Settembre 2007


Comunicazione di servizio:

Lazysundays va in onda in forma ridotta questa settimana, a causa di un paralizzante sciopero di serotonina. C’è un temporaneo addensarsi di nubi all’orizzonte, nubi di cui ci si vorrebbe liberare al più presto. Per statuto non possiamo parlare che dal sereno variabile in su. Che poi non è solo che non possiamo: proprio non riusciamo, ci si inceppa la lingua, serriamo gli incisivi, insomma non funzioniamo. Continuamo a guardare in alto e lontano, che per molti è un nostro pregio, ma credo dovremmo cominciare ad abbassare lo sguardo, concentrarci sul semplice, sull’oggi, sul marciapiede, mettere un piede davanti all’altro e solo di domenica alzare la testa e vedere che ne è stato del nostro cammino. Altrimenti non va, proprio non va.

1) Thurston Moore “The Shape Is In a Trance”
2) Pinback “Blue Harvest”
3) Black Before Red “Teenage America
4) Amari “30 anni che non ci vediamo”
5) Beirut “Nantes”
6) The Pains of Being Pure At Heart “Doing All The Things That Wouldn’t Make Your Parents Proud”
7) Tullycraft “The Punks Are Writing Love Songs”
8) 1990s “You Made Me Like It”
9) The Lodger “You Got Me Wrong”
10) Trelleborg/Sassnitz “Landscaping
11) Brideshead “Sincerely Yours”

12) Akron/Family “Don’t be afraid, you’re already dead”

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Lazy Sundays #2
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L’invasione del pop scandinavo è iniziata qualche anno fa e sembra inarrestabile.
Sicuramente i tanti gruppi provenienti dall’Europa del Nord stanno dando del filo da torcere alle band Inglesi, forse un po’ stanche e un po’ troppo impegnate a copiarsi l’un l’altra (basti pensare alla contrapposizione sull’ultimo album di Interpol vs Editors… se non fossero così simili, perchè paragonarli?)
La varietà di generi e di stili sembra invece un po’ più ampia su al nord, dove forse è anche maggiore la voglia di esplorare generi diversi dal britpop/postpunk/newvawe che ossessiona i gruppi uk. Ne sono la prova artisti diversissimi come i Sickoakes, i Low Frequency in Stereo, Mando Diao, Peter Bjorn and John, Herman Dune, Royksopp e Josè Gonzales.
Fra i tanti nomi che vengono subito in mente, ma forse non altrettanto conosciuti, i Ronderlin sono una formazione svedese di 5 elementi attiva a Gothenburg fin dal 1998 la cui musica è un onesto dreampop a base di limpide chitarre, melodie accattivanti, e testi intimisti e ironici che creano un clima caldo e rilassato.
Kalle Grahm, Per Larsson, Mats Lundquist, Tommy Dannefjord e Johan Lindwall hanno pubblicato il loro secondo album “The Great Investigation” per la Tomt nel maggio scorso.
Originalità e innovazione non sono i punti di forza di questo gruppo ma ognuno ha le sue qualità e quella dei Ronderlin è la capacità di comporre delle canzoni romantiche che parlano al cuore, senza troppi fronzoli e sofisticazioni. Un disco dalle atmosfere languide e sognanti: niente a che vedere con lo stile composto e distaccato, così privo di passione di un Richard Hawley però, anche se i temi trattati sono sempre l’amore e i sentimenti.
Il dream pop dei Ronderlin si esprime in atmosfere radiose e sognanti, in cui è quasi possibile sentire il battito del cuore.
The Great Investigation, prodotto da Charles Storm è curato nei minimi dettagli e rispetto al primo album c’è un maggiore desiderio di sperimentazione che si manifesta con un diffuso utilizzo di elementi elettronici che richiamano soprattutto il synth pop anni ‘80 dai New Order ai Pet Shopo Boys fino agli Alphaville o agli Europe (sempre Svezia è!).
Questo contribuisce a dare all’atmosfera dell’album quel gusto un po’ retrò che lo rende ancora più interessante.
Ascoltare la traccia di apertura, Aside, e pensare ai New Order è tutt’uno! Wake Up, a seguire, è uno dei pezzi più belli dell’album, un alternarsi di stati d’animo malinconici e gioiosi allo stesso tempo. Assertive Moments è la classica canzone dal ritmo elementare e dalla melodia immediata che si installa nel cervello come un virus nel pc mentre il suono delle tastiere genera flashback e tuffi nel passato.
Altri pezzi degni di nota sono Closed Eyes, ballata malinconica struggente e Way to Be, luminosa e aggressiva con un ricchissimo arrangiamento barocco.
Forse i Ronderlin non sono un gruppo che farà storia ma sicuramente saranno molto apprezzati da chi ama la musica al di fuori di mode e tendenze.

Cover Album
Band Site
MySpace
The Great Investigation [ Tomt - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: The Pernice Brothers, Radio Dept., Aberdeen
Rating:
1. Aside
2. Wake Up
3. Three Times
4. Walking Backwards
5. Hands And Feet
6. Assertive Moments
7. What’s The Time
8. Closed Eyes
9. Way To Be
10. The Sound Of The
Ice When It Cracks
2 Votes | Average: 4 out of 52 Votes | Average: 4 out of 52 Votes | Average: 4 out of 52 Votes | Average: 4 out of 52 Votes | Average: 4 out of 5 (2 votes, average: 4 out of 5)
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Owen Roberts è un ragazzo che adesso vive a Brooklyn ma fino a qualche tempo fa faceva il pendolare tra Bologna e Forlì per motivi di studio (parla un ottimo italiano) ed evidentemente è rimasto positivamente impressionato dal nostro paese dato che ha deciso di mettere dentro il suo debut anche due pezzi cantati in italiano. Per gli amanti di un’america sognante, folk, in bilico tra le sue paure e i suoi sogni acustici questo è un artista da non perdere. Dotato di un ottima tecnica chitarristica e di un gusto per la composizione mai banale Roberts si muove nel territorio di tutti coloro che hanno provato a raccontare il sogno americano dal “di dentro” magari mentre sognavano altri profumi, altri colori, altre sensazioni (lui credo sognasse un piatto di tortellini a giudicare la zona che ha frequentato per un bel pò…). Per gli affezionati di Bob Dylan e di suo figlio Jacob, o per quelli che hanno fatto ormai indigestione di ascolti di “Howl” dei Black Rebel Motorcycle Club o quelli che ogni tanto pensano che in fondo il secondo disco di Damien Rice poteva ofrrire qnche qualcosa di più soprattutto sotto il punto di vista delle parti di chitarra ecco qua un disco che emerge dalla sezione MySpace e che meriterebbe un pò più di luce. “Around My Thoughts” rende da sola giustizia a un ragazzo che potrebbe ben presto imporsi nella playlist del vostro iPod ogni volta che vorrete fuggire dalle distorsioni del rock più crudo.

Cover Album
Band Site
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Bay To Maples [ Shady Maples - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Neil Young, Damien Rice, Andrew Bird
Rating:
1. You Won ’t Burn Me
2. Around My Thoughts
3. Where We’ve Been
4. Blue River
5. Bay To Maples
6. Ya Sabia
7. New Paltz Waltz
8. Palestine Hotel
9. Camera Shot the Truth
10. Red Sand
11. Mattine A Modena
8 Votes | Average: 4.25 out of 58 Votes | Average: 4.25 out of 58 Votes | Average: 4.25 out of 58 Votes | Average: 4.25 out of 58 Votes | Average: 4.25 out of 5 (8 votes, average: 4.25 out of 5)
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Continui a camminare a piedi nudi sul confine del peccato più grande e hai l’impressione che ti stiano cominciando a sanguinare le dita. Hai perso la via giusta? C’è mai stata una cazzo di via giusta? Ennesimi pezzi di anima che ti cadono a terra dai buchi delle tasche dei tuoi jeans. Cade tutto. Si brucia tutto. Le labbra non assaporano più il gusto di niente quando si implode così velocemente. Sei l’orgoglio di tutti i buchi neri dello spazio e forse neanche lo sai. Fine della fase dei giochi. Inizio della corsa a velocità folle. Si… è proprio sangue quello lasciato per terra. Niente ragioni da cercare altrove. Stai annegando e andando giù e credi ancora di poter contare su qualche pillola nascosta chissà dove per riemergere e dare una boccata d’aria. Vuoi ancora gustarti l’odore marcio del mondo… . Non c’è mai limite al peggio. (Per fortuna, a volte). Poi capita, e da queste parti per fortuna capita spesso, che invece delle bollette dell’enel arrivi qualcosa di più elettrico. Qualcosa di più distorto e scazzato ed elettronico e poetico e incasinato. Gli Underwater Getdown non so neanche a chi assomiglino con precisione tanto sono diagonali e lontanissimi i loro rimandi musicali. Dallo shoegazer all’elettronica passando per la new wave e le chitarre acustiche potrei dire Tv On The Radio, Smiths, Radio Dept, ma anche altra roba anni ottanta indistinta e persa dentro qualche ricordo analogico sbiadito. Una componente emo super americana e sofferente e pendente, appesa con un filo legato al collo sul ramo più fragile di un albero. Un bel casino. Un concentrato di emozioni e una voce, anzi due che si incrociano e si inseguono cercando di stare dietro a tutte le intuizioni di un debut veramente ottimo che meriterebbe molto di più di un paio di click sul sito myspace. Che si fottano le bollette della corrente elettrica. Questi potete ascoltarli anche con un lettore portatile che va a pile, passeggiando per strada.

Cover Album
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Supersymmetry [ autoprodotto - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Arcade Fire, Radio Dept., TV On The Radio
Rating:
1. Grasshopper
2. Hey
3. Patterns
4. Sling Shot
5. Power Grid
6. Empire
7. Aware And At Attention
8. Monrovia
9. Electric Lights
10. The New Asthma
11. Message/Medium
7 Votes | Average: 4 out of 57 Votes | Average: 4 out of 57 Votes | Average: 4 out of 57 Votes | Average: 4 out of 57 Votes | Average: 4 out of 5 (7 votes, average: 4 out of 5)
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Certi fiori nascono per fiorire non visti
e sprecare la loro dolcezza
nell’aria deserta.

Al ritorno dalle vacanze non tutto è come prima. Si parte sani e si finisce pazzi. Quindi aprite le orecchie e state bene a sentire uno che con la sanità mentale non è mai andato troppo d’accordo. Perchè questo è uno di quei dischi che riconciliano con la vita, che modificano particelle e molecole, che da spigolose e taglienti le fanno diventare morbide e suadenti. Per l’ennessima volta il magnifico capolavoro, il suono eterno e conturbante, la meraviglia meravigliosa, il punto incandescente del ‘tutto’ arriva dall’America profonda, passando direttamente per casa Jagjaguwar, che quest’anno dopo aver scandito il tempo immortalandolo con gli immensi Okkervil River, si ripete superando se stessa dando alle stampe l’ultimo disco dei Minus Story. Tracciare i confini di un lavoro genialoide come ‘My Ion Truss’ è impresa assai complessa, laddove illuminare un particolare vuol dire lasciarne nell’oscurità altri mille. Per chi va di fretta basti sapere che si bazzica in ambito indie-rock d’autore con forte propensione al ritornello pop senza mai scadere però nella stucchevole faciloneria da passaggio radio garantito. Se proprio si dovessero fare degli accostamenti direi che i Grizzly Bear potrebbero essere i lontani cugini di un suono indefinibile ed uguale solo a se stesso. Certe cose cambiano le giornate, le attese e i bruschi risvegli, le telefonate che proprio non dovevano arrivare, i colori che latitano nel grigio, il tempo recuperato e alcune voci. Altre cose cambiano la rotta. E’ tutta una questione di carenze gravitazionali e di appigli per non essere risucchiati via nel vortice nero. E se dalle parti del padiglione auricolare aleggiassero gioielli assoluti come ‘Battle of our lives’, commovente, delicata, psicotica, perfetta, tutta giocata su saliscendi emotivi, pianoforte, chitarre e tamburi con la voce da agnelino tremolante di Jordan Geiger, stai sicuro che nulla sarà come prima. Vertice assoluto di un disco che pare suonato tenendo fissa nella mente sempre la lucida visionarietà di Tim Burton, sogni e incubi, sospensione di fronte alla meraviglia attorno, suono stratificato, campanelli, slide guitar e cori, tutto frullato per non cedere mai allo schema prestabilito. La sorpresa è tutto ciò che bisognerebbe offrire. Delicate come ninfee rosate in uno stagno giapponese scivolano via melodie tonde e precise (’Aaron’), che fragili e strutturate si fondono con un senso tribale di fondo (’Way Beyond’) rendendo il tutto elegantemente selvaggio. Ogni canzone suona come in una stanza ben ordinata (’Mama Mama’), bianca come latte, perfetta nelle linee architettoniche e nella rigorosa divisione degli spazi, a tratti malinconica, ma arredata con le vecchie sedie di legno e paglia della nonna che riscaldano ed accolgono il cuore smarrito dal vuoto moderno. In 34 minuti scarsi snocciolati in 10 canzoni questi sette ragazzi del Kansas sono riusciti ad accendere una esile fiammella di speranza. Sta a voi ora non lasciarla morire nell’indifferenza.

Cover Album
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My Ion Truss [ Jagjaguwar - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Grizzly Bear, Tim Burton, Perturbazione, Grandaddy
Rating:
1. In Line
2. Aaron
3. Stitch Me Up
4. Battle Of Our Lives
5. Beast At My Side
6. The Way Beyond
7. Parachute
8. Mama Mama
9. Pretty In The Light
10. Miles And Miles
1 Votes | Average: 5 out of 51 Votes | Average: 5 out of 51 Votes | Average: 5 out of 51 Votes | Average: 5 out of 51 Votes | Average: 5 out of 5 (1 votes, average: 5 out of 5)
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David Torn è un chitarrista non troppo famoso nonostante la sua immensa bravura, ma che ha avuto il suo momento di gloria nella seconda metà degli anni ottanta riscuotendo un notevole plauso da parte della critica specializzata e l’interessamento di vari grandi artisti (Bowie, Sylvian e Sakamoto su tutti). Purtroppo agli inizi del decennio successivo lo sperimentatore David è stato colpito da un brutto male ed ha rallentato fortemente con l’attività di musicista, pur dedicandosi saltuariamente a produzioni per altri musicisti e colonne sonore.
Da poco tempo è riuscito a sconfiggere il tumore che lo aveva colpito (non senza sgradevoli strascichi: la perdita dell’udito dall’orecchio destro) e ben presto è ritornato ad occuparsi di musica a tempo pieno, continuando ad incrociare suoni e traiettorie tra jazz, minimalismo, rock ed elettronica: Prezens è il primo album del suo nuovo corso, registrato in questi due anni e pubblicato proprio in questo periodo dalla label ECM.
Sorretto da una band veramente eccezionale (Tim Berne al sax, Craig Taborn a tastiere e sintetizzatori vari, Tom Rainey e Matt Chamberlain alla batteria) David ha sfornato un disco che, così a caldo, fa quasi urlare al capolavoro: l’iniziale Ak omaggia l’acido jazz-rock davisiano, privandolo in parte della sua radice africana ed aggiungendoci un portentoso assolo distorto (quasi noise). Rest And Unrest si muove tra rumori e riverberi, disegnando cupi paesaggi minimalisti; Structural Function Of Prezens è capace di flirtare tra panorami ambient suggestivi ed improvvise impennate jazz, immaginando quasi una versione per il nuovo millennio dei leggendari Soft Machine.
Sink addirittura suona come i Battles immersi nel liquido amniotico tra sfuriate ritmiche matematiche e divagazioni elettroniche, mentre la lunga suite Neck Deep In The Arrow… è capace di fondere fraseggi jazz in un mare di effetti che paiono usciti da un disco di casa Warp (o dallo studio di Camberwell in cui i This Heat registrarono il loro primo epocale lavoro).
Transmit Regardless chiude l’album e ci mostra un Torn in grande spolvero, indeciso se essere irruento e viscerale come Hendrix, stiloso come McLaughlin o sofisticato ed avvolgente come Fripp (intanto alle sue spalle, è chiaro, la band fa il suo sporco mestiere con estro e gigantesca maestria).
Prezens è un disco difficile, ma contemporaneamente affascinante ai massimi livelli: capace di entrare sotto pelle e smuovere tutti i gangli del nostro corpo. Un disco che, spero, avrà la giusta risonanza mediatica perché splendido ed innovativo. David Torn è un musicista meraviglioso che merita di essere riscoperto e noi non possiamo far altro che gioire della sua rinnovata felicità artistica.

Cover Album
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Prezens [ ECM - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Soft Machine, Battles, Jimi Hendrix, This Heat, Terry Riley, Miles Davis
Rating:
1. Ak
2. Rest & Unrest
3. Structural Functions
Of Prezens
4. Bulbs
5. Them Buried Standing
6. Sink
7. Neck-Deep In The Harrow…
8. Ever More Other
9. Ring For Endless Travel
10. Miss Place, The Mist…
11. Transmit Regardless
7 Votes | Average: 3 out of 57 Votes | Average: 3 out of 57 Votes | Average: 3 out of 57 Votes | Average: 3 out of 57 Votes | Average: 3 out of 5 (7 votes, average: 3 out of 5)
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Pochi tratti, nome del gruppo e titolo del disco su fondo bianco: una copertina essenziale, un po’ come la musica che è celata nell’involucro. Ma un dettaglio è fondamentale, in questa copertina: leggi Rough Trade in alto a sinistra, e sai già che molto probabilmente non resterai deluso da quello che stai per ascoltare. I 1990s, a dispetto di un nome che rievoca alla mente la decade d’oro del britpop, per la loro opera prima volgono lo sguardo ben più indietro nel tempo, a quei Seventies di francobolli psichedelici e di amplificatori valvolari saturati a colpi di riff, dei Kinks e del glam, di David Bowie e di Lou Reed su tutti.
Jackie McKeown, faccia da folletto e leader del gruppo, Jamie McMorrow, ex-bassista (ex perché proprio mentre scrivo apprendo dal sito ufficiale che ha appena lasciato la band) e Michael McGaughrin, batterista, sono loro i tre 1990s: tre nomi che tradiscono subito la provenienza scozzese, più precisamente dalla prolifica Glasgow, già casa di gente come Jesus and Mary Chain, Belle and Sebastien, Travis e Franz Ferdinand, tanto per citare qualcuno a caso. Spulciando il curriculum della band si scopre poi che Jackie e Jamie hanno suonato negli Yummy Fur insieme ad Alex Kapranos e Paul Thompson, 2/4 dei Franz Ferdinand: ecco che le varie parti del puzzle 1990s si ricompongono e diventano sempre più chiare le loro coordinate musicali. Indie rock, si, ma senza pretese intellettualoidi né attitudini maniaco depressive che fanno tanto cool in certi ambienti: i 1990s invece sono spudoratamente dei cazzoni fuori di testa, e si sente ben chiaro che suonano per divertirsi e divertire. Irriverenti e sfacciati quando ripetono “My cult status keeps me alive”, spesso completamente sboccati, a tratti al limite della decenza, i tre di Glasgow riescono a buttare giù una manciata di brani dall’esuberante freschezza e semplicità. Non si resiste ai motivetti facili di pezzi come “You’re Supposed To Be My Friend” o “Arcade Precinct”, ai riff di chitarra belli tondi ed orecchiabili (e qui ci sono tutti i cugini Franz Ferdinand) e al calore di un suono deliziosamente vintage.
Un disco ad alta gradazione alcolica, questo “Cookies”, con un aroma molto retrò, che tra controcanti, fischi e lalalà gira nel lettore che é un piacere e porta una fresca folata di vitalità e divertimento: consigliatissimo per fronteggiare lo stress da autunno impellente.

Cover Album
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Cookies [ Rough Trade - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: David Bowie, Art Brut, Franz Ferdinand, The Tandooris
Rating:
1. You Made Me Like It
2. See You At The Lights
3. Cult Status
4. Arcade Precinct
5. Switch
6. Enjoying Myself
7. You’re Supposed To
Be My Friend

8. Pollokshields
9. Risque Pictures
10. Weed
11. Thinking Of Not Going
12. Situation
6 Votes | Average: 4.33 out of 56 Votes | Average: 4.33 out of 56 Votes | Average: 4.33 out of 56 Votes | Average: 4.33 out of 56 Votes | Average: 4.33 out of 5 (6 votes, average: 4.33 out of 5)
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Quasi tutti prima o poi hanno qualcosa da dire. E possono farlo tutto d’un fiato,sputando il sangue da ciò che rode dentro, liberandosi di un peso gravoso. E c’è chi quel peso se lo porta dietro per sempre, o comunque per troppo tempo. C’è anche chi ama dire tutto e subito, e chi ama raccontarti le sue storie riflettendo la propria immagine in una canzone, come fosse uno specchio. Perché si, la vita è la tua, ma potrebbe essere di chiunque altro. Ed uno specchio, democraticamente, può riflettere l’immagine di ognuno di noi. Questo è il caso del prolifico Ryan Adams, che pare abbia sempre l’urgenza di sputare fuori una canzone da ogni singolo momento respirato. Questo Easy Tiger mi piove addosso con estremo piacere, anche se completamente privo di sorprese. Lo stile è molto vicino alle ultime produzioni, assestatosi su una forma di country-folk forgiato dal pop d’autore. Canzoni spesso morbide, ballate notturne e malinconiche e poche sferzate elettriche. Hai sempre qualcuno da ricordare, qualcuno da amare e qualcosa da perdere in ogni momento, e così lui te lo canta, incrinando i tuoi pomeriggi ed inclinando leggermente la luce delle tue giornate verso un tiepido tramonto lontano dagli occhi. Potremmo stare poi a discutere sul fatto che, se avesse prodotto la metà dei suoi dischi negli ultimi due anni avrebbe sfornato soltanto capolavori, e invece il talento parzialmente si disperde. E’ vero, potremmo, ma per quanto mi riguarda non ha senso. Prendere o lasciare. Questa musica potrebbe essere il vostro specchio. Sta a voi decidere cosa fare di quei riflessi sbiaditi che osservate specchiati li dentro.

Cover Album
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Easy Tiger [ Lost Highway - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Neil Young, Johnny Cash, Whiskeytown
Rating:
1. Goodnight Rose
2. Two
3. Everybody Knows
4. Halloweenhead
5. Oh My God, Whatever, Etc.
6. Tears Of Gold
7. The Sun Also Sets
8. Off Broadway
9. Pearls On A String
10. Rip Off
11. Two Hearts
12. These Girls
13. I Taught Myself
How To Grow Old
7 Votes | Average: 3 out of 57 Votes | Average: 3 out of 57 Votes | Average: 3 out of 57 Votes | Average: 3 out of 57 Votes | Average: 3 out of 5 (7 votes, average: 3 out of 5)
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Fatto salvo che il personaggio di Eugene Hutz e la suo strabiliante ascesa da profugo a rockstar (e le infinite implicazioni e complicazioni che possono arrivare quando entra in scena Madonna a rincarare la dose) riempiono bene le pagine di ogni foglio che si voglia riempire, e fatto salvo che la musica contenuta in Super Taranta è la stessa che sta in Gypsy Punks ma un pochetto più fiacca e senza il bel bestemmione che sta su Santa Marinella, rimane poco da dire sull’ultima uscita di Gogol Bordello. Registriamo più che altro la confluenza di una serie di fattori: da una parte il funzionamento del gruppo in sé, buono da vendere alla nazione dell’orgoglio DIY/indipendente a trance da centomila pezzi in un mercato che cercava da anni la prossima rockstar etnico/rockeggiante, un nuovo credibile manu chao insomma (di quello vecchio ne parlano in pochi ormai), dall’altra parte l’orgoglio barricadero di un certo tipo di target “folky” mutato dal puro e semplice tradizionalismo sparato a mille ad una nuova forma di cultura pop allargata in cui elementi pescati a caso da una parte e dall’altra riescono a funzionare in qualsiasi pretestuoso mix capiti davanti allo stereo. Dal canto suo Eugene dà l’idea di uno che se ne frega e a cui basta un pubblico non troppo folto che ne ascolti i deliri e magari due docce all’anno. Supponiamo solo, però, che Super Taranta sia già archiviabile come “il disco dopo quello famoso” senza che quello famoso sia riuscito a tirar fuori abbastanza putiferio. Parafrasando, la data di scadenza dei fenomeni di costume nel pop contemporaneo comincia ad essere davvero corta. Di nostro, non avevamo alcun dubbio che Super Taranta avrebbe suonato così.

Cover Album
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Super Taranta [ Side One Dummy - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Slavic Soul Party!, Flogging Molly, Manu Chao
Rating:
1. Ultimate
2. Wonderlust King
3. Zina-Marina
4. Super Theory Of Super
Everything
5. Harem In Tuscany
(Taranta)
6. Dub the Frequencies
Of Love
7. My Strange Uncles From
Abroad
8. Tribal Connection
9. Forces Of Victory
10. Alcohol
11. Suddenly…(I Miss Carpaty)
12. Your Country
13. American Wedding
14. Super Taranta!
2 Votes | Average: 5 out of 52 Votes | Average: 5 out of 52 Votes | Average: 5 out of 52 Votes | Average: 5 out of 52 Votes | Average: 5 out of 5 (2 votes, average: 5 out of 5)
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La celebrazione dei 50 anni della Stax Records è la celebrazione musicale e sociale del Soul.
Musicale perché la Stax è stata la label di artisti seminali quali Otis Redding, Booker T., Isaac Hayes, Rufus e Carla Thomas, Eddie Floyd, Staple Singers; sociale perché nei locali dell’etichetta di Memphis, città dove fino al 1971 ai bambini di colore era vietato nuotare nella stessa piscina dei ragazzi bianchi, collaboravano assiduamente musicisti neri e bianchi, uniti dall’amore senza patria è colore per la musica dell’anima.
La prima uscita della label “ che schiocca le dita “ creata da Jim Stewart e Estelle Axton ( dalle cui iniziale nasce il nome Stax ) è del 1960, si intitola “Cause I Love You “ ed è cantata da Rufus & Carla Thomas. E scusate se è poco come esordio.
Da qui in poi l’etichetta vive una costante ascesa che la porta ad essere distribuita dalla Atlantic visto il continuo aumento degli artisti nel proprio catalogo, a creare una label sussidiaria come la Volt e a dar vita, fino al 1975 al leggendario “ Stax Sound “, fatto di grandi voci e magnifici session-man ( Steve Cropper su tutti ), di un uso prominente dei fiati ( al punto che non è infrequente che prendano il posto dei tradizionali backing vocals ), di una sempre crescente enfasi nel finale dei pezzi e, in ultima analisi, della classe sopraffina dei propri interpreti.
Senza perdersi in selezioni filologiche complesse questo essenziale doppio cd, che oltre ad un packaging speciale ed un prezzo abbordabilissimo offre pure un libretto di 50 pagine che riassume per filo e per segno la sua storia, raccoglie i primi 50 singoli di maggiore successo della Stax. Niente di più e niente di meno.
Caso vuole però che tra queste 50 hit ci siano brani leggendari tipo “ Green Onions “ di Booker T. & The MGs, “ Theme From Shaft “ di Isaac Hayes, “ I’Ve Been Loving You Too Long “ e “ ( Sittin’On ) The Dock Of The Dock Of The Bay “di Otis Redding, “ B-A-B-Y “ di Carla Thomas, “ Hold On I’M Comin’ “ e “ Soul Man “ di Sam & Dave, “ I’ll Take You There “ delle Staple Singers, “ Knock On Wood “ di Eddie Floyd, “ Do The Funky Chicken “ di Rufus Thomas, “ Tramp “ di Otis & Carla “, degnamente accompagnati da gente come Bar-Kays, William Bell, The Dramatics, Albert King, Johnnie Taylor, Jean Knight.
Acquistare questa compilation non è consigliabile ma è doveroso, per chiunque ami la musica, perché qui dentro c’è un pezzo consistente delle cose migliori mai incise nel secolo scorso.
Se invece vi riducete a scaricarla per metterla sull’i-pod e poi cancellarla dopo qualche settimana anziché custodirla gelosamente in casa sullo scaffale dei ” classici “, direi che siete messi male, molto male e che forse è il caso di riflettere sulla possibilità che per voi la musica sia solo un hobby passeggero come ce ne sono tanti e nulla più.
In tal caso non stupitevi se tra una decina d’anni vi troverete ad ascoltare con distratto interesse i dischi della Céline Dion di turno: le accuse di superficialità che potrebbero rivolgervi i vostri figli adolescenti sarebbero più che giustificate.

Cover Album
Band Site
Aa. Vv. – Stax 50th Anniversary Celebration [ Stax/Atlantic/Universal 2007 - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Otis Redding, Isaac Hayes, Carla Thomas, Booker T. & The MG’s
Rating:

DISC ONE
1. Gee Whiz (Look At His Eyes) - Carla Thomas
2. Last Night - The Mar-Kays
3. You Don’t Miss Your Water - William Bell
4. Green Onions - Booker T. & The MG’s
5. Walking The Dog - Rufus Thomas
6. I’ve Been Loving You Too Long (To Stop Now) - Otis Redding
7. Candy - The Astors
8. Respect - Otis Redding
9. You Don’t Know Like I Know - Sam & Dave
10. I Want Someone - The Mad Lads
11. Hold On! I’m Comin’ - Sam & Dave
12. Let Me Be Good To You - Carla Thomas
13. Your Good Thing (Is About To End) - Mable John
14. Knock On Wood - Eddie Floyd
15. B-A-B-Y - Carla Thomas
16. Tramp - Otis & Carla
17. Soul Finger - The Bar-Kays
18. Born Under A Bad Sign - Albert King
19. Soul Man - Sam & Dave
20. (Sittin’ On) The Dock Of The Bay - Otis Redding
21. I Got A Sure Thing - Ollie & The Nightengales
22. Soul Limbo - Booker T. & The MG’s
23. I’ve Never Found A Girl (To Love Me Like You Do) - Eddie Floyd
24. What A Man - Linda Lyndell
25. Private Number - William Bell/Judy Clay
26. Who’s Making Love - Johnnie Taylor
27. I Forgot To Be Your Lover - William Bell
28. I Like What You’re Doing (To Me) - Carla Thomas

DISC TWO
1. Time Is Tight - Booker T. & The MG’s
2. So I Can Love You - The Emotions
3. Walk On By - Isaac Hayes
4. Do The Funky Chicken - Rufus Thomas
5. Jody’s Got Your Girl And Gone - Johnnie Taylor
6. Mr. Big Stuff - Jean Knight
7. Never Can Say Goodbye - Isaac Hayes
8. Whatcha See Is Whatcha Get - The Dramatics
9. Respect Yourself - The Staple Singers
10. Theme From Shaft - Isaac Hayes
11. Son Of Shaft - The Bar-Kays
12. That’s What Love Will Make You Do - Little Milton
13. I’ve Been Lonely For So Long - Frederick Knight
14. Hearsay - Soul Children
15. In The Rain - The Dramatics
16. I’ll Take You There - The Staple Singers
17. Starting All Over Again - Mel & Tim
18. Dedicated To The One I Love - The Temprees
19. If You’re Ready (Come Go With Me) - The Staple Singers
20. Cheaper To Keep Her - Johnnie Taylor
21. I’ll Be The Other Woman - Soul Children
22. Woman To Woman - Shirley Brown

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