KELLY JONES
Only The Names Have Been Changed
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Troppe volte ci siamo bevuti la notte con lunghe e amare sorsate che sembravano non finire mai. La cosa incredibile non è questo cielo così malato e carico di grigio e di nuvole e di pioggia e di bestemmie che stanno per frantumarsi giù sull’asfalto. No; la cosa completamente fuori di testa è che lo amiamo più di noi stessi e staremmo ore a contemplare tutti i punti interrogativi personali che si celano dietro la compatta freddezza di una tempesta che sta per arrivare. Lascia andare tutto, apri le braccia, pensa all’amore e se ti va scrivici su una canzone. Anzi, pensa alle creature che più ti hanno accarezzato l’anima e di canzoni scrivine qualcuna in più. Che siano belle. Che siano fottutamente lente e sentite, acustiche e che abbiano la giusta dose di veleno sulla punta, così che quando mi punterai addosso il tuo odio sarà per l’ultima volta. Niente cambia. Tutto cambia. Voi non siete più niente per me. Anzi siete talmente speciali che i girasoli dovrebbero cambiare astro di riferimento quando cominciate a sorridere. La musica si piega ai tuoi stati d’animo. Se oggi eravate in giro in vespa con i calzoncini corti e il ritmo più assordante nel cervello questo disco potevate usarlo solo come supporto per la famosa gamba del tavolo che traballa. Ma dato che oggi io non voglio ascoltare niente se non persone che si lamentano per delusioni (e che lavano col sapone dentro sette note tutta la loro frustrazione per ciò che è andato perso) allora, vaffanculo, questo disco per me vale venti stelle anche se, oggettivamente, in fondo è cosa trita e ritrita da secoli. Niente a che vedere con l’elettricità degli Stereophonics, con le distorsioni, con la birra e i cori da stadio (accostamenti che comunque al sottoscritto sono sempre piaciuti, guarda caso a partire dal 1995 circa…). Quattro accordi, un giro stupido in la minore se vi va bene e una slide lentissima “dietro”, tanto per far sembrare ancora più lunga la notte di cui si parlava all’inizio. Le parti di slide allungano la notte. Ora lo sapete. Cercate di non dirlo troppo in giro. Niente batteria, niente casino. Fa già troppo rumore l’aria che passa attraverso la ferita tutta immaginaria (ma neanche troppo immaginaria) all’altezza dello sterno. Il vento fischia forte. Di sicuro comunque non rimargina. Qua si tratta di una chitarra elettrica suonata dolcemente come si fa in genere con una acustica, di un tizio che ha una voce da leone intossicato dalle sigarette e che pare non tirarsela più di tanto sta volta. Uno che vorrei ringraziare di persona per alcune canzoni che continuano a girarmi in testa a distanza di anni. Uno che pare essersi chiuso in camera per piangere e ha deciso di lasciare impressa su quei fogli bagnati anche più di un’idea, piegata a forza sotto un sentimento troppo infame. Questo disco ti ricorda che tutto brucia lentamente. |
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10 aprile 2007 @ 09:19
“pensa all’amore?” … questa frase, legata agli auguri di pasqua firmati heidi, mi lascia leggermente perplesso…
per cui mi dissocio – senza rancore – anche da questo disco, sebbene anch’io abbia la mia collezione di dischi non propriamente d’avanguardia…
10 aprile 2007 @ 09:31
…dai che c’avevi quasi creduto che era una bella svizzera che avrebbe voluto lucidare quella tua bella testolina Pasquale (da notare la finezza linguistica!). A proposito, ma per caso dovevo farti anche gli auguri per l’onomastico ora che ci penso?!?…
…un giorno giuro che ti ucciderò tutte le faccine…
p.s.
che cazzo voti il disco 2/5 che sicuramente non l’hai ascoltato neanche di striscio e mai lo farai????? maledetto….
10 aprile 2007 @ 09:44
oops! m’è scappato il dito!
ricordo comunque ad uso e consumo dei visitatori – in questo fungendo da servizio pubblico chè-la-rai-mi-fa-’na-pippa – che san pasquale baylon viene festeggiato il 17 maggio…
ps cazzo, dopo gli incubus, ‘mo pure gli stereocosi… (faccina risparmiata)
10 aprile 2007 @ 11:01
Oh Ma che hai contro gli stereophonics Pamè? Qualche bel disco lo hanno fatto. E poi, come leggi anche nella recensione, la musica qui dentro centra poco col band. E’ un disco registrato in una notte o poco piu’, è un gran bel disco cazzarola.
10 aprile 2007 @ 11:26
Io gli ho messo 4 stelle e mezzo…ottima recensione. Il disco merita, mi è piaciuto tantissimo.
10 aprile 2007 @ 18:24
scusate ma visto che stiamo su Indie for BUNNIES…. PaMeLlO è il coniglio pasquale??
11 aprile 2007 @ 09:26
apprezzo sempre quando la discussione prende questa piega e vengono sottolineate anche le minime sfumature del disco o del suo autore…
11 aprile 2007 @ 12:09
brava jag! vedo che finalmente anche tu entri nell’ottica reale delle cose…la tua battuta potrebbe tranquillamente giocarsi i playoff con una di quelle di just
pam “the faccina master” easter bunny: è ufficiale allora.
24 aprile 2007 @ 11:52
mi sa ke qui’ abbiamo a ke fare con ignoranti…e si!!! gli stereocosi??? ma che musica ascolti tu? i puffi? neanke gli incubus!!!stai messo male si si