Gio 15 Mar 2007
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A volte anche il nero può essere luccicante e a suo modo fonte di luce. A questo disco appartengono colori lucidi, brillanti come piccoli segnali luminosi, notturni e silenziosi. Patrick Wolf, dopo essersi cimentato in un esordio elettronico ed un seguito, Wind on the wires, che faceva urlare il vento prima di farlo schiantare sulle scogliere padrone di un mare in tempesta, rimescola un poco le carte e ci regala la sua prova più matura. Talento puro che sgocciola da ogni singola nota e schizza via alla velocità della luce, in ogni direzione pur senza mai perdere la messa a fuoco di ogni piccolo particolare. Lucido genio e compositore di grande talento che mescola alettronica, pop, orchestrazioni e suggestioni folk. Nelle prime tre tracce vengono fuori echi anni ‘80, attraverso artifici elettronici e uso dei sintetizzatori che incalzano un ritmo sostenuto e decisamente pop: la title-track soprattutto, ma anche “accident & emergency” sono delle vere e proprie feste da fuochi d’artificio. Non si dimentica di certo il passato più recente, con il folk in chiaroscuro di “Magpie”, in cui duetta con una spelndda Marianne Faithfull o nell’eleganza decadente di “Augustine”. E nemmeno si fa difficoltà a scavare negli esordi, soprattuto nell’elettronica minimale di “the stars”dove l’incrocio con gli archi ricorda vagamente certe soluzioni comuni agli islandesi Mum.Ma non è certo questo il nome a cui accostae un’artista originalissimo e quasi unico nel panorama moderno,piuttosto viene fuori il Bowie di Ziggy Stardust, Nick Cave negli episodi più cupi o Rufus Wainwright per la ricchezza degli arrangiamenti. Immaginate un vecchio scaffale di legno, pieno zeppo di oggetti , alcuni fragili e altri intagliati nel legno o scoplpiti in qualche piccola pietra preziosa.Immaginate che la polvere sia stata spazzata via da un vento generoso nel non aver spostato nemmeno uno di quei piccoli gingilli, e che la superficie di ogni singola cosa rifletta il colore del cielo e la luce delle stelle quando si fa sera. Questo disco è esattamente quel dannato scaffale, pieno di roba e allo stesso tempo inattaccabile, indistruttibile. La fragilità è altrove, e le sensazioni prendono le forme più disparate.Disco per sognatori ad occhi aperti, disco per le feste di colori, non necessariamente abbaglianti. Elegante come la pioggia e impietoso come l’aria umida che fa male alle tue ossa. Qui dentro ci muori e poi risorgi alla luce, e sai di poterti perdere ancora una volta.
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Marzo 15th, 2007 at 14:52
bella recensione, sachiel! ripesco anche in questo caso la locuzione “musica oggettivamente valida”, testimoniata dall’elezione a disco del mese/della settimana che the magic position ha avuto un po’ovunque nel mondo…non poteva dunque mancare su ifb! il paragone con bowie mi sembra piuttosto impegnativo, ma il talento dell’artista - comunque - non si discute.
ps con mio sommo rammarico, oggi sono dovuto ritornare a casa, perchè in ufficio non funzionava internet e non potevamo - dunque - lavorare…potete capire la delusione: queste sono esperienze che segnano!
Marzo 15th, 2007 at 16:38
Bella rece Sac!
Il disco lo devo ascoltare ancora a fondo, ma ne parlano bene un pò ovunque come dici Pasquale, quindi dovrebbe meritare…
Marzo 15th, 2007 at 18:00
certo il paragone con Bowie è duro, ma è piu’ per spiegare certe influenze che per dire è come lui. Compunque il buon Patrick, che piaccia o no ha un grandissimo talento, e come lui oggi ce ne sono davvero pochi.
Gennaio 3rd, 2008 at 13:12
[…] “THE MAGIC POSITION” review on INDIE FOR BUNNIES […]
Gennaio 17th, 2008 at 03:57
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