Maggio 2007


Discography: FARHEINHEIT FAIR ENOUGH (2001 - Hefty), MAP OF WHAT IS EFFORTLESS (2004 - Hefty), REMIXES COMPILED (2007 - Hefty)

Da queste parti il conto alla rovescia è iniziato da mesi.
Ancora qualche giorno e la capitale sarà teatro di un evento che nel suo genere non ha eguali.
Lanciate un’ occhiata al cartellone del Festival Dissonanze, scorrete le foto, registrate le emozioni di chi ha assistito alle passate edizioni, questo quanto basta per convincersi di trovarsi di fronte ad uno dei più prestigiosi festival europei di musica elettronica.
Eventi direttamente legati alla manifestazione (i concerti di Books, Stockhausen, la serata gratuita Die Schachtel ) ma anche esibizioni in perfetto stile “digital-music”, hanno costituito nelle scorse settimane deliziosi “antipasti” in vista della grande scorpacciata di inizio estate.
In quest’ottica la comparsata dei Telefon Tel Aviv si è rivelata perfetta tappa di avvicinamento all’evento di scena al Palazzo Dei Congressi il 1 e 2 Giugno.
Location il sempre attivo Circolo Degli Artisti e la cornice, anche in questo caso un festival, una due giorni organizzata dall’ Agenzia di promozione Kick It!, capace di catapultare sullo stesso palco nel giro di 48 ore, oltre al duo nato a Chicago ma di base a New Orleans, nomi del calibro di Of Montreal, Tarwater, Lo Fi FNK e Piano Magic.
Proprio la band di Glenn Johnson, recentemente tornata con “Part-Monster”, apre la seconda serata.
Il locale è stracolmo, a conferma dell’enorme seguito che la band inglese registra dalle nostre parti, aprono il concerto ma a tutti gli effetti sono gli headliner della serata.
Arrivo tardi, i Piano Magic iniziano a suonare in netto anticipo sull’orario atteso, rimango pazientemente in attesa.
Il veloce cambio palco ci consegna una grossa scrivania munita di strumentazioni varie, si passa dall’immancabile laptop, ad una tastiera, fino ad arrivare al sempre più presente – concerti rock o elettro fa poca differenza – Ipod, evidentemente diventato qualcosa di più di un semplice “fashion gadget”.
Joshua Eustis e Charlie Cooper salgono rapidamente, scattano una foto al pubblico e senza troppi convenevoli si chinano sul loro armamentario.
I nostri sono in solitario. A dispetto dell’acclamato (a quanto pare più dal pubblico che non dalla snob critica musicale…) “Map Of What Is Effortless“, non si segnala presenza di vocalist e in generale di intromissioni vocali, se si esclude la dreamy-ballad “Bubble & Spike” nella quale gira gentilmente in loop la splendida voce di Linsday Anderson (L’Altra).
Per mio sommo dispiacere mancano quindi all’appello le corde vocali di Damon Aaron, componente black che incastonata nei layer digitali del duo aveva contribuito alla realizzazione di autentiche gemme di “indie-tronica soul-oriented”.
La scelta di tali rinunce impone una decisa ed inaspettata direzione al suono che si rivelerà comunque quanto mai apprezzabile.
Abbandonata la matrice pop del recente “Map Of What Is Effortless“, affievolito l’approccio sognante, con suoni e ritmi si torna decisamente agli esordi, senza dubbio il più sperimentale “Farheneit Fair Enough” si dimostrerà ben più di un semplice punto di riferimento.
Elettronica dal forte stampo ipnotico, beats e glitch in primissimo piano, ritmi energici, in un paio di casi assistiamo a lunghe, affascinanti, trame elettro affogate in un tripudio di suoni shoegaze.
I due pescano a piene mani da i loro due album, infilando tra gli altri il remix di “Knock Me Down”, brano di Slicker, boss della loro Hefty Records e a quanto pare unico responsabile del recente album di remixes a firma Telefon Tel Aviv. Joshua prima del concerto, scioglie qualsiasi dubbio in merito confidandoci “non abbiamo deciso noi di realizzarlo… “.
Il bis è invece dedicato ad un’autentica anteprima.
Il brano che chiude il concerto farà parte del nuovo atteso lavoro e propone interessanti divagazioni per il Telefon Tel Aviv sound.
In perfetta sintonia con l’intera esibizione, la partenza è decisamente sparata, i ritmi abbracciano più sfacciatamente la dance, tanto che qualcuno suggerisce, a ragion veduta, nette somiglianze con i francesi M83. Dance-pop ? Infatuazione per ritmiche house ? Voglia di conquistare definitivamente club e dance-floor ?
Questa anticipazione sembra in parte confutare quanto i ragazzi hanno dichiarato in una recente intervista : “…prossimamente opteremo per un’apertura molto più dura… Ci saranno forse più chitarre e un sound molto più vicino al rock… vedremo cosa spunterà fuori, ma sicuramente non torneremo a “Fahrenheit Fair Enough” né resteremo fermi a “Map of What is Effortless…”.
Di rock in quest’ultimo inedito come per tutta la sera se ne è sentito veramente poco.
Altresì abbiamo assistito ad una coinvolgente esibizione di elettronica d’autore, condizione già necessaria e sufficiente per attendere impazienti “buone nuove” dai Telefon Tel Aviv e per abbandonarci definitivamente in un mare di “dissonanze”.

Link:

TELEFON TEL AVIV Official Site
TELEFON TEL AVIV MySpace
HEFTY RECORDS Official Site
KICK IT Promo Agency Official Site
DISSONANZE FESTIVAL Official Site

Mp3:
Bubble And Spike (from the album “Map Of What Is Effortless”)
Bebel Gilberto - All Around (Telefon Tel Aviv Remix) (from the album “Remixes Compiled”)

Video from the NITE:





Discography: CHERRY PEEL (1997 - Bar/None), THE BIRD WHO CONTINUES TO EAT THE RABBIT’S FLOWER (1997 - Kindercore), THE BEDSID DRAMA: A PETITE TRAGEDY (1998 - Kindercore/Elephan 6), THE GAY PARADE (1999 - Bar/None), COQUELICOT ASLEEP IN THE POPPIES: A VARIETY OF WHIMSICAL VERSE (2001 - Kindercore), ALDHILS ARBORETUM (2002 - Kindercore), SATANIC PANIC IN THE ATTIC (2004 - Polyinyl), THE SUNLANDIC TWINS (2005 - Polyvinyl), VOLTAIC CRUSHER/UNDRUM TO MUTED DA (2006 - Suicide Squeeze), SATANIC TWINS (2006 - Polyvinyl), HISSING FAUNA, ARE YOU THE DESTROYER? (2007 - Polyvinyl)

Of Montreal a Roma grazie al “Kick It! Festival”.
La manifestazione promossa dalla stessa Kick It - Snob Production e dal Circolo degli Artisti, ha portato per due giorni una eterogenea ventata di musica di qualità nella capitale: il 16 maggio sul palco si sono alternati i tedeschi Tarwater, i Lo Fi Fnk e, soprattutto, i grandi Of Montreal, mentre il giorno successivo è stato il turno dei Piano Magic di Glen Johnson e di Telefon Tel Aviv. La sera del 16 maggio arrivo al Circolo con leggero ritardo, perdendomi l’inizio dell’esibizione dei Tarwater, duo da sempre dedito a certa indietronica che mi aveva parecchio affascinato in passato – specie con il primo loro album su Morr del 2005 – ma che negli ultimi tempi mi annoia non poco. Probabilmente loro non c’entrano nulla - dal vivo sono impeccabili nel presentare l’ultimo “Spider Smile”- ma personalmente è proprio il suono della berlinese Morr che non digerisco più, tanto mi pare rigidamente codificato e perciò destinato a divenire “di maniera “troppo in fretta ( pur se continuo ad adorare Lali Puna, Notwist e Isan ).
Fatte queste debite considerazioni decido che il fresco del giardino ed una pinta di Elephant vincono facilmente sui tedeschi ( come ai Mondiali, d’altra parte ).
Rientro nel locale quasi pieno per gustarmi la presunta new sensation chiamata Lo Fi Fnk, ovvero tre giovanissimi svedesi dediti ad un electro-pop molto old skool e piuttosto danzereccio. Look e pose supercool, synth granitici a manetta, bei bassi, laptop, chitarra e batteria fanno muovere la testa della maggior parte dei presenti, stimolati forse più dall’entusiasmo e dalla carica dancey del trio dopo la soporifera esibizione dei Tarwater che dal reale valore del gruppo.
Personalmente, nel genere mi hanno convinto molto di più i To My Boy, adrenalinico duo inglese che ha suonato all’interno della serata “l-ektrica “qualche tempo fa e che licenzierà l’album d’esordio “Messages “a fine giugno via XL Recordings.
Pur se ascoltandoli mi viene istintivamente da pensare che anche in Svezia le braccia rubate all’agricoltura sono numerose, non escludo che i giovani possano avere un buon successo in futuro, specie tra i più giovani, anzi probabilmente solo tra i più giovani.
Altra birra e si arriva al sodo: salgono sul palco gli Of Montreal di Kevin Barnes. Ed è spettacolo vero!
Autori di un pop tutto sommato semplicissimo eppure raramente così intelligente, coloratissimi, retrò, elettronici come dei fricchettoni impasticcati che ballano gli Abba pensando ai Beach Boys, Of Montreal mandano in delirio tutto il pubblico fin dal primo pezzo “Suffer For Fashion “( o era “Sink the Seine “? mah.. ). Barnes si presenta come neo glam da pista da ballo e si muove come un Prince d’annata, il chitarrista indossa delle ali ma ha due basette da far invidia ad un hippy della West Coast e insomma si balla di brutto, si canta a squarciagola quando arriva “Chemicals”, si battono le mani e ci si fomenta a vicenda quando il frontman appare in scena in piedi su di una scala con indosso un lunghissimo abito multicolore per cantare “Gronland Edit”, con quel basso che smuove pure i muri. Date un’occhiata al video per credere.
E dopo l’adrenalina continua a salire con “A Sentence Of Sort…”, e insomma non si smette di cantare e ballare fino alla fine di un concerto che nessuno, credo, avrebbe mai voluto finisse e che, ad ogni modo, è stato uno dei più coinvolgenti a cui abbia partecipato negli ultimi anni. A fine live l’unica cosa che spero e che riesca a vederli di nuovo il prima possibile, magari incrociandoli in qualche festival estivo, dove diventerebbero di diritto i miei personali headliner. Nell’attesa il giorno successivo mi sono consolato con i Telefon Tel Aviv…

“HISSING FAUNA, ARE YOU THE DESTROYER?” review on INDIE FOR BUNNIES

Link:

OF MONTREAL Official Site
OF MONTREAL MySpace
POLYVINYL RECORDS Official Site
KICK IT Promo Agency Official Site

Mp3:
Disconnect The Dots (from the album “Satanic Panic In The Attic”)
Good Morning Mr. Edminton (from the album “Coquelicot Asleep In The Poppies”)
A Question for Emily Foreman (from the album “Aldhils Arboretum”)
So Begins Our Alabee (from the album “The Sunlandic Twins”)
So Dustin Hoffman Thinks About Eating The Soap (from the album “The Early Four Track Recordings “)
Just Recently Lost Something of Importance (from the album “The Bedside Drama: A Petite Tragedy”)
If I Faltered Slightly Twice (from the album “The Bird Who Continues To Eat…”)
Disconnect The Dots (Mixel Pixel Remix) (from the album “Satanic Twins”)
Heimdalsgate Like A Promethean Curse (from the album “Hissing Fauna, Are You The Destroyer?”)
Suffragette City (David Bowie cover)

Video from the NITE:







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In ogni paesino che si rispetti c’è sempre il tipo bislacco, quello un po’ fuori di testa. Lo riconosci subito se lo incontri; non ha lo sguardo dimesso e rassegnato di chi vive nella provincia, ma è curioso, poco propenso ad essere come gli altri e di solito è contento. Benjy Ferree pare essere uno dei tanti non inquadrati americani, quelli che abitano in piccole cittadine inghiottite da spazi sterminati e solitudini immense. Attore mancato, scarto di Hollywood, poche stelle e tanta amarezza, ma per fortuna una chitarra da stuzzicare con un certo talento. A guardarlo di primo acchito, con quella barba fulva folta ed incolta, l’aria trasandata da campagnolo, non gli daresti due lire in mano. E sbaglieresti di grosso. Già dall’attacco di ‘In the countryside’, si comprende il tutto. Una rivisitazione del genere country per via elettrica spogliato della stucchevole melassa che lo ricopre con deliziose trovate e leggerezza compositiva, non è cosa da tutti i giorni. Mentre la si ascolta è facile immaginare Jack White a passeggio in un campo di grano, stuzzicadente fieramente piantato nell’ angolo destro della bocca, mentre spensierato ed immune da tutto canta lievemente alticcio i suoi pezzi migliori. Ovunque c’è ispirazione e grande intuito melodico, come nella rockeggiante ‘Dog Killers!’ dal sapore vagamente eelsiano, attraversata da un senso di irridente follia. Ascolto dopo ascolto ciò che stupisce è la marcata personalità che Benjy imprime ad ogni composizione; merito anche dell’impeccabile produzione di Brendan Canty dei Fugazi, che ben sa cosa significhi tracciare una rotta definita senza paura di essere sgradevole a chicchessia. ‘Leaving the Nest’ pare essere la colonna sonora perfetta per le avventure di Huckleberry Finn, per scorribande tra praterie polverose, nuove cose da scoprire ogni giorno, lunghe passeggiate, giri in battello. Proprio per questo il nostro cantautore da l’idea di essere stato uno di quei bambini iperattivi continuamente attratti dalle meraviglie della natura e da tutto ciò che li circonda. Delizioso il violino che apre le danze in ‘The Desert’, altro gioiellino che infarcisce un album senza cadute di tono, compatto, divertente, allegro, certamente rock, esuberantemente folk, irriverente e scanzonato nell’incedere. Punta di diamante del disco è ‘Private Honeymoon’, strepitoso valzerino malinconico, condito da violini e contrabassi nostalgici pieni di ritmo danzante. Canzone strepitosa, composta con classe e cantata con la solita voce pulita e profonda, ferma e melodica, giovane e nitida, degna di un folk-singer di razza. I coretti sussurati in stile anni ‘50 di ‘Holliwood Sign’, divertentissima nel suo insinuarsi sincopato, altro non sono che la prova dell’evidente assorbimento da parte di Benjy di tutta la tradizione musicale americana, che poi sputa fuori riproponendola con sonorità accattivanti e modalità attuali.
Passa il tempo e il disco gira veloce, incurante di me e di tutto. Eppure regala belle sensazioni, anche attimi di gioia diffusa e rassicurante, la stessa che si prova nel vedere un vassoio pieno di paste d’ogni genere, babà, cannoli, teste di moro, sciù al cioccolato, zuppe inglesi, cassatine e chi più ne ha più ne metta.
Nessun melodramma in queste piccole storie raccontate per il gusto di farlo, solo un pugno di ottime canzoni americane d’inizio millennio. Fossi in voi non me le lascerei sfuggire.

Cover Album
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Leaving The Nest [ Domino - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Eels, White Stripes, Iron & Wine, British Sea Power
Rating:
1. In The Countryside
2. Dogkillers
3. A Little At A Time
4. The Desert
5. Private Honeymoon
6. Leaving The Nest
(It’s A LOng Way Down)
7. Hollywood Sign
8. They Were Here
9. Why Bother
10. In The Woods
5 Votes | Average: 4 out of 55 Votes | Average: 4 out of 55 Votes | Average: 4 out of 55 Votes | Average: 4 out of 55 Votes | Average: 4 out of 5 (5 votes, average: 4 out of 5)
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Coraggioso il profumo del sale che, incitato dal vento, riesce a varcare la soglia della mia finestra e ad arrivarmi addosso. Il mare, che oggi nemmeno vedo, nascosto da un’umida e calda coltre di bianco soffuso. I palazzi sfumano e perdono i contorni, il caldo si erge e il sole abbaglia col riverbero della luce forte. I miei occhi sono troppo chiari per sopportare pazientemente tutto questo. Devo trovare un modo per venirne fuori, per non restare immobile nell’attesa che l’estate troppo lunga mi passi attraverso lasciando il segno. Questo disco è tutto quello che mi sono trovato tra le mani, e forse riesco a dare un senso a tutti questi luccichii nell’aria che frigge anzitempo. Ed è strano, vista l’ondata di artisti svedesi che producono un buon pop d’autore, che non si senta parlare troppo di Montt Mardiè, un ragazzo che ha tutte le carte in regola per distinguersi in meglio rispetto a tanti altri. Immaginate del solido e classico indiepop, una produzione abbastanza accurata, delle melodie degne dei migliori Belle and Sebastian e un’attitudine, prettamente nel cantato, che profuma fortemente di Motown ed otterrete il sound di questo doppio album davvero sorprendente. “Clocks” dei due dischi è sicuramente il meglio riuscito, e forse anche più sincero, in bilico tra limpide melodie estive, qualche romanticheria armonica e una voce che sembra appartenere a territori prettamente soul-funk. Gli arrangiamenti, talvolta scarni e altre volte più orchestrali, si avvalgono di una produzione davvero pulita e accorta, per cui tutti gli episodi in scaletta risultano quanto meno accattivanti. Ti si incollano da subito in testa, come quelle piccole goccioline di umido che nelle serate estive ti piovono invisibilmente addosso. Per quanto riguarda il secondo disco, “Pretender”, in cui i brani sono sempre collaborazioni con altri artisti svedesi, il ragazzo sembra più che altro divertirsi con la propria musica preferita. Fanno capolino anche i Duran Duran in alcuni passaggi sintetici degni dei migliori/peggiori momenti pop anni ’80. L’apice di tutto questo è rappresentata da “metropolis”, un brano dai suoni marcatamente sintetici, ben oltre i limiti del kitch, eppure dotato di una carica melodica assolutamente innegabile. La scaletta fin troppo eterogenea presenta comunque due perle acustiche: “castle in the sky” con Jens Lekman e la delicatissima title-track in duetto con Hello Saferide. Il resto sembra puro divertissement di un’artista che sa come non prendersi troppo sul serio e gioca con la pop dance di qualche decennio fa. Montt Mardiè arriva al momento giusto comunque, e questo lavoro dovrebbe avere maggiore risonanza anche dalle nostre parti. Ora tocca alle stellette come di consuetudine, e il giudizio è la media artitmetica delle quattro di “Clocks” e le tre (ma forse anche due e mezzo) di “Pretender”. Affogo nel bianco più umido adesso.

Cover Album
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Clocks / Pretender [ Hybris - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Jens Lekman, Motown, Burt Bacharach
Rating:
CD 1:
1. In Which We Meet The Clocks And A Song Is Reveled (Too Many Songs Unwritten)
2. Set Sail Tomorrow
3. Birthday Boy (Drama)
4. I Will Write A Book
5. Let’s Get Away From It All
6. 1969
7. Travelers
8. The Windmill Turns All The Same
9. How I Won The War
10. In Which A Sailor Returns And We Say Good-Bye For Now (Set Sail Tomorrow)
CD 2:
1. Surprised (with Andreas Mattsson)
2. Metropolis (with Fredrik Hellström of Le Sport)
3. Once I Was So In Love That I Followed (with Bobby Baby)
4. Castle In The Sky (with Jens Lekman)
5. Hurry Home (with The Legends)
6. Daughters (with Peder Stenberg of Deportees)
7. Hacienda (with Christian Zellinger)
8. När Vi Gett Dom Våld Ska Vi Ge Er Kärlek (with Vapnet)
9. Grand Prix Finals (with Mr Suitcase)
10. Pretenders (with Hello Saferide)
7 Votes | Average: 3.86 out of 57 Votes | Average: 3.86 out of 57 Votes | Average: 3.86 out of 57 Votes | Average: 3.86 out of 57 Votes | Average: 3.86 out of 5 (7 votes, average: 3.86 out of 5)
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Non ci stai molto a pensare a quante cose sono effettivamente cambiate, ti senti ancora il ragazzetto di una volta, la strada ti fa ancora gola e prima o poi rispolvererai lo skateboard che hai sotto il letto, le corse in bici sotto la pioggia ti fanno sempre commuovere e sogni di scioglierti definitivamente in un tramonto, la vita a sorsi abbondanti e la notte infinita. Hai un pelo di pancia in più e qualche pelo in meno sulla testa ma questo non può voler dire poi così tanto. Ora lavori otto ore al giorno in una città che non è la tua e non lo sarà mai, non hai quasi più tempo per fare niente e un disco come questo può fare molto male.
I Dinosaur Jr (quelli veri:J+Lou+Murph!) sono tornati, e per loro non è cambiato veramente nulla, oppure sanno fingerlo molto bene. Per la storia e per la carriera dei Dinosaur Jr. “Beyond” è un disco completamente inutile che non aggiunge nulla. Mediamente i pezzi non sono neanche così straordinari rispetto ad altri del passato o forse sono solo troppo simili (e quindi similmente straordinari? Non saprei.). Volendo di nuovo c’è qualche pezzo scritto e cantato da Lou Barlow che sembra di riascoltare anche i Sebadoh, ma niente che non si sia già sentito.
Però ora come faccio a rinunciare ad “Almost ready” mentre salgo in metropolitana la mattina? O a “Crumble” e “We’re not alone” mentre mi perdo come un turista per le strade tutte uguali di Milano?
E’ la solita meravigliosa voce strascicata di Mascis direttamente dalle viscere a ripetere melodie che sanno di ritorno a casa dove ti aspettano tutti gli amici che non vedi più da tempo e che ti mancano, la chitarra distorta e compressa all’inverosimile che provi ad inseguire ma corre sempre un po’ più veloce e sale sale sale poi scende e tu con lei, la struttura ritmica che è un macigno tutta stop’n'go e caracollamenti da vuoti nello stomaco.
Non puoi che sorriderne. O piangerne, vedi tu. Col cuore non si scherza, saltano tutte le paranoie da recensore “cheddueppalle” indie, vorresti essere obbiettivo, ma perchè poi? A chi gioverebbe veramente?
Sono i Dinosaur Jr e sono tornati, sempre uguali a se stessi, sempre disperatamente eccitanti e commoventi, basta! Cazzo! Ora esco e mi metto a correre e ad urlare…purtroppo sai anche tu…che non lo farò.
Al diavolo!

Cover Album
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Beyond [ Fat Possum - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Sonic Youth, Neil Young, Cure, My Bloody Valentine, Dinosaur Jr!
Rating:
1. Almost Ready
2. Crumble
3. Pick Me Up
4. Back To Your Heart
5. This Is All I Came To Do
6. Been There All The Time
7. It’s Me
8. We’re Not Alone
9. I Got Lost
10. Lightning Bulb
11. What If I Knew
6 Votes | Average: 4.33 out of 56 Votes | Average: 4.33 out of 56 Votes | Average: 4.33 out of 56 Votes | Average: 4.33 out of 56 Votes | Average: 4.33 out of 5 (6 votes, average: 4.33 out of 5)
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E’ notte. In un locale buio e fumoso si aggirano strani personaggi dallo sguardo ambiguo e misterioso. L’atmosfera è cupa ma non minacciosa e la musica satura l’aria.
Regna una calma innaturale, il tempo è sospeso come se stesse per accadere qualcosa.
Ma invece non succede proprio niente.
E’ questo in sostanza quello che mi trasmette il nuovo album dei Two Lone Swordsmen, uscito il 16 Aprile scorso per la loro etichetta, la Rotters Golf Club: una sorta di frustrazione e delusione finale. Benchè ascoltato diverse volte al lavoro, anche se forse in modo distratto, quest’album continuava a restarmi totalmente sconosciuto. Ho dovuto chiudermi in casa e mettermi lì ad ascoltarlo senza fare nient’altro per capire di cosa si trattasse.
Non è assolutamente quello che mi aspettavo da Andy Weatherall e Keith Tenniswood che devono la loro notorietà alle loro esperienze come Dj e produttori di musica house. Rispetto agli album precedenti questo Wrong Meeting costituisce un evidente punto di discontinuità.
Sicuramente è un album rock. Nella sezione ritmica il basso è il protagonista assoluto, ancora più che in passato ma soprattutto la parte vocale ha un maggiore risalto rispetto alle prove precedenti mentre gli elementi di elettronica sono decisamente trascurati a favore di un suono più tipicamente rock sottolineato dalla chitarra graffiante di Weatherall.
Basta ascoltare la title track per rendersene conto.
Il filo conduttore dell’album è cmq un ritmo ossessivo, volutamente monotono e ripetitivo, che caratterizza tutte e 9 le tracce e un leggero profumo citazionistico che avvolge il tutto.
La traccia di apertura Patient Saints non invoglia decisamente all’ascolto, essendo forse la più debole dell’intero album e, come dice il titolo, ci vuole la pazienza dei santi per arrivare al secondo pezzo. Fortunatamente ci si risolleva subito passando per Rattlesnake Daddy fino a No Girl in My Plan che non sfigurerebbe nella soundtrack di un film di Tarantino.
Bellissima Evangeline, con un attacco travolgente di chitarre riverberate e un irresistibile ritmo rockabilly mentre subito dopo Work at Night ci riporta verso atmosfere più rilassate e intimiste, vagamente Suede primi anni ‘90.
Puritan Fist invece ricorda moltissimo alcuni pezzi più sperimentali dei dEUS, soprattutto nella parte vocale. Chiude l’album la bellissima Get Out Of My Kingdom , forse il pezzo più valido dell’intero disco.
Un album che nonostante sia permeato da un’atmosfera unitaria rimane comunque piuttosto discontinuo e richiede una notevole concentrazione per essere apprezzato. Anche se volutamente realizzato in modo da spiazzare i fans e tracciare una nuova rotta nella loro sperimentazione musicale, forse dai TLS ci si sarebbe aspettato di più.

Cover Album
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Wrong Meeting [ Rotters Golf Club - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Funkstörung, Squarepusher, Boards Of Canada
Rating:
1. Patient Saints
2. Rattlesnake Daddy
3. No Girl In My Plan
4. Puritan Fist
5. Never More (Than Just Enough)
6. Wrong Meeting
7. Evangeline
8. Work At Night
9. Get Out Of My Kingdom

“…an imaginary place where snoozing and lazing are not a crime”

Snooze. Scritto in rilievo a caratteri cubitali sul frontalino della mia radiosveglia. L’ho cercato per anni. Lo cerco tutt’ora con la stessa foga. Un gesto preciso nella nebbia, il tocco di un dito a far cessare l’allarme. Tanto esile è la mia coscienza in quei primi istanti, che, dopo undici primavere di convivenza con lo stesso aggeggio, non riesco ancora a stabilire di quanti minuti venga rimandata la giornata. Ascoltare Hi-Fi Lovers equivale ad appoggiare direttamente il gomito su quel pulsante. Rimandare, rimandare, rimandare. Arriveranno le vacanze prima o poi…

Un gruppo che costruisce un mondo dove “sonnecchiare” e “oziare” non sono considerati crimini, non può che godere di tutto il nostro affetto. Se poi regala contemporaneamente una manciata di gemme elettropop che in Italia hanno pochi eguali… beh, fate un po’ voi.

Pertanto, amici romani, non posso che suggerirvi caldamente di fare un salto in quel del Circolo degli Artisti questa sera. I Gonzo48k si esibiranno insieme ai Linda Guilala (indiepop iberico, già inclusi nella compilation della MyHoney) nella serata Paper Pop and Sound.

Per ingannare l’attesa, godetevi il nostro pisolino in podcasting e prestate attenzione ai consigli del compagno coniglietto Josès.

1) Spoon “You Got Yr. Cherry Bomb”
2) Pootsie feat. Chantalle “Premamàn”
3) Dinosaur Jr. “This Is All I Came To Do”
4) Club 8 “Whatever You Want”
5) Goldrush “Goodbye Cruel World”
6) Ray LaMontagne “Within You”
7) The National “Green Gloves”
8) Pela “Tenement Teeth”
9) Art Brut “Post Soothing Out”
10) Gonzo48k “Stars Underground”

Mp3 Podcast:
Lazy Sundays #29
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Contact Lazy Sundays:
lazysundays@fastwebnet.it

2 Votes | Average: 4 out of 52 Votes | Average: 4 out of 52 Votes | Average: 4 out of 52 Votes | Average: 4 out of 52 Votes | Average: 4 out of 5 (2 votes, average: 4 out of 5)
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Fossero tutti così i demo realizzati dalla cosiddette band Myspace ci sarebbe da leccarsi i baffi navigando tra le centinaia di migliaia di pagine loro dedicate in rete. Mi arriva nella buca delle lettere, in una bella mattina di inizio maggio, questo dischetto che infilo subito nel lettore curioso di vedere di cosa si tratta. Ottimo, la freschezza di queste cinque tracce mi desta dal torpore nel quale qualche acciacco fisico mi stava trascinando in questi giorni. Indierock chitarristico con influenze emo, che guarda sia al pop dei Death cab for cutie sia a certe sonorità lievemente new wave alla Interpol. Certamente i nomi citati sono anni luce distanti, ed inoltre un semplice Ep, a mio avviso, non può fornire un quadro completo di una band, ma semplicemente può indicare una via e dare un’idea di quello che probabilmente ascolteremo in futuro. Però funzionano le canzoni, convince la band e la freschezza con cui suona, derivativi quanto volete ma dotati di sicuro talento e buon gusto melodico. Notevole la pennellata acustica alt-country della finale “Basement”, degna chiusura di questo mini davvero interessante e che oggi gira incessantemente nelle casse del mio pc. Quattro stelle sarebbero davvero troppe, ma tre e mezzo ci stanno tutte.

Cover Album
MySpace
Radars To The Sky [EP] [ autoprodotto - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Death Cab For Cutie, Interpol, Wilco
Rating:
1. Long Walk Home
2. Wave Goodbye To The Sun
3. Rude Surprise
4. Home For The Holidays
5. Basement
5 Votes | Average: 5 out of 55 Votes | Average: 5 out of 55 Votes | Average: 5 out of 55 Votes | Average: 5 out of 55 Votes | Average: 5 out of 5 (5 votes, average: 5 out of 5)
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“…se stai comodo, benvenuto nel declino”.
Andiamo a rompere il culo ai Verdena?
Facciamo che diventiamo di botto uno dei best kept secret dell’underground rock italiano? Lasci picchiare lui per primo e forte. Lucente ironia del destino. Menato a sangue da un disco indie. Già m’immagino i titoli sui giornali. Facciamo che Indieforbunnies di colpo si innamora di di questo stoner pervaso dall’acido dello shoegazer e prova a renderci giustizia fino alle ossa? Un riff continuo, prepotente, veramente troppo maleducato… . Fantastico. Parte “Acaciarosa” e già si capisce che gran parte della roba italiana prodotta quest’anno non regge il confronto neanche per mezzo minuto. Trab, il cantante chitarrista è un tipo con una faccia da matto ma stavolta oltre a riconoscergli il merito di diventare ogni giorno più allucinato va presa piena coscienza del barlume elettrico a cui ha dato vita. Che scene orribili. Dio che scene orribili. Tutte qui, tutte che scorrono velocissime. Avvicinati in silenzio. Io sarò con te. Non preoccuparti perché sarò con te quando impazzirai del tutto (aveva forse ragione Guillermo Arriaga e quel cazzo di bufalo della notte che non smette mai di sognarci?) Tutto diventerà rugoso e brutto ma sarò lì con tutte le distorsioni del creato. Abbandonato anche il cantautorato “strampalato” acustico da riviera dei progetti solisti, il nostro eroe con gli occhiali da secchione ha evoluto definitivamente i Cosmetic (di cui noi avevamo già parlato in tempi non sospetti riguardo il loro album “3”) in qualcosa di grezzo, grunge, americano, contaminato. Trab vi invita in riviera per una Desert Session con tanto di piadina e vino buono. Un mondo tremendamente sfuocato, incazzato (“Forti In Tutto”), poi di botto acustico e rilassato e talmente perfetto che Moltheni firmerebbe per una ballata fatta di sola aria fresca come “Pronto a Sorridere”. La Tafuzzy insieme alla Caneandaluso dà vita a un progetto artistico registrato in un paio di week end fortemente determinato a rimanere in circolo nel sangue per un bel po’. Si, facciamo che diventiamo tutti di botto delle rock star. Credo che adesso possiamo anche permettercelo, cazzo.

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Sursum Corda [ Tafuzzy/CaneAndaluso - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Verdena, My Bloody Valentie, Atleticodefina
Rating:
1 Acaciarosa
2. Meglio Così
3. Sulle Riviste
4. Deletaria
5. Sursum Corda
6. Fratto
7. Pronto A Sorridere
8. Giorni A Venire
9. Il Declino
10. Adàlia
11. Forti In Tutto
12. Galvanostegia
3 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 53 Votes | Average: 4 out of 5 (3 votes, average: 4 out of 5)
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Potrei liquidare questo disco in tre righe, ricordandovi semplicemente di andare a spulciare la mia recensione dell’album precedente di Rosie Thomas apparsa su Sullivan street records due anni fa. Potrei scrivere nuovamente che queste canzoni mi ricordano il legno che scricchiola, e la tranquillità, purtroppo solo immaginata, delle piccole città americane di campagna.Non quelle dimenticate da Dio, ma quelle rassicuranti, piene di verde e di villette dai colori chiari e costeggiate da stradine da percorrere in bicicletta. Tutto questo semplicemente perchè la cifra stilistica non si sposta di una virgola: soffici canzoni folk sussurrate e accompagnate da una chitarra acustica, un pianoforte e archi. Un disco come tanti ma, come sempre accade per questa fragile cantautrice, meglio di quasi tutte le uscite discografiche del genere. Forse è merito anche delle collaborazioni eccellenti, tra cui spicca il nome di Sufjan Stevens, oltre che al solito Damien Jurado e a Denison Witmer, di cui avete letto quelche mese fa su queste pagine, fatto sta che mi ha conquistato di nuovo. Io ci casco sempre con lei, sono un recidivo, ma se si apprezzano certe sonorità carezzevoli e allo stesso tempo pulsanti di linfa vitale, non si può restarne indifferenti. Poco più di mezz’ora di scaletta, dieci canzoni una più riuscita dell’altra, tra cui la cover dei R.E.M. “The One i love” e quella dei Fledtwood Mac “Songbird”. Aggiungeteci il duetto con il buon Sufjan di “Say hello”, e poi fatevi i calcoli, decidete se vale la pena affondare le vostre orecchie in un disco davvero come tanti, ma sicuramente meglio di molti. E’ la vostra strada di casa, sempre la stessa, ma oggi è piena di alberi in fiore, oggi è diversa, è meglio di come è sempre stata fino ad ora. Prendete la bici e percorretela fino alla fine.

Cover Album
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MySpace
These Friends Of Mine [ Nettwerk - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Joni Mitchell, Damien Jurado, Neko Case
Rating:
1. If This City Never Sleeps
2. Why Waste More Time?
3. The One I Love
4. Much Farther To Go
5. Paper Doll
6. Kite Song
7. Songbird
8. All The Way To New York City
9. Say Hello
10. These Friends Of Mine

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