Mer 14 Feb 2007
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“Colui che domina gli odori domina il cuore degli uomini” Mi affaccio al balcone poco prima dell’ora di pranzo, si levano i profumi dalla cucine delle case attorno e sotto di me. Una posizione privilegiata per vedere il paesaggio e per stimolare i recettori olfattivi. Deve esserci una connessione tra gli odori e i ricordi quando un profumo straniero, proveniente da qualche finestra più sotto mi arriva al naso, e al cervello. Sembrerebbe cucina orientale, e se non fosse per il mare lì davanti, se solo osservassi il cielo plumbeo e mi soffermarsi su questi profumi dalle origini lontane da qui, mi sembrerebbe di trovarmi a Londra, probabilmente in quella West London di cui è zuppo questo disco. Se valesse la regola per cui in ogni supergruppo il valore delle band di provenienza dei musicisti si sommasse algebricamente, ci troveremmo di fronte al capolavoro del nuovo secolo: Damon Albarn dei Blur, il basso di Simonon dei Clash, la chitarra di Simon Tong dei Verve e Tony Allen, batterista collaboratore di Fela Kuti. Ovviamente non è così, ma siamo comunque di fronte ad un ottimo disco che ha sicuramente bisogno di ascolti ripetuti per entrare in circolo e che rappresenta la colonna sonora ideale per quello spicchio di Londra multietnica nei dintorni du Portobello road. Discreta ma di grande qualità la produzione di Danger Mouse, che apporta quel tanto di modernità ad un disco impostato su canovacci brit-pop dai tempi medio-lenti. Echi di dub e accenni di afro-beat rendono brani come “Hystory song” oppure “Nature springs” morbide ed avvolgenti ballate prive di nucleo ma ricche di sfumature. Piccole figure visibili in controluce, immagini che svaniscono, colori che si fondono col grigio, e Albarn che sembra aver fatto tutto con comodo, senza forzare le cose : “A soldier’s tale” sembra un pezzo degli ultimi Blur, malinconico e scivoloso, mentre “80’s Life” ci riporta agli anni ’50, con quel pizzico di modernità che ci fa capire che siamo sicuramente di fronte ad un brano di musica contemporanea. Non fatevi trarre in inganno dai primi ascolti, potreste bollare questo lavoro come piatto e ripetitivo, invece il disco è pieno di tante e tali sfumature che non può davvero non piacere. A volte certa musica ha bisogno di tempi e modi giusti, o più semplicemente degli odori più adatti all’ascolto per cui annusate l’aria attorno a voi prima di infilare il disco nel lettore, siete avvertiti. |
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Febbraio 14th, 2007 at 10:44
per me semplicemente una delusione considerati i grossi nomi coinvolti e le loro sempre convincenti passate produzioni
Febbraio 14th, 2007 at 10:50
Secondo me invece è un gran bel dischetto…Discreto e penetrante come solo le cose fatte bene sanno essere…
Febbraio 14th, 2007 at 11:19
D’accordo con la chiusa della recensione, al primo ascolto e soprattutto visti i nomi coinvolti, potrebbe sembrare piatto, ma cresce e si allarga ascolto dopo ascolto.
Poi secondo me anche questo disco si potrebbe riallacciare al discorso sulla “visionarietà del momento” fatto nella recensione e relativi commenti al post sui Bloc Party.
Febbraio 14th, 2007 at 11:57
io sinceramente non mi sento un grande appassionato del recente Damon Albarn. Non mi hanno colpito gli ultimi lavori dei Blur ( uno su tutti Think Thank), e tanto meno mi hanno mai interessato i dischi dei Gorillaz. I pochi ascolti dei The Good,The Bad… non mi spostano da queste mie considerazioni…ho l’impressione che recentemente si tenda a sfruttare al massimo il ruolo da “prezzemolino” di Albarn, lui finisce per avere mille progetti (..mettetici anche il progetto di musica africana…), badando più al presenzialismo che non alla qualità…a tal proposito mi viene in mente il Mr. Dave Grohl….
Febbraio 14th, 2007 at 11:58
…nella sezione CINEMA, la recensione di INLAND EMPIRE del grande DAVID LYNCH. Autore dell’articolo come al solito l’ottimo Emanuele…
Febbraio 14th, 2007 at 13:45
neanch’io sono un fan dell’ultimo albarn (esclusion fatta per l’esperienza gorillaz, che mi piace molto). proprio per questo mi sono fermato al primo ascolto, che mi ha fatto giudicare il disco - come scrivi, sachiel - piatto e ripetitivo.
subliminalpop: il discorso sulla visione del momento mi sembra interessantissimo. anche gli arcade fire - infatti, nel loro secondo album - esprimono una visione “quasi autistica”, del “rinchiudersi su se stessi”…
Febbraio 14th, 2007 at 14:06
Confermo tutto quando scritto sull’ultimo Albarn. E per questo The Good The Bad & The Queen mi ha stupido ancora più favorevolmente. Non bisogna però fermarsi alla prima impressione è un album da assaporare lentamente
Febbraio 14th, 2007 at 14:35
Un disco destinato a dividere, ma vi diro’, piu’ lo ascolto e piu’ mi convince.
Febbraio 14th, 2007 at 15:56
bravo gualglione.
come al solito molto ricca di belle immagini la tua prosa…mi t’immagino quasi affacciato al balcone a Napoli con l’acquolina in bocca…
in tema di profumi e rimandi culinari anche il videoclip molto homelette e salsicce girato da un regista italiano se non vado errato.
Il disco purtroppo non l’ho ascoltato ma stavolta a differenza di bloc party e cyhsy cercherò di rimediare.
p.s.
godetevi questi ultimi spazi “liberi” sui post perchè è probabile che dopo il mio prossimo pezzo possano veramente chiuderci per cercare meglio un minimo di razionale, corretta ma soprattutto sintetica, decenza stilistica altrove (oddìo, però se ancora non ci chiudono dopo la battuta sulla supposta di just, forse….)
peace
Febbraio 14th, 2007 at 17:34
Accuso Damon Albarn, solo BLUR era brit-pop!!
ANDATEVI A LEGGERE LA RECENSIONE DI ” INLAND EMPIRE ” NELLA SEZIONE CINEMA…E’UN FILM DELLA MADONNA….
Febbraio 14th, 2007 at 17:46
caro Helmut qui siamo completamente d’accordo…PARKLIFE, LEISURE, THE GREAT ESCAPE questi si che sono album…DAMON la deve “piantà de fa lo strano”
Febbraio 14th, 2007 at 18:24
” Girls & Boys ” vero inno britopo!
tutti harrington. spillette e clark!!
Febbraio 14th, 2007 at 19:03
ragazzi, basta violentarvi via post! è san valentino: se vi piacete, abbiate il coraggio di ammetterlo davanti a tutti…poi ora ci sono pure i dico…
ps comunque, avete la mia benedizione…
Febbraio 14th, 2007 at 19:28
le faccine….il nuovo oppio dei popoli.
Febbraio 14th, 2007 at 20:54
“Non fatevi trarre in inganno dai primi ascolti, potreste bollare questo lavoro come piatto e ripetitivo”
….Già fatto!!!
Febbraio 15th, 2007 at 12:56
Damon Albarn con i suoi progetti ridicoli fa ridere al quanto…a casa!
senza il grande Graham Cox direi che è un vero e proprio fallito…
Giugno 6th, 2007 at 18:51
che pena che mi fate…vedo che c’è una tendenza ad apprezzare musicalmente roba vecchia rispetto a quella nuova. onore al passato, ma insinuate che leisure e girls and boys erano musicalmente superiori a questo grande progetto sottovalutato?? E dove? spiegatemi? Oppure le mie orecchie sono piene di catrame…