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Corsi e ricorsi storici.
Anche il 2007 ha i propri alfieri dell’electro-rock, ovvero di coloro che amano tanto la dance quanto il rock e che fanno dischi per chi ama la dance non meno del rock.
Non che sia una cosa rivoluzionaria, intendiamoci. Basti ricordare quelle scorie post-punk di fine ’70 inizi ’80 che fermentarono nella scena mutant disco newyorkese ( le ESG al Paradise Garage, James Chance ce si dà alla disco bianca, i Liquid Liquid, la meteora Cristina ) e quelle piena d’ecstasy della Madchester baggy, la non meno granitica miscela dei Chemical Brothers ( che però, diciamocelo pure, i groove dei Mondays e degli Stone Roses se li sono sempre sognati ) ed il revival P-Funk di Rapture e soci.
Oltre ai Daft Punk, naturalmente.
E sono proprio i suoni ereditati da Guy-Manuel de Homen-Christo e Thomas Bangalter a costituire la spina dorsale di due dei tre gruppi di questa seconda Electronic Beats, i tedeschi Digitalism e i parigini Justice. Discorso ben diverso, come vedremo, quello di Von Sudenfed, il progetto electro punk di Mark E. Smith dei Fall con i Mouse On Mars.
I Digitalism nascono ad Amburgo dall’incontro tra Jens “Jence” Moelle, ai tempi commesso in un negozio di dischi, con Ismail “Isi” Tuefekci, che di quello store era assiduo cliente.
Fin dal primo singolo “Idealistic”, la miscela sonora dei due è alimentata da synth acidi, chitarre wave, ritmiche dance indissolubilmente legate ad un’attitudine “indie ‘n roll”. Il singolo comincia a girare sui piatti dei Dj di tutto il mondo e per il secondo step discografico il duo viene messo sotto contratto dal boss della Kitsuné Gildas Loeac. Il risultato è la ormai celebre ” Zdarlight ” ( tributo all’astro Philippe Zdar? ), la quale spacca più del precedente facendo sì che attorno ai due si crei l’interesse dedicato alle “sicure” next big thing.
Con l’uscita il mese scorso dell’album “Idealism” le aspettative vengono in parte confermate ed in parte rimangono, almeno per chi scrive, quantomeno “in sospeso”. Se è innegabile che il disco sia completamente avvolto da una patina dance spesso esplosiva, è altrettanto vero che onestamente il clichè post – daft punk risulti a volte stucchevole, almeno per chi i dischi dei Daft li abbia a suo tempo avidamente consumati. Ottimi alcuni pezzi “suonati” come “I Want I Want” e “Pogo”, la rilettura del classico dei Cure “Digitalism In Cairo” e i due brani spacca dancefloor già editi “Zdarlight” e “Idealistic”, mentre le cose si fanno un pò troppo derivative e leggere in song come “Moonlight” e “Jupiter Room”, a metà tra il plagio daftpunkiano e certi berlinismi à la page. Se si considera però che dal vivo i Digitalism fanno ballare parecchio e che in sostanza il target a cui si riferiscono è – o dovrebbe – essere poco più che tardo adolescenziale, ” Idealism ” si guadagna la meritata sufficienza, in attesa di una maturazione che speriamo porti a rendere più personale il suono dei tedeschi.
Con Justice ( moniker del duo formato dai francesi Xavier De Rosnay e Gaspard Augè ) le cose si fanno più interessanti, primo perché oltre agli ovvi riferimenti ai connazionali Daft Punk qui il suono si riempie di mille altri beats, secondo perché se Digitalism dal vivo si limitano a far ballare “parecchio”, questi invece spaccano proprio di brutto. Sotto contratto con la mitica Ed Banger di Busy P, i Justice di “†” rimasticano il French Touch tutto ( non solo Daft quindi, ma Cassius, Motorbass e, soprattutto, le prime cose di Etienne De Crecy ) dando vita ad un suono virato funk e disco, rock alla maniera dei Chemical Brothers ed electro house, spesso non privo di una vivace vena pop ( vedi il singolo “D.A.N.C.E.” ). Belli i campionamenti di archi di “Phantom Pt. I ” e il funk digitale di “New Jack”, anfetaminici i beats di “Let There Be Light”, irresistibile la già menzionata “D.A.N.C.E.”, cafonissima e strarock “Waters Of Nazareth”.
“†” dimostra che i parigini non sono solo buoni artigiani dei remix ( loro il rmx – inno di Simian Mobile Disco “Never Be Alone” ) e passeggeri animatori dei dancefloor, ma rappresentano al contrario una delle realtà più stimolanti e promettenti dell’attuale panorama electro dance internazionale.
Abbandoniamo i francesismi di Justice e Digitalism per parlare dei Von Sudenfed, ovvero il marziale moniker scelto dal leader dei Fall Mark E. Smith e dai Mouse On Mars Andi Toma e Jan St. Werner
Dall’unione di un gruppo che ha tracciato i confini dell’elettronica dell’ultimo decennio con un proletario mancuniano ex ( ? ) tossico che ha fatto la storia del post-punk, rivaleggiando con Ian Curtis sui palchi inglesi di fine anni ’70 e regalando album storici come “Grotesque” ed “Hex Enduction Hour”, non poteva che venire fuori un album di molte spanne al di sopra della media.
In “Tromatic Reflexxions” l’elettronica dei tedeschi si rifà tanto agli acidi esperimenti del The Normal di “Worm Leatherette” ( il primo disco pubblicato nel 1978 dalla Mute Records ) e dei Cabaret Voltaire di “Nag Nag Nag” quanto a certi acidi stilemi techno rave anni ’90. Su tutto domina la voce marcia di Smith, che sputa veleno e biascica discorsi malati come ai vecchi tempi.
“Fledermaus Can’t Get Enough” distribuisce sincopi funk e morfina, bassi proto-two step e bleeps disturbati accompagnano le dichiarazioni da dancefloor di Smith in “Flooded”, mentre schegge di rasoii sintetici e declamazioni ipnotiche prendono vita in “Speech Contamination / German Fear Of Osterrich”. Più avanti c’è spazio anche per furiosi episodi electro-country-punk come “Chicken Yamas”, ripetitive maledizioni post-industriali “The Sound Wiped” e perfino per una conclusiva ed incredibile ballata policromatica come “Dearest Friend”.
Nell’attesa che qualcuno ci faccia la grazia di mandarli in tour in Italia, continueremo a divorare ” Tromatic Reflexxions ” per tutta l’estate.
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Giugno 26th, 2007 at 11:34
abbiamo visto sia JUSTICE che DIGITALISM dal vivo….JUSTICE spacca di brutto !!!
Giugno 26th, 2007 at 13:40
ottimo articvolo come al solito Helmut.Conosco i primi due, i justice mi piacciono, mi divertono, i digitalism mi predono un po’ meno.Non èilmio genere, ma sto ascoltando abbastanza questi dischi insieme a quello dei Simian disco mobile
Giugno 26th, 2007 at 15:02
Si danza euforicamente con justice e digitalism, ci si dimena morfinosamente con von sudenfed, sicuramente il migliore del lotto.
Giugno 26th, 2007 at 15:37
…mortacci Helmut te si che te vengono bene sti terni secchi!
Io ho recensito i Chemical Brothers ma mi sono fatto prendere dal sentimentalismo dei ‘bei tempi andati’.
Sto diventando troppo vecchio per ste cose. Ben presto finirò per recensire solo i grandi classici del blues…
Giugno 26th, 2007 at 22:42
Dice che l’ultimo dei Chemicals fa ride…è vero?
Ottobre 5th, 2007 at 15:42
[…] Tenete d’occhio questi due Servito al tavolo Music on air, Be Cool Visto che non me ne frega un boia di un deputato chepiagnucola su se stesso… (ah…questi “poveri” deputati sempre in difficoltà!) Torno a parlare di musica, e torno con i Digitalism, che con Pogo sono riusciti a farmi battere i piedi a tempo come non mi succedeva da parecchio… Electro-punk? Electro Rock? poco importa… questi due ci sanno fare! […]
Ottobre 5th, 2007 at 16:44
[…] Inizio a parlare di musica e parto con i Digitalism, che con Pogo sono riusciti a farmi battere i piedi a tempo come non mi succedeva da parecchio… Electro-punk? Electro Rock? poco importa… questi due ci sanno fare! […]
Novembre 14th, 2007 at 13:02
credo che siano i justice ad aver deluso di piu le aspettative! belli i due singolidance e phantom, ma il resto dell’ album è appena sufficiente e poco ballabile.. sembra quasi costruito con forza o con l’obbligo di dover fare un album! mentre idealism seppur di semplice concezione è sicuramente piu efficace, ballabile e le tracce presentano un filone unico che le tiene insieme; cosa assente nell’ album dei justice. Di certo i justice hanno poco a che vedere con i daft punk per quanto riguarda la cura dei pezzi, ma si sa come quei due matti non c’è nessuno.
Poi i gusti sono gusti..
Yep!
Novembre 17th, 2007 at 20:18
cavolo,intanto che bel sito! l’ho scoperto per caso….complimenti per la recensione fatta proprio con i guanti…e che uso straordinario del linguaggio….mica rolling stone o xl!…hehehe…bravo/a! il primo disco acquistato da me si tratta di cross dei justice (….ma come cavolo si fa fare la croce con la tastiera?…..) il lavoro a versi sembra più concepito come un concept album pseudo rock dance……tracce come D.A.N.C.E., PHNATOM PT1 e DVNO sembrano delle hit da radio….(infatti il secondo singolo è DVNO!) per il resto mi mancava un album del genere….Secondo me l’ultimo dei Daft Punk ” HUMAN AFTER ALL “, alla fine ha lasciato un segno (certo che nn lo si può paragonare ai loro precedenti lavori…comunque….) e i justice, e anche i digitalism, hanno recepito il meglio del suono dell’album. e ne hanno fatto, o meglio plasmato/loopato, le chitarre distorte, le batterie dal suono violento7rozzo quasi da rock band heavy metal….diavolo…questi ragazzi hanno mangiato pane e daft punk a colazione!!!!!!! incredibile…….!ah…per quanto riguarda l’ultima band/duo nn conosco, come dire…., un immerita mazza ma mi rifarò su myspace!……consiglio…se nn ne avete parlato…”boogybytes vol.2 ” dei modeselektor…un remix di pezzi fatti da altra gente di un certo spessore!!!!
see you space cowboys!
ekoop
Gennaio 2nd, 2008 at 12:00
[…] “DIGITALISM ELECTRONIC BEATS” on INDIE FOR BUNNIES […]