Ven 26 Gen 2007
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Michel Gondry continua a tenere fede al suo assai originale proposito di fare dell’inconscio l’oggetto prediletto della sua filmografia, giunta finalmente alla ribalta del grande pubblico dopo il successo di The Eternal Sunshine of a Spotless Mind. Tra i pochi ad essere riuscito nella difficile impresa di far convivere la propria anima autoriale negli abiti, più o meno definiti ed eccentrici, del melò, Gondry può dire di essere arrivato a trovare la formula vincente, la chiave di volta per fare in modo che il suo cinema si esprima al massimo delle sue potenzialità.
Anche in una circostanza come questa, in cui gli è stato ridimensionato il cast, al ritorno nella realtà europea dopo l’esperienza americana, è riuscito a sfruttare la maggiore libertà senza abusarne, trovando ciò che si può definire un ottimo equilibrio. Come a voler sancire definitivamente il suo status di autore, lascia lungo il suo ultimo film molte orme del suo stile, oltre a ritornare ai suoi consueti temi e alle consueto rapporto con le storie. E’ ormai chiaro che a Gondry piacciono i personaggi maschili sensibili e sentimentalmente tormentati, e i personaggi femminili originali, affascinanti nel loro anticonformismo, insofferenti verso i legami duraturi; ed è altrettanto chiaro come la loro relazione, rappresentata su un piano più mentale che reale, sia il perno su cui ruota tutta la sua attività di regista e sceneggiatore. Ma come riesce Gondry a rendere questo piano mentale, onirico, sui cui è giocato quasi tutto L’arte del sogno? Forse, riuscendo a scegliere accuratamente quelli che sono gli elementi dello “spostamento”, cioè di quel processo subcosciente tramite il quale le cose e le persone vengono caricati di un significato particolare. Tutti i dettagli e i prodotti dell’attività onirica del protagonista sono piegati ai suoi voleri poetici. Il pony di pezza che campeggia sul manifesto, sui cui Stephane e l’amata si ritrovano a cavalcare è una tipica esca drammatica, al pari delle sue strambe invenzioni: due caschi per comunicare telepaticamente, una strana macchina del tempo. Nel suo cinema l’amore (quasi sempre non corrisposto), i momenti di pura e semplice malinconia, resa con mezzi pure strettamente “commerciali”, non mancano e hanno una rilevanza notevole. Non è solo questo, però. Se si eccettuano delle sequenze marcatamente visionarie, che tengono forse conto dei deliri lisergici di Roger Corman e del suo Il serpente di fuoco (1967), si può ben dire che anche Gondry ceda all’ambizione surrealista di confondere la realtà con il sogno, al punto che verso la fine è ormai impossibile per lo spettatore riuscire a distinguere tra i due piani con sufficiente chiarezza. Quello che vediamo sono le reali conseguenze delle angosce, dei tormenti, dell’amore e delle speranze del timido Stephane, oppure non è altro che il prodotto che egli prepara nel suo studio televisivo/cucina in cui produce i suoi sogni? L’uso della luce, di colori brillanti e personaggi tutti a modo loro un po’ strani fa in modo che le differenze tra le due dimensioni si attenuino fino a sparire, fino a fare di tutto il film una specie di ininterrotto sogno ad occhi aperti. Gondry applica uno repertorio di ripresa da Nouvelle Vague: macchina mobile, largo uso di inquadrature decentrate e di punti di vista apparentemente casuali, jump cuts e scavalcamenti di campo. Si sta rivelando senza dubbio il più pericoloso dei geni: un genio astuto, e molto consapevole del suo talento. Ad ogni modo, L’arte del sogno è un film strepitoso. Assolutamente da non perdere. |
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(18 votes, average: 4.28 out of 5)


Gennaio 26th, 2007 at 18:30
Ho semplicemente adorato “Se mi lasci di cancello”, e questo nonostante la terribile traduzione del titolo. Sono quindi curioso di vedere L’ARTE DEL SOGNO.
Un domanda x Emanuele. So che questo è il terzo film di GONDRY, il primo è un certo HUMA NATURE. Che mi dici di questa pellicola ? Vale la pena recuperarla ?
Il cast (Tim Robbins e l’Arquette) e soprattutto la trama non mi attirarono granchè all’epoca, però avendo scoperto la fantastica arte visionaria di MICHAEL forse dovrei tornare su i miei passi…
Gennaio 26th, 2007 at 18:33
…a proposito di ex-video maker , ma SPIKE JONZE che fine ha fatto ???
Cioè BEING JOHN MALKOVICH è un altro capolavoro, secondo me molto vicino x contenuti e trovate al cinema di GONDRY…io non ho notizie di SPIKE dal 1999…
Gennaio 26th, 2007 at 19:00
Piu che altro l’elemento comune e conduttore dei film che hai citato è Charlie Kaufman, probabilmente lo sceneggiatore più geniale e delirante (nel senso che potrebbe avere la follia e la capacità di rendere credibile pure un film sui puffi) degli ultimi 20 anni.
Che in effetti è la presenza che manca un po al primo quarto de “L’arte del sogno”, che insomma prende ma con qualche incertezza. Forse avrebbe potuto avere un inizio più brillante ma di sicuro man a mano che procedere funziona sempre meglio.
Per chi ama le atmosfere surreali assolutamente imperdibile.
Humnan Nature non l’ho visto ma non me ne hanno parlato gran chè bene.
Axel procurati al volo “Il Ladro di Orchidee” sempre Kaufman e Jonze targato 2002. Poi stacca cellulare telefono e tutto il resto e vediti l’unico film che ho visto al cinema due volte di seguito.
Facendomi mandare a cagare dai miei amici e tornando a casa con un cazzo di autobus notturno in pieno inverno..ehehe!
Gennaio 26th, 2007 at 21:54
Just sei sempre il solito iconoclasta.pero’ questo film me lo devo vedere cacchiarola santissima, ottima la recensione, come sempre da queste parti.
Gennaio 27th, 2007 at 09:47
Sachiel adesso vado a cercare su wikipedia cosa vuol dire iconoclasta…se scopro che è una cosa brutta ti spacco la faccia.
In 4 parti uguali, in modo che l’unico elemento comune tra i 4 frammenti della tua ex-capoccia sarà il fatto che te l’avrò spaccata io.
Peace.
Ah..Sachiel…non portarci Voragine.
Gennaio 27th, 2007 at 11:28
bellissima recensione per un autore affascinante come pochi. Tra l’altro gran parte della scenografia surreale usata nel film era in mostra a Milano fino al 19 se non sbaglio. Il film devo ancora vederlo, spero sia affascinante come il precedente (anche se mi ci sono volute alcune lezioni universitarie particolari per capirlo fino in fondo completamente…): beranl è versatilissimo e non mi sembra se la tiri più di tanto in generale. Insomma avremo a breve anche sachiel spaccato in quattro…che vogliamo di più?
Gennaio 27th, 2007 at 14:28
Non temere Giov avrai anche tu la tua fetta di Sachiel da apporre sulla teca sopra il camino e potrai vantarti con gli amici nei nevosi pomeriggi passati in salotto a gozzovigliare.
Gennaio 27th, 2007 at 14:45
….maledetti i pomeriggi nevosi…maledetti.
Gennaio 28th, 2007 at 23:59
Sachiel non si spacca in 4, è molto difficile.Io sono un duro.E reduce da un week end romano in compagnia di just, in cui ho incontrato helmut, ma soprattutto oggi siamo andti a mangiare ai castelli.E ora, tornato a casa, sto stagliando a mitraglia!
Febbraio 3rd, 2007 at 19:35
Sinceramente mi aspettavo molto di più da questo film… ho apprezzato le scene surreali dei sogni del protagonista dove il regista riesce a creare un’atmosfera di totale anarchia fantasiosa. Non mi hanno invece convinto i dialoghi, molto spesso superficiali e banali e anche gli stessi personaggi secondo me sono troppo stereotipati.
Comunque complimenti per il sito…
Tornerò ad informarmi…
JVJ
Febbraio 8th, 2007 at 12:51
si ,anche io forse mi aspettavo di più, però non riesco a mettere a fuoco cosa manca al film…forse tutto troppo incentrato su pochi elementi che ritornano troppe volte, poco giustificati e dopo un po’ dai poco peso a dialoghi e fatti, son sempre gli stessi…no, boh non lo so, il baretto del cinema era chiuso con assi e chiodi…dramma…trab
Novembre 7th, 2007 at 19:17
manca Charlie Kaufmann in questo film, ecco cosa manca. però si guarda bene ed è affascinante. chiaro The Eternal Sunshine Of The Spotless Mind era un capolavoro…