Marzo 2007


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The Rakes : Ten New Message = The Strokes : Room On Fire.
Diciamo che il seguito dell’acclamato “Capture / Release” si può ricondurre a questa inusuale proporzione musicale, non tanto per le pur evidenti similitudini nel suono ma piuttosto per il tipo di “svolta” pop che entrambe le band hanno compiuto con la produzione del secondo album.
L’esordio del gruppo di Alan Donahue era stato segnato dall’incipiente ritorno del post punk e della new wave, generi che i Rakes erano riusciti a conciliare con successo in episodi irresistibili come “Retreat”, “22 Grand Job” e “Work Work Work2.
In “Ten New Message” invece la band londinese vira decisamente verso lidi più pop, smettendo nella maggior parte dei casi gli abiti Art Rock che li avevano portati alle stelle. Un po’ quello che fecero gli Strokes dopo il garage rock di “Is This It”, appunto.
Pur restando inizialmente spiazzati dall’ascolto del nuovo episodio, forse questa nuova direzione non è poi così male come può apparire di primo acchitto. E anzi tutto sommato in questo mare magnum di revivalismi forzati e ricerche di improbabili appeal da art rockers, il ritorno alla semplice tradizione pop potrebbe ( potrebbe… ) rappresentare la scelta giusta per non appassire in un’eterna ripetizione di se stessi.
L’album si apre con “The World Was A Mess But His Hair Was Perfect”, brano dal titolo morrisseyano ma musicalmente Strokes fino al midollo.
Pezzo pure molto fashion, perché pare che i Nostri lo abbiano inizialmente composto su richiesta della Christian Dior che lo avrebbe adoperato come soundtrack per una sfilata di Dior Homme…
L’episodio più riuscito dell’intero lotto i Rakes se lo giocano subito al pezzo successivo, “Little Superstions”, una splendida e soffusa pop-song tutta giocata su un ritornello ultracatchy, linee di chitarra sovente in odor di ballata elettrica e un drumming ridotto ma efficace. Impossibile non ritrovarsi a canticchiarla per giorni e giorni.
Il nuovo singolo “We Danced Togheter” è, insieme ad “On A Mission”, l’unico pezzo ancora orientato alle “vecchie” bordate post punk, laddove la seguente “Trouble” irradia una intro in puro stile Interpol zona “Slow Hands”, “Suspicion Eyes” continua ad inseguire gli Strokes nelle stanze infuocate e “Down With The Moonlight” irradia riverberi Franz Ferdinand. Il resto si lascia ascoltare senza troppi entusiasmo.
Peccato non sia stato inserita “All Too Human”, l’esplosivo singolo licenziato quest’estate sempre via V2 Music. In questo contesto, sarebbe stato il pezzo più convincente di un album decisamente piacevole che non riesce però a colpire nel segno come il suo predecessore.

Cover Album
Band Site
MySpace
Ten New Messages [ V2 - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Strokes, Franz Ferdinand, Bloc Party
Rating:
1. World Was A Mess
But His Hair Was Perfect
2. Little Superstitions
3. We Danced Together
4. Trouble
5. Suspicious Eyes
6. On A Mission
7. Down With Moonlight
8. When Tom Cruise Cries
9. Time To Stop Talking
10. Leave The City And
Come Home

The Niro suonerà dal vivo, oggi 22 Marzo a Roma, al Circolo degli Artisti, all’interno della Sporco Impossibile Live Nite.


The Niro nasce artisticamente come band e solo successivamente diventa il progetto solista di Davide Combusti. Come mai hai scelto questa strada? Certo le tue capacità di polistrumentista ti avranno dato una mano non indifferente, ma immagino che tu non abbia intrapreso questo percorso solo per questo motivo…

C’è stata una sorta di diaspora: era un periodo in cui i musicisti nel gruppo andavano e venivano. Già dall’inizio portavo sia musica che testi; poi della formazione originale eravamo rimasti in due: appunto io e Guido, che ora suona il basso nei Cat Claws. La decisione di proseguire da solo è stata vissuta tranquillamente da entrambi.


Hai 26 anni eppure il tuo curriculum è maledettamente colmo di esperienze, concerti e collaborazioni che hanno dell’incredibile, visto che ancora non hai pubblicata neanche un album. Come vivi questa tua situazione di artista fondamentalmente underground che pure collabora e suona con i gruppi più importanti di tutto il globo? Anche dall’esterno fa veramente piacere vedere che un ragazzo romano, senza grandi major alle spalle, riesce a farsi spazio nella scena indie internazionale solo grazie al proprio talento…

Ti ringrazio! Alcune di queste esperienze sono state davvero emozionanti, ma ti confesso che interiormente le vivo tutte come semplici episodi, e non ci ripenso molto. Poi vengo da una famiglia in cui non ci si culla troppo sugli allori. Mi ricordo quando dissi a mio padre che stavo andando ad aprire il concerto dei Deep Purple. Lui mi guardò e mi disse “E allora? Io ho suonato con Orietta Berti!”. :-)

Hai suonato negli States (a Tucson) e a Londra (aprendo per Carmen Consoli), hai stretto contatti con artisti e addetti ai lavori stranieri (di recente il manager dei Radiohead Chris Hufford), quale opinione hanno all’estero dell’attuale, aggiungerei florida, scena indie del nostro paese ? Etichette, produttori, musicisti, guardano alle produzioni di casa nostra con particolare interesse o ci reputano ancora solo onesti autori di musica nazional popolare ?
So di gruppi che conosco bene, e di cui non posso fare nomi nomi, che sono oggetto di interesse da parte di label straniere. Non ho dubbi al riguardo: l’Italia è già entrata nell’Europa che suona.

Personalmente se penso a The Niro ma anche a band come FakeP, Canadians, Turnpike Glow, Amycanbe, ect … ho l’impressione che questi siano anni d’oro per la scena indie nostrana che canta in lingua inglese. Sei d’accordo ?
In linea generale sono d’accordo con te, e spero che anche le grandi labels italiane se ne accorgano.

Girando su internet ho trovato notizie piuttosto vaghe in merito al tuo primo album ufficiale. Dal blog del tuo MySpace leggo per esempio che la fine delle registrazioni erano previste per i primi di Febbraio, mentre per quanto riguarda l’etichetta si vociferavano interessamenti da parte di label straniere. Ad oggi puoi darci informazioni più precise sul tuo atteso debutto?
Il disco è concluso: in questo momento sono in corso trattative sul fronte estero… diciamo che c’è ottimismo, ma non posso dire altro!

Molti ti hanno conosciuto grazie alla cover di “I Fought In A War “ per la compilation tributo ai Belle & Sebastien ideata dalla Kirsten Records. Posto che la tua interpretazione è una delle più riuscite, cosa ti ha portato a questa partecipazione?
Giuseppe e Filippo, i fondatori di questa bellissima net label, un giorno mi scrivono e mi chiedono se avessi avuto voglia di partecipare al tributo con una cover. Subito ho pensato a “I fought in a war”, uno dei brani più malinconici dei B&S, e dopo un paio di giorni gliel’ho mandata, nella versione più lo-fi possibile. Sul famoso blog americano Little Radio addirittura mi hanno dedicato un intero articolo in cui si parla di questa mia cover. Cosa che mi ha fatto molto piacere!

Attuando il processo inverso invece quale band o artista troveresti perfetto per realizzare una cover di una delle tue canzoni ? Quale brano si presterebbe bene al progetto e perché ?
Uhm, domanda difficile: proprio in questi giorni pensavo a un brano, Baisers Volés, che fa parte del disco appena terminato. Ha la cassa dritta per quasi tutto il pezzo: non sarebbe male farne una versione stile Justice. Preferisco sulle cover che si cambi totalmente scenario, piuttosto che farle troppo simili all’originale. Ho molto apprezzato per esempio, quel disco di reinterpretazioni reggae di brani dei Radiohead.

Ascoltando i tuoi pezzi, non si può dar torto a chi ti accosta a Tim Buckley ed Elliot Smith, ma onestamente nella tua musica credo si percepisce anche un certo piglio pop, romantico solare, talvolta disperato ma pur sempre pop. Che mi dici in proposito?
Beh, sì, la componente pop è presente, e la cosa mi fa piacere: amo creare cose astruse, ma anche scrivere la semplice canzone senza troppi fronzoli.

Parlando invece di ispirazioni, sono dell’idea che la tua musica si avvicini più a certo cantautorato e sonorità americane che non a recenti modelli inglesi (per esempio Smiths, The Coral, Badly Drawn Boy citati come tuoi ascolti frequenti), come ho letto da qualche parte . Per esempio qualche anno fa vedendoti suonare per la prima volta dal vivo al Circolo degli Artisti , ho accostato la tua musica a due nomi in particolare : Jeff Buckley ma soprattutto Calexico.
Adoro i Calexico, mi fa davvero piacere l’accostamento. Per quanto riguarda le influenze, ad essere onesti nessuna delle band citate sopra – gruppi che adoro, per carità - rientrano veramente nelle mie ispirazioni. Mi ispira più la cinematografia. Succede sempre: guardo un film e durante la visione prendo la chitarra. E anche il quotidiano: una giornata grigia, un episodio più o meno piacevole, uno stato d’animo passeggero. Per quanto riguarda Jeff Buckley, mi ricordo quando lessi la sua biografia: era nero di rabbia perché dicevano che era una copia di Micheal Bolton. Ci puoi credere? Oppure Elliott Smith che veniva accusato di copiare i Beatles. Non. E’ strano, ma non mi sento proprio vicino a Jeff Buckley. Avendolo conosciuto dopo aver iniziato a suonare e, soprattutto a cantare, mi fa uno strano effetto: un po’ come se mi dicessero che ho tre piedi. Poi c’è gente che lo dice per farti piacere, e li ringrazio – per me è grandissimo - altri invece pensano che lo voglia imitare. Per queste persone dico solo che mi sento decisamente più un musicista che un cantante, e che avranno modo di essere smentiti quanto prima.

Hai aperto concerti per moltissimi artisti di caratura internazionale. Dai Deep Purple ad Isobel Campbell, da Sondre Lerche a Lou Barlow. Cosa mi racconti di queste esperienze ? Sai benissimo che in piena “vallettopoli” e d’obbligo farsi i cazzi di tutti. Raccontaci qualche aneddoto interessante sull’incontro con i gruppi con cui hai condiviso il palco.
In piena vallettopoli giustamente non posso esimermi! Ti racconto questo episodio di Lou Barlow, durante la data al Circolo degli Artisti. Dovevo aprire il suo concerto, era una delle prime volte che suonavo voce e chitarra. Scendo dal palco, e mentre mi dirigo al bancone lo incrocio. Lui mi ferma e per 5 minuti buoni mi riempie di complimenti, tanto che ero diventato tutto rosso per l’imbarazzo. Finito il suo concerto gli porto il mio demo. Lui lo prende e fa “Se mi mettessi a vendere la tua musica, farei davvero i soldi”. Spero proprio che abbia ragione!

Nel caso non bastasse il moniker che ti sei scelto, sul tuo myspace scorrono le foto di alcuni film che hanno fatto la storia del cinema, tra cui quella dell’Antoine Doinel truffautiano, che è il mio film preferito tra l’altro…Inevitabile chiederti del tuo rapporto col cinema e – perché no? – di stilarci una breve classifica delle pellicole che ti hanno cambiato la vita…
Con il cinema ho una bellissima storia d’amore! Per Truffaut ho una sorta di venerazione: poi amo Antonioni, Linch, Leone, Fellini, Chabrol. Ti dico solo che a casa ho più film che cd.

Faccio una top five, sul modello di Hornby:
1)Baci rubati - Truffaut (direi tutte le sue opere a parimerito)
2) Il grande dittatore - Chaplin
3)C’era una volta in America – Leone
4)Casablanca - Curtiz
5)Lo spaccone - Rossen

In pochi mesi la serata romana di Sporco Impossibile sta diventando un punto di riferimento della “ scena “ romana: gruppi emergenti, ottima promozione e tanta buona musica. Come sei entrato in contatto con i ragazzi dell’organizzazione e come giudichi eventi di questo tipo? A mio parere negli ultimi anni Roma sta crescendo parecchio dal punto di vista musicale, tra concerti ormai numerosissimi ( cosa che nemmeno una decina di anni fa era impensabile ) e “ istituzionalizzati “ ( le molte manifestazioni legate alle nuove espressioni della musica elettronica che si tengono all’Auditorium ) e la crescita di artisti locali ( penso a te o agli stessi Tunrpike Glow ).
I ragazzi di Sporco Impossibile mi hanno contattato qualche mese fa, e quando mi hanno chiesto di far parte del cast di Sporco Impossibile ho accettato con entusiasmo. Per quanto riguarda Roma sono d’accordo: negli ultimi anni sta crescendo benissimo. Fino a qualche anno fa più che i gruppi mancavano i locali, ora invece ne aprono costantemente di nuovi, ed è bello vedere che anche luoghi storici come il Piper stiano tornando alla musica dal vivo. Sulla crescita degli artisti locali, ce ne sono di bravissimi: spero in senso ampio che la scena romana tutta diventi un modello da esportazione. Su questo sono ottimista.

Link:
The Niro Official Site
Amycanbe MySpace
Sporco Impossibile Official Site
Sporco Impossibile MySpace
Circolo Degli Artisti Official Site

Mp3:
I Fough In A War (Belle & Sebastian cover from the compilation “A Century Of Covers [Belle And Sebastian Tribute]” - Kirsten Records)
When Your Father (from the compilation “Indies” - Peterean Records)

3 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 5 (3 votes, average: 4 out of 5)
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Anni ’70: punk.
Anni ’80: trash metal.
Anni ’90: nu metal.
Anni ’00 (si dice così?): indietronica e post-pfolk.
Cosa si cela dietro queste semplicistiche etichette? I principali scenari di riferimento per il cosiddetto “alternative-addicted” dell’ultimo trentennio.
Nello specifico, temporalmente più vicino, individuiamo chiaramente i filoni electro-rock, electro-clash et similia occupano una larga fetta del mercato low profile ed è proprio in questi contesti che si colloca lo stralunato ottetto dei !!!.
Di certo attuali dopo questa premessa, ma a loro volta anche molto in anticipo sulle mode, in quanto portatori sani del loro personale percorso dal non sospetto 2000 con l’esordio che già faceva premonire le sapienze stilistiche della band.
Il parto del precedente “Louden Up Now” segnò nel 2004 la svolta a livello di successo e elogi della critica, ma un episodio è intervenuto a minare la stabilità del collettivo che fortunatamente non ha fatto altro che cementarne l’unione: l’episodio di riferimento è morte di un membro del gruppo, non in un classico contesto di depravazione di costumi ma in un insolito incidente in bicicletta.
Partiti. Il treno di “Myth Takes” corre veloce, sempre più indiavolato e posseduto, facendo saltare anche i più fervidi oppositori al diktat del dancefloor.
La decina di canzoni trasudano BPM decisi, e il climax è raggiunto a metà dell’opera, col super singolone alla quinta posizione della playlist “heart of hearts” contaminato da un’inquietante e allusiva presenza vocale femminile che ne suggella l’efficacia. Questo come detto è l’apice del lavoro, ma per tutti i restanti quarantacinque minuti la lezione dei Gang Of Four costituisce la gradevole nuvola di ispirazione, garantendo così un’elevata ruvidezza electro-funk. La dance messa in piedi non è allegra e scanzonata, ma alla stregua di certe composizioni dalle atmosfere sorprendentemente buie e accelerate, traendo ispirazione anche dagli attuali padri del genere, i “fratellini chimici”.
In “a new name” c’è un qualcosa vocale dei The Music che contribuisce ad solcare la varietà dell’album, anzi c’è da dire che nonostante la scena madre riservata ai suoni bassi, la voce è in ogni caso parte integrante e caratterizzante delle varie tracce, tagliate alla perfezione da Nic Offer.
Il treno continua la corsa accelerando, irraggiungibile e nell’oscurità, l’unica cosa da fare è salire e non perdersi il viaggio offerto da “yadnus”, “break in case of anything”, “must be the moon” fino allo spiazzante finale di “infinifold”, un episodio totalmente estraneo al resto dell’album utile per decomprimere prima di raggiungere la stazione di arrivo.
Per fortuna è comunque sufficiente un altro PLAY e ricomincia l’esplorazione delle esuberanti “Myth takes”. Ovviamente esclamativo!

Cover Album
Band Site
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Myth Takes [ Warp - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: The Rapture, Gang Of Four, Electric 6
Rating:
1. Myth Takes
2. All Of My Heroes Are Weirdos
3. Must Be The Moon
4. A New Name
5. Hearts Of Hearts
6. Sweet Life
7. Yadnus
8. Bend Over Beethoven
9. Break In Case Of Anything
10. Infinifold
5 Votes | Average: 3.6 out of 55 Votes | Average: 3.6 out of 55 Votes | Average: 3.6 out of 55 Votes | Average: 3.6 out of 55 Votes | Average: 3.6 out of 5 (5 votes, average: 3.6 out of 5)
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I Turnpike Glow si esibiranno insieme ad altre 3 giovani band italiane all’interno della serata SPORCO IMPOSSIBILE che si terrà il 22 Marzo al Circolo degli Artisti di Roma.
Di seguito alcuni link utili :
Sporco Impossibile Official Website
MySpace Sporco Impossibile
Circolo degli Artisti Official Site

Una dichiarazione d’intenti come: “I Turnpike Glow nascono nel 2003 con il desiderio esplicito ed umile di far rinascere la morente fede nella pop music” andrebbe interpretata e spiegata.
E’ pop sicuramente la facilità con cui le otto tracce di “Rush Home”, il loro EP uscito per l’americana 75orless Records nel 2006, si incollano prepotenti nella vostra memoria, ma qui siamo esenti dalle ruffianerie che strizzano l’occhio alle onde medie senza badare alla sostanza, perché le sonorità, le strutture e le idee che trapelano dal lavoro dei ragazzi romani sono tutto fuorché scontate.
E poi i Turnpike Glow mettono le cose in chiaro fin da subito: i televisori se li fottono, mica li guardano.
Sudore a sei corde. E’ questo che si respira lungo i ventisei minuti del disco. Le atmosfere e i riferimenti invece cambiano di continuo: slacker e spettinati come Pavement del nuovo millennio (I Fought TV Screens), giocosi e votati al coretto nell’indiepop an(th)emico di Warranty, ondeggianti e felicemente fradici in “Dirty Rain”. Poi c’è Forecasts, un colpo di fulmine, teso ed improvviso, con i suoi frequenti cambi di ritmo, le venature shoegaze, la melodia azzeccata.
Mentre si attende il debutto ufficiale sulla lunga distanza, curiosi di conoscere quale sarà la direzione approfondita, godiamoceli dal vivo nella seconda Sporco Impossibile Nite.

Cover Album
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Rush Home EP [ 75orless Records - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Yuppie Flu, Grandaddy, Pavement
Rating:
1. I Fought TV
Screens

2. Dirty Rain
3. Forecasts
4. Warranty
5. Chopin (Wears Your Best Gown)
6. Falling At The Whistle
7. Dancing Can
8. Mainstream
7 Votes | Average: 3.14 out of 57 Votes | Average: 3.14 out of 57 Votes | Average: 3.14 out of 57 Votes | Average: 3.14 out of 57 Votes | Average: 3.14 out of 5 (7 votes, average: 3.14 out of 5)
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Forse è tutta colpa del passato - il cuore e le mani che grondano odio e violenza. Forse per questo i due anni da The Great Destroyer (2005) sono coincisi con l’esaurimento nervoso di Alan Sparhawk e l’abbandono di Zak Sally, bassista di lungo corso sostituito con Matt Livingston. Se consideriamo inoltre che la musica dei Low fa parte di quel “filone” minimalista e sottostimato, che generalmente concede alle band lo spazio di un paio di album prima di liquidarle (vedere Galaxie 500, Codeine, Slint, Portishead, ecc.), è già tanto che il trio (compresa la moglie di Alan, Mimi Parker) di Duluth (Minnesota) sia ancora insieme. Eppure, se dal passato non ci si può nascondere (e non basta una pillola per cambiare il mondo che ci circonda), tanto vale ritornare a quel tesoro che ci portiamo dentro (e - soprattutto - trovare il modo per procurarsi più pillole).
Drums & Guns è l’ottavo LP della band, il secondo per Sub Pop ed anche il secondo prodotto dall’abile Dave Fridmann (Mercury Rev). A dispetto del titolo, non si tratta di un album esplicitamente politico - sebbene le liriche risultino abbastanza ambigue da poter essere interpretate sia come frutto di un tormento privato che dell’agitazione sociale. L’album segne dunque l’abbandono del nichilismo “poppy” del precedente album ed il ritorno allo slowcore minimalista che ha fatto la fortuna del gruppo, senza però tralasciare l’esplorazione di nuovi territori. Lo sguardo sul passato avviene però da una finestra polverosa, che lascia intravedere soltanto il lato più oscuro del sole. Le tredici tracce (parte delle quali già note ai fans attraverso i concerti) diventano così tredici ferite di membra spezzate e sangue che gocciola, che riassumono la carriera dei coniugi Sparhawk e, allo stesso tempo, gettano una nuova luce (spettrale) sul futuro: riecco allora le chitarre, la batteria ed il cantato scarno (essenziale, nudo fino alle ossa!), particolarmente riscontrabile nel quasi-industrial “Dragonfly”, che si regge soltanto su un campionamento di catene; e nel trip-hop di “Breaker”, la cui intelaiatura (un battito di mani ed il suono drone di un organo) viene strutturata soltanto su di un semplice beat e sul lamento di Sparhawk; ma anche le drum machines marziali ed inesorabili (”Always Fade” e “In Silence”), le campane della chiesa di “Take Your Time”, il basso mortifero ed insistente di Livingston (”Murderer”) e l’organo distorto e le percussioni fragorose di “Your Violent Past”).
Il risultato finale è un album da ascoltare in cuffia, per catturare ogni minima variazione del suono; un disco vicino a Songs For A Dead Pilot EP (1997) ed ai remixes di Owl (1998) piuttosto che a classici come Long Division (1995); un lavoro freddo - quasi meccanico - che si vuole innalzare a termine di paragone e capostipite di un genere per le future generazioni e - proprio per questo - difficilmente catalogabile e soltanto a tratti riconducibile ai Radiohead del dopo Ok Computer (compreso il Thom Yorke di The Eraser) o ad alcuni lavori dei Mercury Rev. In breve, se - come canta Sparhawk in “Pretty People” - siamo tutti destinati a morire (soldati, bambini, poeti e bugiardi), Drums & Guns si candida - a mio modesto parere - ad essere uno dei migliori album di questo 2007 - e non solo.

Cover Album
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Drums And Guns [ Sub Pop - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Radiohead, Thom Yorke, Mercury Rev
Rating:
1. Pretty People
2. Belarus
3. Breaker
4. Dragonfly
5. Sandinista
6. Always Fade
7. Dust On the Window
7. Hatchet
8. Your Poison
9. Take Your Time
10. In Silence
11. Murderer
12. Violent Past

Nei suoi ultimi giorni da ragazza teenager, Lazy Sundays si ferma a riflettere, pensando a quello che è stato e a quello che sarà. Resistere in sella senza dubbi, né ripensamenti per quasi venti settimane consecutive è già di per sé un risultato ragguardevole, su cui forse in pochi avrebbero puntato a novembre.

Dobbiamo porci un termine per questa stagione. L’anno scorso, quando i coniglietti non mi ospitavano ancora, con la primavera ero già bello cotto. Quest’anno, grazie al supporto di Ilaria, di Francesco, di Brassy e di tutti coloro che sono intervenuti nelle varie puntate di questi mesi, un po’ di energie le riservo ancora, abbastanza da programmare una trasferta in quel di Ravenna per la prossima tazza di tè. Chi ha seguito le mie passioni recenti non penso abbia dubbi sull’identità dei prossimi ospiti, ma l’annuncio ufficiale può ancora attendere.

Dicevamo della fine delle trasmissioni. Un report dettagliato sul Miami Festival di Rockit, che si terrà a Milano attorno al 10 giugno, potrebbe essere un degno finale di stagione. Che ne dite? Se siete d’accordo quindi, vi accompagneremo a braccetto ai vostri baci estivi e alle domeniche in spiaggia.

Playlist:
1) Death Ships “Story Never Geys Old”
2) Jamie T “If You Got The Money”
3) Billy Bragg “A New England”
4) Arctic Monkeys “Brianstorm”
5) Dente “Baby Building
6) Eisenhower “Honey Bee Stick To Me
7) Tender Forever “Take It Off”
8) Petrol “Nel Buio”
9) Babalot” Tutte le ragioni”

Mp3 Podcast:
Lazy Sundays #19
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Links:
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Contact Lazy Sundays:
lazysundays@fastwebnet.it

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I Maniscalco Maldestro si esibiranno insieme ad altre 3 giovani band italiane all’interno della serata SPORCO IMPOSSIBILE che si terrà il 22 Marzo al Circolo degli Artisti di Roma.
Di seguito alcuni link utili :
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MySpace Sporco Impossibile
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Appena inizia il disco sei convinto che sei al cospetto di un album hard rock, per come i suoni delle chitarre si avvicinano a quelli di band come i Queens of the stone age o , meglio ancora,i System of a down. Invece dopo vai avanti e vieni travolto da un vortice di suoni di classificazione quasi impossibile. Questi quattro ragazzi toscani hanno un talento fuori dal comune nello scrivere canzoni imprevedibili, originali e spiazzanti che guardano innanzitutto ai Primus,e poi a molta tradizione folk nostrana,da Capossela ai Bandabardò, per poi finire in quell’impasto di hard rock e furia garage punk che avevamo annusato all’inizio. La loro musica non è certo facile, anche se piena zeppa di melodie, ritornelli isterici, filastrocche che volano via come uno stormo di mosche impazzite, e forse è per questo che le loro canzoni restano piccoli tesori sommersi nella discografia alternativa italiana. E’ un peccato, perché è raro imbattersi una band che sappia guardare in tutte queste direzioni senza mai perdere la bussola, e che sa divertire divertendosi senza mai perdere la lucidità. Certo, questo è un disco che può anche stordire,portare leggermente allo sfinimento per quanto è aggressivo e schizzato, però ce ne fossero di ragazzi così sfacciati e coraggiosi da riuscire proporre una formula così originale e travolgente. E legittima resta la curiosità di vedere i Maniscalco Maldestro dal vivo, perchè potrebbe essere un’esperienza di un coinvolgimento estremo.

Cover Album
Band Site
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Il Maniscalco Maldestro [ autoprodotto - 2005 ] - DOWNLOAD HERE
Similar Artist: Vinicio Capossela, Primus, System Of A Down
Rating:
01. Miscuote…Mincanta
02. Carta-Stagna
03. Metamorfosi Plausibile
04. Ego
05. L’Età Del Bisturi
06. Fase 5: Metabolismo
07. Anima Dolosa
08. Geometria Affabile
09. Giro Immobile
10. 8 Di Mattina
11. Distanze
12. Silenzio Di Cartapesta
5 Votes | Average: 4.2 out of 55 Votes | Average: 4.2 out of 55 Votes | Average: 4.2 out of 55 Votes | Average: 4.2 out of 55 Votes | Average: 4.2 out of 5 (5 votes, average: 4.2 out of 5)
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Ogni più lieto
giorno di nostra età primo s’invola.
Sottentra il morbo, e la vecchiezza, e l’ombra
della gelida morte.

Giacomo Leopardi, ‘Ultimo canto di Saffo’.

Cosa succederebbe se un becchino innamorato di Vinicio Capossela, ma senza nessuna voglia di ridere, quantomai di sorridere, decidesse di rifare i suoi brani in chiave acustica, magari con l’aiuto del custode del cimitero al violino? Ne verrebbe fuori un capolavoro intitolato ‘Failing Songs’. Suona così quest’album, come un Capossela senza pernacchie e sberleffi, cupo, ipermalinconico, ma senza autocommiserazione dei propri impacci esistenziali e senza insegnamenti o messaggi da mandare a chicchessia. Nessun manierismo, solo cupezza di anime alla deriva tra i marosi tempestosi. Disco evocativo, sospeso tra malinconici flamenchi e virtuosismi strumentali di notevole livello.
Si alza il canto di uomini feriti, disillusi, abbandonati nella dimenticanza dei vivi, quelli sani che aspettano ridenti il radioso futuro. Lamento di marinai stremati su un galeone alla deriva. La battaglia è andata persa. Morti e mutilati dappertutto, legno rubinoso, impregnato del sangue umiliato. Carcassa in preda alle correnti e ai capricci degli Dei del mare. Le vele dilaniate, strappate dalla furia del cannone, non servono più e s’abbandonano al disfacimento generale. Poca voce anche per invocare aiuto. Il lento sciabordio delle onde ricorda ai più la mano premurosa della madre che basculava la culla. Barbe lunghe, incolte, sporcizia, ma sguardi ancora vitali tra le accennatte fessure degli occhi. Il sole impietoso brucia tutto: legni, pelli, volontà, anime in disuso. Visioni. Visioni di un menestrello indolente, che volteggia e sembra benedire gli ultimi rimasti. Suoni che nascono dal profondo del baratro. Come cera calda avvolgono e sigillano.
C’è un vagheggiamento balcanico, soprattutto nel violino anarchico, nella fisarmonica e nel vociare inquieto. Già i Balcani. Levatevi dalla testa l’esplosione incontrollata di Kusturiça e Bregovic. Qui ci sono solo lacrime zingare. Movimenti strumentali, voci epiche ed esauste, cori sacrali si prostrano in devozione a Matt Elliott, il corifeo che dirige, che segna il tempo, che si lascia trasportare da note antiche, a disagio con la frenesia contemporanea, ma altere, fiere, sussurrate, alticce. Un talento rilevante ed evidente percorre tutto l’album e si esalta nei pezzi stumentali, uno su tutti ‘The ghost of Marìa Callas’, dove sazia orecchie affamate del sublime.
Musica notturna, per perdersi nei vicoli più bui a rimirare quegli angoli nascosti alle anime immacolate. Casse di cognac, diavoli da osteria, sudore, rose con le spine strette tra le mani, dolore e salvezza nel candore. ‘Compassion fatigue’, ‘Gone’, Desemparado’ e ‘Lone Gunman required’ creano inni funebri fragili accompagnati dal canto lieve di uccelli e dallo scorrere di ruscelli. Elliott ha piantato il bastone e le acque si sono divise. C’è chi non lo seguirà. Altri lo faranno, perché non gli è rimasto altro. E’ la loro necessità, tutto ciò che è e che non può non essere. Linguaggio difficile, arzigogolato, che chiede pazienza. Fermati e ascolta. Se ti brucia il terreno sotto i piedi allora non è per te. Non è una colpa. Ma ti condanno lo stesso.

Cover Album
Band Site
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Failing Songs [ Ici D’Ailleurs - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: Vinicio Capossela, The Third Eye Foundation, Nick Drake, Yann Tiersen
Rating:
1. Our Weight In Oil
2. Chains
3. The Seance
4. The Failing Song
5. Broken Bones
6. Desamparado
7. Lone Gunmne Required
8. Good Pawn
9. Compassion Fatigue
10. The Ghost Of Maria Callas
11. Gone
12. Planting Seeds
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Se il precedente disco degli italici Jennifer Gentle si era imposto fragorosamente come il primo disco italiano inciso per la Sub Pop, questo “A New Astronomy” ha atmosfere nettamente più lunari e decisamente rivolte ad un auditorium “rodato”.
Il lavoro di Marco Fesolo & Co. è evidentemente ragionato e frutto di emozioni e visioni ruminate, tappa dopo tappa non è difficile scorgere un percorso ideale dietro le incisioni dei ragazzi. “A New Astronomy” sembra essere legato a doppio filo con gli umori delle “Sacramento Session”. “Sacramento Session/ 5 of 3″ è il primo lavoro (live) inciso per la nuova etichetta, la “A Silent Place”, ed è stato stampato solo su vinile, decurtando (volontariamente) il bacino di potenziali utenti, targettizati perciò solo su un determinato tipo di ascoltatore, colto sì, ma ai limiti dello snob (e mi ci metto in mezzo pure io). Nell’approccio live, originale e spiazzante per i fans della prima ora, si scorgono addirittura tracce di Animal Collective.
In “Valende” non era difficile cogliere chiare influenze Barrettiane, da “The Piper At The Gates of Dawn” fino all’oscurità della ragione, per capirci. “A New Astronomy” è un disco ancora meno accessibile del precedente (se questo è realmente possibile) e se vogliamo continuare con la Floydiana similitudine, qui siamo ormai alle atmosfere satellitari di “Atom Heart Mother” (ma ovviamente prive di orchestrazioni). Paesaggi crepuscolari da remake di “2001 Odissea nello spazio” in versione lo-fi.
Tutto “A New Astronomy” è strutturato come un concept album dedicato alla vita di Giovanni Paneroni, genio (tuttora) incompreso che a cavallo tra ‘800 e ‘900 ha predicato (nel deserto) inedite teorie astronomiche (ad esempio che il solo sarebbe una palla di 2 metri di diametro “privo di macchie”). Il disco ha visto la luce per la prima volta nel 2005, in una tiratura limitatissima, per la Sub Pop.
Messe da parte produzioni elaborate, il suono risulta sottilmente ruvido e viscerale, visioni dark (nell’umore più che nell’estetica) e lunghe tracce tra il cinematic ed l’ambient, questi sono i nuovi vecchi Jennifer Gentle?

Recensione di Jennifer Gentle precedentemente pubblicata su Indie Riviera

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A New Astronomy [ A Silent Place - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Pink Floyd, Syd Barrett, Animal Collective
Rating:
1. Lost Aurora
2. Hidden Hower
3. Red Apple Devil
4. Hollow Earth Theory
5. Sex Rituals Of The Dead
6. Hiss From Nowhere
7. The Cannibal Club
8. Church Of The
Black Emptiness
9. “What Did You Say?”
10. A Classification
Of Clouds
11. Music From Mars
12. Last Aurora
13. Me And Joe On
The Moon
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A volte anche il nero può essere luccicante e a suo modo fonte di luce. A questo disco appartengono colori lucidi, brillanti come piccoli segnali luminosi, notturni e silenziosi. Patrick Wolf, dopo essersi cimentato in un esordio elettronico ed un seguito, Wind on the wires, che faceva urlare il vento prima di farlo schiantare sulle scogliere padrone di un mare in tempesta, rimescola un poco le carte e ci regala la sua prova più matura. Talento puro che sgocciola da ogni singola nota e schizza via alla velocità della luce, in ogni direzione pur senza mai perdere la messa a fuoco di ogni piccolo particolare. Lucido genio e compositore di grande talento che mescola alettronica, pop, orchestrazioni e suggestioni folk. Nelle prime tre tracce vengono fuori echi anni ‘80, attraverso artifici elettronici e uso dei sintetizzatori che incalzano un ritmo sostenuto e decisamente pop: la title-track soprattutto, ma anche “accident & emergency” sono delle vere e proprie feste da fuochi d’artificio. Non si dimentica di certo il passato più recente, con il folk in chiaroscuro di “Magpie”, in cui duetta con una spelndda Marianne Faithfull o nell’eleganza decadente di “Augustine”. E nemmeno si fa difficoltà a scavare negli esordi, soprattuto nell’elettronica minimale di “the stars”dove l’incrocio con gli archi ricorda vagamente certe soluzioni comuni agli islandesi Mum.Ma non è certo questo il nome a cui accostae un’artista originalissimo e quasi unico nel panorama moderno,piuttosto viene fuori il Bowie di Ziggy Stardust, Nick Cave negli episodi più cupi o Rufus Wainwright per la ricchezza degli arrangiamenti. Immaginate un vecchio scaffale di legno, pieno zeppo di oggetti , alcuni fragili e altri intagliati nel legno o scoplpiti in qualche piccola pietra preziosa.Immaginate che la polvere sia stata spazzata via da un vento generoso nel non aver spostato nemmeno uno di quei piccoli gingilli, e che la superficie di ogni singola cosa rifletta il colore del cielo e la luce delle stelle quando si fa sera. Questo disco è esattamente quel dannato scaffale, pieno di roba e allo stesso tempo inattaccabile, indistruttibile. La fragilità è altrove, e le sensazioni prendono le forme più disparate.Disco per sognatori ad occhi aperti, disco per le feste di colori, non necessariamente abbaglianti. Elegante come la pioggia e impietoso come l’aria umida che fa male alle tue ossa. Qui dentro ci muori e poi risorgi alla luce, e sai di poterti perdere ancora una volta.
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The Magic Position [ Loog - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Rufus wainwright, Beck,Antony, David Bowie, Nick Cave
Rating:
1. Overture
2. The Magic Position
3. Accident And Emergency
4. Bluebell
5. Bluebells
6. Magpie
7. Kiss
8. Augustine
9. Secret Garden
10. Get Lost
11. Enchanted
12. Stars
13. Finale
14. Bluebells

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