VERDENA
Requiem

[ Universal - 2007 ]
 
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2 Aprile 2007
 

Sono alla finestra che mastico molecole. Voglio almeno gustarmela questa cazzo di entropia mentre tutto inzia a finire dentro i miei occhi. Si salva il cuore ancora per un po’, artigliato a sangue in quella gabbia di ossa bianche. Non sei qui, non sei qui. Sei lontano. Guardo fuori e spacco le nuvole e questo è il mio mantra.

La vedo. Anche la maglietta che sta lì ad asciugare vibra e non è vento. Deve andare da qualche parte prima che inizi a sgretolarsi in una cascata di stupidi atomi. Prima che tutto finisca. E nella disgregazione cosmica tutti i pezzi che vagano sono gli unici che hanno un senso. Serve fede per tagliare nel magma, dritto fino in fondo. E da quando esistono i Verdena, l’entropia è una religione. A qualcuno hanno sempre dato fastidio, quando erano troppo giovani, troppo bravi o troppo poco bravi, troppo alti o troppo bassi. In fondo il vero problema se c’è è che sono troppo italiani evidentemente. E qui mi gusto un bel ghigno di circostanza. Sicuro, a qualcuno daranno ancora fastidio. Ottimo. Sono cose che fanno piacere, giuro.

Al timone Capitan Alberto Ferrari batte ancora la bandiera pirata, anche in questa virata psych-stoner che prenderà pure alla sprovvista chi aveva amato certe brezze dell’ ottimo predecessore “Il Suicidio del Samurai”, ma che inopinabilmente farà la gioia delle orecchie e del cuore di chiunque abbia mai scambiato un brivido di risonanza tra la spina dorsale e le corde di una con una chitarra distorta. Io me lo immagino quel Henhouse Studio dei Verdena: di notte, illuminato dal bagliore caldo e rossastro di certi valvoloni che non si fanno più, che quasi si alza e si abbassa come dentro un ventre materno, mentre dietro i muri respira in vene lisce e questo è bene. Requiem perchè tutti i nostri eroi sono morti è vero.

Magistralmente autoprodotti il trio bergamasco sfodera un suono potente e Zeppeliniano da far paura, quel sound che su certi riff, “Muori Delay” in testa, farebbe venire la bava alla bocca a Jimmy Page e Tony Yommi. E mentre spostano l’aria, precipitano e si spezzano in schegge acustiche con “Angie” e “Trovami un modo semplice per uscirne” con il sempre validissimo Pagani, cavalcano un prog psichedelico spiraleggiante con “Il Gulliver” e “Sotto prescrizione del Dottor Huxley”, sempre avanti sinuosi e tantacolari come da Lovecraftiana citazione ne “Il Caos Strisciante”, fino alla sorprendente incursione onirica dal taglio acustico-spagnoleggiante di “Canos”. Incredibile a dirsi ma riuscitissima.

Alberto, Luca e Roberta infilano uno dietro l’altro una serie di centri pieni: dalle dinamiche e certi cambi spettacolosi ma mai teatrali, agli arrangiamenti sempre più serrati che su un terno secco chitarra,batteria,basso se vi riesce di contenere il fuoco sacro dell’irruenza dovreste sedervi e dargli di pause-rew-play cinque sei volte, a sentire bene come si fà. Come si fà a fare la differenza dico, tra il rock attitudinale e quello semplicemente suonato. La ricetta è ‘solo’ quella del punk, ma tanto su libri e spartiti sta roba non la insegnano. I ragazzi hanno un gran tiro. Punto.

Quindi è chiaro ormai: buttante in fondo al cesso l’hype d’oltremanica, tanto si disgregherà impreparato come tutto il resto. Abbiate fede nell’entropia e vedrete tutto. Tutto insieme, nello stesso istante senza bisogno di messa a fuoco.
E’ vero questo è un “Requiem”, ma queste campane non suonano per noi. Suonano con noi.
Io sono vivo, voi siete morti.

Tracklist
1. Marty In The Sky
2. Don Calisto
3. Non Prendere L’Acme, Eugenio
4. Angie
5. Aha
6. Isacco Nucleare
7. Canos
8. Il Gulliver
9. Faro
10. Muori Delay
11. Trovami Un Modo Semplice Per Uscirne
12. Opanopono
13. Il Caos Strisciante
14. Was?
15. Sotto Prescrizione Del Dott. Huxley
 
 

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