|
Il panorama pop svedese è in continua espansione e, sfruttando l’hype di molte band che hanno sfondato nel panorama indie internazionale, sono tantissimi i gruppi che trovano vantaggiosi contratti con etichette blasonate come la Rough Trade o la Sub Pop. La Hybris, invece, è una label svedese che sta accrescendo la propria popolarità oltre i confini scandinavi, ma già da tempo ha consolidato la propria posizione in patria. Merito soprattutto di band come i Vapnet, alfieri di un pop solare in cui le melodie prendono spunto dalla tradizione british con uno sguardo sempre attento alla west coast dei Beach Boys. Il grosso limite qui è senz’altro l’uso della lingua svedese, non proprio il massimo della musicalità e soprattutto molto restrittiva nella comprensione dei testi. L’ultimo EP “Nagot Da Light Nytt Har Hant” (non chiedetemi la pronuncia e il significato di queste parole) è esattamente tutto questo: un ottimo frullato di melodie, strumenti giocattolo e piccole orchestrazioni, cantato in un idioma a noi incomprensibile. Inoltre vanta la collaborazione di Mr. Jens Lekman, ma anche in questo caso l’inglese è lasciato in soffitta, peccato. Se decideranno di cambiare rotta in tal senso sono pronto a scommettere che le copertine e le recensioni a 4 e a 5 stelle fioccheranno anche da noi. Per ora ci resta un assaggio molto piacevole ma che non riusciamo ad apprezzare come si dovrebbe.
Invece la strada del successo potrebbe essere decisamente più breve per Elias & The Wizzkids, che da poco hanno licenziato, sempre per la Hybris il loro Ep di esordio intitolato “The Dance”. Fortunatamente per il cantato si sceglie la lingua albionica, e a giovarne è sicuramente la riuscita di questa manciata di brani, quattro per la precisione, decisamente estivi e coinvolgenti. Pop di prima qualità, ritornelli giocosi atmosfere da summer of love, accenni di country-folk , fanno di questo dischetto una piccola caramella alla frutta da assaporare con gusto almeno una volta al giorno. Non mancano le sorprese, come la cover schizoide di “Wonderwall” degli Oasis, con chitarre acustiche armonica e handclaps in abbondanza. Chiude il quartetto una piacevole ballata non troppo sdolcinata. Io ne vorrei decisamente di più, ma per il momento devo accontentarmi di quello che passa il convento, tanto prima o poi un disco vero lo faranno.
Non proprio di primissimo pelo sono invece gli Hell On Wheels, terzetto di punta dell’etichetta con sede a Stoccolma.
In Svezia sono a ragion veduta considerati gruppo storico e seminale per la recente ondata indie-rock scandinava, e molti altri paesi sembrano essersene accorti. Brasile, Russia, Giappone e Usa, tanto per citarne di più lontani, pubblicano regolarmente i loro album e accolgono da tempo i nostri in tour.
Il Belpaese, notoriamente attento ad osservare il vento musicale che spira dalla fredda Svezia, invece non batte ciglio allorché, quasi sette anni fa, Asa, Johan e Rickard debuttano con “There Is A Generation Of Handicaped People To Carry On”, lavoro dal titolo dissacrante e capace di presentare autentiche perle indie-rock divenute per molti autentici instant classic. Stessa sorte è toccata per i tre dischi successivi, con l’ultimo “The Odd Church” da più parti indicato come il migliore della loro intera discografia e da noi, come i precedenti, nemmeno pubblicato.
In realtà basterebbero le prime note di queste recente fatica per riconoscere meriti e qualità di questo progetto dalla vita più che decennale. “The Odd Church” si apre con “Heard You On The Radio” ballata d’altri tempi che incolla all’ascolto per stile e romanticismo, riportando alla memoria anche se solo per istanti i duetti di Johnny Cash e June Carter, coppia sempre in bilico tra amore e dannazione.
L’America rimane il maggiore modello di riferimento per il sound della band con accennate parentesi country e folk alternate ad un più presente rock chitarristico di scuola Pixies e Pavement.
Molti in Svezia sembrano chiedersi come sia possibile che un gruppo dalle potenzialità degli Hell On The Wheels non abbia ancora ottenuto vendite e attenzioni riservate in passato ad altre realtà di casa quali Cardigans, Mando Diao, Hives, da queste parti invece, ci accontenteremo di molto meno, come per esempio una distribuzione decente e qualche concerto in giro per lo stivale.
|
Agosto 24th, 2007 at 18:08
Che emozione un articolo a 4 mani con il boss!
Agosto 25th, 2007 at 01:31
mmmh…guardate che sto blog lo leggono anche i minorenni…ste faccende degli articoli gustatevele privatamente santo cielo…
Agosto 25th, 2007 at 15:58
sono indignato!
:D
Agosto 25th, 2007 at 17:25
e tagliati le leasette allora!
Leasette is the new loud
Agosto 25th, 2007 at 21:22
mi sembra di percepire un leggero pijamento per il didietro nei riguardi del sottoscritto….. e so che dauesta affermazione potrà nascere una marea di merda di doppi sensi molto molto gradita soprattutto a chi sta in the uk attualmente (con le sue leasette)
Agosto 25th, 2007 at 22:28
fa caldo.