gruppo è chiusa tutta dentro un sound newyorkese da locale stracolmo di gente e fumo di sigaretta. Parte “Fuel To The Fire” e avete già capito tutto. Ottima produzione che maschera il pop rock sotto le mentite spoglie di un finto demo garage. Ok, noi siamo abituati a certe cose e andiamo avanti e invece di far troppo i criticoni stiamo lì e battiamo il piedino a ritmo. Quando parte la traccia numero undici, “Reprise” della title track, ecco un piccolo sussulto, perché quello che si sente all’inizio e che intervalla le battute della chitarra acustica è proprio un rutto megagalattico che neanche Sachiel potrebbe (chissà? Sfida lanciata?…). Era dai tempi del disco “Get A Grip” degli Aerosmith che non sentivo un bel rutto corposo aprire una traccia. Premiato il coraggio sicuramente! La voce di Barone ricorda quella di Win Butler degli Arcade Fire; gli studi di gioventù che emergono, filtrando tra le righe, dicono sicuramente Led Zeppelin e Rolling Stones ma i testi sono veramente troppo scadenti. Solita solfa del tipo (vado a memoria e a intuito, da quello che ricordo) “Hey bambina, lo so che vorresti essere parte del mio mondo/vieni qua sballiamoci/ok è tutto giusto/facciamo casino e presto ti assicuro che sarai mia” però il disco fila via liscio e veloce che è una bellezza. Niente di miracoloso, ma se non disdegnate certe sonorità, neanche se fritte in padella per l’ennesima volta con lo stesso olio bluastro e se vi è piaciuto l’ultimo lavoro di Hammond jr allora date una possibilità anche a questo. Nel frattempo che, da lassù, qualcuno di importante finisca per bene di incazzarsi a dovere.
Cover Album
MySpace
Where Were You ? [ Ashley Music - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: The Strokes, Albert Hammond jr, Television, Razorlight
Rating:
1. Fuel To The Fire
2. Honey
3. Since I Met You
4. Hold On
5. I Thought I
Lost The Time
6. These girls
7. Don’t Stop Your
Crying
8. Where Were You?
9. Rock N’Roll Punk
Sex
10. Last Of The Dying
Breed
11. Reprise
12. Letter (I Would Like
To Talk To You)