THE ISLES
Perfumed Lands
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L’archetipo del perfect-pop targato Morrissey-Marr vive negli ultimi mesi un periodo d’oro.
Qualche tempo fa, su queste stesse pagine, abbiamo avuto occasione di parlarvi dei Boyfriends, band britannica splendidamente ancorata alla tradizione smithsiana nei testi e nella musica. Oggi siamo ancora più lieti di poter registrare l’arrivo di un altro album che si colloca sulle stesse coordinate: “ Perfumed Lands “ dei newyorkesi The Isles . Se i Boyfriends scandagliavano il lato più “ britpop “ ed irruento della band mancuniana – come si ricorderà, nell’articolo si faceva riferimento soprattutto ai grandi Gene di Martin Rossiter – questi quattro americani colgono a piene mani i fiori più colorati e lucenti del giardino morrisseyano. Non bastasse questa venerazione tanto sfacciata quanto sincera, gli Isles dimostrano di saper dar luce pop persino alle atmosfere cupe dei concittadini Interpol. Detto questo, se state immaginando di avere a che fare con un maldestro lavoro di copia e incolla, siete totalmente fuori strada. “ Perfumed Lands “ è un disco di una spontaneità e di una brillantezza impressionante, completamente devoto alle melodie e alla fragile bellezza dei sentimenti eppure perfettamente in grado di saper graffiare quando serve. Ascoltate “ Flying Under Cheap Kite “ e godetene : è una strepitosa miscela di scintillanti chitarre pop, ritornelli ultra catchy lievemente speziati di malinconia inglese e voce tanto soave da mettere i brividi. Lo stesso dicasi del nuovo singolo “ Summer Loans “,tutto giri di basso ammiccanti e cascate di chitarre Housemartins, e della successiva “ We Give A Receipt, We Take A Receipt “, due minuti scarsi in cui il suono vira timidamente verso gli 80’s di Echo & The Bunnymen. Più innanzi c’è spazio anche per l’irresistibile “ Terraforming “, sospesa tra un magica intro vicina alle cose migliori dei Coldplay e la solare indolenza dei Cast. “ Eve Of The Battle “, il miglior brano di tutto il lotto, arriva giusto prima della fine, tanto per ricordarci che quando si è dotati di un così grande talento pop non si fa nessuna fatica a far indossare agli Interpol le collane di gladioli del Moz. Con tutta l’immondizia musicale che ci continuano a propinare dall’Inghilterra, uno dei migliori dischi di pop britannico degli ultimi mesi ce lo siamo dovuti andare a cercare dall’altra parte dell’oceano. Pure bisogna riconoscere che l’NME – generalmente portavoce ufficiale di quell’immondizia – ha dato agli Isles una definizione che gli calza a pennello: “ Loved-up like a new age Mozzer, Newyorker have never sounded as English as they do on this “. Per una volta, siamo d’accordo con loro. |
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7 marzo 2007 @ 12:40
Helmutu me ne aveva già parlato qualche settimana fa, poi la recensione mi ha convinto.Ho incaricato il mio “mulo da soma” per recuperare il disco in qestione.
7 marzo 2007 @ 14:21
non sono un fan degli smiths, nè di morrissey in particolare. però questo disco non è male…anche se trovo ci sia una certa congestione di un certo tipo di pop anglosassone…bellissima copertina, tra l’altro…
7 marzo 2007 @ 15:04
Un disco pieno di semplici canzoni pop.
Veramente bello!
7 marzo 2007 @ 19:00
cazzo!!!!
sono riemerso un secondo!!!!!
Un salutissimo a tutti….leggermente tutto incasinato ultimamente…che rottura….vedo però che tutto procede anche senza di me…anzi forse procede anche meglio
un abraccio forte ragazzi…porcaputtana spero di poter ritornare a scrivere qualcosa non appena avrò un po’ più di tempo libero…..
p.s.
pam auguroni in anticipo per domani
7 marzo 2007 @ 19:55
a me sembrano la versione maschile delle Organ che erano (prima di sciogliersi)la versione femminile degli smiths.
per proprietà transitiva quindi nient’altro che una scopiazzatura del mood Smiths.
Mi hanno poco convinto,molto poco
7 marzo 2007 @ 23:07
Ottimi artigiani, ottimi.
8 marzo 2007 @ 10:03
giov: ovviamente, non potevo esimermi – almeno – dal ringraziarti telefonicamente alle 5.50 am (vabbè, dai: erano le 7.10 circa) per gli auguri. tanto – come tutti sanno – hai il sonno pesante… ahr, ahr, ahr!