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“INDIE TOP 10 ALBUM” 2006 by Astar Goodman

6 gennaio 2007

Indie Top Ten, decima posizione

#10 – The Television PersonalitiesMy Dark Places ( Domino )

Il grande ritorno della cult-band inglese (per me in realtà una scoperta). Un disco straripante, mai a fuoco, imperfetto e inconcluso come le cose che alla fine amo di più. Punk e low-fi nell’anima. Talmente folle da divertire come non mai. Talmente sincero da commuovere. All The Young Children On Crack è uno dei singoli dell’anno: una cosa tanto malata e contemporaneamente “pop” era da “Bull in the heater” dei Sonic Youth che non si ascoltava.

“MY DARK PLACES” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, nona posizione

#9 – Thom YorkeThe Beautiful Lie (XL Recordings)

Un disco sul quale avevo molti pregiudizi e riserve. Poi la mia ragazza l’ha comprato e in macchina non abbiamo ascoltato altro per tutto l’autunno. Sarà che in macchina con la mia ragazza sto proprio bene, sarà che lei si è completamente innamorata di questo disco che alla fine mi ha convinto, sta di fatto che ora lo preferisco di gran lunga alle ultime cose dei Radiohead. Calda e avvolgente elettronica minimale con quella voce che ormai è un classico dei nostri tempi.

“THE ERASER” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, decima posizione

#8 – MadlibBeat Konducta, Vol. 1-2 ( Stone Throw )

Ebbene sì! Hip hop strumentale! Pura arte cut’n'paste: tecnica inarrivabile ed esaltante, messa in mostra senza troppi problemi di modestia (come di chi sa fin troppo bene di sapere). Conoscenza profonda della materia black ed il gusto di un genio dei nostri tempi. 35 mini colonne sonore in cui si fondono scenari soul 70, electro, jazz del più meticcio e curioso, funk nerissimo e potrei continuare…ma le parole non bastano. Non fate il grossolano errore di pensare che agli indie-rocker l’hip hop non interessi: quest’anno non ho trovato niente di meglio da ascoltare su metropolitane, treni e autobus.

Indie Top Ten, terza posizione

#7 – LiarsDrums Not Dead ( Mute )

Sciamani industrial, stregoni sonici: non li avevo mai capiti nè apprezzati veramente. Poi quest’anno li ho visti dal vivo: una bolgia divertentissima, caos e ritmiche tribali, ispirazione e ironia, un moderno rituale di tre geniali cazzoni (se si può dire). Mi avevano convinto. Poi arriva questo disco e tutto cambia di nuovo. La cattiveria è nascosta meglio, la furia compressa e quindi più insinuante, la follia diluita in lunghi brani atmosferici e minimali. Musica ossessionante e orrorifica, dannatamente affascinante.

Mp3:
It Fit When I Was A Kid (thanks to “Indiestatic” Blog)

Indie Top Ten, sesta posizione

#6 – Matmos The Rose Has Teeth In The Mouth Of A Beast ( Matador )

Ancora non saprei dire se mi è veramente piaciuto tutto questo disco o meno, stà di fatto che l’ho ascoltato tantissimo ed ancora continuo ad ascoltarlo per cercare di comprenderlo o per la curiosità che non si assopisce. E’ un progetto artistico strutturato su più livelli dal perfetto equilibrio tra concettualità e gioco, tra idea formale ed ispirazione sonora. Elettronica che più organica non si può (vengono suonate tra le altre cose lumache, rose, concime, apparati genitali animali…) per andare a comporre dieci ritratti (musicalmente diversissimi) di alcuni famosi personaggi che hanno innovato e sconvolto il modo di concepire la sessualità. Resta, per me, un oscuro oggetto del desiderio.

Mp3:
Roses And Teeth For Ludwig Wittgenstein

“THE ROSE HAS TEETH IN THE MOUTH OF A BEAST” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, quinta posizione

#5 – Hot ChipThe Warning ( Astralwerks )

Tutti hanno bisogno di respirare un pò. L’estate arriva anche per l’indie rocker più intansigente ed impegnato a portare a termine una tesi di laurea. Gli Hot Chip sono stati il mio disco dell’estate: fresco, leggero e divertente senza scadere mai nel troppo (fresco, leggero e divertente). Voci calde, splendide melodie e groove bastardo. I miei amici lo odiano per quante volte gliel’ho fatto mettere su in macchina mentre si vagava la notte. Boy From School insieme a “Young Folks” di Peter Bjorn and Johnn è stato il mio singolo pop dell’anno.

Mp3:
And I Was A Boy From School (thanks to “Interprétations Diverses” Blog)

Indie Top Ten, terza posizione

#4 – BeirutGulag Orkestar ( Ba Da Bing )

Il disco indie-rock che non ti aspetti. Timido timido conquista spazio e cuore con le sue delicate ritmiche sghembe, le fanfare ubriache e una voce giovane ma già capace di emozionare. Tradizioni balcaniche recuperate e riviste in splendide canzoni che sono comunque, grazie a qualche accorto trucchetto in produzione o a ritmiche digitali, figlie del nostro tempo. Forse una nuova stella, sicuramente una ventata di nuovo, di un caldo e malinconico vento proveniente da Est.

Mp3:
Postcards From Italy
Mount Wroclai (Idle Days)

“GULAG ORKESTAR” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, quinta posizione

#3 – TV On The RadioReturn To Cookie Mountain ( 4ad )

David Sitek è l’uomo che sta dietro ai suoni più accattivanti ed innovativi, in ambito più o meno “rock”, degli ultimi tempi. Con la sua band conferma e supera quel che di buono si era detto e ipotizzato su di loro a seguito del primo sorprendente disco. Il compimento delle intuizioni e la maturazione di un suono che è già nuovo classico: la fusione di caldo e freddo, delle wave bianche col ribollente universo black, il nuovo soul, l’apocalittica visione del Pop nel 2006 ed il suo stato dell’arte.

“RETURN TO COOKIE MOUNTAIN” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, seconda posizione

#2 – Nathan FakeDrowning In A Sea Of Love ( Border Community )

Il disco della primavera quasi estate, delle passeggiate in centro a Bologna lasciandosi disorientare e sfasare da cotanta melodiosa psichedelia.
Il disco che ha messo daccordo il popolo dell’elettronica, della dance e naturalmente dell’indie tutto, specie il lato più shoegazer. Mai naufragar fu più dolce in questo mare (di amore). Quanta gioventù! Quanta commozione! Che bella sorpresa!

“DROWING IN A SEA OF LOVE” review on INDIE FOR BUNNIES


#1 – Joanna Newsom – YS ( Drag City )

Già del primo disco si sarebbero potute stendere lodi perenni. Ma con questo Ys non si può fare altro che stendere il tappeto rosso. Quello delle occasioni importanti. Un disco come non se ne fanno più molti. Un’artista che in tempi in cui ci si accontenta di gridare al miracolo per cose tutto sommato poco sopra la mediocrità ci mostra che l’eccellenza è ancora possibile. Magie di archi Van Dyke Parks, lunghe composizioni che contengono tutta la gamma di emozioni e colori di cui è capace la Musica. Il frutto di un enorme lavoro in fase di composizione e arrangiamento (e si sente). Su tutto la sempre più educata vocina acidula di Joanna che si può amare o anche no, ma che questo disco sia comunque qualcosa di speciale credo sia indiscutibile. Molto molto brava, davvero.

 

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