Herbert Discography: 100lbs (1996 - CD Phono), Around The House (1998 - Phonography), Bodily Functions (2001 - K7/Soundslike), Scale (2006 - K7/Accidental)
M.A.N.D.Y. Discography: Get Physical (2004 – Get Physical Music), Body Language Vol.1 (2005 - Get Physical Music), Get Physical Vol.2 (2003 - Get Physical Music), At The Controls (2006 - Resists)
Henrik Schwarz Discography: DJ Kicks (2006 - K7)

Tre nuovi album - di cui due doppi – inaugurano una nuova rubrica di IFB: con Electronic Beats i coniglietti di fiducia intgendono allargare lo spettro sonoro dei vostri ascolti, iniziando a raccontarvi le uscite più interessanti apparse nel multiforme panorama elettronico internazionale.

Cominciamo dalla reissue di “ 100 lbs “, un classico della house più sperimentale che è anche il primo lavoro licenziato da Matthew Herbert a suo nome. Abbandonata l’idea iniziale di dividere la vasta produzione di 12” fin lì realizzata in una trilogia House di Ep dal titolo “ Part One “, Part Two “ e “ Part Three “, nel 1996 Herbert decide più semplicemente di dirottarli tutti su “ 100 lbs “, uscito allora per la sua etichetta Phono.
Il risultato è una sorta di ambiziosa e singolare rivoluzione nell’ambito delle produzione house dell’epoca, una rivisitazione in chiave tipicamente home-made delle debordanti produzione statunitensi, che l’autore di “ Scale “ ( !K7, 2007 ) manipola e centrifuga secondo la propria sensibilità di sperimentatore instancabile, dando vita ad un’opera che a dieci anni di distanza risulta ancora attualissima ed intrigante per l’ascoltatore. Prova ne sono pezzi come la proto hard-house ipnotica alla Deep Dish di “ Deeper “, il jazz sincopato di “ See You On Monday “ e “ Thinking Of You “, l’anfetaminico New York sound di “ Residents “ e le percussioni ossessive della title-track. Come se non bastassero poi le 11 tracce originali, in questa splendida riedizione diffusa dalla !K7 viene aggiunto un cd di inediti e rarità composti tra il 1994 e il 2000 che è forse ancor più interessante del primo; nel bonus troviamo i bizzari esperimenti da videogame 8bit in acido di “ The Puzzle “ ( che suonerebbe all’avanguardia in qualsiasi dj set anche oggi ) e le decostruzioni glitch house della sintetica “ Mistakes “, le marcette lisergiche di “ No More Borders “ e l’ambient jazz di “ Fishcoteque “.
A questo punto l’acquisto diventa proprio inevitabile.
Il prossimo album scelto è il secondo volume della serie “ At The Controls “, affidato a Patrick Bodmer e Philipp Jung, ovvero M.A.N.D.Y ( il primo lo aveva firmato James Holden ). M.A.N.D.Y., ovvero i fondatori, con Dj T., della Get Physical Music, l’etichetta che con la Poker Flat e la Playhouse è stata la principale fonte di diffusione dell’ electro house più minimale. M.A.N.D.Y, ovvero due tra i Dj più richiesti del pianeta.
Quest’albo licenziato dalla Resist Music in sostanza testimonia le due anime che caratterizzano i dj set dei tedeschi: quella più adrenalica e minimale adorata dai clubbers di tutto il mondo e quella, sempre ballabile ma con meno bpm e più ricerca, adatta anche agli ascolti casalinghi.
Il primo cd è un vero delirio disco: 19 tracce riempipista costruite su pezzi di Booka Shade ( “ In White Rooms “ ), propri remix per Rockers Hi-Fi ( “ Push, Push “ ), grandiosi omaggi alla techno di Detroit ( il Kenny Larkin di “ Catatonic Fourth State “ remixato da Stacey Pullen! ) e minimalismi psicotropi ( “ Collage “ di Alex Under ). Ho avuto modo di ascoltarli dal vivo poco tempo fa e mi pare di poter dire tranquillamente che se risulterà sempre assai complesso, per non dire impossibile, restituire l’eccitazione che si vive durante un set live attraverso un cd, il fomento provocatomi da questa prima parte di “ At The Controls “ è andato molto molto vicino all’obbiettivo… Il secondo disco evoca invece per la maggior parte atmosfere electro meno dance, non fosse qualche perla come il Lindstrom robotico di “ I Feel Space “, il Villalobos più cosmico di “ Ichso “ e il remix di “ Assassinator 13 “ dei Chikinki, concentrandosi su un set piuttosto eclettico e di ascolto intrigante anche per chi non è solitamente avvezzo a queste sonorità. Siate clubber incalliti o no, neofiti del dilagante minimalismo o viceversa suoi grandi detrattori, questo “ At The Controls “ merita comunque la vostra attenzione, perché fotografa una scena musicale nel suo momento di maggior diffusione, con un’occhio al passato e l’altro intento a decifrarne le possibili evoluzioni future. Per ultimo, il “ Dj Kicks “ di Henrik Schwarz.
Nato a Ravensburg ma berlinese d’adozione, Schwarz inizia a produrre musica elettronica attraverso alcuni 12” usciti per la Moodmusic parallelamente alla sua attività di grafico ( professione che svolgerà anche all’interno dell !K7, curando in prima persona il sito ufficiale della label ). Dopo una lunga militanza nel sottobosco dei remix e delle collaborazioni, viene individuato da alcuni personaggi di fama mondiale come Gilles Peterson, che incominciano a presentarlo in giro come una delle rivelazioni a livello planetario. Così, dopo un intensissimo anno ricco di dj set ( è ospite fisso alla serata berlinese “ Innercity “ ) e remix per altri artisti, Schwarz arriva alla prestigiosa partecipazione alla serie Dj Kicks, che frutterà un volume tra i più affascinanti che ascoltati negli ultimi anni. L’affresco elettronico di Schwarz pulsa di calore umano e di sonorità black, di groove intriganti e di soul, ovunque, per tutti i 23 brani del disco. Anche quando tra i sapori funk di “ Imagination Limitation “ si inserisce l’esplosiva techno dell’archetipo Drexciya ( “ Black Sea “ ), che infatti non a caso lascia spazio agli africanismi di Amampondo ( “ Giya Kasiamore “ ), al cut’n’paste dei Coldcut più soul-inspired ( “ Walk A Mile With My Shoes “ ) per poi tornare alle acide geometrie minimaliste del Robert Hood dei tempi di “ Internal Empire “ ( “ The Core “, ancora Detroit, ancora dalle parti collettivo Underground Resistance, ancora cultura afroamericana ). E poi James Brown, Pharoah Sanders, la disinvolta blaxploitation di Doug Hammond e “ You’re The Man “ di Marvin Gaye prima dell’outro di chiusura: un tripudio soulful.
Un’altro bianco che rende onore ai maestri della musica nera? Certo, perchè è da loro che è nata l’elettronica contemporanea, tra Detroit e Chicago, vent’anni fa.
E quando un tributo viene assemblato con questa classe e questa sincerità, non può che ricevere il nostro plauso.

Link:
Herbert Official Site
M.A.N.D.Y. on Get Physical Music Web Site
Henirk Schwarz Records Official Site

Mp3:
Herbert - The Puzzle (from the album “10lbs”)
Alex Under - El Encuentro (from the compilation “At The Controls”)
Luther Davis Group - You Can Be A Star (from the compilation “DJ Kicks”)