Cloud Cult ~ Crippled Black Phoenix ~ Goldrush
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| Cloud Cult Discography: Who Killed Puk? (Earthology - 2000), Lost Songs From The Lost Year (Earthology - 2002), They Live On The Sun (Earthology - 2003), Aurora Borealis (Earthology - 2004), Advice From Happy Hippopotamus (Earthology - 2005), The Meaning Of 8 (Earthology - 2007) Crippled Black Phoenix Discography: A Love Of Shared Disaster (Invada - 2007) Goldrush Discography: Extended Play [EP] (Truck Records - 2002), Don’t Bring Me Down (Truck Records - 2003), Ozona (Better Looking Records - 2005), The Heart Is The Place (City Slang - 2007) |
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Pare che l’ultimo ritrovato per sentirsi vivi e poco annoiati sia quello della trasgressione. Tutti ci provano, dall’impiegato in banca che si tasforma in un essere orripilante il sabato sera, alla casalinga di Busto Arsizio che il mercoledì, giorno consacrato alla spesa in grande, decide di cambiare marca di maionese. Ora, converrete con me, le loro vite non cambieranno per nulla, anzi si ritroveranno, nel caso della casalinga che è poi anche la moglie dell’impiegato stressato, a mangiare un’orata accompagnata da una crema scadente e dal sapore inacidito. La differenza la fanno le certezze. Come nel caso del disco degli oxfordiani Goldrush. La band, capitanata da Robin Bennet e da suo fratello Joe, prende nome ed attitudine sonica da un album del 1970 di Neil Young, uno dei grandi vecchi della musica d’oltreoceano. I quattro ragazzi inglesi sfornano un disco incredibilmente maturo, (r)affinato in tutti i particolari, fieramente classico nella composizione ma incredibilmente emozionante all’ascolto. Una dopo l’altra snocciolano canzoni superbe, come ‘Every one of us’, quasi perfetta, come ‘Can’t give up the ghost’ introdotta da deliziosi arpeggi di chitarra acustica per crescere tra pianoforte e un po’ d’elettronica, giusto per ricordarci che l’equilibrio è una conquista e che rimanerci è impresa da pochi. Reminescenze di Flaming Lips, Snow Patrol e Coldplay fluttuano discrete tra le note riverberate, ma sono solo punti di partenza, maestri cui guardare per tracciare la propria via. Anche perchè Robin Bennet ha una voce particolare, leggermente arrochita ma tremendamente emozionante quando interpreta le melodie. Degne di nota e di ascolto sono poi ‘Goodbay cruel world’ che in un mondo più giusto sarebbe in testa alle classifiche di mezzo globo (ma noi siamo contenti lo stesso così) e ‘Yours and mine’ che sarebbe sicuramente piaciuta a Mr. Young. Un disco da avere, perchè è una delle cose più belle uscite quest’anno. |
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Link: Mp3: |

(from the album “Advice from the Happy Hippopotamus”)
18 Giugno 2007 @ 17:02
una bella tripletta direi. Ultimamente riesco a stare poco dietro a certe segnalazioni, seppur ottime, ho deciso di ascoltare i dischi con meno foga per godermeli meglio.Per cui ne ascolto di meno sostanzialmente.
18 Giugno 2007 @ 23:02
sti goldrush nn so mica male eh…