DESTROYER
Destroyer’s Rubies
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Come fu un paio di anni fa, quando gli Shins vennero ad illuminare con il loro shiny pop, il martoriato passaggio da un gelido inverno ad una speranzosa primavera, così è oggi per i Destroyer. “Destroyer’s Rubies” (dove rubies sta per il naso rosso tipico delle stagioni invernali), è il classico disco che tutti vorremmo avere nelle orecchie in quei giorni in cui è Gennaio e sembra Marzo. La formula è la stessa di Shins (come già detto), New Pornographers e Spoon, ma con una concentrazione maggiore di distorsioni, con strascichi di Blues, probabilmente residui dell’ ultimo “Your Blues” e con uno sputo di psichedelia (“Rubies” e “European Oils”). I Destroyer sono letali come lo scorpione texano che ci vede (e bene) a 360 gradi, come un bicchier d’acqua che invece è vodka. I Destroyer sono i fratelli cattivi degli Shins, quelli che nei saloon cominciano le risse per una cazzata e il buono di turno prova a far da pacere, ma ci rimane stecchito. Sono schiettamente detestabili, con quella voce poco armoniosa e quella strafottenza che è del bullo, ma alla fine del film fanno la loro porca figura e magari salvano pure il protagonista aggrappato al solito ciglio del burrone. (Ma i burroni ci sono anche in Canada?) E perdonatemi un francesismo infine, che cazzo me ne frega se Radio Capital passa Sufjan Stevens, gli Shins e Badly Drawn Boy? Provassero a inserire Dan Bejar(unico titolare del progetto Destroyer, già con i New Pornographers) nel lettore! Vittorio Zucconi ci rimarrebbe secco, altro che domandine sulla segreteria telefonica. P/s |
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9 febbraio 2007 @ 09:29
ottimo disco davvero!
Nient’altro da aggiungere.
Brafo franzisko.
9 febbraio 2007 @ 10:20
gran disco. del resto era in topten…
9 febbraio 2007 @ 10:42
Signor disco! ha avuto i suoi momenti di gloria nelle playlist del mio fedele ipod lo scorso anno. Curatissimo nei suoni, forse pure troppo considerato il tipo di musica, potrebbe essere l’unico difetto Destroyer’s Rubies. Alcune cose forse le avrei preferite meno precise, magari con qualche sbavatura del caso ma più spontanee. Per il resto se ve lo siete perso urge il recupero secondo me. 4 bolli pieni-pieni!
9 febbraio 2007 @ 10:47
Mi urge comunicare che ieri sera Micah P. Hinson al circolo degli artisti ha definitivamente lasciato il segno con un bel rock-folk-bluegrass-whatever sanguigno e ruvido. Mandando a casa pure i navigatissimi Califone a mio avviso.
E ci ha rilasciato pure un brillante videointervista.
Don’t Mess With Texas!
9 febbraio 2007 @ 11:02
il disco fu forse troppo precocemente accantonato da me lo scorso anno. risentendo le canzoni – infatti – le trovo molto belle. nonostante – al pari di molti altri indieforbunners (just-made-neologism) – non ami gli shins e nemmeno gli spoon ed i new pornographers a cui sono accostati…comunque, “oggettivamente” musica ben fatta…
ps sufjan stevens su radio capital?
pps (un po’polemicamente) 15 euro sarebbero pochi per un cd!?
9 febbraio 2007 @ 11:17
Eh si si…un gran bel dischetto…alticcio al punto giusto!!!!
Da queste parti i negozi di dischi hanno abdicato da tempo ormai…chi ci salverà??!!!
9 febbraio 2007 @ 11:28
Boh, sarà triste ma io i miei conti in tasca devo farmeli e compro solo online.Spesso pago i dischi 11-12 euro, a volte di meno, raramente di più.sarà triste ma è cosi.Belli i Destroyer, disco di cui siè parlato troppo poco forse.
Just, visto che Micah spacca il culo a molti dal vivo?
9 febbraio 2007 @ 20:36
in heavy rotation per buona parte dello scorso anno. disco bellissimo.
un dubbio: destroyer è da considerarsi come band, o solamente moniker di Dan Bejar?
9 febbraio 2007 @ 21:13
bè, pam, 15€ non sono pochi in senso assoluto, ma in senso relativo, ai prezzi comuni dei dischi, 15€ sono pochi.
comunqe io ho una certa disaffezione nei confronti di shins e new porngraphers, i cui ultimi dischi mi hanno deluso non poco.
just, come al solito concordo con te, forse una produzione troppo “precisina.
giov, grazie, cortese come sempre.
10 febbraio 2007 @ 14:18
in maniera forse un po’troppo semplicistica, io penso che se – per esempio – invece di far guadagnare e ai coldplay (tanto per fare un nome) cifre a sei zeri, le case discografiche li pagassero “il giusto” e magari usassero i soldi risparmiati per “abbassare” i prezzi dei cd, una buona fetta del problema pirateria sarebbe risolto…
10 febbraio 2007 @ 16:18
ciao andrea…non lo so sinceramente…a me suona più come una persona sola che si avvale di collaboratori più che una vera e propria band. però non sono assolutamente sicuro…