THE PONYS
Turn The Lights Out
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Amo il calcio e amo le metafore calcistiche, le uso spesso per spiegarmi meglio nelle cose che penso, anche adesso per parlare di questo nuovo lavoro del quartetto di Chicago. Il disco in questione è come quegli outsiders che nel campionato conquistano posizioni di tutto rispetto pur non riuscendo a primeggiare, approfittando di qualche scivolone della grande di turno. Già, perché nel panorama dei revival garage e new wave questi “The Ponys” , senza troppo rumore e raccomandazioni delle solite riviste di settore hanno sfornato un album che non sarà un capolavoro, ma si difende piuttosto bene nell’affollata discografia contemporanea. Se nel precedente “Celebration Castle” era la wave anni ’80 a rappresentare il cardine delle composizioni, qui le influenze si mischiano un poco, partendo dai Television, passando per un certo Shoegaze fino ad arrivare al garage duro e puro. Chitarre innanzitutto, distorte e dilatate, una sezione ritmica efficace e molte tastiere vintage ad accompagnare questi brani cantati con l’indolenza tipica del rocker inacidito. Echi psichedelici sparsi fanno di questo lavoro qualcosa di leggermente diverso dalle miriadi di pubblicazioni del genere, e arricchiscono il suono di un gruppo che da la sensazione di maturare disco dopo disco senza strafare o scopiazzare troppo. Di contro, c’è questa residua sensazione di ripetitività quando ci si addentra nella scaletta, forse colpa delle armonie vocali prive di troppe sfumature o semplicemente a causa di un suono che non cambia quasi mai registro. Comunque un buon lavoro, che potrebbe passare fin troppo inosservato al pubblico indie, per cui se ne avete voglia dategli una possibilità, non scalerà le vostre prime posizioni nelle classifiche di ascolto ma, da bravo outsider, potrebbe guadagnarsi una posizione in zona UEFA senza troppi sforzi. |
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2 maggio 2007 @ 10:26
uhm, questo è l’anno dell’empoli non c’è che dire…sti ponys allora mi sembrano il giusto epigono musicale! chi non vuole bene a vannucchi?? da oggi vorrò bene ai ponys (o almeno mi staranno simpatici)…
2 maggio 2007 @ 10:48
Si, questo dischetto merita considerazione, e devo dire che mi ha piacevolmente sorpreso da questo punto di vista
2 maggio 2007 @ 13:48
Ehm, c’è un errore di battitura, è scritto cocker anzichè rocker inacidito.pero’ così famooolto ridere.un cocker inacidito ahahahaha
2 maggio 2007 @ 13:52
eh si, la famosa indolenza del cocker inacidito.. un amaro dopo pranzo è consigliabile..muah ah ah!!!!!!
2 maggio 2007 @ 15:39
ahahahah, cocker inacidito, magnifico, axel lasciala così !!!!! ; )
Io ho particolarmente apprezzaro Celebration Castel e questa rece m’invoglia assai. Che faccio, me la vado a vedere sta partita????
2 maggio 2007 @ 15:59
L’album è veramente molto bello, diverso da ” Celebration ” ma molto molto interessante…
Fran ricordati che hai mail che ti attendono…!!
2 maggio 2007 @ 16:22
a me non invoglia particolarmente: per me prevale nettamente il “già sentito” e la “ripetitività” a cui accenni nella recensione…
2 maggio 2007 @ 16:57
Secondo me non è così per i Ponys, anzi direi che mi sono piaciuti soprattutto perchè suonano diversi ad ogni nuovo album…
2 maggio 2007 @ 17:04
non ho ascoltato questo nuovo PONYS, non mi attira granchè cmq….
…nella sezione CINEMA invece mi attira un casino il film “LE VITE DEGLI ALTRI”…nuova rece di Emanuele…che state a fare ancora qui ??? andatevi a leggere la cinema-review….
2 maggio 2007 @ 20:03
a me piace un sacco.
promossi con quattro stelle!
g
2 maggio 2007 @ 20:24
Io ho la Maledizione dei Ponys. Li ho inseriti nel mio lettore mp3 circa tre settimane fa. ogni volta che carico nuova musica li cancello ma all’ascolto successivo sono ancora li, rinascono da qualche anfratto °_°
bel disco comunque, niente di che ma bel disco.