Agosto 2007


12 Votes | Average: 4.58 out of 512 Votes | Average: 4.58 out of 512 Votes | Average: 4.58 out of 512 Votes | Average: 4.58 out of 512 Votes | Average: 4.58 out of 5 (12 votes, average: 4.58 out of 5)
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C’è sempre bisogno del disco dell’estate. Ovviamente non sto parlando di qualche improbabile compilation sulla cui copertina è raffigurato un ombrellone ed una scritta giallo oro a caratteri cubitali che ci annuncia che in scaletta ci sono tutte le Hits del momento. E nemmeno della doppia compilation del Festivalbar, ammesso che lo facciano ancora. Questa volta mi arrendo, quando sembrava tutto così ripetitivo ai limiti di un accanimento terapeutico-musicale, la Svezia è ancora capace di colpirmi al fianco e regalarmi esattamente il disco che cercavo. Solare, orecchiabile, a tratti agrodolce e soprattutto abbastanza diverso da quel twee pop che inizia a mostrare il fiato decisamente corto. Non avrei mai immaginato di trovare una così massiccia dose di Cure in un disco decisamente solare. Ovviamente quello che c’è qui è la parte più pop della band di Robert Smith, ed infatti si intravede l’andamento di “In Between days” almeno in un paio di pezzi, tra cui “Tonight I Have To Leave It”. Inoltre gli Shout Out Louds hanno scritto la “Close To Me” del nuovo millennio, perchè se non vi viene in mente questa canzone ascoltando “Normandie” avete le orecchie foderate di prosciutto. Oppure non avete mai ascoltato i Cure, che pure è piuttosto grave . Anche la voce ricorda in certe tonalità più alte quella sghemba di Smith, anche se poi la cifra stilistica è piuttosto personale, lontana dal manierismo low-fi e dal pop da cameretta tanto inflazionato nell’ultimo anno. C’è molto brit qui dentro,e sopratutto quel contrasto tra luce e malinconia al centro di composizioni come la bellissima “Impossible”, che conferisce al disco quella profondità in più necessaria nella chiave di lettura di un lavoro davvero impeccabile. Questa volta potete anche riporre nelle vostre cantine la bicicletta, anche se in Svezia i sentieri ciclabili sono tantissimi, adesso è il momento di correre con le vostre gambe e di girarvi di tanto in tanto, guardandovi dietro, guardando tutto quello che non c’è più dentro di voi. L’aria, fresca e carezzevole, farà tutto il resto.

Cover Album
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Our Ill Wills [ (Merge - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: The Cure, Belle and Sebastian, Hot Hot Heat
Rating:
1. Tonight I Have To Leave It
2. Your Parents Living Room
3. You Are Dreaming
4. Suit Yourself
5. Blue Headlights
6. Impossible
7. Normandie
8. South America
9. Ill Wills
10. Time Left For Love
11. Meat Is Murder
12. Hard Rain
1 Votes | Average: 3 out of 51 Votes | Average: 3 out of 51 Votes | Average: 3 out of 51 Votes | Average: 3 out of 51 Votes | Average: 3 out of 5 (1 votes, average: 3 out of 5)
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La piccola etichetta indipendente RROOPP (talmente piccola che non sono riuscito a trovare uno straccio di sito ufficiale), con sede a Londra, ci riprova. Dopo il maxi album del 2006, quello dedicato agli Yellow6 (aka Jon Atwood), ecco questo pantagruelico triplo cd monotematicamente rivolto agli AMP.
Ma facciamo un passo indietro, chi sono gli AMP?
Gli AMP “sono più di un semplice gruppo derivativo del genere shoegazeer”. Il gruppo, con ragione sociale a Bristol, è intestato a Richard Amp alla cantante Karine Charff, ma di fatto il processo creativo è affare alquanto partecipativo. Tra i tanti brani si scovano le firme dei vari Third Eye Foundation, Crescent, Flying Saucer Attack e diversi altri.
L’esordio degli AMP, risalente a ben 15 anni fà, è ormai roba da archivio in casa Kranky (particolare, questo della prima casa discografica, quanto mai eloquente).
Precisati i connotati spazio/temporali e i contributors, non ci vorrà molta fantasia per indovinare che sono i canoni estetici di Slowdive, My Bloody Valentine, Codeine e Spacemen 3, ad essere presi a prestito e reinterpretati.
Sfumature tonali differenziano di volta in volta un tema di fondo che rimane invariato. “All Of Yesterday Tomorrow”, com’anche il titolo sembra voler suggerire, è il passaggio graduale ed impercettibile fra una stagione e l’altra.
Tra gli episodi migliori (comunque difficile scegliere tra tre ore e passa di musica) Je Veux e Moon Tree tra chitarra ritmica, piatti, cori di sirene e atmosfere dilatate fanno salire l’asta del mercurio. Gli AMP non si fanno mancare nemmeno qualche pezzo acustico decisamente di stampo intimistico (Televisionface).
In Sea Green Serenade un piano, un flauto e una nebbia di voce aleggiano su un lago verde scozzese. Trovano spazio prolisse riflessioni orientali da una parte e sbiadite fisarmoniche di un’est Europa svogliata e crpuscolare dall’altra.
Ma Bristol non era la patria del Trip-Hop?

Recensione degli Amp precedentemente pubblicata su IndieRiviera

Cover Album
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All Of Yesterday Tomorrow [ RROOPP - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Slowdive, My Bloody Valentine, Third Eye Foundation, Spacemen 3
Rating:

Disc 1
1. Sketch A Star
2. Remember
3. Melatonin Red
4. Alightfarout
5. There She Goes
6. Walking A Line
7. Small Light
8. Lutin
9. ICU
10. Frise
11. Strangely Charming Quark
12. Fine Day

Disc 2
1. Beyond
2. Get There
3. Silencer
4. Standing In The Darkest Corner Of The Room
5. Le Petit Chat
6. Ipso Factum
7. Lutin2
8. Le Revenant
9. Left It (Too Late)
10. Miles’N
11. Noir Et Noir
12. Baudelaire

Disc 3
1. Ombres
2. Je Veux
3. Moon Tree
4. Scarborough Fair
5. Seagreen Serenades
6. So Hot (Wash Away All Of My Tears)
7. Televisionface
8. Watchin’
9. Shadowfall
10. Untitled Demo (Demo Of Tomorrow)
11. Yonder
12. Untitled (Bow)
13. Wild Wine Gaze
14. When You Have Love

3 Votes | Average: 4.33 out of 53 Votes | Average: 4.33 out of 53 Votes | Average: 4.33 out of 53 Votes | Average: 4.33 out of 53 Votes | Average: 4.33 out of 5 (3 votes, average: 4.33 out of 5)
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In un mondo usa-e-getta si possono sempre trovare cose per cui vale la pena di dedicare tempo e attenzione e quando si è stanchi dell’odore di chiuso, in un panorama musicale saturo di prodotti omologati, cercando un po’ è possibile scovare artisti non convenzionali e respirare una boccata d’aria fresca.
Questa è la musica di Swod, progetto della coppia Oliver Doerell (che compone anche con lo pseudonimo di Dictaphone) e Stephan Wohrmann, avanguardia del movimento neo classico.
I due artisti tedeschi hanno finalmente pubblicato il loro secondo album, lungamente atteso dopo il sorprendente esordio di tre anni fa “Gehen” sempre per la City Center Offices, etichetta nota per la pubblicazione di prodotti di elettronica minimale/idm/ambient.
Quella di Swod non è il tipo di musica che scaturisce da esperienze ed emozioni personali dell’artista ma è piuttosto una musica che suggerisce e vuole creare ed evocare emozioni e stati d’animo nell’ascoltatore come se fosse la colonna sonora di un film immaginario o di un sogno.
Non hanno una forma i nove pezzi di Sekunden; sono elaborate sovrapposizioni di suoni, effetti sintetici, voci sussurrate, su una traccia punteggiata dalle note del pianoforte, tessiture musicali dilatatissime in cui la destrutturazione del brano si trasforma in poesia.
Apre l’album Montauk che con il suo assolo di pianoforte dà subito l’idea di cosa ci si deve aspettare da questo disco, sviluppandosi lentamente grazie alle note di un basso, sospiri, glitch e fruscii appena percettibili.
In Ja, voci sussurrate che sembrano provenire dalle profondità dello spazio si incastrano in un ticchettio frenetico che contraddice il ritmo della dilatatissima trama melodica.
Deer è uno splendido pezzo di musica classica contemporanea, un turbinio di note su cui germoglia una foresta tecnologica di distorsioni e sofisticate elaborazioni elettroniche mentre in Belgien l’immancabile pianoforte, il protagonista assoluto dell’intero album, è accompagnato da un misterioso dialogo a due voci che sembra tratto da un film.
Il capolavoro di “Sekunden” è però la traccia di chiusura dell’album: Patinage. La reiterazione del tema melodico che sembra arrivare come un’onda da distanze siderali si smorza e riprende vigore a fasi alterne lasciando il posto a crepitii indefiniti. E poi finalmente arriva la melodia come un regalo inatteso.
Una seconda prova meravigliosamente riuscita: frammenti di parole sussurrate come echi lontani, il suono del giorno che si trasforma in notte, la luce che passa dall’alba al tramonto, uno scorrere ininterrotto e fluido di sensazioni e immagini, indefinite e cristalline allo stesso tempo, che si inseguono nel vento rivelando paesaggi luminosi; un crescedo evocativo di versi di insetti, gocce di pioggia, suoni sintetici che disegnano atmosfere oniriche.
Impossibile spiegare com’è il sole a qualcuno che non l’ha mai visto.
Impossibile esprimere la bellezza di ques’album a qualcuno che non ha mai ascoltato Swod.

Cover Album
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Sekunden [ CCO/Hausmusik - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Dictaphone, Xela, Porn Sword Tobacco
Rating:
1. Montauk
2. Ja
3. Deer
4. Sekunden
5. Exit
6. Insects
7. Belgien
8. Frost
9. Patinage
3 Votes | Average: 3 out of 53 Votes | Average: 3 out of 53 Votes | Average: 3 out of 53 Votes | Average: 3 out of 53 Votes | Average: 3 out of 5 (3 votes, average: 3 out of 5)
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Il bello di questo disco è cercare di capire cosa girava nella mente del buon Andrew Weatherall dopo il successone di Screamadelica. Tutti sanno che in quell’epico album buona parte della meraviglia era dovuta proprio ad Andrew, genio elettronico e luminare techno-house come pochi altri.
Emission Audio Output riprende il nome della prima etichetta fondata dal nostro, ben presto dismessa per approdare alla Warp, e raccoglie i primi lavori del duo Two Lone Swordsmen. È un peccato poter ascoltare soltanto ora questi pezzi perché purtroppo perdono molto della loro importanza storica. Se questo disco fosse uscito dodici/tredici anni fa in molti avrebbero urlato al capolavoro: Weatherall in compagnia di Keith Tenniswood abbandona la house psichedelica e gagliarda del capolavoro dei Primal Scream per dedicarsi a trame più minimali ed intelligent.
È un campionario di IDM avveniristica ed avvolgente questo disco, che sa sfruttare e personalizzare ogni corrente elettronica dello scorso decennio. Lasciatevi trasportare dai suoni morbidi che impreziosiscono la techno spaziale di marca detroitiana Rico’s Helly; sugli stessi battiti si muove Spin Desire, pur cambiando completamente atmosfera e dedicandosi ad affreschi minimal-psichedelici non lontani dai futuri compagni di label Boards Of Canada (ma se proprio dovessimo far paragoni, sarebbe da dire che è un più bel ascoltare questo che quasi tutti gli ingranaggi digitali di Twoism). Le divagazioni ritmiche di Bim, Jack And Florence poggiano su uno stupefacente basso jazz e quando tra la sorridente confusione di tutte quelle sollecitazioni entra anche il synth, bè non c’è altro da fare che spalancare la bocca in un sorriso ebete d’approvazione ed iniziare a muovere il piedino.
Sorprendono i suoni quasi live della deliziosa The King Mob File; ancora più sorprendente Jakey In The Subway così geometrica, distorta ed aggressiva da anticipare quasi i suoni electro utilizzati da Bjork nel suo ultimo disco. Paisley Park omaggia i classici dub, lucidandoli con intensità ambient; mentre Spraycan Attack è pura drum’n'bass come solo in quegli anni ne usciva. In The Nursery approfondisce gli aspetti ipnotici e cinematici dell’universo degli Spadaccini.
In mezzo a tutto questo ben di Dio sale un po’ di rimpianto, un po’ di rabbia per aver dovuto aspettare tanto questi pezzi… Ma è ancora un ottimo sentire (manca solo il sapore della novità), come un buon vino leggermente invecchiato.

Cover Album
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Emissions Audio Output: From the Archive, Vol. 1 [ Rotters Golf Club - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Carl Craig, Boards Of Canada, Tosca, Aphex Twin
Rating:
1. Rico’s Helly
2. Spin Desire
3. Bim, Jack and Florence
4. The King Mob File
5. Jakey In The Subway
( TLS Vs One True Pod)
6. Paisley Dark
7. We Love Mutronics
( Keithy Boy Remix)
8. Spraycan Attack
9. In The Nursery Visit
Glen Street
10. Rico’s Helly ( Remix
by Omid Nourizadeh & Anthony
Teasdale)

Padre ORGANO e madre TASTIERA si accoppiano. Selvaggiamente e pubblicamente sulla rena umida. In un contesto di animalesco prendersi reciprocamente. All’ammucchiata interviene anche l’adolescente CHITARRA, che per timidezza e giovinezza non ha l’audacia dei principali protagonisti, ma in ogni caso non evita la propria partecipazione. Da questo bislacco intreccio vengono partoriti i maestosi Oneida, che in una sera di mezza estate ammaliano con precisione, abilità e ferocia i numerosi presenti accorsi.
I trip ipnotici nei quali il quartetto ci conduce sono dei più disparati, ugualmente martellanti ed intensi. Al limite del delirio, ben oltre la semplice performance live, gli Oneida insistono incessantemente e sfidano i timpani con martellanti deviazioni melodic-noise.
I concetti di spartito e di ordine sono bruscamente messi in disparte nella dimensione live, che riluce di un’incandescente intensità rispetto alle release in studio. Anzi, alla luce del concerto di questa sera, è evidente che la dimensione nella quale godere a fondo la band statunitense è quella dal vivo. Con un approccio simile ai padri-intellettuali Liars, che sembrano imprescindibili a livello formativo se si ascoltano i suoni partorirti dagli Oneida, il concerto viene gestito magistralmente e risulta di altissima qualità. Coinvolgente ed esuberante, trascinante e traboccante.
Assolutamente consigliati anche ai meno fan del genere e della band, che non potranno comunque restare insensibili allo spettacolo sonoro e scenico vibrante.

Link:

ONEIDA Official Site
ONEIDA MySpace

Mp3:
Each One Teach One (from the album “Each One Teach One”)
Doin’ Business in Japan (from the album “Come On Everybody Let’s Rock”)
Wild Horses (from the album “Secret Wars”)
History’s Great Navigators (from the album “Happy New Year”)
Run Through My Hair (from the album “The Wedding”)
Up With People (from the album “Happy New Year”)

Vapnet Discography: Ge Dom Våld Was [EP] (Hybris - 2005), Jag Vet Hur Man Väntar (Hybris - 2006), Nagot Daligt Nytt Har Hant [EP] (Hybris - 2007)
Elias & The Wizzkids Discography: The Dance [EP] (Hybris - 2007)
Hell On Wheels Discography: There Is A Generation Of Handicaped People To Carry On (Nons - 2001), Oh My God! What Have I Done? (Nons - 2003), From Roslagsgatan To Södre Hammarbyhamnen 1994-2004 (Nons - 2005), New Chemicals [EP] (Kirsten Postcards - 2005), The Odd Church (Hybris - 2006)

Il panorama pop svedese è in continua espansione e, sfruttando l’hype di molte band che hanno sfondato nel panorama indie internazionale, sono tantissimi i gruppi che trovano vantaggiosi contratti con etichette blasonate come la Rough Trade o la Sub Pop. La Hybris, invece, è una label svedese che sta accrescendo la propria popolarità oltre i confini scandinavi, ma già da tempo ha consolidato la propria posizione in patria. Merito soprattutto di band come i Vapnet, alfieri di un pop solare in cui le melodie prendono spunto dalla tradizione british con uno sguardo sempre attento alla west coast dei Beach Boys. Il grosso limite qui è senz’altro l’uso della lingua svedese, non proprio il massimo della musicalità e soprattutto molto restrittiva nella comprensione dei testi. L’ultimo EP “Nagot Da Light Nytt Har Hant” (non chiedetemi la pronuncia e il significato di queste parole) è esattamente tutto questo: un ottimo frullato di melodie, strumenti giocattolo e piccole orchestrazioni, cantato in un idioma a noi incomprensibile. Inoltre vanta la collaborazione di Mr. Jens Lekman, ma anche in questo caso l’inglese è lasciato in soffitta, peccato. Se decideranno di cambiare rotta in tal senso sono pronto a scommettere che le copertine e le recensioni a 4 e a 5 stelle fioccheranno anche da noi. Per ora ci resta un assaggio molto piacevole ma che non riusciamo ad apprezzare come si dovrebbe.
Invece la strada del successo potrebbe essere decisamente più breve per Elias & The Wizzkids, che da poco hanno licenziato, sempre per la Hybris il loro Ep di esordio intitolato “The Dance”. Fortunatamente per il cantato si sceglie la lingua albionica, e a giovarne è sicuramente la riuscita di questa manciata di brani, quattro per la precisione, decisamente estivi e coinvolgenti. Pop di prima qualità, ritornelli giocosi atmosfere da summer of love, accenni di country-folk , fanno di questo dischetto una piccola caramella alla frutta da assaporare con gusto almeno una volta al giorno. Non mancano le sorprese, come la cover schizoide di “Wonderwall” degli Oasis, con chitarre acustiche armonica e handclaps in abbondanza. Chiude il quartetto una piacevole ballata non troppo sdolcinata. Io ne vorrei decisamente di più, ma per il momento devo accontentarmi di quello che passa il convento, tanto prima o poi un disco vero lo faranno.
Non proprio di primissimo pelo sono invece gli Hell On Wheels, terzetto di punta dell’etichetta con sede a Stoccolma.
In Svezia sono a ragion veduta considerati gruppo storico e seminale per la recente ondata indie-rock scandinava, e molti altri paesi sembrano essersene accorti. Brasile, Russia, Giappone e Usa, tanto per citarne di più lontani, pubblicano regolarmente i loro album e accolgono da tempo i nostri in tour.
Il Belpaese, notoriamente attento ad osservare il vento musicale che spira dalla fredda Svezia, invece non batte ciglio allorché, quasi sette anni fa, Asa, Johan e Rickard debuttano con “There Is A Generation Of Handicaped People To Carry On”, lavoro dal titolo dissacrante e capace di presentare autentiche perle indie-rock divenute per molti autentici instant classic. Stessa sorte è toccata per i tre dischi successivi, con l’ultimo “The Odd Church” da più parti indicato come il migliore della loro intera discografia e da noi, come i precedenti, nemmeno pubblicato.
In realtà basterebbero le prime note di queste recente fatica per riconoscere meriti e qualità di questo progetto dalla vita più che decennale. “The Odd Church” si apre con “Heard You On The Radio” ballata d’altri tempi che incolla all’ascolto per stile e romanticismo, riportando alla memoria anche se solo per istanti i duetti di Johnny Cash e June Carter, coppia sempre in bilico tra amore e dannazione.
L’America rimane il maggiore modello di riferimento per il sound della band con accennate parentesi country e folk alternate ad un più presente rock chitarristico di scuola Pixies e Pavement.
Molti in Svezia sembrano chiedersi come sia possibile che un gruppo dalle potenzialità degli Hell On The Wheels non abbia ancora ottenuto vendite e attenzioni riservate in passato ad altre realtà di casa quali Cardigans, Mando Diao, Hives, da queste parti invece, ci accontenteremo di molto meno, come per esempio una distribuzione decente e qualche concerto in giro per lo stivale.

Link:
Vapnet Official Site - Vapnet MySpace
Elias & The Wizzkids Official Site - Elias & The Wizzkids MySpace
Hell On Wheels MySpace

Mp3:
Vapnet - Färjemansleden (from the album “Jag Vet Hur Man Väntar”)
Vapnet - Ge Dom Våld (from the EP “Ge Dom Våld”)
Vapnet - Thoméegränd (from the album “Jag Vet Hur Man Väntar”)
Elias & The Wizzkids - Wonderwall (from the EP “The Dance”)
Elias & The Wizzkids - The Dance (from the EP “The Dance”)
Hell On Wheels - Our Sweetness Has Become Our Problem (from the album “From Roslagsgatan to Södra Hammarbyhamnen1994-2004″)
Hell On Wheels - T-Mean Gadget (from the album “From Roslagsgatan to Södra Hammarbyhamnen1994-2004″)
Hell On Wheels - She Was A Milkmaid (from the album “Oh My God! What Have I Done?”)
Hell On Wheels - Power Ubbles By Big Bitch (from the album “There Is A Generation Of Handicapped People To Carry On”)
Hell On Wheels - Alexander (from the album “The Odd Church”)
Hell On Wheels - Come On (from the album “The Odd Church”)

4 Votes | Average: 3.75 out of 54 Votes | Average: 3.75 out of 54 Votes | Average: 3.75 out of 54 Votes | Average: 3.75 out of 54 Votes | Average: 3.75 out of 5 (4 votes, average: 3.75 out of 5)
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Ero quasi sprofondato in una crisi di noia per il pop svedese: troppi dischi “carini” che tendevano a somigliarsi tutti. Invece prima gli Shout Out Louds, con una cifra stilistica che finalmente non è twee , e poi Pelle Carlberg in seconda battuta, mi hanno destato dal torpore. “In A Nutshell” è un disco scandalosamente semplice ed efficace. Si parte a sirene spiegate con “Pamplona”, un brano lucente che ricorda l’ultima produzione, quella più solare, di Tom McRae, e poi segue l’ottimo singolo “I Love You”, in cui armonie e melodie sixties irresistibili si aprono grazie ad una combinazione a due voci, l’una femminile e l’altra maschile. Il resto del disco si assesta su livelli comunque più che buoni, con alcune virate in un folk-pop vintage davvero azzeccato (“I Just Called To Say I Love You” e “Middleclass Kid”) . Non mancano un paio di efficaci ballate, come “Why Do Today What You Can Put Off Until Tomorrow?” anche questa molto prossima a Tom McRae, ma quello più depresso degli esordi, e la meno riuscita “Even A Broken Clock (Is Right Twice A Day)”. I toni sono agrodolci, tendenti comunque alla solarità, mentre i testi scivolano agevolmente tra piccole storie di quotidianità e leggere confessioni private. In più di un’occasione si nota l’influenza dei Belle & sebastian, tanto che “Clever Girls Like Clever Boys Much More Than Clever Boys Like Clever Girls” sembra uscita direttamente dalle sessioni di registrazione di “Tiger Milk” . In definitiva un buon disco pop al quale sarebbe opportuno prestare attenzione, e diciamo che le sue tre stelle e mezzo sono anche severe, infatti, se fossi un malato di mente come quelli di Pitchforkmedia gli assegnerei un bel 7.7.

Cover Album
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In A Nutshell [ Twenty Seven - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Montt Mardiè, Jens Lekman, Belle & Sebastian
Rating:

1. Pamplona
2. I Love You, You Imbecile
3. Crying All the Way
To the Pawnshop
4. I Just Called To
Say I Love You
5. Why Do Today What
6. Middleclass Kid
7. I Touched You At the
Sound Check

8. Clever Girls Like Clever
Boys Much More Than
Clever Boys Like Clever Girls

9. Even a Broken Clock
(is Right Twice a Day)
10. Showercream and Onions
11. In a Nutshell
1 Votes | Average: 4 out of 51 Votes | Average: 4 out of 51 Votes | Average: 4 out of 51 Votes | Average: 4 out of 51 Votes | Average: 4 out of 5 (1 votes, average: 4 out of 5)
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Tra le tante uscite di quest’anno, in questo magro ed assolato periodo estivo vi segnalo l’ultimo album dei Grails. “Burning Off Impurities” è il quarto disco del quartetto proveniente da Portland ed è veramente consigliato per queste calde settimane, trattasi infatti di un atto d’amore e venerazione per certe sonorità un po’ datate psichedeliche e sciamaniche, che sanno tanto di deserto e polvere quanto di zone esotiche e torride.
Questo lavoro è un tuffo all’inizio degli anni settanta, ma non è semplice revival: piuttosto un’interessante fondere due concezioni musicali quasi coeve eppure distanti, il rock psichedelico tedesco e quello americano (acide scorie blues-folk si innestano su tappeti tribali e metafisici, immobili eppure in perenne movimento).
Prendete per esempio l’iniziale mantra folk-etno “Soft Temple” che pare proprio aprire una grande scena di mitica violenza del maestro Peckimpah; oppure lasciatevi cullare da quei sitar, più germanici che indiani, dell’elegiaca ed oscura “More Extintion”. Da qualche parte par di sentire tracce del maledettismo rock alla Doors che si ritrova ed annega nell’imperscrutabile laghetto minimalista/bucolico dei Cluster, da un’altra parte forse salta fuori una versione progressive dei Calexico. Altrove è un una leggera distorsione ad impreziosire visioni lisergiche indecise tra Messico e Mitteleuropa (Drawn Courtains), oppure soltanto un minimale pattern ritmico che conduce verso abissi emozionali degni dei Dead Can Dance o ancora un basso stranamente jazz che regge un altrimenti sghembo dark-folk (Origin-ing).
Questo primo disco dei Grails per la Temporary Records è piuttosto altalenante e, dietro alle grandi impressioni ed ai grandi nomi su cui si appoggia, spesso zoppica un pochino, come se questa jam avesse perso un po’ d’innocenza/irruenza e di senso del ritmo lasciandosi andare a divagazioni giusto un po’ troppo prolisse. Comunque un ascolto che vi lascerà per certi versi molto soddisfatti, soprattutto quando belli stonati vi stenderete a crogiolarvi nella nuda roccia bollente in uno di questi pomeriggi di agosto.

Cover Album
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Burning Off Impurities [ Temporary Residence - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Popol Vuh, Calexico, Dead Can Dance, Cluster
Rating:
1. Soft Temple
2. More Extinction
3. Silk Rd
4. Drawn Curtains
5. Outer Banks
6. Dead Vine Blues
7. Origin-ing
8. Burning Off Impurities
 Votes | Average: 0 out of 5 Votes | Average: 0 out of 5 Votes | Average: 0 out of 5 Votes | Average: 0 out of 5 Votes | Average: 0 out of 5 (No Ratings Yet)
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La scorsa primavera mi sono passati fra le mani parecchi dischi Hip Hop e Rap di cui avrei voluto parlarvi (gli ultimi di El-P, Dälek, Roots…etc etc), ma stringi stringi, per mancanza di tempo e sovrabbondanza di imput, sono rimasto con i palmi vuoti verso l’alto.
Questa raccolta di rarities e di remixes di Deadverse, intestata a Dälek, duo del New Jersey composto da DJ Oktopus e MC Dälek, mi offre una ghiotta opportunità di rivalsa.
Accontenterò perciò i tanti fruitori di questo genere già svezzati, ma allo stesso tempo è mia intenzione offrire un appiglio anche a chi non ha mai incrociato le sue frequenze con l’Alternative Rap. Dälek infatti è sicuramente una buona porta d’ingresso, parlando di fatto una lingua molto diversa dal pop, ma utilizzando alla fin fine lo stesso alfabeto dell’indietronica. Non è un caso che il loro esordio del 1998, riportò alla mente dei più il kraut-rock e talune atmosfere fumose molto Velvet Underground (presenti anche qui, invero).
Deadverse Massive, Vol. 1: Dälek Rarities 1999-2006 esce a soli sei mesi dal magnifico Abandoned Language, perciò consigli0 subito, per quanti volessero approfondire, di partire proprio da questo. Ma per i fans di lunga data (come me) è un’appuntamento estivo assai ghiotto.
Diverse tracce giustificano la bivalenza l’appellativo rarities, Rouge, sarà pure un inedito, ma è di rara bellezza. Rouge, ciondolante bambina viziosa è tutt’altro che rap, seducente quanto una bad girl che ti guarda dalle scalinate sull’uscio di casa sua, nel bronx.
Alle 3:46 in studio, DJ Oktopus (produttore) e MC Dälek sferragliano l’impossibile, i Flaming Lips del periodo elettro-psichedelico riverberano dalla bobina. Poi l’illusione sfuma e la grinta in rima di dalek comnincia a sputar versi riecheggianti che escono alla moviola.
In This City, comincia come una favola newyorkese, e prosegue tesa come un camminata sul ponte di brooklin in bilico sui piloni d’acciao, fra l’ingenuità tonale e la spregiudicatezza dei versi.
Per indietronici sempre alla ricerca, da provare.

Recensione degli Dälek precedentemente pubblicata su IndieRiviera

Cover Album
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Deadverse Massive, Vol. 1: Dälek Rarities 1999-2006 [ Hydra Head - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: cLOUDDEAD, MC Doom, De La Soul, Dj Spooky
Rating:
1. Megaton (Deadverse Remix)
2. Angst
3. Ruin It, Ruin Them,
Ruin Yourself,
Then Ruin Me (Deadverse Remix)
4. Vague Recollection
5. Desolate Peasants
6. Rouge (Deadverse Remix)
7. 3:46
6. Eddie’s Ragga
7. The Underdog
8. My Little Japanese
Cigarette Case
9. Finer Feelings
10. Black Like Me
4 Votes | Average: 2 out of 54 Votes | Average: 2 out of 54 Votes | Average: 2 out of 54 Votes | Average: 2 out of 54 Votes | Average: 2 out of 5 (4 votes, average: 2 out of 5)
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Corre l’anno 2007.
Sorge spontanea una domanda: ma il brit pop è morto?
O meglio cosa è rimasto della gloriosa scena inglese degli anni Novanta?
No, non parlatemi dei gruppi da copertina dell’NME di oggi, quelli non hanno nulla a che vedere.
Ma non si può vivere delle glorie passate, d’altronde.
E invece no.
I Super Furry Animals, dal canto loro, sono assolutamente al di fuori dei tempi. Non tanto perché le pietre miliari della loro discografia (vedi “Radiator” e “Rings around the world” in primis) sono album che girano ancora oggi del lettore (o giradischi) di molti di noi, quanto piuttosto perché sembra che vivano in una dimensione atemporale, senza che il passare del tempo abbia lasciato alcun segno nella loro musica.
Perché il loro nuovo lavoro, “Hey Venus!” sembra la raccolta di b-sides dei dischi precedenti. Ottime canzoni, però prive di quella verve che ci si aspetterebbe da un gruppo di un certo “rango”. Probabilmente sono io sola che mi aspetto ancora qualcosa che mi stupisca.
Gli amanti del suono dei SFA non potranno fare altro che adorare l’ennesimo album di Gruff Rhys e soci, dato che le sonorità non si discostano da quelle consuete e affermate, chi non li conosce (…c’è qualcuno che non li conosce???) apprezzerà i suoni pop delle loro ballate da tenere come sottofondo rilassante, ma…poi?
Cosa resterà di questo “Hey Venus!” tra un anno?
Una copertina psycho-pop in più da collezionare, ed un disco già sentito.
Dopo un intro motlo diretto, tipicamente in stile superpeloso, (“The Gateway Song”) che farebbe presagire un album ricco di spunti interessanti, invece i SFA si adagiano con un paio di singoli quali “Run-away” e “Show Your Hand”, impeccabili per quanto riguarda classe e tecnica, ma eccessivamente pomposi, di quei pezzi che entrano immediatamente nelle orecchie, ma con altrettanta velocità scompaiono dalla scena. Strofa, ritornello, strofa, ritornello.
Qualche coro, qua e là, ad attorniare la lenta ballata “The Gift”, per poi passare a brani decisamente più corposi e ritmati quali “Neo Consumer”, “Into The Night” e “Baby Ate My Eight Ball”, dove esce tutta la carica del gruppo attraverso suoni che ricordano i beatles più psichedelici. Sempre uno sguardo sul passato sixties rivolgono le lente “Carbon Dating” e “Suckers”, forse i pezzi migliori dell’album, il primo in gran parte strumentale anche se la voce (inconfondibile) di Rhys si fa comunque sentire, il secondo con qualche accento folk che sfocia in un finale malinconico-romantico. L’atmosfera cala e si fa più soffusa, per concludersi con “Wolves”, che ci riporta auna qualche reminescenza soul.
I SFA hanno a loro favore l’inconfondibile classe con la quale portano a termine ogni loro lavoro, nonché la ricercatezza del suono e la perfezione stilistica: purtroppo, trovata la sonorità ottimale (che è poi quella che contraddistingue ogni brano dei Super Furry Animals), è difficile giungere oltre e rinnovarsi.
I Pulp si sciolsero prima (…) di cadere nella ridondanza. I Blur hanno cambiato radicalmente suono.
I SFA continuano a regalarci perfetti esercizi di stile.

Cover Album
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Hey Venus! [ Rough Trade - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Blur, The Beatles, The Polyphonic Spree
Rating:
1. Gateway Song
2. Run-Away
3. Show Your Hand
4. Gift That Keeps Giving
5. Neo Consumer
6. Into The Night
7. Baby Ate My Eightball
8. Carbon Dating
9. Suckers
10. Battersey Odyssey
11. Let The Wolves
Howl At The Moon

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