Ven 30 Mar 2007
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In ginocchio su questi cocci scheggiati esamino il potenziale della realtà. Lo specchio e l’acqua che lo ricopre, tutte quelle cazzo di uova rotte che mi tormentano la testa, nel sonno, di notte. La testa. Di notte. Il cavallo nordico continua a uscire come da tradizione dallo stomaco di una ragazza. Rimanete la mia intuizione primitiva. Tu mi succhi via la noia dallo stomaco. Tu mi spazzi via la noia dallo stomaco. L’oscurità continua a filtrare dai buchi dei miei jeans. Ballo da solo dentro la tua ombra. Da solo. Nella tua ombra. Ok, respiriamo un po’ più profondamente. Questi fanno paura. E se quando parte “Invisibile” potresti scioglierti anche se sei seduto sulla punta di un cazzo di iceberg, al momento isterico della rapsodia blues di “Cornice Dance” pensi a Freddie Mercuri e agli Arcade Fire perché è il momento di urlare, spaccare quello specchio con una sedia (e fanculo alle uova di cui sopra e ai sette ipotetici anni di sfiga). Ma si, in culo anche a chi canta cose strane in falsetto di come si potrebbe essere Grace Kelly o altre cose poco infette. Infette dalla malattia acida dell’alternatività. Le cose proposte non sono poi così originali e ci sono continui rimandi ma, sinceramente, è una cosa che alla fine non pesa affatto e a cui non penso più dal 1912, bei tempi quelli, quando avevo ancora tutti i denti e il motorino con la marmitta modificata e andavo al cinema a vedere l’ultimo film di Murnau. Una band campana con la melodia nel sangue, qualche campionatore in frigo e una produzione artistica firmata Dustin O’Halloran (Devici). Un gusto emo sporcato e poi ripulito prima dalle distorsioni muscolari e poi dalle centinaia di ascolti alla musica brit e alla cultura di un cantautorato semplice…affilato. Un accenno di psichedelica, un ricordo veloce per Lennon e un pensiero altrettanto rapido verso Gilmour e poi via verso una canzone acustica (all’inizio) stupenda come “Ease Off The Bit” e spunta anche Bright Eyes, ma solo per qualche istante perché poi è nascosto bene dietro le veloci chitarre art rock (nu nu nu wave, o come volete voi) che spingono e poi ancora spingono. Sulle onde fosforescenti dell’organo hammond e dentro le sottotracc del moog in “Poweder On The Words” mi sento sereno (quel piccolo spunto di pianoforte è una via di mezzo tra “Let It Be” e “Tell All The People” dei Doors). Una ballata precisa. Che è il temrine migliore credo. Punto. Nella pioggia non c’è alcun senso. Nella pioggia non c’è alcun senso. Nella pioggia non c’è alcun senso. Nella pioggia non c’è alcun senso. Nella pioggia non c’è alcun senso. Nella pioggia non c’è alcun senso (un po’ come nei piccioni). |
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(11 votes, average: 4.45 out of 5)




Marzo 30th, 2007 at 09:12
ehi, chi si vede (dove?)! bella recensione, abbastanza allucinata - devo dire (non so se preoccuparmi per te o essere contento
). comunque, condivido in pieno il giudizio sull’album. anch’io, in alcuni passaggi, ho trovato il bright eyes più emo (o comunque rimandi alla scuola saddle creek, in particolare ai two gallants). però - appunto - si diceva con just che quest’album si presta ad essere ricondotto alle influenze più disparate, dai classici del rock fino ai giorni nostri (io - per esempio - l’ho accostato alla scena texana e canadese).
ps non so i piccioni, però le paperelle - con il loro sguazzare allegramente in laghi e fiumi - un senso ce l’hanno!
Marzo 30th, 2007 at 10:02
Magari un giorno torni in te Giov. Ma nel frattempo continua a scrivere ste cose che è bene.
Magari un giorno torni in te e scopri che te non ci se più. E quello è meglio ancora: è il punto esatto in cui capisci che puoi davvero iniziare a essere chi cazzo ti pare.
Questo fondamentalmente vale pure per i Toys Orchestra. Dentro questo disco ci sono talmente tante cose metabolizzate come si diceva con Pam, che alla fine i Toys Orchestra sono loro e basta. Bravi. Da grande ci riuscirò pure io.
Marzo 30th, 2007 at 11:13
mah…non so se riusciremo ad essere qualcosa come il fu mattia pascal..tanto poi sempre al punto di partenza ci si ritrova..nel frattempo ammiriamo questa splendida metarecensione di giov e godiamone! complimenti…
Marzo 30th, 2007 at 18:01
ciao ragazzacci…grazie mille.
comincio ad avere i conati di vomito ogni volta che entro dentro st’internet point (ma se il destino mi vuole bene presto forse potrò anche farne a meno e ricominciare a scrivere da postazioni più consone….).
Pamello, the greatest aziendal spammer of all time is sponsored by budweiser!!!
Just cazzo in bocca al lupo per la tua faccenda…anzi in the mouth of the wolf forse dovrei dire….o in the ass of the halo…oppure……
ciao!!!!!!!
Marzo 30th, 2007 at 18:07
ah…
p.s.
guardate che noi non riusciremo mai ad essere niente, cioè non è pessimismo ma è così solo per un fatto prettamente legato alla frustrazione umana e al nero latente (che hanno anche i più ottimisti altro che cazzi…). Gli altri ci vedono come “qualcosa” o come “qualcuno” ma probabilmente se ognuno di noi si guarda allo specchio in linea di massima il più delle volte forse pensa “in fondo non sono mai stato nessuno/qualcosa di speciale, non sono nessuno/qualcosa e la cosa che rompe più il cazzo è che forse non sarò mai nessuno/qualcosa ma mi piace continuare provare a tirare avanti per vedere come gira la situazione”.
oddio ho scritto una cosa che sà troppo di Ligabue…mamma mia…si si…è il primo sintomo del declino misà.
‘fanculo.
Marzo 30th, 2007 at 20:47
Discone questo, niente da dire. Nella pioggia non c’è alcun senso, forse è vero.
Marzo 31st, 2007 at 13:05
io avrei detto soltanto…uno dei migliori album italiani del 2007, so far!
Aprile 1st, 2007 at 01:08
la curiosità per il concerto della prossima settimana (sabato 7, bronson, ra) cresce, cresce!
Aprile 6th, 2007 at 12:57
Oddio questa recensione mi ha fatto venire i brividi, quasi come Technicolor dreams…no no dai ho esagerato!comunque è vero, è davvero allucinata, beh gli effetti della musica sono sempre imprevedibili…
Io sono stata al loro concerto mercoledì a Napoli…energia e magia…energia e magia nell’aria!
Aprile 6th, 2007 at 17:42
sei riuscita a non intossicarti (in ogni senso, sia fisico che psichico) al rising? beata te!! loro si sono arrangiati come potevano, ma l’organizzazione della serata è stata penosa, ridicola e approssimativa…in quanti erano interessati al concerto, dalla pessima acustica tra l’altro? una trentina….non si può allestire un concerto all’interno di una serata qualunque!!!!!!!! tutto deve essere indirizzato solo ed esclusivamente per il live e non per altro….ma quando ti fanno entrare entrare dandoti la drink card tutto appare chiaro…..
Aprile 7th, 2007 at 18:03
Si joses hai ragione l’acustica faceva c****e il locale non era adatto,o meglio,come hai detto tu non era stato allestito a dovere,e le persone interessate al concerto erano davvero poche…ma per me è stato comunque bellissimo.Non li avevo mai sentiti dal vivo,credo che in un’altra situazione avrebbero fatto meglio, infatti spero di andarli a vedere anche a salerno,ma quando hai davanti il gruppo le cui canzoni ti hanno dato e di danno tante emozioni…
Dicembre 31st, 2007 at 14:28
[…] “TECHNICOLOR DREAMS” review on INDIE FOR BUNNIES […]
Gennaio 9th, 2008 at 22:47
[…] “TECHNICOLOR DREAMS” review on INDIE FOR BUNNIES […]
Marzo 17th, 2008 at 10:51
Ragà di dove siete?