Luglio 2007


4 Votes | Average: 4.5 out of 54 Votes | Average: 4.5 out of 54 Votes | Average: 4.5 out of 54 Votes | Average: 4.5 out of 54 Votes | Average: 4.5 out of 5 (4 votes, average: 4.5 out of 5)
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Europa, fronte occidentale, 1916-Chemin des dames

Stretto nel pastrano verdescuro appesantito da fango e pidocchi, il fante del primo reggimento Nicolas R. a stento riesce a stringere il fucile tra le mani congelate. Le notti immense sotto un cielo cobalto, due piccole lucciole che danzano innocenti e silenziose, freddo pungente che ricopre di ghiaccio le sue narici: ecco tutto il suo tesoro. Boati sporadici in lontananza, Bertha sa come fare. Aspettano lì, nella tricea famelica, una lunga attesa per un istante fatale. Il tenente è nervoso, oggi se ne andava in giro guardando per terra. L’attacco è questione di ore. E attacco vuol dire morte certa. Nella furia del massacro nessun pensiero. Il peggio è il puzzo di urina e sudore freddo. Nella sequenza estrema dell’addio, fasi rallentate e sublimazione. Un sibilo. Ferito. Tra terreno stuprato e disfacimenti generali, dimenticato nella terra di nessuno, come un camaleonte mimetizzato nel colore-dolore del fango turbato attende inerte. E’ mattino. Uno splendido mattino, di quelli con tonnellate di sole mitigati da una leggera brezza rinfrescante. Una giornata per l’ozio e le maniche di camicia arrotolate. E invece una corazza di ghiaccio lo stringe. Non c’è pietà per un giovane fante, perchè non ne ha bisogno. “Tutto mi è chiaro”. Silenzio e ricordi. Le promesse prima di partire, la voglia di essere parte di qualcosa di storico, l’ardore giovanile e la sua maledizione. I capelli neri e gli occhi nocciola. E poi il naso, le mani, l’alito della tua vita che sbatteva solo per me. Ed ora solo silenzio. Le voci degli uomini evaporano prima di toccarmi le orecchie. Eppure non c’è segno di tristezza o preoccupazione nei suoi occhi. “Ho la calma delle infinite visioni”, un mare placido che gioca vezzoso col bagnasciuga. Tra me e il mondo non c’è più niente che ci leghi, nessun affanno, nessun ‘dover essere’, nessuna gabbia. Ascolto il rumore doloroso dell’erba che si sforza di crescere. Sento le formiche, il fruscio del vento, lo sguardo di una margherita orfana miracolata dalla devastazione. E sono altrove…via da qui….

Stati Uniti d’America, costa occidentale, 2007-Portland

Matthew Cooper si sveglia spesso la notte in preda agli incubi. Di soprassalto sbarra gli occhi e scatta come una molla in avanti. Tutto sudato stringe a sè la coperta, annaspando alla ricerca d’aria. E’ buio. A tratti pallide luminescenze sciabolano il fitto nero della camera. E’ come se un flusso di energia l’avesse attraversato, mostrandogli cose totalmente estranee a lui. Quasi in trance, con gli occhi chiusi, si mette al pianoforte con in testa la quiete dopo la tempesta, perso nel ciclico fruscio di foglie e vento tra le cimase. Oltre le molecole del tempo e dello spazio, negli strati più alti del sentire c’è una zona di atarassia e lucidità, di melodie stratificate al sapore d’eterno dove menti libere e disilluse vagano alla ricerca di gemme sonore. Ecco cosa unisce questi due uomini che mai si sarebbero potuti incontrare, ma che nonostante tutto percorrono e sentono, o hanno sentito, le stesse strade dello spirito. La musica che sgorga copiosa dalle mani di Cooper, in arte Eluvium, è fatta di evocazioni, di rigore classico che insegue melodie pop, di ascolti di Stars of the Lid e Brian Eno, di ispirazione e silenzio rotto da boati lontani. Fluttuare tra le meraviglie oniriche di ‘Prelude for time feelers’ sarà la cosa più naturale del mondo ed Edward Mani di Forbice farà nevicare solo per te stanotte. Orchestrazioni sontuose e lente come il passaggio di nuvole in una giornata serena, accompagnano le note di pianoforte. Fino ad ieri pensavamo di padroneggiare lo spazio che ci era concesso, ci muovevamo sovrani tra l’aria che si disfaceva al nostro passaggio e la forza di gravità che ci obbligava; ma da oggi sarà diverso. Da oggi c’è solo la promessa di un viaggio diverso, da fare ad occhi chiusi e con le cuffie nelle orecchie. E andando andando ci verrà voglia di stenderci in un verde prato sotto l’ombra accogliente di un platano…Allora ci sembrerà di sentire le formiche, il fruscio del vento, lo sguardo di una margherita orfana… E saremo altrove, via da qui….

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Copia [ Temporary Residence - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Stars Of The Lide, Nyman, Vangelis, Debussy
Rating:
1. Amreik
2. Indoor Swimming
At The Space Station
3. Seeing You Off The Edges
4. Prelude For Time
Feelers

5. Requiem on Frankfort Ave.
6. Radio Ballet
7. (Intermission)
8. After Nature
9. Reciting the Airships
10. Ostinato
11. Hymn #1
12. Repose In Blue
12 Votes | Average: 4.67 out of 512 Votes | Average: 4.67 out of 512 Votes | Average: 4.67 out of 512 Votes | Average: 4.67 out of 512 Votes | Average: 4.67 out of 5 (12 votes, average: 4.67 out of 5)
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Leggi e ti senti al sicuro. Ti senti al sicuro perché sei dentro la tua stanza, in santa pace, con la luce sulla scrivania che se ne sta lì zitta e ti lascia pensare senza interrompere il flusso. Potrei anche annegare dentro di te fino a toccare il fondo e depositarmi per qualche minuto. Rimanere in silenzio ad ascoltare da dentro qualcosa che probabilmente è più interessante di tutte le cose che ho ascoltato per 25 anni. Scusa ma col cazzo che sei al sicuro baby. Adesso dovrei parlare degli okkervil river e mi viene in mente una montagna. Quando sei in cima a una montagna puoi star lì fin che vuoi ma prima o poi devi scendere. E’ così per tutti. L’apice della montagna di Sheff si chiama Black Sheep Boy: un casino annerito cupo e denso di emozioni, frustrazioni, sentimenti e pensieri densi densi che messo in musica risulta a qualsiasi ora del giorno uno lo ascolti sempre un capolavoro. La piccola discesa dalla vetta forse perte proprio con questo nuovo lavoro della band. Tutto bello, tutto prodotto egregiamente, per carità ma apparentemente leggermente slegato (ma anche la muraglia cinese in confronto a un concept di acciaio come black sheep apparirebbe leggermente slegata…) e purtroppo mi duole dirlo “già sentito”. Stupenda e romantica la “ninna nanna” che apre la produzione e tutto leggermente più virato verso il rock che verso il folk, in alcune tracce, il disco. Stiamo parlando di un pzzo di plastica che se ascoltato magari cinque o sei anni fa sarebbe stato uno dei migliori dischi della stagione. Ma non dopo un sogno come down the river of golden dreams. Non dopo Black Sheep Boy. Folk, una voce stupenda, incantevole, e straziata come poche, un gusto per la composizione musicale e l’intreccio di parole romantiche come solo alcune immagini conservate dentro il vostro cuore riescono ad essere. però il confronto con un io migliore di te non lascia scampo. Quasi mai.

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The Stage Names [ Jagjaguwar - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Backyard Tire Fire, White Whale, Jonathan Meiburg, Zack Thomas
Rating:
1. Our Life is Not a
Movie or Maybe

2. Unless It’s Kicks
3. A Hand to Take Hold of the Scene
4. Savannah Smiles
5. Plus Ones
6. A Girl in Port
7. You Can’t Hold the Hand
of a Rock and Roll Man
8. Title Track
9.John Allyn Smith Sails
1 Votes | Average: 4 out of 51 Votes | Average: 4 out of 51 Votes | Average: 4 out of 51 Votes | Average: 4 out of 51 Votes | Average: 4 out of 5 (1 votes, average: 4 out of 5)
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Il talento è come il coraggio: uno o ce l’ha di suo, o altrimenti non può darselo all’improvviso. E qui di talento ce ne è un bel po’. Chris Simpson, in arte Zookeeper, debutta con questo nuovo progetto dopo essere stato il leader dei ‘Mineral’ e dopo aver condiviso il palco negli anni passati con tutto il meglio della scena ‘emocore’ statunitense. Della precedente esperienza non rimane molto, se non un’attitudine ad entrare a testa bassa nelle canzoni senza farsi troppi calcoli e senza controllare eccessivamente il cuore che vorrebbe mangiarsi la voce. Si naviga nella più consolidata tradizione cantautorale americana, quella di gran classe per interderci, che non cede un metro alla noia o al già sentito, ma che invece crea in continuazione nuove melodie spingendo un passo più in là la chitarra e le sue corde infuocate. In questi casi la differenza spesso la fa la voce e qui il texano (guarda un po’ ancora una volta Austin partorisce un prodoto di gran classe) ne sfodera una molto particolare, vibrante, tesa, sanguigna e solida. Il ricordo subito cade su Adam Fontaine, cantante ed anima inquieta dei Two Gallants, però ripulita da quella sensazione di vecchio motore ingolfato, come se qualcuno gli avesse preso la faccia incandescente tra le mani e asciugandogli il sudore dalla fronte, l’avesse calmato. Ne rimane così la parte pulita, quella da bravo ragazzo di campagna, venata da una consolidata malinconia, sincera e mai artificiosa. Tutte le canzoni del disco rispecchiano un po’ l’immagine in copertina: un gruppo di amici intento a fare colazione, con tutti i colori velati da una leggera doratura nostalgica, quasi ad emanare un calore soffuso e rassicurante nel quale rifugiarsi. Mai foto fu più azzeccata. A partire dall’iniziale ‘I Live In The Mess You Are’, ballata che sboccia come un lillà a primavera, passando per ‘Two-Part Invention’ che a tratti pare essere una rilettura rallentata e claustrofobica di “Can’t Help Falling In Love With You” del grande Elvis, fino all’intensa ‘Flood Of Love’, la sensazione predominante è che dentro ci sia la parte più genuina della scena statunitense, dai Wilco a Will Sheff, a guidare l’ispirazione di Robinson. Anche perchè ci trovi tutto il bello ed il caratteristico della musica americana, e cioè la stratificazione e la cura manicale nel saturare l’aria come se fosse un Big Mac infarcito con tutte le loro diaboliche cremine, con la differenza che nel campo musicale il risultato è sicuramente più digeribile. In definitiva segnatevi da qualche parte questo nome, perchè come si dice in questi casi : “Il giovane promette bene”. E non dite che non v’avevamo avvertito.

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Zookeeper [EP] [ Bellecitypop! - 2006 ] - BUY HERE
Similar Artist: T.Rex, Two Gallants, Wilco, Okkervil River, The Beatles
Rating:
1. I Live in the Mess You Are
2. Tax Collector
3. Flood of Love
4. Two-Part Invention
5. Delivery Room
3 Votes | Average: 4.67 out of 53 Votes | Average: 4.67 out of 53 Votes | Average: 4.67 out of 53 Votes | Average: 4.67 out of 53 Votes | Average: 4.67 out of 5 (3 votes, average: 4.67 out of 5)
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Fermo immobile per sei anni.
Poi cominci a muovere i primi passi di nuovo e torni alla luce. Cazzo, se stai fermo per sei anni e poi di botto torni a galla come se niente fosse successo, come se fossi ancora tu il padrone del delay e delle distorsioni allora la gente dovrebbe cominciare ad avere anche paura perchè vuol dire che sei ancora pericoloso. Il giocattolo distorto si rimette in moto e qualcuno là fuori dovrebbe cominciare a pisciarsi nei pantaloni attillati, nelle sonorità cronometrate, nei tagli di capelli molto NME. E’ tornato chi con una chitarra ti scaraventa addosso un bel mare di frustrazione, merda e consapevolezza che il mondo potrebbe bruciare da un momento all’altro. E’ vero, è solo un ep ma suona meglio di molti album da settecento tracce ascoltati ultimamente. E’ un avvisaglia, un campanello d’allarme. Levatevi dalle palle, avete avuto il tempo per far nascere correnti new-garage, gruppi che hanno fatto tendenza e che adesso si trovano a pulire il pavimento dei castelli delle major. War Of The Worlds riporta a galla quel senso elettrico che al mio stomaco mancava da un po’, Toy Soldiers conserva ancora la rabbia appuntita di Finelines e una ballata come “Lord Knows…” ci sono gruppi che donerebbero qualche litro di sangue per averla in scaletta. Se ti muovi dopo sei anni fai un sacco di casino, nel bene o nel male. Visto che questo ep è andato sold out in un paio di giorni qualcosa mi dice che il prossimo album dei My Vitriol sarà davvero una bella notizia per le orecchie.

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A Pyrrhic Victory [EP] [ Xtra Mile Recordings - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Muse, Black Rebel Motorcycle Club
Rating:
1. War of the Worlds
2. Lord Knows How I’ve Tried
3. Toy Soldiers
4. ElectroWar (the Son of Robot remix)
2 Votes | Average: 2 out of 52 Votes | Average: 2 out of 52 Votes | Average: 2 out of 52 Votes | Average: 2 out of 52 Votes | Average: 2 out of 5 (2 votes, average: 2 out of 5)
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Si parlava di anacronismi musicali, e di come in fondo la discografia attuale non necessitasse di un ritorno degli Smashing Pumpkins. E si parlava di quanto comunque l’ultima fatica di Corgan fosse di qualità più che buona, e che insomma, se si guarda a quel disco senza voltarsi indietro a rivangare il passato, il giudizio che ne esce è ancor più positivo. Mi capita di ascoltare,poi, questo esordio dei People Noise, e sinceramente la faccenda degli anacronismi si complica decisamente. Questo è un lavoro figlio di quel sound tipicamente anni ’90 che parte dai Sonic Youth, attraverso Nirvana e soci e sfocia poi in qualcosa di diverso, in certe intuizioni proprie dei primi Radiohead. Ma sinceramente qui non se ne trova il senso, in quanto non si scorge l’urgenza o la freschezza che un disco, seppur derivativo , dovrebbe avere nel 2007. Le canzoni privilegiano l’uso delle chitarre elettriche, i cui i suoni costruiscono muri lievemente shoegaze, levigati da arrangiamenti in bilico tra il notturno e il malinconico. Si intravede il colpo di classe , soprattutto nella ballata che da il titolo al disco, suggestiva e toccante, ma è il resto dell’album che manca di ispirazione. Le canzoni si susseguono tra cavalcate elettriche e momenti di apparente quiete, con inserti sintetici, che poi esplodono più o meno fragorosamente nel suono delle sei corde, vere protagoniste del suono di una band che probabilmente non ha ancora trovato la propria strada maestra. Perché è davvero poco quello che poi ti rimane anche dopo ripetuti ascolti. Insomma un bel compitino, scritto con una buona calligrafia ma privo di personalità. Magari, insistendo su quelli che sono i momenti più rilassati e notturni del disco i, People Noise potrebbero proporre un sound sicuramente ricco di quel pathos assolutamente necessario per chi, nel 2007, cerca di riprodurre un suono che nello scorso decennio ha avuto li suo massimo fulgore. Forse siamo davvero fuori tempo massimo per certe cose, ma il punto è che non tutti gli anacronismi hanno ancora un senso oggi.

Cover Album
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Ordinary Ghosts [ autoprodotto - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Radiohead, Smashing Pumpkins, Sonic Youth
Rating:
1 A Million Lives
2 The Killing Fields
3 Ordinary Ghosts
4 The Nothing Place
5 Turn Around
6 Pretty Things
7 The Sound And The Moon,
The Moon And The Sea
8 Sedation
9 Harrison Bergeron
10 Older
Foto thanks to ELENA PRATI e al blog KITCHEN DOOR

My Awesome Mixtape Discography: MY LONELY AND SAD WATERLOO [Digital Promo] (2007 - MyHoney), SONGS OF SADSNESS - SONGS OF HAPPINESS [Digital Promo] (2007 - MyHoney)
Soda Fountain Rag Discography: SOMETIMES I WONDER IF YOU HAVE A HEART (2007 - MyHoney)

Con i 4 euro che mi rimangono prendo un secondo margarita. Il barista - un tizio a dir poco eccentrico, occhiali da sole, camicia a fiori e cappello da cowboy - mi mette due cannucce nel bicchiere: una dritta e l’altra con l’estremità flessibile.
Dei due gruppi che suonano stasera a Orzinuovi, i My Awesome Mixtape sono senz’altro quelli capaci di assumere forme concave e convesse. Soda Fountain Rag, cantautrice norvegese che ha appena concluso il suo set, è quella semplice e rettilinea: una chitarra, un basso, e lei che canta e suona la batteria stando in piedi - cassa e rullante sulle strofe, il charleston per contare il tempo degli stacchi. One, two, twee, four: il pop cristallino di questa fatina di Bergen narra storie semplici come la luce sui fiordi, storie di ragazzi a cui sussurrare parole dolci, delusioni che non trovano lo spazio delle tenebre. Brividi sulla pelle quando prende il divano su cui sono seduto nel giardino del Nosilenz Fest e lo porta su un’automobile che viaggia nelle strade deserte di una notte nordica. La melodia che riempie l’aria è quella di Driving in Your Car: “And I just want to sail away – this shit is all because of you / Please keep me company tonight, I know I’d do the same”.
Compro un suo cd al banchetto di MyHoney, mangio un biscotto a forma di cuore e sono pronto per i My Awesome Mixtape. Che genere fanno? - mi chiedono mentre loro preparano gli strumenti sul palco. Non so rispondere, ma quando iniziano a suonare capisco che il problema non è tanto trovargli un’etichetta (electro-pop sintetico con echi di hip-hop scuola anticon) quanto che loro non vogliono inseguire nessuna scena ma soltanto giocare con dei synth, delle basi, una tastiera, un basso, una tromba, una viola.
La sorpresa è che c’è un potere camaleontico inatteso, nei loro pezzi: spariscono i colori estivi della performance al Mi Ami e rimbombano nel subwoofer le note del basso. Sara Taylor si veste di nero, i videogiochi di Amiga rimbalzano opachi davanti a un campanile sul cielo notturno, i protagonisti di The Painter and the Anthropologist sono carichi di tinte noir. Rimangono i cuori rossi di stoffa appuntati sulle magliette a rassicurarci, le facce di Maolo curvo sul microfono, cinque ragazzi giovanissimi che dipingono il sound più innovativo di quest’anno in Italia: non c’è nulla da temere.

Link:

MY AWESOME MIXTAPE MySpace
SODA FOUNTAIN RAG MySpace
MY HONEY RECORD Official Site

Mp3:
My Awesome Mixtape - The Giant Squid (live @ polaroid) *
My Awesome Mixtape - Diderot (live @ polaroid) *
My Awesome Mixtape - Suddendly April Left Us Without A Kiss (live @ polaroid) *
My Awesome Mixtape - Love On Cabin Class (live @ polaroid) *
My Soda Fountain Rag - Don’t Kill The Clowns (from the album “Sometimes I Wonder If You Have A Heart”)
My Soda Fountain Rag - Army Of Silent Kids (from the album “Sometimes I Wonder If You Have A Heart”)

* thanks to Polaroid blog.

Video from the NITE:
Soda Fountain Rag

Video thanks to MASSIMO e al blog IL TLOG DELLA DOMENICA

3 Votes | Average: 3.33 out of 53 Votes | Average: 3.33 out of 53 Votes | Average: 3.33 out of 53 Votes | Average: 3.33 out of 53 Votes | Average: 3.33 out of 5 (3 votes, average: 3.33 out of 5)
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Capita di fare indigestione di indiepop, e per quanto i ritornelli catchy, gli hanclaps, le armonie vocali in falsetto siano quasi il tuo pane quotidiano, capita di bramare qualcosa di diverso. In effetti ho una gran voglia di rock, di blues e di distorsioni seppur non portate all’estremo, perché in fondo ho sempre cercato queste sonorità. Solo che ultimamente pare si faccia solo pop da camera o twee, e alla fine il vaso si colma. Fortuna vuole che tra le mie mani sia passato questo promo dei Wooden Wand, il cui suono si presenta sporco di fango e di polvere quanto basta per destarmi dal torpore in cui stavo finendo. La creatura di James Thot prende le distanze dall’approccio psichedelico delle precedenti produzioni, e si affida alle mani sapienti di Lee Ranaldo e Thurstoon More dei Sonic Youth. Il primo produce e il secondo ha pubblicato il disco con la sua Ecstatic Peace. Quello che viene fuori è un classico album di folk-blues suonato con cuore e mestiere, molto vicino ai classici Young e Dylan,e leggermente acido come un Mark Lanegan però meno oscuro e alcolico. Forse il miglior pezzo lo sparano proprio in apertura, con quella “pusher” che sa di whisky e southern rock polveroso e sudato. Per il resto l’approccio è più leggero, prevalentemente acustico anche se non sfocia mai nel folk duro e puro, ma intraprende una strada leggermente più obliqua e legata ad un blues-rock di frontiera dai tempi medi. L’innovazione è lontana anni luce, ma le atmosfere, perfettamente in bilico tra rilassatezza ed inquietudine, convincono e coinvolgono. E’ l’insieme che conta, e anche se manca il pezzo che stordisce i tuoi sensi, queste storie hanno il pregio della semplicità e della sincerità. Siamo nel 2007 ma fortunatamente esistono ancora dei cowboys che, aiutati dalle corde di una chitarra e da qualche bicchiere di troppo, se ne fottono di tutto il resto e ti sputano addosso le loro verità.

Cover Album
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James & The Quiet [ Ecstatic Peace - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Neil Young, Johnny Cash, Bob Dylan, Blanche, Vetiver, Espers, Mark Lanegan
Rating:
1. The Pushers
2. In A Bucket
3. Spitting At The Cameras
4. Delia
5. We Must Also Love The Thieves
6. The Invisible Children
7. Blood
8. Blessed Damnation
9. Future Dream
10. James & The Quiet
11. Wired to the Sky
10 Votes | Average: 4.2 out of 510 Votes | Average: 4.2 out of 510 Votes | Average: 4.2 out of 510 Votes | Average: 4.2 out of 510 Votes | Average: 4.2 out of 5 (10 votes, average: 4.2 out of 5)
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A volte sembra che il tempo rimanga cristallizzato dentro le tua testa. Ti volti un secondo dall’altra parte e sono già passati dieci anni ma è come se niente fosse realmente cambiato. Discorso già fatto per i My Vitriol e ripreso stavolta per i Kula Shaker, vera ossessione del sottoscritto ai tempi del brit pop. Tempi in cui, all’epoca, c’era il pianeta Oasis e il pianeta Blur con attorno una miriade di satelliti che giravano attorno per poi tornare a scomparire nell’ombra (vedi Cast, Mansun, Bluetones….) o al massimo dare una pennellata di un colore leggermente diverso al decennio musicale per poi comunque sgretolarsi alle soglie del nuovo millennio (vedi Pulp). E poi c’erano fenomeni che facevano storia a se, come i Kula Shaker. Più di dieci anni fà usciva “K” e l’europa si ritrovava a fischiettare melodie indianeggianti e ritornelli catchy come non se ne sentivano da decenni (o da giorni…dipende se avevate ascoltato o meno recentemente Morning Glory…). Adesso Crispian Mills e la sua zazzera bionda si ripresentano con un bel po’ di canzoni e una verve che mette di buon umore a dir poco. Il sound è sempre quello: di tutto e di più rubato agli anni settanta (anche fine sessanta), come la chitarra acida, i riff semplici diretti e la psichedelia da festival infangato. Ma c’è rubare e rubare. E Mills è sempre stato uno dei ladri migliori in circolazione. L’organetto molto Ray Manzarek e varie ballate tendenti a un blues maledetto da vita on the road sono sempre lì. L’ispirazione del disco potrebbe venire benissimo dalla solitudine provata da Mills negli ultimi anni o semplicemente dalla sua voglia di riscattarsi dopo il periodo insipido passato con i Jeevas (discreta band, trio che comunque riprendeva anche quanto proposto dai Kula Shaker ma in chiave più pop). Nel disco c’è anche una sorta di “reprise più gioiosa e meno claustrofobica” di Narayan proposta in The Fat Of The Land dei Prodigy sempre in pieno periodo brit pop. Questo è un ritorno che può funzionare semplicemente perchè la musica dei Kula Shaker sarà bella anche a distanza di anni. Non ha tempo, è legata a un periodo ma non è figlia “forzatamente”di quel periodo. Il prossimo disco potrebbero pubblicarlo anche tra vent’anni e sono sicuro che sarebbe fantastico allo stesso modo in cui K aveva bollito positivamente il cervello a molte persone.

Cover Album
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Strangefolk [ Strangefolk - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Grateful Dead, The Doors, The Verve, The Beatles
Rating:
1. Out On The Highway
2. Second Sight
3. Die For Love
4. Great Dictator
(Of The Free World)
5. Strangefolk
6. Song Of Love/Narayana
7. Shadowlands
8. Fool That I Am
9. Hurricane Season
10. Ol’ Jack Tar
11. 6ft Down Blues
12. Dr Kitt
13. Super CB Operator
7 Votes | Average: 3.86 out of 57 Votes | Average: 3.86 out of 57 Votes | Average: 3.86 out of 57 Votes | Average: 3.86 out of 57 Votes | Average: 3.86 out of 5 (7 votes, average: 3.86 out of 5)
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Dale Grundle vive in un quadro ad acquerelli, in un dipinto bucolico e notturno dove la tua immaginazione ti avvicina alle stelle. Puoi osservarle liquefarsi nelle tue mani, senza scottarti. Questa musica è come acqua che scorre lenta, fresca, il cui gorgogliare ti accompagna mentre stai scrivendo qualcosa per qualcuno. Intrecciando i sentimenti. Gli Sleeping Years sono Dale Grundle (ex leader dei Catchers) , la sua chitarra, le sue tastiere e la sua armonica. E la voce leggera, toccante. Il suo progetto prevede quattro EP a tiratura limitata (e autografata) in un anno, uno ogni tre mesi; questo segue il precedente “You and me against the world”, piccolo gioiello di folk acustico in cui echi di Nick Drake si alternavano ad atmosfere bucoliche candide e rilassate. La cifra stilistica è la stessa, ma forse i, pathos è maggiore, ad iniziare dalla toccante title track che riporta al primo,commovente Tom McRae. Ma tutte le cinque tracce sono un incanto, tanto delicate quanto sfuggenti e intense, compresa la strumentale “Whitonlythestarstoguideus”, con quelle tastiere eteree e sognanti che richiamano ricordi sfumati e cangianti. La cosa bella di tutto questo è che, seppur con una formula che non ha niente di innovativo e che viene proposta di continuo nell’attuale panorama discografico, Grundle riesce a sfornare delle canzoni splendide e struggenti con una naturalezza spaventosa. Questi EP sono qualcosa in più di un semplice e sotterraneo prodotto pop, questa musica è a tratti meravigliosa, come le confezioni artigianali by Pika Pika (un salto qui non vi farebbe male: www.pikapika.co.uk ), da espoorre in bella mostra sui vostri scaffali. E’ tutto così bello che non ci si crede.

Cover Album
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Setting Fire To Sleepy Towns [EP] [ autoprodotto - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Tom Mc Rae, Kings Of Convenience, Sodastream, Nick Drake
Rating:
1. Setting Fire To Sleepy Towns
2. The Sleeping Years
3. Macosquin, Coleraine
4. Whitonlythestarstoguideus
5. Kerscaven
10 Votes | Average: 4.1 out of 510 Votes | Average: 4.1 out of 510 Votes | Average: 4.1 out of 510 Votes | Average: 4.1 out of 510 Votes | Average: 4.1 out of 5 (10 votes, average: 4.1 out of 5)
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La foto che vedete qui sopra non può rendere giustizia alla splendida e artigianale confezione di questo Ep a tiratura limitata: un sacchetto di stoffa cucito a mano su cui è applicata una targhetta in legno col nome della band. All’interno un cartoncino pieghevole in cui si trova il disco, l’artwork, i testi e il numero di serie e la firma a penna del suo autore, Dale Grundle. Andiamo con ordine: lui era il cantante e autore dei Catchers, band Nordirlandese che riscosse qualche anno fa un discreto successo in patria ma non solo, e ora se ne esce con questo piccolo esordio firmato The Sleeping Years, interamente registrato a casa sua. Appena messo il disco nel lettore ti rendi conto che qui non è solo questione di forma, ma c’è anche una sostanza aggraziata e gentile, vestita da languido e melodico indie-folk britannico. Innazitutto la chitarra acustica, l’armonica e una voce dolce e mai stucchevole che non sussurra e allo stesso tempo non arriva ad urlare. La vasta campagna inglese, qualche piccolo fiume, la casa sulla collina, le lucciole nelle notti di primavera e quel bacio d’addio sul ponte che si affaccia sulla città all’orizzonte . Immagini evocate da questo pugno di canzoni. C’è anche lo spazio per uno strumentale al pianoforte (the 22nd House), e sembra quasi una piccola ninnananna per i ricordi svaniti e per gli occhi di qualcuno che desiderano riposare. Tutto molto bello, e anche se quello che ascoltiamo lo abbiamo sentito altre mille volte in precedenza con sfumature diverse. Ci sentiamo meglio adesso che il disco è finito, anche se non ci basta e premiamo il tasto repeat.E’ inevitabile, dategli una possibilità. La mia è la copia numero 180, per arrivare a 500 ce ne vuole, fiondatevi sul sito e ordinate questa piccolo miracolo artigianale. Non ve ne pentirete.

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You And Me Against The World [EP] [ autoprodotto - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Tom Mc Rae, Kings Of Convenience, Sodastream, Nick Drake
Rating:
1. You And Me Against The World (Acoustic)
2. The Lockkeepers Cottage (Acoustic)
3. The 22nd House
4. Dressed For Rain
5. How Long Have You Waited?

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