|
I MAXIMO PARK suoneranno al FREQUENCY FESTIVAL 2008

Non è che ci si ammazzi di lavoro di questi tempi, si sa. Colpa del caldo, ma anche dei dischi. Quelli difficili. E sia chiaro, non parlo di difficoltà nel descrivere un certo tipo di sonorità o nel trovare accostamenti stilistici che stiano in piedi, perché, ahimè, risulta fin troppo facile, e se vogliamo anche un tantino ripetitivo, rispolverare tutti quei discorsi dell’ondata brit/new wave degli anni ’00, quella che dai Franz Ferdinand arriva ai Maximo Park, passando per The Rakes, The Futureheads, Art Brut, etc. Tantomeno parlo di ascolti impegnativi per la pazienza con cui si deve scavare in profondità, perché qui è tutto veloce ed immediato. Intendo piuttosto la difficoltà nel rispondere ad una domanda che mi pongo in continuazione: “ma questo disco mi piace oppure no?”.
Ecco, questo non riesco a capire, perché se infilo “Our Earthly Pleasures” nel lettore e aspetto che la bocca sia piena di tutte e dodici le tracce per raccontare cosa avverte il mio palato, la sentenza è amara: niente di chè. Sento come le mucose rivestite, i denti impiastricciati, sento capsule nuove, impiantate come glassa a ricoprire i tanti nervi scoperti, quelli che fulminavano il cervello ad ogni ascolto di “A Certain Trigger”.
Poi, di tanto in tanto, decido di ascoltare le tracce da vicino, isolate dal contesto, ingigantite con lenti e specchi. Faccio ammenda, molti pezzi girano che è un piacere, mai banali negli arrangiamenti come nelle liriche di Paul Smith; c’è anche un discreto tasso di energia, c’è di che divertirsi, insomma.
Allora decido di farmene un’opinione definitiva, li osservo da più angolazioni: studio le reazioni della gente durante un dj-set, mi confondo tra la folla ad un concerto recente. Li trovo ancora i migliori della loro generazione, in fin dei conti. Trovo divertente il dialogo impettito e convulso di chitarre e tastiere (“Our Velocity)”, efficace l’arpeggio introduttivo di “Books From Boxes”, un vero marchio di fabbrica. Le ginocchia si incrociano veloci in “A Fortnight’s Time”, e mi perdo sulla melodia liberatoria di “Parisian Skies”. Mi perdo, dunque. E mi confondo.
Non fosse che a fianco del mio letto giace un 7 pollici dall’artwork magnetico e dallo styling impeccabile, come quello di “Going Missing”, direi che “Our Earthly Pleasures” è un disco eccellente.
Il confronto con il predecessore, però, è perso in partenza. Per una minore carica emotiva; e per l’assenza di pezzi definitivi. “Apply Some Pressure” e “The Coast Is Always Changing” rimangono ancora su un altro pianeta. |
Aprile 27th, 2007 at 09:14
io avevo anche iniziato a scaricare l’album…così, per vedere se i miei pregiudizi sarebbero stati nuovamente smentiti (come nel caso degli arctic monkeys, per esempio). però le canzoni di questo our earthly pleasures mi sembrano decisamente -ive (derivative, ripetitive, ecc.), insomma roba già sentita e risentita. personalmente, gli preferisco di gran lunga - almeno per quanto riguarda questo disco - i the rakes…
Aprile 27th, 2007 at 10:03
i gusti sono gusti ma stavolta non sono affatto d’accordo…
come ho già scritto (scusate l’auto-citazione):
“Senza voler fare paragoni a tutti i costi, quest’album dei Maximo Park dà una pista a tutte le recenti uscite discografiche di gruppi assimilabili al genere revivalnewwaveindierockbritpop in circolazione attualmente, in primis ai deludentissimi Bloc Party.
Le tracce di apertura, Girls Who Play Guitars e Our Velocity sono assolutamente irresistibili mentre a seguire, Books From Boxes sfoggia una sorprendente chitarra smithsiana che non ci fa assolutamente rimpiangere la metà degli anni ‘80. Il cantante Paul Smith trasmette un’energia contagiosa attraverso tutte le 12 tracce dell’album in cui è davvero impossibile trovare un calo di tensione emotiva, in cui la batteria incalzante non dà respiro e sostiene chitarre decise e taglienti. Il Jarvis Cocker dei tempi d’oro sarà invidiosissimo di questa prova e-c-c-e-l-l-e-n-t-e.”
Aprile 27th, 2007 at 10:45
secondo me le tre stelluzze e mezzo ci stanno tutte…a me è piaciuto più questo che il precedente..mi pare più coeso, più intimo diciamo..certo, non un disco indimenticabile…arriveranno al terzo?
Aprile 27th, 2007 at 11:05
jag: certo, i gusti son gusti. preferisco anch’io our earthly pleasures al nuovo disco dei bloc party, ma di “cali di tensione emotiva” ne trovo, eccome. più che altro sono cali di freschezza. quelli comuni a tutta la nidiata 2005. se n’è già parlato da queste parti. tre stelle e mezzo non equivalgono comunque ad una stroncatura.
joses: al terzo disco ci arrivano in carrozza, se ne hanno voglia. ormai sono sdoganati. al rolling stone è scattato un pogo che manco i G.B.H. al Virus sono riusciti a fomentare. un tantino eccessivo, a mio avviso, ma i brand:new kids stanno dalla loro.
Aprile 27th, 2007 at 11:13
Tre stelle e mezzo, si si ci stanno. Inutile ribadire che questa ondata brit del nuovo millennio mi sta gentilmente sui coglioni. I MP, pero’, ne rappresentano forse il lato migliore, e questo disco si difende bene pur senza strabiliare. E pensare che, anni fa, quando negli states inizio’ questo revivalismo con gli strokes io rimasi strabiliato dalla freschezza di is this it, poi dall’esordio di Interpol e Black rebel (queste due band poi si sono confermate di caratura superiore). E , in fondo, ci sta pue che i ragazzini di oggi stiano dalla parte di queste band.sempre meglio di Pusini Neck e Ramazzotti no? anzi siamo proprio distanti anni e anni luce.
Aprile 27th, 2007 at 11:15
comunque, non per ferire le vostre giovani menti (ogni riferimento a tommy è puramente casuale
), però il disco dei bloc party io lo trovo - pur nella “delusione” per quello che poteva essere e non è stato - molto più ispirato e “fresco” di questo, per cui mi sentirei di riadattare la già più volte citata frase in “i maximo park che suonano come i the rakes che suonano come i the futureheads, che suonano come gli art brut che NON suonano come i bloc party”
Aprile 27th, 2007 at 11:44
sachiel: meglio? molto meglio, direi. che il rock stia tornando di moda non è certo una novità, un paio d’anni fa un concerto come quello dei maximo park completamente gratuito te lo saresti sognato. è questo può solo far del bene. poi se si vuole vedere un attimo oltre qui c’è anche un’ottima operazione di marketing. c’era un segmento di mercato per un gruppo con queste sonorità e mtv ha lanciato quelli leggermente più in forma. bisogna farsi trovare pronti, tutto qui.
il problema mi sembra solo quello che i primi lavori di tutti questi gruppi suonano “talmente freschi” che la data di scadenza si è incredibilmente avvicinata. il tempo ci dirà.
Aprile 27th, 2007 at 14:08
ma la data di scadenza non c’è…
CONSUMARE IN GIORNATA!
Aprile 27th, 2007 at 14:56
Io non mi sono mai “incontrato” più di tanto con tutte ste faccende garage. Sarà perchè io in garage più che suonarci ci smontavo e rimontavo la moto, allineavo bielle e pistoni a tempo di hard rock dai Def Leppard ai Guns (passando per Alice Cooper per la gioia di Helmut). Stabilito quindi il distacco culturale, ciò che storicamente pure certo rock da cui il garage prende piu che ispirazione aveva e ha per me i suoi grossi limiti. Non so, mi prendo un Iggy Pop e i Stooges. Band che fuori dall’ombra generatrice di David Bowie ha avuto un peso veramente scarso. Però Iggy Pop era sempre strafatto e faceva un sacco di porcate sul palco. Eccolo qua quindi sui libri di storia del rock.
Altra storia, condivido con Sachiel,invece per le band di matrice più post-punk leggi BRMC e Interpol.
Il mio punto di vista su sto garage e compagnia è che comunque sono fondamentalmente l’unico rock vendibile (quindi leggi ascoltabile dai più) che abbiamo oggi in europa. E sono pure assolutamente d’accordo con Tommy sul fatto che se vai in un locale o discoteca che sia se leviamo Bloc Party & Co. ce tocca riconvertirci ai scuotimenti di culi dell’hip hop.
Quindi che dire. Apprezzo se arrivo in un locale e mi trovo “A Certain Trigger” a manetta. Ma da lì a portarmi a casa un disco dei Maximo Park ce ne vuole.
E questa come appassionato di musica è la brutta notizia. Per il resto niente da dire 3 bolli e mezzo dovuti e necessari.
Aprile 27th, 2007 at 16:05
“l’unico rock vendibile che abbiamo in europa” lo trovo eccessivo.
assodato che, personalmente, preferisco di gran lunga gli arctic monkeys, ci sono gruppi rock europei molto migliori (vedi franz ferdinand o guillemots o anche travis) con maggiore visibilità e qualità (senza considerare stati uniti e rest of the world, con white stripes &c.). se poi per vendibilità viene inteso “ballabilità”, allora è un altro paio di maniche. comunque, mi sembra contraddittorio criticare continuamente (per me in maniera anche snobistica) una certa scena rock inglese e poi “assolvere” i maximo park, come se loro improvvisamente risplendessero di luce propria e con quella scena non avessero niente a che fare…
Aprile 27th, 2007 at 16:33
concordo abbastanza sulla recensione, anche se gli darei almeno una mezza stellina in più, perché sul piano emotivo a me i maximo convincono. hanno fatto un secondo disco che non innova molto rispetto al primo ma per me ne è all’altezza. i primi due pezzi sono ottimi, e alla traccia 3 ci piazzano pure la mezza ballata che mancava nel primo disco. poi si scende ma per quanto mi riguarda si arriva alla fine piuttosto soddisfatti, e per il centosessantesimo disco newpunkwave degli ultimi tre anni non è affatto poco. rimangono gli unici della nidiata su cui scommettere qualcosa. ad esempio io scommetto che al terzo disco ci arrivano ma cambiano tutto, anzi me lo auguro.
Aprile 27th, 2007 at 16:48
pamello: il fatto è che a distanza di due-tre anni dall’esplosione di quella scena i maximo park a me dicono ancora qualcosa, gli altri molto meno. io me lo spiego col fatto che sotto la patina della scena, uguale per tutti, nel loro caso c’è un po’ più di talento e personalità che altrove.
Aprile 27th, 2007 at 17:27
di questo album ha parlato molto bene BLOW UP un giornale che solitamente non si fa problemi a bastonare, io non l’ho ascoltato ancora anche se non ricade nelle mie priorità del momento.
Nella sezione CINEMA la nuova rece di Emanuele : CENTOCHIODI. E a breve un nuovo articolo…
Aprile 27th, 2007 at 17:36
Pam se accendi mtv o entri in un megastore (e mi togli l’emo rock di matrice usa) l’unico rock che si vende in europa è questo genere che siano franz ferdinand, arctic monkeys o maximo park. A me non cambia molto. E’ un calderone con un sacco di roba più o meno valida. Vendibilità significa brutalmente milioni di copie vendute, Billboard, TRL e compagnia varia. Dico solo che per me c’è stata una certa disaffezione verso questo rock negli ultimi 5 anni (tant’è che sono migrato pesantemente sul folk e sull’elettronica e non solo io credo) io le orecchie me le sono fatte in casa (come faceva la nonna) cuffie o stereo a manetta. In questo scena rock attuale mi ci riconosco molto poco. Una cosa su cui tutti convengono, e che in effetti mi sembra abbastanza oggettiva è che quest’ultima wave non ha dato e non aveva neppure intenzione di dare nelle intenzioni, qualcosa che vada troppo più in là di una sana dose di “disco rock”.
Non ci vedo niente di male anche se la cosa collima poco con i miei gusti, dico solo che il problema è la saturazione precoce ovvero che le alternative scarseggiano. E Senza andare a scomodare il solito mostro tentacolare del Marketing, è vero pure che la massificazione dei mercati è un fatto culturale dell’ultimo decennio. Prova ne è il fatto inconfutabile che c’era più varietà quando c’erano meno dischi.
Aprile 27th, 2007 at 17:47
no, no…su quello (la disaffezione verso certe sonorità) sono d’accordo anch’io…anche se, come appunto testimoniano anche gli artisti citati (travis e guillemots, senza voler tirare in ballo i soliti radiohead), si può vendere (e tanto) anche un diverso tipo di musica… è che, per assurdo, mi era sembrato che si volesse far passare un concetto del tipo “la scena musicale inglese non fa più schifo come prima perchè c’è il secondo dei maximo park”… su questo non concordo assolutamente (e qui mi collego al discorso di dhinus): non credo che i maximo park si spostino dal calderone citato (io, personalmente, gli preferisco altri gruppi, come ho già detto), nè che abbiano un talento particolare che li faccia in qualche modo emergere. secondo me (ed è un parere del tutto personale) sono semplicemente più “spinti dall’hype” dei gruppi “fratelli” (gemelli). in quanto a sonorità nuove, mi sembra proprio che non sia il loro caso.
Aprile 27th, 2007 at 23:15
Sono sostanzialmente d’accordo con Tommy.
L’album c’è e non è male; ne è però che il primo era di un altro livello…
Aprile 28th, 2007 at 08:24
” We hate it when our friends become succesfull”
Aprile 30th, 2007 at 02:40
pam tu dici di preferire gli arctic e anche se non condivido mi può stare bene, però ricordo che per il primo disco l’hype era stato nettamente superiore proprio a favore degli arctic che avevano fatto un super soldout qui a milano mentre i maximo erano venuti come spalla dei kaiser chiefs ed erano stati molto meno pompati, perlomeno in italia.
Gennaio 8th, 2008 at 13:21
[…] “OUR EARTHLY PLEASURES” review on INDIE FOR BUNNIES […]