Gio 25 Gen 2007
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Guido di notte su una strada periferica, sono quel minuscolo puntino luminoso in un pozzo nero senza forma. C’è qualcosa di terribilmente puro nell’immagine di un mondo che inizia a disegnarsi davanti ai tuoi occhi solo per quell’istante in cui lo attraversi, una realtà pronta a scomparire ingiottita dal buio perfetto che si richiude alle tue spalle. E da lontano devi essere anche tu come una di quelle stelle lassù, ma impazzita, e caduta, e mentre danzi tra le curve sembri così persa in cerca del tuo pezzo di cielo. E loro, le altre stelle, immobili da altezze inconcepibili a guardare in giù. Forse per sempre.
Certe canzoni dei Giardini di Mirò potrebbero raccontarsi proprio così: disegnano il buio, crudo e sconfinato, per poi dischiudersi in prismi di luce quasi accecanti fino a schiantarsi su se stesse in un crepuscolo finale e definitivo. Dividing Opinions. Giusto. Allora dividiamoci subito: quello della band romagnola è un disco cardine, un punto di riferimento indipendentemente dalla discografia precedente e scommettiamoci futura. Ogni posizione è lecita ma o siete con me o contro di me su questo. I due minuti dell’introduttiva e omonima Dividing Opinions hanno l’incedere monolitico dello shoegaze ma perfettamente intagliato dagli inserti elettronici della seconda metà, una canzone che è anche il primo segnale se non un esplicita dichiarazione di intenti, della compattezza e della precisione compositiva maturata dalla band. Coesione e lucidità sono due fattori che caratterizzano il suonato attuale dei Giardini di Miro’, e diciamolo pure quando è lecito farlo, in maniera assolutamente non comune: da questo punto di vista ci sarebbe da faticare non poco per trovare un disco che attualmente tenga il passo con questo Dividing Opinions. Non per farsi prendere da facili entusiasmi, ma quelle quattro stelle e mezzo corrispondono esattamente alla mia idea di piccolo capolavoro. Direi che ora siamo all’equilibrio perfetto, e non è una parola usata a sproposito, tra quella maestosità nella costruzione che da sempre contraddistingue certo suonato alla Godspeed You! Black Emperor e la struttura musicale più diretta intesa nel senso convenzionale di canzone, dove il refrain e il ritornello sanno comunque guidare l’ascoltatore. E visto che siamo nel momento delle citazioni ci aggiungerei i Slowdive presenti ma ormai assolutamente metabolizzati, i Mogwai ma più sfaccettati e con un controllo sulle dinamiche spesso superiore, i Mew ma infinitamente più determinati e incisivi. Siamo davanti ad una formazione che ormai dovrebbe (e meriterebbe) tranquillamente il confronto su vetrine internazionali decisamente più stimolanti e appaganti dei soliti claustrofobici paesaggi italiani. E le collaborazioni di rilievo presenti nell’album (Jonathan Clancy dei Settlefish, Sascha Ring al secolo Apparat reduce tra l’altro dall’ottimo recente lavoro con Ellen Allien, gli americani Cyne, Glenn Johnson dei Piano Magic) ne sono la dimostrazione più evidente. Una nota di merito anche ad Emanuele Reverberi che ha curato gli impeccabili ed emozionanti arrangiamenti degli archi. Da non sottovalutare neppure la grande immediatezza di un album che nonostante certe epiche deframmentazioni finali di drum machine ed elettronica e quell’approccio in crescendo con cui i scarni riff iniziali sbocciano, prima malinconici poi violenti in crepuscoli iridescenti mai meno che definitivi, riesce sempre a comunicare una tensione interiore diretta e come dicevo immediata. Il risultato alla fine è come riuscire ad imbrigliare senza disperderne la forza creatrice, i moti oscuri, alterni e maestosi del mare in tempesta, in nove piccole bottiglie di vetro. Si, assolutamente poco meno che un miracolo. |
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(10 votes, average: 4.2 out of 5)




Gennaio 25th, 2007 at 10:19
io sono con te…
Gennaio 25th, 2007 at 10:25
just, non è una cosmica presa per il culo se dico che sai descrivere in maniera eccellente quello che la musica riesce a fare/farti provare; nè tantomeno questa adulazione vuol dire che sto per passare all’altra sponda (ora - per favore - tommy o chi per lui non te venire con la battuta pam-ela altrimenti ti gonfio come un tamburo - citazione da giov).
poi entri pure nei dettagli tecnici, ma ci saremmo anche potuti fermare al primo paragrafo. sono d’accordo con te su tutto (a parte - ovviamente - i relaxed muscle di jarvis cocker). ottimo album e piccolo capolavoro.
Gennaio 25th, 2007 at 11:36
Io li avevo visti quest’estate a Ferrara quando avevano presentato dal vivo qualche pezzo del nuovo album e devo dire che, nonostante fosse una delle “prime uscite pubbliche” di questi pezzi il risultato era eccellente!
E poi uno dei miei dischi preferiti dello scorso anno è stato quello di PILLOW, il progetto solista del tastierista Luca Di Mira!
Insomma … veramente è ora che i signori ricevano i giusti consensi. E invece i giornali ancora a paralre dell’esclusione dei Jalisse a Sanremo. Mi spiego?
Gennaio 25th, 2007 at 12:12
Grazie Tommy per la solidarietà e grazie Pam i complimenti, non fà niente se diventi gay ti accetteremo lo stesso.
Si, con un accetta grossa così…muah!ah!ah!
Volevo solo dire ad axel che avevo messo 4 stellette e mezzo nella rece..ci siamo persi mezza stella.
Deve essere quella caduta che vaga persa all’inizio della recensione..eheheh…
Gennaio 25th, 2007 at 12:28
Ho ritrovato la mezza stelletta
Questo deve essere veramente un gran bel disco. Io personalmente ho ascoltato solo “Broken By”, pezzo bellissimo, accompagnato da un ottimo video . A presto mi dedico all’ascolto di tutto DIVIDING OPINIONS…
…anche se già so che questo album consacrerà i GIARDINI DI MIRO’ come la migliore band dell’attuale scena indie nostrana e assolutamente come una delle realtà più valide dell’intera scena europea.
…vanno assolutamente visti dal vivo !!!
Gennaio 25th, 2007 at 12:49
Certo c’è una sottile ironia sul fatto che un dsco che si chiama “dividing opinions” pare invece stia mettendo tutti d’accordo…eheh!
Qualcuno potrebbe dire per piacere che sto cd gli fà un po schifo?
Gennaio 25th, 2007 at 12:52
dopo la battuta sull’accetteremo-accetta, tutta l’umanità sentiva il bisogno di questa oulteriore osservazione…
ps il trucco di just è vecchio: oops, mi è caduta la stelletta! me la potresti raccogliere…
Gennaio 25th, 2007 at 13:10
bella storia..spero di godermeli dal vivo un giorno…i miei amici narrano ancora di orecchie che fischiano in modo prepotente.
Dai pam oramai praticamente hai fatto outing al 100%. Devi solo reperire una faccetta con un po’ di mascara che ammicca adesso.
Just più in basso di così non ci siamo mai arrivati!
p.s.
‘fanculo la neve.
p.p.s.
‘fanculo i pinguini pure.
Gennaio 25th, 2007 at 13:57
Dico la verità: prima di quest’album non mi avevano mai molto entusiasmiato, troppo mogwai addict.. mi era capitato anche di vederli dal vivo ma complice una serie infinita di problemi tecnici ne è venuto fuori un concerto imbarazzante.
SICURAMENTE non mancherò il 3 febbraio al Circolo…e intanto ascoleterò con interesse l’album, che il Giastone ha descritto veramente bene…
Gennaio 25th, 2007 at 14:00
A quanto pare ho fatto bene a prendere il disco a sctola chiusa, anche se per meno di 10 euro, direttamente dalla homesleep.
Gennaio 25th, 2007 at 14:57
Ciao ragazzi,….. i Jalisse a San Remo eheheheh , io ce l’ho quel disco (scherzo ovviamente) .
Li vidi anni fa ad Urbino e l’impressione fu : cloni dei Mogway.
Ma il sampler e la recensione (soprattutto) m’inpongono un approfondimento….. mi sa che passo anche io dalle parti della Homesleep.
Grazi e a Giast e Sach per le segnalazioni.
Gennaio 25th, 2007 at 19:57
Io il disco dei Jalisse ce l’ho, fa strarock e non me dite de no…
Gennaio 25th, 2007 at 20:02
Io pensavo che la Jalisse fosse una temibilissima malattia venerea figuratevi…
Gennaio 26th, 2007 at 12:05
Solo per dire che Reggio Emilia è in Emilia e non in Romagna. Bel disco.
Gennaio 26th, 2007 at 12:17
giardini di mirò ovvero come si idéa e mette in pratica un assalto sonoro d’altri tempi. Immensi. rock on!
P.s: i mogwai sono belli e morti da anni…spazio ai vivi…
ciau
Gennaio 26th, 2007 at 18:44
Hai ragione Daniel. Sono io che ricordavo male e credevo fossero romagnoli.
Non sarò mai un recensore professional.
Anzi no, sono così professional che ho bisogno di un sottoposto che mi controlli le bozze.
E una poltona in pelle umana.
Pianta di ficus.
E vabbè pure la vasca con gli impiegati e tutto quanto. Soprattutto tutto quanto.
Febbraio 2nd, 2007 at 20:11
[…] Indie for BUNNIES un album che nonostante certe epiche deframmentazioni finali di drum machine ed elettronica e quell’approccio in crescendo con cui i scarni riff iniziali sbocciano, prima malinconici poi violenti in crepuscoli iridescenti mai meno che definitivi, riesce sempre a comunicare una tensione interiore diretta e come dicevo immediata. Voto: […]
Gennaio 8th, 2008 at 16:15
[…] “DIVIDING OPINIONS” review on INDIE FOR BUNNIES […]