CLAP YOUR HANDS SAY YEAH
Some Loud Thunder
Genere: indie rock
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Clap Your Hands Say Yeah, Autoprodotto, Scena Seconda. Dopo tutto questo parlare – blog soprattutto – si pensava che i CYHSY avessero ancora molto da dire; che non fossero una semplice sirena: sempre più forte man mano che si avvicina, per poi dissolversi – allontanandosi – fino a scomparire. Il primo disco della band di Brooklyn fu come un cristallo rotto nella quiete di una stanza: si pensò fosse l’inizio di qualcosa di grande, di un nuovo genere musicale.
Questa volta il rumore vorrebbe essere ancora più forte: un tuono fragoroso che scuota e che – per questo – venga ricordato. Ma il risultato che genera non è quello tanto sperato ed atteso (almeno per le orecchie del sottoscritto): assomiglia piuttosto ad un suono astratto, figlio di una stagione fredda e buia. La voce di Alec Ounsworth oscilla tra un Julian Casablancas a fine corsa ed uno Spencer Krug poco ispirato, molto più vicino all’esperienza Swan Lake che agli altri suoi progetti (“Love Song No. 7″). I CYHSY cercano qui di fare “i strani”, mischiando strumentazione classica (piano, fisarmonica, chitarra acustica) con “rumorose” deframmentazioni/percussioni (“Emily Jean Stock”) ed effetti elettronici; destrutturano la forma canzone con inserti “giocosi”, che però risultano spesso fuori luogo (“Yankee Go Home”); per assurdo, i pezzi migliori sono quelli più “tradizionali”, dove i cinque newyorkesi si “limitano” a cercare di produrre buona musica.
Probabilmente – un giorno forse – la bellezza segreta della loro musica verrà rivelata: per il momento però, rimane un disco ascoltabile – a tratti godibile – e poco altro da dire.
2. Emily Jean Stock
3. Mama, Won’t You Keep
Them Castles In The
Air and Burning?
4. Love Song No. 7
5. Satan Said Dance
6. Upon Encountering The Crippled Elephant
7. Goodbye To Mother
And The Cove
8. Arm and Hammer
9. Yankee Go Home
10. Underwater (You And Me)
11. Five Easy Pieces
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8 febbraio 2007 @ 10:53
Eh confermo le impressioni del Pam, con tutto che a me i Clap Your Hands and Say Yeah piacevano con moderazioni già prima, qui mi pare si sia un po perso il bandolo della matassa.
L’ho ascoltato poco e mi ha letalmente annoiato. Va pure bene fare i strani ma servono anche delle idee non convenzionali dietro, qui invece sembra che ci siano solo i modi e le idee scarseggino.
8 febbraio 2007 @ 11:27
io ho adorato il primo album. Ma concordo perfettamente con PAM. Questo disco non assolutamente all’altezza del primo e non vale più di 3 stellette….forse qualcosina di meno…
8 febbraio 2007 @ 11:30
beh, grazie…come si dice: concordare è meglio che- io mi sono attenuto ad un 3 stelle politico perchè, non essendo un amante del gruppo, avevo paura di essere troppo severo. in breve: è tutta una questione di “inclinazioni”…
8 febbraio 2007 @ 11:31
cazzo. la cartella è lì pronta da giorni, ma non ho avuto ancora il coraggio di ascoltarlo, per paura della possibile delusione. e sta recensione non è che incoraggi..
8 febbraio 2007 @ 11:53
boh…il primo mi piaciucchia ma dopo un po’ mi viene il nervoso perchè il tizio canta veramente come se avesse mezzo manico di scopa…vabbèh…comunque…non ascolterò…mi asterrò anche stavolta penso.
p.s.
il fatto che si parli ormai di “cartelle pronte” come una busta di spinaci cotta al microonde e non più di dischi è un chiaro segno dell’evoluzione (o involuzione? o semplicemente pacifica mutazione data da troppi fattori?) dei tempi. Fantastico
p.s.
Astar ovviamente ci farebbe su due tesine di laurea.
8 febbraio 2007 @ 12:59
delusione si, ma sai che ti dico: a me yankee go home piace…
8 febbraio 2007 @ 13:31
già già, esattamente come just, ultimamente siamos empre sulla stessa lunghezza d’onda…. anche a me il primo non h afatto impazzire e la rece di Pam non incoraggia.
Ma siamo sicuri che sia autoprodotto??? Io nell’ ultimo blowup l’ho visto pubblicizzato nella pagina della virgin, o era della capital…. vabbè, cmq nella pagina di una major. Chi ne sa di + ??
8 febbraio 2007 @ 13:40
mi sa che il giudizio negativo è abbastanza generalizzato. l’album si fa ascoltare ma si dimentica immediatamente senza lasciare nulla!
8 febbraio 2007 @ 14:06
io ve lo dico: anche per il secondo dei bloc party non fatevi illusioni…sembra che quest’anno, così pieno di uscite importanti, non stia portando molta fortuna ai grossi calibri…
fran: a me risulta autoprodotto… forse il discorso a cui accenni si riferisce alla distribuzione…
8 febbraio 2007 @ 14:51
Mai fidarsi delle clamorose ” next big thing “…raramente arrivano ad un secondo album del valore del primo…ora come ora mi vengono in mente solo gli Interpol e i Coldplay…
8 febbraio 2007 @ 14:52
Mah, non mi avevano entusiasmato col primo disco per cui credo proprio che mi asterro’ adll’ascoltarlo come il buon Giov. I Bloc Party mi piacciono, ed è una di quelle poche band inglesi che NME incensa mensilmente di cui il primo disco mi era piaciuto.Mi piace anche il secondo, anche se fa rilevare un’immobilismo stilistico pauroso.
8 febbraio 2007 @ 15:11
Eppure a me Antics degli interpol non è piaciuto granchè, mentre a rush.. dei coldplay si, salvo poi crollare col terzo disco davvero incoore.
8 febbraio 2007 @ 15:25
ragazzi, ad aprile c’è il secondo degli arcade fire: con un occhio al blues ed uno ai Wilco…
8 febbraio 2007 @ 16:17
No..gli Arcade Fire no. Non me li toccate! Se pure quello si rivela una sola divento una groupie di giàstin timberlèicc!
8 febbraio 2007 @ 17:27
io a proposito delle next big thing ho una teoria…..
Le next big thing vengono pompate dalle Major, il bubblico “bocalone” ci casaca, grande successo, siccome sono ancora sconosciuti la Major gli passa il contratto “poverello” : 2 album a una cazzata (si sa che i soldi dei diritti che arrivano al gruppo sono una miseria).
II° disco, il gruppo è già noto, la Major non ci punta per un cazzo, poca sponsorizzazione, e niente investimento sulla registrazione= vendite sicure ma risultato non all’altezza, difficilmente vedremo il III° album!”!!!!
che ne dite ?!??!?!
8 febbraio 2007 @ 17:35
Beh non è un mistero che il successo commerciale (non so quanto quello artistico sia un fattore rilevante per una multinazionale quotata in borsa) si realizza eslusivamente solo a breve termine.
Senza arrivare agli estremi del mondo della celluoloide dove un blockbuster deve concretizzare nel primo weekend di realizzazione senno è flop. In fondo gli oscar dovrebbero darli ai trailer.
Ma insomma non è che con la musica cambi molto, cambiano i tempi ma le logiche sono le stesse.
8 febbraio 2007 @ 17:39
just: e se – invece – fosse una mezza-sola? alias soletta? tipo – calcisticamente parlando – un bergkamp periodo interista…
secondo me, le next big thing SONO un fenomeno major! e – personalmente – nel calderone ci metto pure myspace…
8 febbraio 2007 @ 19:36
io nel calderone ci metterei anche te Pam…(che tanto fritto già ci sei!)
(faccina da diavolo!!!!) la scrivo che già so che non m’esce porca puttana!
8 febbraio 2007 @ 19:51
evoluzione, non involuzione
8 febbraio 2007 @ 19:56
mi chiedo – in questi ultimi giorni – quali siti comparirebbero digitando su google “fritto”, “stagliare/stagliarsi”, “nerditudine”, ecc.
bollA: dipende comunque dai punti di vista…
ps giov: per le faccine, rinuncia!
8 febbraio 2007 @ 22:17
Antics è un capolavoro…non scherziamo o dovrò uccidere qualcuno…
8 febbraio 2007 @ 23:29
I will not die Helmut!
8 febbraio 2007 @ 23:31
Ancora una volta concordo con il giudizio.
Poco da dire.
a proposito di sperimentazioni e di Spencer Krug, hai ascoltato “snake’s got a leg” EP di Sunset Rubdown (che poi nn ho capito se è un EP o un album…) c’è una versione allucinante e bellissima di “i’ll believe in anything” dei Wolf Parade (uno dei migliori singoli in assoluto del 2005)
9 febbraio 2007 @ 08:35
si, i wolf parade si che mi piaccione, qui cominciamo a ragionare.
…..
I don’t beleve in peter pan, frankenstein or superman, myspace & next big thing !!!!!!!!
…..
all i wanna do is bicycle …….
9 febbraio 2007 @ 09:27
Google: “fritto del cazzo”
siamo quinti.
Un altro piccolo sforzo dai!
i wolf parade io li vedrei bene a vendere il Kirby.
(con tutto il rispetto.
Per il kirby.)
9 febbraio 2007 @ 10:19
sachiel: il primo disco non era male – sebbene i bloc party non mi hanno mai entusiasmato completamente. il secondo come dici – più che immobilismo stilistico – lo definirei immobilismo e basta!
zordak: mi fa piacere che condividi il giudizio. come ho scritto in un post precedente, non essendo particolarmente amante del gruppo, mi sono attenuto ad una sufficienza stiracchiata; mentre dopo mi sono accorto che anche quelli che avevano apprezzato il primo disco dei cyhsy erano d’accordo sul voto – e anzi, sarebbero stati più severi!
dei sunset rubdown ho anche snake’s got a leg: inutile dire che apprezzo tutti e tre, anche se le mie preferenze vanno all’ultimo…
ps ho visto la tua pagina myspace, però – non essendo registrato (sono un po’anti-myspace, sebbene l’idea non è male) – non ho potuto lasciare commenti…
10 febbraio 2007 @ 19:32
[...] Indie for BUNNIES un disco ascoltabile – a tratti godibile – e poco altro da dire. Voto: [...]