Cloud Cult ~ Crippled Black Phoenix ~ Goldrush

18 Giugno 2007
Cloud Cult Discography: Who Killed Puk? (Earthology - 2000), Lost Songs From The Lost Year (Earthology - 2002), They Live On The Sun (Earthology - 2003), Aurora Borealis (Earthology - 2004), Advice From Happy Hippopotamus (Earthology - 2005), The Meaning Of 8 (Earthology - 2007)
Crippled Black Phoenix Discography: A Love Of Shared Disaster (Invada - 2007)
Goldrush Discography: Extended Play [EP] (Truck Records - 2002), Don’t Bring Me Down (Truck Records - 2003), Ozona (Better Looking Records - 2005), The Heart Is The Place (City Slang - 2007)

Pare che l’ultimo ritrovato per sentirsi vivi e poco annoiati sia quello della trasgressione. Tutti ci provano, dall’impiegato in banca che si tasforma in un essere orripilante il sabato sera, alla casalinga di Busto Arsizio che il mercoledì, giorno consacrato alla spesa in grande, decide di cambiare marca di maionese. Ora, converrete con me, le loro vite non cambieranno per nulla, anzi si ritroveranno, nel caso della casalinga che è poi anche la moglie dell’impiegato stressato, a mangiare un’orata accompagnata da una crema scadente e dal sapore inacidito. La differenza la fanno le certezze. Come nel caso del disco degli oxfordiani Goldrush. La band, capitanata da Robin Bennet e da suo fratello Joe, prende nome ed attitudine sonica da un album del 1970 di Neil Young, uno dei grandi vecchi della musica d’oltreoceano. I quattro ragazzi inglesi sfornano un disco incredibilmente maturo, (r)affinato in tutti i particolari, fieramente classico nella composizione ma incredibilmente emozionante all’ascolto. Una dopo l’altra snocciolano canzoni superbe, come ‘Every one of us’, quasi perfetta, come ‘Can’t give up the ghost’ introdotta da deliziosi arpeggi di chitarra acustica per crescere tra pianoforte e un po’ d’elettronica, giusto per ricordarci che l’equilibrio è una conquista e che rimanerci è impresa da pochi. Reminescenze di Flaming Lips, Snow Patrol e Coldplay fluttuano discrete tra le note riverberate, ma sono solo punti di partenza, maestri cui guardare per tracciare la propria via. Anche perchè Robin Bennet ha una voce particolare, leggermente arrochita ma tremendamente emozionante quando interpreta le melodie. Degne di nota e di ascolto sono poi ‘Goodbay cruel world’ che in un mondo più giusto sarebbe in testa alle classifiche di mezzo globo (ma noi siamo contenti lo stesso così) e ‘Yours and mine’ che sarebbe sicuramente piaciuta a Mr. Young. Un disco da avere, perchè è una delle cose più belle uscite quest’anno.
Di tutt’altro genere ed atmosfere è l’album d’esordio dei Crippled Black Phoenix, supergruppo formato da ben nove elementi, tra i quali spiccano Dominic Aitchison, bassista dei Mogway, e Justin Greaves, batterista (ma qui anche chitarrista) degli Eletric Wizard. Quello che ne viene fuori è un disco che mescola passione folk con ritmi allo slow motion, profondi, con aperture chitarristiche che portano nello spazio siderale assieme ad un cantato indolente ed efficace. La giusta alchimia tra visioni psichedeliche tempestose e cura folk per arrangiamenti ed intensità emotiva è in bella esposizione in pezzi come ‘Goodbye, Europe’, forse la miglior canzone dell’album, o in ‘When you’re gone’. C’è da dire che in certi frangenti il disco arranca, sbuffa di fatica come un ciclista in calo di zuccheri sul Mortirolo, laddove alcune canzoni come ‘My enemies fear are not, but protect me from my friends’ sembrano essere state inserite di fretta e furia, intaccando così un lavoro eccellente. Sulla distanza però ‘A love of shared disaster’ esce vincitore, attraversando la piccola crisi, come un Savoldelli dei tempi migliori.
Last but no least ecco a voi i Cloud Cult, gruppo americano composto da ben 6 membri di stanza a Minneapolis nel Minnesota. La band capitanata da Craig Minowa anche se giunta ormai al suo sesto album, langue dimenticata presso il grande pubblico e questo è un vero peccato. ‘The Meaning of 8′ è un piccolo compendio di tutta la musica indie-rock statunitense, rimasticato e rielaborato con originalità e sensibiltà. Il che produce una serie di canzoni superbe, specialmente nella prima parte del disco, a partire dall’iniziale ‘Chain reaction’ dal vago sapore Sebadoh, per passare a ‘Please remain calm’ che ammicca a certo rock danzereccio senza cadere però nel clichè del genere. La voce gentile di Minowa trasporta lieve l’ascolto durante tutte le 19 tracce dell’album, per dare il suo meglio in pezzi come ‘Chemicals collide’, deliziosa nella sua semplicità sospesa tra trame alla Modest Mouse (a proposito di topi modesti ascoltate anche ‘Take your medicine’) e certe sonorità sghembe e stratificate degne degli Smashing Pumpkins di Mellon Collie. Più si va avanti, più si rimane sorpresi dalla miscellanea di generi che s’intrecciano tra loro, dal dream pop di ‘Dance for the dead’ infarcito di sogni e leggerezza, all’attitudine lo-fi di ‘The deaf girl’s song’ ballata bucolica che pare essere stata scritta per i Neutral Milk Hotel. Ad ogni ascolto ci si sorprende della facilità con cui l’album gira nello stereo senza stancare mai, regalando gemme dopo gemme, cose che sanno fare solo i grandi gruppi. Un disco meraviglioso da gustare ad occhi chiusi, lasciando tutto il resto fuori dalle cuffie.

Link:
Cloud Cult Official Site - Cloud Cult MySpace
Crippled Black Phoenix Official Site - Crippled Black Phoenix MySpace
Goldrush Official Site - Goldrush MySpace

Mp3:
Cloud Cult- Living on the Outside of Your Skin (from the album “Advice from the Happy Hippopotamus”)
Cloud Cult - Car Crash (from the album “Advice from the Happy Hippopotamus”)
Cloud Cult - Breakfast With My Shadow (from the album “Aurora Borealis”)
Cloud Cult - Fairy Tale (from the album “They Live On The Sun”)
Cloud Cult - 6 Days To Madness (from the album “Who Killed Puck?”)
Cloud Cult - Sane As Can Be (from the album “Who Killed Puck?”)
Crippled Black Phoenix - The Lament Of The Nithered Mercenary (from the album “A Love Of Shared Disaster”)
Goldrush - Jupiter (from the album “Ozona”)
Goldrush - Pioneers (from the album “Don’t Bring Me Down”)

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