L. PIERRE
Dip

[ Melodic - 2007 ]
7
 
Genere: songwriting, folk
 
22 Febbraio 2007
 

Immergersi nell’acqua è come sognare. Forse questa è la chiave di lettura della terza prova solista per Aidan Moffat in arte L.Pierre, che in maniera abbastanza inattesa con “Dip” si abbandona completamente a sonorità ambient e loop eterei. Nulla che geneticamente non fosse già in altri modi e misure nel dna del musicista degli Arab Strap ma diciamo che in questo mini album o EP di 6 tracce l’idea viene portata sulla scala di concept album.

Senza fretta, c’è bisogno di fermarsi e aspettare. Aspettare finalmente immobili, e poi sarà tutto il resto che inizierà a muoversi, anche quel paesaggio che sembrava inesorabilmente statico. E’ il canto della risacca di “Gullsong” che si smonta e si dissolve in nuove sfumature fino planare leggero come un gabbiano nella morbida “Weir’s Way”, lungo brano che spiraleggia su se stesso in loop morbidi e sognanti. “Ache” guidata dalle sgocciolanti note di un pianoforte è un inno alla solitudine perfetta e assoluta che solo certe spiagge vuote sanno regalare. Tutto scorre, è proprio il caso di dirlo, liscio fino ad “Hike” traccia dalle dinamiche un po’ troppo nervose costruita sopra un loop di violini da musica da camera.

Colpa principalmente di una drum machine davvero troppo intrusiva, quando infatti nella seconda metà sfuma sullo sfondo lasciando spazio a glitches e gorgoglii la situazione migliora di molto senza perdere comunque brio. Ma ormai è troppo tardi perchè l’effetto è quello della maledetta sveglia che ti tira fuori dalle coperte quei 5 minuti prima sufficienti a rovinarti l’intera mattinata. Insomma a parte questa anomalìa che spezza l’atmosfera costruita “Dip” sfoggia la stessa precisione concentrica e ipnotica di un mandala.

Un lavoro che forse non aggiunge nulla di nuovo in materia ma in grado di affascinare chi apprezza le atmosfere eteree con melodie avvolgenti proprio come l’abbraccio perfetto e assoluto del liquido sul corpo. Immergersi è come sognare, lasciare fuori in superficie il mondo sensoriale che ci è familiare e scivolare perfettamente soli verso l’indefinito. O forse è solo il tornare a casa, in quel liquido amniotico che ci ha dato la vita. In ogni caso forse, l’unica solitudine che non fà davvero male.

Tracklist
1. Gullsong
2. Weir's Way
3. Gust
4. Ache
5. Hike
6. Drift
 

10 Comments

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Dovete capire che ormai le major e i sponsor mi fanno pressione ma io difenderò la mia integrità morale a tutti i costi…
Insomma era un modo carino per dire che per una svista di battitura ho messo una stelletta di troppo axel… in realtà sarebbero “solo” 3 e mezzo.. 🙂

cioè, fatemi capire: questi due si sono separati, poi fanno uscire i rispettivi dischi da solista lo stesso mese? vabbè…
la tua recensione quasi mi convince, però le atmosfere eteree mica mi piacciano tanto…

ps immagino che questo tu lo usi come intervallo tra gli ulver ed i sunn o)))…

azz.. non sapevo niente del progetto solista di aidan!! sto rimanendo indietro! ://

Eh no Pam…questi repentini sbalzi d’umore (citazione..eheheh) mi fanno male…tra un Ulver e i SunnO))) potrei infilarci al massimo dei Jesu…
E cmq sei ancora lontano dal comprendere l’arte dei SunnO))) se dici ascoltare…i SunnO))) non si ascoltano, si “fanno”…da qui la celebre espressione anglofona – Do it SunnO))) or die tryin’ …

Eh Jag..è sempre così, sti musicisti alternativi a volte fanno così gli alternativi che non sai neppure quando è che danno alle stampe un disco..

E poi ero io il tipo da spiaggia..eh eh..bellissima rece, complimenti just! 🙂

Grazie Egregio Joses…ma sai com’è tu sei un tipo da spiaggia estiva, io uno da spiaggia invernale…sono un bagnate dei fiordi probabilmente…

Mmm, Moffat fa un disco solista.Apprezzo gli arab strap, o meglio apprezzavo visto che si sono sciolti, ma comunque certe atmosfere le trovavo leggermente indigeste. Middleton da solista non mi ha convinto nè col precedente disco, nè col nuovo uscito in questi giorni. pero’ devo dare un’opportunità a Moffat appena posso.

just quando non dici stronzate scrivi davvero in maniera valida (ovviamente converrai anche tu che non sono poi molte quindi :D).
Ottima chiusura as usual.

…infatti 4,5 mi sembrava un pò esagerato. io l’album l’ho ascoltato e ad essere sincero mi ha annoiato non poco…anzi per dirla tutta preferisco di gran lunga il lavoro solista di middleton…il nuovo devo ancora sentirlo ma il primo (“Into The Woods”) non mi dispiaceva…

No, 4.5 non era esagerato. Era semplicemente blasfemo.
Eh ma infatti non è esattamente un inno all’adrenalina…ma per chi è sintonia con sonorità ambient e glitch-tronica Piero Fortunello (che L. stà per Lucky…) ha il suo perchè.
E forse pure percome.

 

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