THE NATIONAL
Boxer

 
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11 Giugno 2007
 

Ogni tramonto, ogni maledetto tramonto. E’ sempre la solita lacrima, la solita fitta. Le labbra tirate, i denti digrignati nervosamente, i capelli sfibrati. Ci si aspettava di più da questa fatica quotidiana, molto di più. Ci si aspettava di realizzare i sogni, o perlomeno di disegnare un bel quadro. Invece si è costretti a vivere due passi oltre il presente per scorgere una luce in lontananza, per pensare che le cose potrebbero anche essere diverse. Inizieremo una guerra. O almeno una rivolta.

E’ in questo solco della pelle, scavato sera dopo sera, che si conficca “Boxer”. Un disco che travolge per impatto emotivo, per l’eleganza della voce e degli arrangiamenti, per quello che dice. E’ un disco che scuote. Ti afferra nottetempo per le tempie e ti costringe a volteggiare con inclinazioni nuove.

A due anni da quell’Alligator che, nel 2005, mise in subbuglio l’intera blogosfera, i The National ritornano con un album perfetto. Lo si capisce fin dalla prima traccia, dal tessuto piano-driven di “Fake Empire” dove le corde baritonali di Matt Berninger si appoggiano navigate, ma è perfetto anche quando la stanza si riempie di fumo e le bacchette di Bryan Devendorf si fanno precise e severe, (“Mistaken For Strangers”, “Brainy”). Un dipinto decadente, un bicchiere rovesciato, una tappezzeria livida. Una raffinatezza d’espressione che oggi conta pochi eguali. A dimostrazione, si ascoltino i pezzi più lenti e morbidi (“Green Gloves”, “Start A War”). Immaginatevi gli Interpol acustici ed immersi nell’autunno di Brooklyn, immaginate di aggiungere una dose di cantautorato cupo e languido. Ciò che risulta è lucida rassegnazione, è disincanto, è un ballerino di lento, il migliore dell’universo.

Cercavo un disco per l’estate. Ho trovato il disco dell’anno. Almeno per ora.

Tracklist
1. Fake Empire
2. Mistaken For Strangers
3. Brainy
4. Squalor Victoria
5. Green Gloves
6. Slow Show
7. Apartment Story
8. Start A War
9. Guest Room
10. Racing Like A Pro
11. ADA
12. Gospel
 
 

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